Perdite dal pene: cause, sintomi, pericoli e cura

Ultimo Aggiornamento: 118 giorni

Introduzione

Le perdite dal pene sono delle emissioni di liquido anomalo dall’uretra, che non sia né urina né liquido spermatico.

È il comune segno di una malattia a trasmissione sessuale (STD – Sexually Transmitted Diseases) o comunque di un’infezione del tratto genito-urinario per altre ragioni. Richiede una diagnosi e un trattamento preciso e accurato, in quanto la terapia sarà diversa a seconda della causa che l’ha determinato.

Le secrezioni possono essere lattescenti, biancastre, giallastre, verdastre, trasparenti, a seconda del microorganismo che ha generato l’infezione.

In alcuni casi le perdite anomale dal pene possono essere ematiche (sangue), di colore rosso. Importante è distinguerle in questo caso dall’ematuria (sangue nelle urine) e dall’emospermia (sangue nello sperma), segni clinici che compaiono in uno spettro di patologie del tutto diverso rispetto a quello delle perdite ematiche dal pene.

Queste perdite possono essere isolate e del tutto asintomatiche, oppure possono essere accompagnate da altri sintomi caratteristici delle infezioni delle vie urinarie, come bruciore durante la minzione, sensazione di fastidio e prurito al pene e aumento della frequenza di orinazione (pollachiuria). In alcuni casi le perdite uretrali possono essere visibili solo dopo spremitura del glande.

Cause

Le più comuni cause di perdite dal pene sono le uretriti, che possono a loro volta essere suddivise in

  • uretrite gonococcica, causate dal batterio Neisseria gonorrhoeae. La gonorrea è una malattia che viene trasmessa attraverso i rapporti sessuali non protetti. Il contagio può avvenire a seguito di rapporti vaginali, orali o anali con un partner infetto. Presenta un periodo di incubazione di 2-7 giorni (periodo che intercorre dall’infezione alla manifestazione dei sintomi);
  • uretrite non gonococcica o non specifica, causata da altri tipi di batteri, tra cui i più comuni sono:
    • Chlamydia trachomatis, l’agente eziologico più comune nelle uretriti non gonococciche,
    • Mycoplasma genitalium,
    • Ureaplasma urealyticum,
    • Trichomonas vaginalis,
    • Herpes simplex (raro).

Colpiscono soprattutto gli uomini di età compresa tra 20 e 35 anni e, anche in questo caso, la principale via di trasmissione sono i rapporti sessuali non protetti. Si tratta di microrganismi che danno spesso una sintomatologia più sfumata rispetto all’uretrite gonococcica e per questo motivo molte volte la loro infezione passa inosservata. I test di routine attualmente disponibili per le malattie sessualmente trasmissibili non sono in grado di rilevare tutte queste infezioni, quindi in alcuni casi la causa dell’uretrite non gonococcica potrebbe non essere trovata.

Altre possibili infezioni in grado di provocare perdite anomale dal pene sono

In questi casi le perdite dal pene sono un sintomo secondario, presente solo in una minor parte dei casi.

In alcuni casi le perdite dal pene possono avere anche una causa non infettiva, ad esempio in seguito a:

  • infiammazioni della zona genitale post-chirurgiche,
  • irritazione da sostanze applicate sul pene come creme, lubrificanti, saponi e profilattici.

Le perdite dal pene possono anche essere di natura ematica. Spesso tracce di sangue accompagnano le cause di secrezioni dal pene viste in precedenza ma, quando le perdite sono solamente ematiche, le cause sono in genere di natura completamente diversa rispetto a quelle infettive-infiammatorie viste finora. Le cause più comuni di perdite puramente ematiche dal pene sono

  • traumi recenti e violenti nella zona genitale,
  • traumi uretrali dovuti all’introduzione di catetere vescicale,
  • tumori benigni o maligni del pene o degli organi vicini (uretra, prostata e vescica).

Sintomi

Le perdite dal pene possono essere lattescenti, biancastre, giallastre, verdastre, trasparenti a seconda del microorganismo che ha causato l’infezione. Se di natura puramente ematica, le perdite del pene indicano più probabilmente un’origine traumatica o tumorale.

Possono inoltre variare in base alla quantità (da scarsa ad abbondante) e in base alla tempistica con cui compaiono (possono presentarsi solo in alcuni momenti della giornata, come al mattino, o durante tutto il giorno). In alcuni casi le secrezioni sono visibili solo in seguito a spremitura del glande, come avviene tipicamente nelle infezioni da Chlamydia trachomatis.

Ad esempio, nel caso di uretrite gonococcica, le secrezioni sono inizialmente scarse e biancastre per poi diventare, se non adeguatamente trattate, abbondanti e giallastre (purulente) entro qualche giorno.

Le perdite uretrali sono spesso accompagnate da altri segni e sintomi caratteristici di infezione del tratto genito urinario, tra cui i più frequenti sono

  • emissione di urina con difficoltà (disuria),
  • bruciore durante l’orinazione (stranguria),
  • aumento della frequenza di orinazione (pollachiuria),
  • eccessiva necessità di orinare durante la notte (nicturia),
  • impellente necessità di orinare,
  • eruzione cutanea nell’area genitale,
  • prurito,
  • dolore al pene,
  • linfonodi inguinali ingrossati e talora dolenti (linfadenite),
  • gonfiore o dolore nei testicoli, seppur raramente.

Diagnosi

La diagnosi della causa che ha determinato le perdite dal pene viene effettuata sulla base di alcuni o tutti i seguenti elementi:

  • anamnesi medica, comprendente una adeguata anamnesi sessuale,
  • segni e sintomi clinici,
  • esami del sangue,
  • esame delle urine
  • e, in rari casi, tecniche di imaging.

Nel caso in cui si sospetti un’infezione sessualmente trasmissibile, andranno effettuati

  • Visualizzazione al microscopio ottico degli essudati uretrali con colorazione Gram. In questo modo è più tipicamente possibile diagnosticare le uretriti gonococciche che mostrano monococchi o diplococchi intracellulari gram-negativi
  • Coltura di secrezioni infette. Tramite la coltura è possibile diagnosticare anche le altre uretriti. È una tecnica molto efficace ma che spesso impiega molto tempo nel dare una risposta (alcuni giorni o anche settimane). È in grado di fornire anche l’antibiogramma, che indica a quale antibiotico è più sensibile il microorganismo.
  • Esami di amplificazione genica di materiale ottenuto da tamponi di secrezioni uretrali. La tecnica più utilizzata in questo caso è la PCR. È molto rapida ed estremamente efficace.

Nel caso in cui le perdite dal pene siano puramente ematiche, sono molto importanti l’anamnesi, che indaga su eventuali traumi esterni o da introduzione di catetere, e l’imaging, che può eventualmente localizzare una neoplasia. Le tecniche di imaging più utilizzate in questo caso sono l’ecografia, la TAC e la risonanza magnetica.

Cura

La terapia sarà diversa a seconda della specifica causa che ha determinato le perdite dal pene.

In caso di uretrite gonococcica la terapia si basa sull’utilizzo di antibiotici; il farmaco di prima scelta è il ceftriaxone, con somministrazione per via intramuscolare. L’utilizzo di una dose di 125 mg in una unica soluzione è in genere in grado di risolvere l’infezione.

Possibili alternative sono

  • chinolonici, come ciprofloxacina, ofloxacina e levofloxacina, anch’essi in un’unica somministrazione ma per bocca,
  • cefixima,
  • spectinomicina.

Nel caso di infezione da Chlamydia trachomatis, la causa più frequente di uretrite non gonococcica, il trattamento antibiotico prevede doxiciclina 100 mg due volte al giorno per sette giorni o, in alternativa, una singola dose di azitromicina 2 g

Per le altre cause specifiche si rimanda allo specifico articolo.

Prevenzione

Per prevenire l’infezione di malattie sessualmente trasmissibili si consiglia sempre di mettere in atto i seguenti accorgimenti

  • Utilizzo di dispositivi medici di barriera per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili come il profilattico.
  • Evitare rapporti sessuali non protetti in generale, in particolare con partner sconosciuti.
  • Sottoporsi periodicamente a test per le malattie sessualmente trasmissibili.

 

A cura del Dr. Alberto Carturan

Fonti:

  • Rugarli C., Medicina interna sistematica 2000
  • Harrison, Principi di medicina interna, 18ª ed., Milano, CEA Casa Editrice Ambrosiana, 2012

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