Sclerodermia (sclerosi sistemica): sintomi, cause e cura

Ultimo Aggiornamento: 122 giorni

Introduzione

La (dal greco antico “pelle dura”) è una patologia cronica autoimmune. È caratterizzata da un ispessimento della pelle fino ad una progressiva sostituzione dei normali tessuti degli organi interni (polmoni, esofago, vasi sanguigni, cuore, reni) attraverso un processo di fibrosi.

In Italia si contano circa 25000 pazienti affetti da sclerodermia, malattia che colpisce tipicamente in età adulta e con un’incidenza maggiore nel sesso femminile. È considerata una malattia rara, in parte riconducibile ad un’alterazione del sistema immunitario.

Si può classificare in:

  • Sclerodermia localizzata: è una forma benigna, limitata alla pelle e/o al tessuto sottocutaneo. Esistono due tipi di questa malattia, ognuno con diverse manifestazioni cliniche e interessamento del tessuto connettivo:
    • lineare, quando le lesioni della pelle sono di modesta entità e hanno un aspetto ben definito;
    • morfea, cioè aree di pelle indurita a placche.
  • Sclerodermia sistemica (o sclerosi sistemica), caratterizzata da indurimento della pelle con coinvolgimento degli organi interni. Può essere:
    • limitata, se le lesioni ispessite della pelle si riscontrano solo a livello delle braccia, delle gambe e delle dita della mano e dei piedi;
    • diffusa, quando riguarda anche il viso, la regione ascellare, il torace e il dorso, fino ad avere manifestazioni di danno d’organo dovute all’alterazione della circolazione nei vasi sanguigni. Nelle forme avanzate è una patologia molto invalidante che peggiora sensibilmente la qualità di vita dei soggetti affetti.

I sintomi caratteristici della sclerodermia sistemica sono:

  • aree di cute ispessita con pelle secca e perdita di elasticità,
  • gonfiori alle dita delle estremità,
  • dita pallide e fredde (fenomeno di Raynaud)
    indurimento della pelle delle dita e comparsa di ulcere e noduli,
  • dolori diffusi,
  • macchie sul viso, perdita dei peli e presenza di piccoli vasi dilatati (teleangectasie),
  • disturbi nella deglutizione e nella digestione,
  • astenia,
  • fibrosi polmonare con disturbi respiratori,
  • dolore toracico in caso di coinvolgimento del cuore.

Cause

Non sono ancora state identificate in modo preciso le cause che determinano l’esordio e le manifestazioni cliniche della sclerodermia.

La genesi è probabilmente multifattoriale, esistono cioè alterazioni genetiche e altri fattori ambientali (come virus, tra cui per esempio il citomegalovirus) che scatenano una risposta autoimmune. Il sistema immunitario, in questi casi, produce anticorpi che colpiscono le cellule stesse dell’organismo anziché rivolgersi verso microrganismi provenienti dall’esterno (batteri, virus, funghi) e potenzialmente fonti di infezioni.

La lesione più comune a livello cutaneo è dovuta all’abnorme produzione di collagene da parte dei fibroblasti che si accumula nella pelle rendendola più spessa.

Per quanto riguarda il tratto digerente, l’esofago è l’area maggiormente coinvolta, ma in alcuni casi sono colpiti dalla sclerodermia anche l’intestino tenue e il colon. La causa è probabilmente dovuta ad un danno delle fibre nervose: la muscolatura intestinale perde la propria tonicità, va incontro ad atrofia e si sviluppa fibrosi. Questo determina la mancanza della forza propulsiva della muscolatura che normalmente permetterebbe la progressione degli alimenti.

Fattori di rischio

La sclerodermia non è considerata una malattia ereditaria, tuttavia è stata riconosciuta la familiarità con altre patologie autoimmuni: alcuni soggetti affetti da sclerodermia, infatti, possono avere tra i propri parenti chi presenta diverse alterazioni del sistema immunitario, come per esempio l’artrite reumatoide o il lupus eritematoso sistemico.

È possibile anche individuare una correlazione con l’esposizione ad idrocarburi aromatici e alla polvere di silicio, per ora solo evidenziata in pochi studi clinici che hanno preso in esame gruppi di lavoratori nelle miniere di carbone.

Trasmissione

Dal momento che la sclerodermia non è dovuta direttamente ad infezione da agenti esterni, non la si può ritenere una malattia contagiosa dell’uomo né, tantomeno, tra l’uomo e gli altri animali.

L’origine autoimmune della patologia esclude ogni possibile trasmissione diretta ai figli, anche se vi può essere una correlazione fra familiari già affetti dalla sclerodermia o da altre patologie autoimmuni.

Sintomi

I sintomi più comuni della sclerodermia sono:

  • Aree di cute ispessita con pelle secca e perdita di elasticità. È il processo di fibrosi cutanea che può avere diversi livelli di severità, individuabili clinicamente in base al grado di durezza della pelle e all’estensione delle lesioni.
  • Gonfiori alle dita delle mani e/o dei piedi (edema digitale).
  • Dita pallide e fredde (fenomeno di Raynaud).
  • Indurimento della pelle delle dita con ferite evidenti (ulcere digitali) e/o con piccoli noduli dati dall’accumulo sottocutaneo di calcio (calcinosi).
  • Dolori ossei e alle articolazioni (artralgie), in particolare con difficoltà ad eseguire movimenti fini delle dita.
  • Macchie sul volto con depigmentazione della cute (melanodermia), perdita dei peli e presenza di piccoli vasi dilatati (teleangectasie).
  • Alterazioni nella deglutizione e nella digestione, con sensazione di difficoltà nel transito del cibo, fino ad un quadro più grave di occlusione intestinale. Può inoltre coesistere la sintomatologia correlata al reflusso gastro-esofageo, con bruciore allo stomaco e dolore retrosternale
  • Senso di stanchezza che si prolunga per settimane o mesi (astenia).
  • Dolore toracico, nel caso di una sclerosi sistemica che coinvolge l’apparato cardiovascolare, in particolare mediante una fibrosi a carico della membrana che avvolge il cuore (pericardio). Si possono avere anche alterazioni del ritmo cardiaco, con palpitazioni e tachicardia.
  • In un quadro di fibrosi polmonare, i sintomi sono poco specifici: il più comune è il senso di mancanza di fiato (dispnea) nelle comuni attività quotidiane, in peggioramento con il passare del tempo. Questo è dovuto alla perdita della capacità del polmone di espandersi adeguatamente e vengono ad essere alterati gli scambi gassosi tra ossigeno e anidride carbonica.

Diagnosi

La sclerodermia non è facilmente individuabile con una comune visita nell’ambulatorio del proprio medico, tuttavia le aree di pelle indurita e alcuni segni tipici come il pallore delle dita delle mani e dei piedi possono indurre a recarsi presso uno specialista dermatologo o reumatologo per sottoporsi ad esami più approfonditi, che sono sostanzialmente due:

  • Esami ematochimici: vengono dosati gli anticorpi che possono reagire contro il proprio organismo (autoanticorpi) tramite un comune prelievo venoso. In caso di sclerodermia sono individuati solitamente gli anticorpi anti-centromero (ACA) e quelli anti-Scl70 (anti-topoisomerasi I).
  • Videocapillaroscopia (o capillaroscopia periungueale): è un esame non invasivo che consente di visualizzare la circolazione sanguigna a livello del punto di contatto fra la pelle e l’unghia di un dito, tramite una sonda ottica (videocapillaroscopio). In caso di sclerodermia si osservano le alterazioni tipiche della circolazione, segno di un danno dei capillari sanguigni.

Ulteriori esami strumentali (radiografie, TAC, ecografia…) sono effettuati per indagare le eventuali lesioni dell’apparato gastrointestinale.

Cura

L’obiettivo terapeutico si basa sul rallentamento della progressione della malattia e sul recupero delle funzioni degli organi interessati dalle complicanze. Non è semplice impostare uno schema di terapia predefinito, in quanto la sclerodermia si manifesta clinicamente in modo estremamente variabile all’interno della popolazione.

Tra i diversi tipi di approcci che si utilizzano per il trattamento della sclerodermia ricordiamo:

  • farmaci antiinfiammatori non steroidei (acido acetilsalicilico, ibuprofene, diclofenac, …), utilizzati con lo scopo di ridurre il dolore, che può essere molto invalidante nella sclerosi sistemica;
  • corticosteroidi (prednisone, …), il cui obiettivo è di ridurre il grado di infiammazione;
  • vasodilatatori (calcio-antagonisti, prostacicline, antagonisti dei recettori per l’endotelina), per prevenire il danno vascolare e la formazione di trombi all’interno dei vasi sanguigni;
  • Immunosoppressori (metotrexato, ciclofosfamide), per rallentare l’attività troppo elevata e dannosa del sistema immunitario;
  • terapia biologica con rituximab, interferone beta-1b (utilizzato anche nella sclerosi multipla) e interleuchina-2, su cui si concentrano le più recenti ricerche scientifiche;
  • fisioterapia e attività muscolare con esercizi mirati per migliorare la sintomatologia, favorendo la circolazione del sistema muscolo-scheletrico e prevenire anche il fenomeno di Raynaud alle dita di mani e piedi.

Prevenzione

Salvo eventuali legami con inquinamento ambientale, tuttora allo studio, non c’è modo di prevenire lo sviluppo della malattia, la diagnosi precoce rappresenta quindi un passaggio fondamentale per poter attuare le migliori scelte terapeutiche. In Italia sono presenti alcuni centri specializzati nella diagnosi della sclerodermia e per la cura delle complicanze d’organo e spesso il trattamento a partire dalle prime fasi della malattia si associa ad una prognosi più favorevole e determina, nel lungo periodo, una migliore qualità della vita.

Gli esami diagnostici sono utili per determinare rapidamente la possibile insorgenza di sclerodermia, anche nella fase in cui non è avanzata e dove non si manifestano le problematiche legate al danno degli organi interni.

 

A cura del Dr. Tommaso Casotti

Fonti

  • Ghizzoni C, Sebastiani M, et al. Microvasc Res. 2015 May;99:92-5.
  • Brady SM, Shapiro L, Mousa SA. Arch Dermatol Res. 2016 Sep;308(7):461-71.

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  1. Anonimo

    Quali sono i primi sintomi della sclerodermia? Il mio reumatologo la sta sospettando, ma io non sono troppo convinta…

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Le dita particolarmente sensibili al freddo e allo stress (Raynaud) sono in genere il primo sintomo di cui si accorge il paziente.

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