Nervo ulnare: compressione, sintomi, pericoli e cura

Ultimo Aggiornamento: 33 giorni

Introduzione

La sindrome del nervo ulnare è una neuropatia da compressione molto comune, tanto da collocarsi al secondo posto per frequenza dopo la sindrome del tunnel carpale che interessa il nervo mediano.

Questa patologia fa parte delle sindromi canalicolari ed è caratterizzata dall’intrappolamento del nervo ulnare all’altezza del gomito per cause di varia natura. È stata la prima sindrome canalicolare riportata in letteratura, nel 1878, quando il medico J. Panas pubblicò un articolo in cui ne descriveva tre casi insorti in seguito ad un trauma.

La compressione del nervo ulnare può svilupparsi in diversi tratti del suo percorso, ma la zona maggiormente coinvolta è proprio il gomito, ossia il canale cubitale, in cui il nervo scorre tra l’epitroclea e l’olecrano (le due estremità ossee di congiunzione dell’omero e dell’ulna) e si superficializza sotto la cute. La compressione si verifica con frequenza anche al polso, per cui si parlerà di

  • sindrome del canale cubitale (se il nervo ulnare è compresso a livello del gomito),
  • sindrome del canale di Guyon (se il nervo ulnare è compresso a livello del polso).

Il nervo ulnare ha un’importante funzione motoria, di stimolo di molti muscoli presenti nell’avambraccio e nella mano, consentendo il movimento delle dita; inoltre è responsabile della sensibilità del mignolo e della metà adiacente dell’anulare. Una sua sofferenza quindi ne compromette la corretta funzionalità con disturbi più o meno gravi nella persona colpita.

Richiami di anatomia

Insieme al nervo mediano e al nervo radiale, il nervo ulnare è una dei principali nervi dell’arto superiore. Si tratta di un nervo periferico, che nasce nella parte cervicale della colonna vertebrale (dalle radici C8-T1 del midollo spinale) da un ramo secondario del plesso brachiale, passa in cavità ascellare e decorre lungo tutto il braccio fino alla mano. È il più grande nervo non protetto del corpo umano, ossia in grado di scorrere lungo un tunnel avente ossa come pavimento e muscoli ed aponeurosi articolari come tetto, senza alcun rivestimento protettivo: è proprio per questa sua caratteristica che risulta facilmente vulnerabile.

Cause

La sindrome del nervo ulnare interessa maggiormente gli uomini rispetto alle donne (da 3 a 8 volte più frequente), soprattutto adulti oltre i 50-60 anni d’età.

Si registrano circa 21 nuovi casi ogni anno su 100000 persone.

Nella metà dei pazienti non è possibile identificare una causa certa all’origine della patologia compressiva, per cui si parlerà di sindrome di natura idiopatica, mentre nei restanti casi la causa va ricercata in

  • evento post-traumatico diretto al gomito,
  • microtraumi ripetitivi (ad esempio per chi svolge determinate attività lavorative per cui tiene a lungo il gomito flesso, come camionisti alla guida o chi utilizza computer e cellulari per molte ore al giorno, violinisti, nuotatori, direttori d’orchestra, …),
  • condizione genetica di valgismo al gomito,
  • artrosi,
  • infezioni acute o croniche,
  • gravidanza,
  • malattie endocrine e dismetaboliche (tireopatie, diabete mellito, amiloidosi, insufficienza renale cronica, uremia, porfiria),
  • malformazioni presenti alla nascita,
  • tumori dell’arto superiore o lesioni pseudotumorali,
  • malattie del tessuto connettivo ed autoimmuni (LES, artrite reumatoide, sclerodermia).

Nel 30% dei casi la causa è un evento post-traumatico o connesso a movimenti ripetitivi, il 20% dei casi invece raggruppa tutte le altre possibili cause (i restanti pazienti sono invece di natura idiopatica).

La genesi del disturbo comprende essenzialmente 3 possibili casi:

  1. L’area di contatto tra l’omero e l’ulna è più piccola per la presenza di una patologia degenerativa, come ad esempio un’artrosi grave oppure per esiti di fratture e/o lussazioni del gomito, per alterazioni congenite delle ossa del gomito, per presenza di calcificazioni peri-articolari o tessuto fibro-sclerotico.
  2. L’area di contatto tra l’omero e l’ulna ha un contenuto maggiore per presenza di un tumore maligno o benigno (come ad esempio un lipoma o una cisti articolare).
  3. La struttura articolare di contatto tra omero ed ulna ha subito una modifica per iperlassità dei legamenti articolari o per patologie di natura congenita o traumatica.

Il tunnel cubitale all’altezza del gomito è praticamente inestensibile per sua stessa caratteristica anatomica e non è in grado di rimodellarsi in presenza di una modifica del suo contenuto e/o di uno dei suoi elementi costituitivi (ossa, muscoli e legamenti articolari): il nervo ulnare che vi scorre all’interno, quindi, in presenza di una diminuzione del volume del tunnel, ne risulterà inevitabilmente compromesso.

Sintomi

I sintomi della sindrome del nervo ulnare all’inizio sono esclusivamente di natura irritativa e comprendono:

  • intorpidimento,
  • formicolio,
  • alterazioni della sensibilità e della forza a carico delle ultime dita della mano (mignolo e parte mediale dell’anulare),
  • dolore e/o bruciore sul lato mediale del gomito, avambraccio e mano.

I sintomi si manifestano soprattutto la notte, favoriti da alcune abitudini nel dormire (la sintomatologia ad esempio si accentua di notte se si dorme in posizione prona con le braccia flesse sotto il cuscino) ed in generale in tutti i momenti della giornata in cui si sta con il gomito flesso, specie se per lungo tempo.

All’aumentare nel tempo della compressione del nervo ulnare si possono sviluppare sintomi connessi al suo malfunzionamento, quali ad esempio:

  • debolezza dei muscoli del braccio,
  • difficoltà nella presa di oggetti o nel mantenere il gomito flesso (e quindi nel compiere comuni attività quali mangiare, guidare, telefonare, …),
  • sensazione di freddo sul lato mediale dell’avambraccio e della mano,

ed infine nei casi più gravi

  • paralisi dei muscoli della mano,
  • deficit motori gravi,
  • atrofia della muscolatura dell’eminenza ipotenar (lato mediale della mano) irreversibile.

Diagnosi

La diagnosi della sindrome del nervo ulnare comprende diversi passaggi, ma l’approccio al paziente non può prescindere da un’attenta anamnesi, a partire da:

  • età,
  • attività lavorativa,
  • presenza di malattie,
  • abitudini e stile di vita.

La sindrome del nervo ulnare può associarsi ad altre patologie, come ad esempio:

  • sindrome dello stretto toracico superiore,
  • sindrome del tunnel carpale,
  • radicolopatie cervico-brachiali.

Il passo successivo, la visita medica, consente di valutare i seguenti parametri:

  • forza muscolare,
  • sensibilità dell’arto a stimoli termici, tattili e dolorifici,
  • muscolatura (ipotrofia/atrofia),
  • segni di instabilità del nervo ulnare.

Alcuni test ed esami radiologici sono ausilio indispensabile per giungere ad una corretta diagnosi.

Tra i test provocativi che consentono di valutare la funzione motoria e sensitiva dei muscoli dell’arto superiore, ricordiamo i test di:

  • Froment (positivo se il paziente non è in grado di afferrare o trattenere un foglio di carta utilizzando il pollice e indice),
  • Wartenberg (abduzione del mignolo durante la sua estensione),
  • Jeanne (iperestensione della prima metafalange durante una presa pulpo-digitale tra 1° e 2° dito),
  • Masse (riduzione dell’arco di apertura metacarpale a dita estese per deficit del muscolo opponente del 5° dito ),
  • Tinel (sensibilità del 80% –  positivo in caso di percezione di dolore e/o formicolio effettuando ripetute compressioni al gomito),
  • iperflessione del gomito ( positivo in caso di percezione di dolore e/o formicolio),
  • discriminazione dei due punti, per valutare la sensibilità del territorio di innervazione del nervo ulnare (mignolo e lato mediale dell’anulare).

Tra gli esami di strumentali utili alla diagnosi ricordiamo

  • radiografia dell’arto superiore e della spalla, per valutare eventuali eventi traumatici pregressi (in particolare al gomito), malattie degenerative (artrosi od osteofiti), corretti rapporti muscolo-articolari tra omero ed ulna o polso o spalla,
  • elettromiografia e neurografia per valutare la funzionalità motoria e sensitiva del nervo ulnare,
  • ecografia, risonanza magnetica o TAC nei casi dubbi per un approfondimento diagnostico.

Cura

Le cure in caso di sindrome del nervo ulnare in fase iniziale sono essenzialmente di tipo conservativo e comprendono:

  • riposo,
  • somministrazione di farmaci (antinfiammatori, cortisone, antiossidanti, …),
  • utilizzo di tutori per immobilizzare il gomito,
  • fisioterapia per la correzione della postura.

Nei pazienti che non rispondessero a questo approccio, o che presentassero una compressione ad uno stadio ormai avanzato, diventa necessario proporre una decompressione chirurgica per liberare il nervo nel suo passaggio nella doccia epitroclea-olecranica.

La chirurgia può essere effettuata:

  • per via artroscopica, tecnica meno invasiva, che prevede piccoli accessi cutanei che servono per introdurre gli strumenti chirurgici,
  • o tradizionale, a cielo aperto, con taglio della cute fino agli strati più interni comprendenti il piano nervoso.

 

A cura della Dr.ssa Tiziana Bruno

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