Infarto intestinale: sintomi, sopravvivenza e mortalità

Ultimo Aggiornamento: 213 giorni

Introduzione

L’infarto intestinale (od ischemia intestinale) è una condizione che si verifica quando i vasi sanguigni che confluiscono nell’intestino si contraggono o si ostruiscono, riducendo o interrompendo così l’afflusso di sangue all’organo.

I sintomi che compaiono sono molto variabili e di norma proporzionati alla gravità dell’ostruzione:

L’ischemia può colpire l’intestino tenue, il colon oppure entrambi e, se non curata, può causare complicazioni molto gravi; l’interruzione improvvisa della circolazione diretta verso l’intestino è in ogni caso una situazione d’emergenza che richiede immediata assistenza ospedaliera chirurgica.

Si è assistito a un’evoluzione profonda negli ultimi 50 anni nell’approccio a questa patologia e la diagnosi avviene ora molto più facilmente che in passato; questo aumento della consapevolezza ha favorito in modo concreto e significativo la probabilità di prognosi positiva per il paziente, anche se purtroppo si tratta di una patologia legata ancora a un rischio molto elevato di danni intestinali permanenti e morte.

  • Nel caso di colite ischemica (colon), la forma più comune di infarto intestinale, la percentuale di sopravvivenza è decisamente elevata;
  • nel caso di infarto all’intestino tenue invece la sopravvivenza è del 10% circa in assenza di una tempestiva diagnosi, mentre anche in strutture di eccellenza e a seguito di corretta diagnosi la sopravvivenza è pari indicativamente al 20-50% a seconda delle caratteristiche dell’infarto (fonte).
Ricostruzione grafica dell'anatomia dell'intestino.

iStock.com/Nerthuz

Cause

L’intestino è un complesso organo lungo ben 8 m (più di 9 se consideriamo l’intero tubo digerente) e le sue funzioni vanno al di là della semplice digestione del cibo:

  • assorbimento dei nutrienti,
  • eliminazione di fibra e rifiuti attraverso le feci,
  • prima linea di difesa del sistema immunitario,

Questa molteplicità di compiti richiede per un corretto funzionamento grandi quantità di ossigeno ed energia, forniti senza soluzione di continuità da una fitta rete di di vasi sanguigni:

  • arterie che portano sangue ricco di ossigeno e molecole energetiche,
  • vene che portano via anidride carbonica e sostanze di rifiuto.

L’ischemia intestinale si verifica quando la circolazione arteriosa diretta verso l’intestino diminuisce o si arresta completamente. Se le cellule dell’apparato digerente ricevono meno sangue, manca loro l’ossigeno, si indeboliscono e muoiono, danneggiando irreparabilmente l’organo.

Più raramente il blocco è causato da un’ostruzione in uscita (vene), che causa ovviamente disturbi della circolazione anche a monte dell’interruzione.

Esistono forme diverse di infarto intestinale, vediamole una per una.

Infarto del colon (colite ischemica)

L’ischemia del colon si verifica quando la circolazione diretta verso questa parte dell’intestino attraverso l’arteria mesenterica inferiore rallenta o si blocca del tutto.

Si tratta di una forma relativamente rara nella popolazione generale, ma molto più comune nella popolazione anziana (con più di 60 anni) dove rappresenta la forma più comune di infarto intestinale.

La causa esatta della diminuzione del flusso di sangue diretto al colon non è sempre diagnosticabile, ma quelle più comuni sono:

  • alterazioni occlusive
  • alterazioni non occlusive
    • ipotensione (pressione molto bassa) connessa allo scompenso cardiaco, a interventi chirurgici maggiori, a traumi o shock; spesso è asintomatica.

Ischemia mesenterica acuta

L’ischemia mesenterica acuta colpisce l’intestino tenue, si presenta all’improvviso con un dolore che può essere severo e i fattori di rischio principali sono:

  • cause tromboemboliche
    • coagulo formatosi in altro punto dell’organismo e che arriva a ostruire l’arteria (causati per esempio da insufficienza cardiaca congestizia, aritmie, infarto cardiaco…) che è la causa più frequente,
    • ostruzione o coagulo che si forma nell’arteria stessa,
    • coagulo che si forma nella vena mesenterica,
  • calo della pressione arteriose, che fa diminuire l’afflusso di sangue all’intestino.

Ischemia mesenterica cronica

L’ischemia mesenterica cronica (o angina intestinale) è provocata dall’aterosclerosi, cioè dall’accumulo graduale di depositi di grasso sulle pareti di un’arteria. L’ischemia mesenterica cronica può trasformarsi in ischemia mesenterica acuta se si forma un trombo in una delle arterie malate.

Trombosi venosa mesenterica

Questa forma di ischemia intestinale si verifica quando si forma un trombo nella vena che parte dall’intestino (vena mesenterica). L’ostruzione di questa vena impedisce il normale deflusso del sangue un uscita dall’intestino.

Si tratta di una forma poco comune, che rende conto del 5-15% dei casi di ischemia mesenterica.

La causa va spesso cercata in una condizione indipendente, ad esempio:

  • ipercoagulabilità (dovuta a tumori, policitemia vera, carenza di fattori della coagulazione, …),
  • recenti interventi chirurgici addominali,
  • sepsi,
  • tumori in grado di ostruire il passaggio del sangue per compressione,
  • malattie dell’apparato digerente, come la colite ulcerosa, il morbo di Crohn, la pancreatite o la diverticolite,

Fattori di rischio

Dal punto di vista diagnostico è molto importante individuare i fattori di rischio principali attraverso l’anamnesi, perchè anche solo il sospetto di un possibile infarto intestinale può salvare una vita.

Tra i fattori in grado di aumentare il rischio di ischemia intestinale ricordiamo:

Sintomi

I sintomi possono manifestarsi all’improvviso (infarto acuto) oppure gradualmente (ischemia cronica), ma di fatto non esiste un quadro preciso che possa condurre a una diagnosi certa, né tantomeno permettere una previsione della prognosi.

La forma più comune di infarto intestinale è l’ischemia del colon, che si manifesta generalmente con la comparsa di un improvviso dolore da lieve a moderato sul lato sinistro dell’addome, spesso accompagnato dall’impellente necessità di defecare.

Spesso nelle feci compare sangue rosso vivo o tendente al marrone.

La prognosi relativa a questa forma di infarto intestinale è buona per la maggior parte dei casi, ma è una situazione che richiede comunque una valutazione ospedaliera perchè può essere indispensabile intervenire con rapidità per scongiurare conseguenze fatali.

Nel caso di ischemia non occlusiva acuta intestinale in genere i sintomi passano in secondo piano rispetto al quadro generale del paziente, che potrebbe soffrire di

  • insufficienza cardiaca,
  • ipotensione (bassa pressione sanguigna),
  • attacco di cuore,
  • grave aritmia cardiaca ( battito cardiaco irregolare).

Un paziente in queste condizioni spesso non accusa o non avverte il caratteristico dolore addominale.

Ischemia acuta

I sintomi caratteristici dell’infarto intestinale sono:

Ischemia cronica

L’ischemia intestinale cronica è tipicamente associata a un dolore addominale sordo (diffuso), con crampi che possono iniziare da 10 a 30 minuti dopo aver mangiato per raggiungere il picco dopo circa 1-3 ore.

Il dolore può aumentare gradualmente d’intensità, al punto che i pazienti sono portati a saltare i pasti e perdere così peso. Tra gli altri sintomi che potrebbero comparire ricordiamo:

  • dolore all’addome che peggiora nel corso delle settimane e dei mesi,
  • diarrea,
  • nausea e/o vomito,
  • gonfiore.

L’ischemia intestinale cronica può trasformarsi in ischemia acuta. In questo caso si può iniziare improvvisamente ad avere un forte mal di pancia, dopo settimane o mesi di dolore intermittente dopo i pasti.

Quando chiamare il medico

Un improvviso e severo dolore addominale richiede immediata valutazione ospedaliera; il dolore è in genere descritto come insopportabile, al punto da non permettere al paziente di stare fermo o trovare in qualche modo sollievo.

Se invece il mal di pancia è lieve ed ha caratteristiche prevedibili, ad esempio inizia sempre subito dopo i pasti, andate dal medico. Dopo la prima visita, il medico di famiglia vi prescriverà una visita specialistica da un gastroenterologo (medico specializzato nella cura dei disturbi dell’apparato digerente) o da un chirurgo vascolare (medico specializzato nella cura dei disturbi dell’apparato circolatorio).

Pericoli

Una diagnosi precoce può davvero fare la differenza a livello di prognosi e complicazioni, che possono comprendere:

  • Necrosi (morte) del tessuto intestinale, se la circolazione diretta all’intestino si interrompe completamente.
  • Stenosi del colon, se l’ischemia lascia delle cicatrici, da trattare in modo più o meno invasivo in base all’evoluzione nei 12-24 mesi successivi.
  • Infezioni gravi (peritonite).

Circa il 20% dei pazienti con colite ischemica possono andare incontro a una forma cronica, caratterizzata da infezioni frequenti, diarrea con sangue, perdita di peso e dolore addominale cronico; il trattamento in questi casi è prettamente chirurgico, con la rimozione della zona colpita.

Purtroppo può risultare fatale, con una mortalità stimata come segue

  • colite ischemica
    • non cancrenosa 6%,
    • cancrenosa 50-75% (100% in assenza di chirugia)
  • ischemia mesenterica
    • trombosi venosa 32% dei casi,
    • embolismo arterioso 54% dei casi,
    • trombosi arteriosa 77%,
    • ischemia non occlusiva 73%

Diagnosi

L’infarto intestinale rappresenta solo una piccola percentuale delle cause di improvvisa insorgenza di dolore addominale, rendendo quindi spesso difficile una corretta diagnosi; gli eventuali fattori di rischio rivestono una grande importanza durante la valutazione medica, che possono orientare il dottore alla prescrizione urgente di approfondimenti diagnostici:

La TC, condotta prima e dopo perfusione di mezzo di contrasto endovena, rappresenta probabilmente l’esame di riferimento per la diagnosi di infarto intestinale.

In alcuni casi, quando è forte il sospetto, si procede a un intervento di chirurgia esplorativa, per individuare e rimuovere i tessuti danneggiati. La chirurgia esplorativa permette di eseguire la diagnosi e la terapia nel corso di un unico intervento.

Cura e terapia

Nell’infarto intestinale che colpisce l’intestino tenue è essenziale che la diagnosi venga formulata il prima possibile:

  • nel caso in cui l’occlusione sia causata da un trombo può essere tentato un trattamento anticoagulante e trombolitico,
  • mentre nel caso di pazienti con ischemia non occlusiva (per esempio causata da un abbassamento della pressione) è necessario intervenire per ripristinare il normale afflusso di sangue all’organo attraverso una correzione della pressione o degli altri fattori coinvolti.

In caso di diagnosi tardiva, oltre le 6-8 ore, l’intervento chirurgico d’urgenza è l’unico approccio praticabile; l’obiettivo è quello di individuare il più rapidamente possibile la porzione d’intestino colpita dalla riduzione del flusso ematico, distinguendole grazie al colore che vira progressivamente dal consueto rosa a colori più intensi (viola, nero), segno di danno tissutale più o meno avanzato.

Una volta individuata è necessario ripristinare il torrente circolatorio e, quando necessario, provvedere alla rimozione delle porzioni di intestino con danni irrecuperabili.

Nel caso di infarto intestinale colico la presenza di una rete circolatoria ridondante permette un margine di intervento superiore e si riesce spesso ad evitare l’invasività della chirurgia, in quanto si assiste spesso al progressivo passaggio da un episodio acuto a una forma cronica, con conseguente adattamento dei tessuti. In questi casi può guarire spontaneamente senza alcuna terapia, fatto salvo l’eventuale ricorso ad antibiotici in caso di infezione e un’accurata prescrizione relativa al miglioramento dello stile di vita per evitare possibili recidive.

Se gli esami suggeriscono la presenza di un disturbo della coagulazione il paziente dovrà rimanere per sempre in terapia anticoagulante.

Prevenzione

Si può diminuire il rischio di ischemia intestinale modificando lo stile di vita in modo da prevenire l’aterosclerosi:

  1. Seguite una dieta ricca di frutta, verdura e cereali integrali. Limitate
    • zuccheri,
    • colesterolo e grassi.
  2. Non fumate. Se fumate, chiedete al medico di aiutarvi a smettere, ad esempio con un aiuto psicologico, con farmaci e prodotti sostitutivi della nicotina.
  3. Fate esercizio fisico con regolarità. Cercate di muovervi per almeno mezz’ora quasi tutti i giorni.
  4. Tenete sotto controllo il peso e dimagrite se necessario.
  5. Tenete sotto controllo gli altri problemi di salute. Se soffrite di ipertensione, colesterolo alto diabete o altre malattie che predispongono all’aterosclerosi, cercate di tenerle sotto controllo insieme al vostro medico.

Fonti Principali:

A cura di Elisa Bruno

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Esiste una qualche forma di protesi per l’intestino? Per sostituire dei tratti rimossi?

    1. Dr. Roberto Gindro (farmacista)
      Dr. Roberto Gindro (farmacista)

      Purtroppo ad oggi no.

  2. Anonimo

    Con 25 anni può venire un infarto intestinale?

    1. Dr. Roberto Gindro (farmacista)
      Dr. Roberto Gindro (farmacista)

      Non è impossibile, ma è decisamente improbabile.

  3. Anonimo

    Soffro da sempre di colon irritabile, ma onestamente non ho ancora capito se la fibra (frutta e verdura) faccia bene o male…

    1. Dr. Roberto Gindro (farmacista)
      Dr. Roberto Gindro (farmacista)

      Nel caso di colon irritabile molti aspetti della dieta sono soggettivi, fibra compresa.

      Molto in generale si tende ad oggi a partire da una dieta prima di FODMAP

      https://www.farmacoecura.it/alimentazione/colon-irritabile-dieta-rimedi/

      per poi verificare un alimento alla volta eventuali possibili reintroduzioni.

      La fibra è sicuramente da evitare durante le fasi acute di diarrea, mentre per il resto può aiutare (ma va introdotta e aumentata gradualmente).

  4. Anonimo

    Prof ho bisogno di aiuto
    3 anni dopo più ricoveri urgenti petNr coliche mi è .stato riscontrato un infarto intestinale. Nel.2016 ho avuto coliche due volte.al. mese.ora.sono più frequenti.quale dieta? Ho 81.anni. Grazie

    1. Dr. Roberto Gindro (farmacista)
      Dr. Roberto Gindro (farmacista)

      La ringrazio per la fiducia, ma sono casi che richiedono assistenza medica anche per quanto riguarda le indicazioni sulla dieta; ne può parlare con fiducia al suo medico o a un medico dietologo (in questo caso direi forse non il nutrizionista).