Tifo (malattia): sintomi, cause e cura

Ultimo Aggiornamento: 29 giorni

Introduzione

Il , o più correttamente febbre tifoide, è un’infezione batterica che può diffondersi nell’organismo e interessando diversi organi. In assenza di trattamenti efficaci, può causare complicanze serie e risultare anche fatale.

È causata da un batterio, Salmonella typhi, appartenente alla stessa specie di batteri (salmonelle) che provocano intossicazioni alimentari.

La febbre tifoide è altamente contagiosa. Un soggetto infetto può espellere i batteri con le feci o, più raramente, con l’urina. Individui che ingeriscano alimenti o bevande contaminati con piccole quantità di feci o urina infette possono contagiarsi e contrarre a loro volta il tifo.

I batteri, una volta ingeriti con alimenti o bevande contaminati, raggiungono il sistema digerente, dove si moltiplicano rapidamente. Ciò determina

  • un incremento della temperatura corporea (febbre),
  • dolore allo stomaco,
  • costipazione o diarrea.

In assenza di trattamento i batteri possono penetrare nel circolo sanguigno e raggiungere altre aree corporee. I sintomi del tifo addominale possono così peggiorare nelle settimane successive all’infezione. Se l’infezione danneggia organi e tessuti può causare complicanze gravi, come sanguinamenti interni o la perforazione di un tratto dell’intestino.

La malattia è comune in varie aree del mondo, ma non nelle regioni industrializzate come Stati Uniti, Canada, Europa occidentale, Australia e Giappone; chi viaggia nei paesi in via di sviluppo dovrà quindi prendere in considerazione misure protettive. Sono particolarmente a rischio i soggetti che si recano in Asia, Africa e America Latina; il rischio maggiore è legato a soggiorni nelle zone nel sud dell’Asia.

Cause

La malattia è causata da un batterio, il Salmonella typhi, appartenente alla stessa famiglia delle salmonelle all’origine delle intossicazioni alimentari.

La Salmonella typhi viene eliminata dal soggetto contaminato attraverso le feci. L’individuo infetto può contaminare qualunque alimento toccandolo senza essersi lavato bene le mani. e chiunque ingerisca tale alimento può quindi contagiarsi.

Più raramente i batteri della Salmonella typhi vengono eliminati con l’urina. Anche in questo caso la persona infetta, se maneggia alimenti senza essersi lavato bene le mani dopo aver urinato, può contagiare chiunque mangi il cibo contaminato.

In aree del mondo con scarse infrastrutture igieniche, gli escrementi umani possono contaminare le fonti di acqua comune. Chiunque beva acqua contaminata o assuma cibo lavato con acqua contaminata può sviluppare la febbre tifoide.

Altre possibili modalità di trasmissione del tifo addominale sono:

  • utilizzare un gabinetto contaminato dai batteri e toccarsi le labbra prima di essersi lavato le mani,
  • mangiare pesce proveniente da acque contaminate da feci o urine infette,
  • mangiare verdure crude concimate con escrementi umani,
  • ingerire latticini contaminati,
  • avere rapporti orali o anali con un portatore di Salmonella typhi.

Fino a 1 soggetto su 10 dei malati che sopravvivono alla febbre tifoide senza trattamento diventano portatori dell’infezione; in altre parole i batteri della Salmonella typhi continuano a vivere nel portatore che può continuare a eliminarle con feci e urina, pur in assenza di qualunque sintomo.

Diffusione

La febbre tifoide è comune soprattutto in aree geografiche con infrastrutture igieniche scarse e accesso limitato all’acqua pulita.

I bambini sono i soggetti considerati i più esposti al tifo addominale. Può dipendere dal sistema immunitario (le difese naturali del corpo contro infezioni e malattie), ancora in fase di maturazione, anche se fortunatamente tendono a sviluppare una sintomatologia più blanda.

Sintomi

I sintomi del tifo in genere si sviluppano una o due settimane dopo l’esposizione alla Salmonella typhi.

Se trattata, la sintomatologia della febbre tifoide migliora rapidamente entro 3-5 giorni.

In assenza di trattamento la malattia in genere peggiora nell’arco di poche settimane e il rischio di complicanze anche mortali diventa significativo. Senza trattamento, la guarigione completa può richiedere settimane, talvolta mesi, e i sintomi possono recidivare.

Sono sintomi comuni di tifo addominale:

  • temperatura elevata, che può raggiungere 39-40°C,
  • cefalea,
  • dolori muscolari,
  • dolore di stomaco,
  • malessere generalizzato,
  • perdita di appetito,
  • costipazione o diarrea (gli adulti tendono a costiparsi, i bambini ad avere diarrea),
  • eruzione sul tronco, caratterizzata dalla presenza di puntini rosa,
  • severa astenia,
  • confusione (non sapere dove si è o cosa sta succedendo intorno a sé).

Quanto contattare il medico

Si raccomanda di consultare il medico appena possibile a fronte di sintomi di tifo addominale (anche se vaccinati contro la malattia), soprattutto se tornati da poco da viaggi internazionali.

Anche se il rischio di contagio in caso di vaccinazione non è elevato, è importante accertarsene, nell’eventualità che serva un trattamento.

Diagnosi

Una diagnosi di febbre tifoide può generalmente essere confermata tramite esami di

  • sangue,
  • feci
  • o urina.

I campioni vengono esaminati al microscopio alla ricerca del batterio della Salmonella typhi.
Non sempre i batteri vengono rilevati al primo esame, quindi possono essere necessari test in serie.

L’analisi di un campione di midollo osseo permette maggior accuratezza nella diagnosi di tifo addominale, ma data l’invasività dell’esame si tratta di un approccio cui si fa ricorso solo nei casi dubbi.

Cura

Il tifo addominale richiede un pronto trattamento con antibiotici. Se diagnosticata in fase precoce, l’infezione sarà verosimilmente lieve e potrà essere curata a casa con un ciclo orale di 7 – 14 giorni di antibiotici.

I casi più gravi di febbre tifoide in genere richiedono il ricovero ospedaliero e la somministrazione di antibiotici per iniezione. Intervenendo prontamente con gli antibiotici, la maggior parte dei pazienti inizia a sentirsi meglio entro pochi giorni e complicanze gravi sono molto rare.

Senza trattamento la mortalità stimata raggiunge un caso su cinque. Alcuni dei sopravvissuti avranno complicanze dovute all’infezione.

Anche se i sintomi sono apparentemente scomparsi, il soggetto può ancora essere portatore di Salmonella typhi. In questo caso, la malattia potrebbe recidivare, o il soggetto trasmetterla ad altre persone. Di fatto, individui con un lavoro inerente al cibo o alla cura di bambini piccoli possono incorrere in un divieto legale di ripresa del lavoro fino a certificazione medica sulla scomparsa totale del batterio.

Se in trattamento per tifo è importante:

  • Assumere gli antibiotici prescritti per la durata stabilita dal medico.
  • Lavarsi le mani accuratamente con acqua e sapone dopo aver usato il gabinetto, e non preparare o servire alimenti ad altri. Si riduce così il rischio di trasmettere l’infezione.

Occorrerà eseguire colture fecali in serie per assicurarsi di avere totalmente eradicato il germe.

Prevenzione

Le misure preventive contro la febbre tifoide sono sostanzialmente due:

  1. Evitare alimenti e bevande a rischio.
  2. Farsi vaccinare contro la malattia.

Anche se può risultare strano, il semplice fatto di fare attenzione a ciò che si mangia e beve durante un viaggio è importante quanto vaccinarsi,  perché i vaccini contro la Salmonella non garantiscono un’immunità assoluta; peraltro prestare attenzione al cibo aiuta anche a proteggersi da altre malattie, come diarrea del viaggiatore, colera, dissenteria ed epatite A.

“Bollire, cuocere, sbucciare o non assumere”

Si raccomanda poi di:

  1. Bere acqua solo se in bottiglia o farla bollire per un minuto prima di consumarla. L’acqua frizzante in bottiglia è più sicura dell’acqua naturale.
  2. Evitare di mettere ghiaccio nelle bevande, a meno che sia fatto con acqua in bottiglia o bollita. Evitare ghiaccioli e ghiaccio aromatizzato fatti con acqua non sicura.
  3. Mangiare alimenti accuratamente cotti, ancora caldi e fumanti.
  4. Evitare verdure crude e frutti che non possono essere sbucciati. Ortaggi come l’insalata sono facilmente contaminati e molto difficili da lavare bene.
  5. Sbucciarsi da soli frutti o verdure da consumare crudi (lavarsi prima le mani con il sapone).
  6. Non mangiare le bucce.
  7. Evitare cibi e bevande di strada. Per strada, è difficile mantenere pulito il cibo; molti viaggiatori si ammalano contagiandosi con alimenti comprati lungo la via.

Esistono due vaccini in grado di fornire una qualche protezione dalla febbre tifoide. Uno è sotto forma di iniezione in singola dose (nome commerciale ), l’altro consiste in 3 capsule da assumere a giorni alterni (®).

La vaccinazione è raccomandata per chiunque stia pianificando un viaggio in zone in cui la febbre tifoide sia diffusa. È particolarmente importante per soggetti che vivranno o lavoreranno a stretto contatto con gli indigeni.

A seguito della vaccinazione con la forma iniettabile alcuni soggetti manifestano dolorabilità, rossore, gonfiore o indurimento temporanei in corrispondenza del punto di inoculazione del vaccino.

In 1 caso su 100 circa, il vaccino è seguito da un forte rialzo termico (38°C o più), mentre effetti collaterali meno frequenti sono:

  • dolore addominale,
  • cefalea,
  • malessere generalizzato,
  • diarrea.

Ambedue i vaccini contro il tifo sono invece solo raramente associati a reazioni gravi.

Fonti principali:

  • , licensed under the

Adattamento a cura della Dr.ssa Greppi Barbara

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