Fecaloma: cause, sintomi, pericoli e cura

Ultimo Aggiornamento: 92 giorni

Introduzione

Il è un grande ammasso di feci secche, dure e disidratate che rimane bloccato nel colon o nel retto. Si osserva più frequentemente in pazienti con costipazione di lunga durata e che soffrono di stipsi.

È causa di un’evacuazione difficile e spesso dolorosa, tanto che il più delle volte può generare un quadro di occlusione o sub-occlusione intestinale.

È caratteristico dei pazienti anziani, allettati, residenti in case di cura o ospedalizzati cronici, con una dieta povera di fibre e con scarsa motilità intestinale. Si sviluppa spesso anche nei bambini, soprattutto quando non c’è una corretta idratazione e i soggetti rimandano la defecazione per attività ludiche. In questi pazienti la massa fecale ristagna per più tempo a livello del colon, determinando un maggior riassorbimento di acqua, con la conseguente formazione del fecaloma.

Si presenta tipicamente con crampi, dolori e gonfiore a livello addominale e sensazione di peso a livello rettale. Necessita di uno forzo eccessivo al momento della defecazione, con feci che possono essere sporche di sangue.

Non di rado il fecaloma non riesce ad essere espulso fisiologicamente e necessita di adeguati interventi medico-farmacologici e, in alcuni casi, chirurgici per una sua evacuazione.

Cause

Il fecaloma si forma per un prolungato trattenimento delle feci all’interno dell’intestino.

Le feci vengono ritenute per più tempo nel colon o nell’ampolla rettale determinando un maggiore riassorbimento di acqua, questo causa la formazione di un grande volume di feci dure, secche e difficilmente evacuabili che prendono il nome di fecaloma. In alcuni casi, durante questo ristagno prolungato, l’ammasso di feci assorbe sali di calcio aumentando di durezza, calcificando fino ad avere a una consistenza simile a quella dei sassi. In questo caso il fecaloma viene definito coprolita.

Tra i fattori di rischio rientrano tutte le cause di alterazione della motilità intestinale e tutti gli stati che predispongono un indurimento patologico della massa fecale. Tra i principali fattori di rischio ricordiamo:

  • stati di disidratazione, non bere liquidi a sufficienza durante la giornata. La disidratazione può essere favorita anche da episodi di vomito ripetuti e sudorazione intensa,
  • dieta a scarso contenuto di fibre, il cui consumo rende invece le feci morbide e più facili da evacuare,
  • assenza di attività fisica, vita sedentaria e allettamento,
  • assunzione di farmaci che riducono la motilità intestinale, tra cui
    • antidiarroici,
    • Antidolorifici, soprattutto oppioidi con la morfina e i suoi derivati,
    • diuretici, in quanto favoriscono la disidratazione,
    • antiacidi,
    • anticolinergici,
    • integratori di ferro;
  • uso frequente di lassativi; l’abuso di lassativi per un lungo periodo fa si che la mobilità intestinale possa diventare dipendente dalla loro presenza. Nel momento della sospensione l’intestino potrebbe non essere in grado di riacquistare una adeguata motilità, favorendo la formazione del fecaloma,
  • ritenzione fecale per defecazione dolorosa, come in caso di ragadi anali,
  • indebolimento della muscolatura pelvico-addominale, necessaria al momento della defecazione,
  • lesioni del midollo spinale che non permettono un adeguato utilizzo della muscolatura pelvico-addominale e un corretto rilasciamento sfintere anale,
  • presenza di disturbo depressivo maggiore (depressione),
  • ipotiroidismo (gli ormoni tiroidei promuovono la motilità intestinale).

Sintomi

I sintomi con cui più caratteristicamente si manifesta la presenza di un fecaloma sono

  • crampi e dolori addominali,
  • gonfiore addominale,
  • sensazione di peso a livello rettale,
  • tenesmo (sensazione di svuotamento incompleto, con necessità continua di dover defecare),
  • sforzo eccessivo al momento della defecazione,
  • feci sporche di sangue,
  • nausea e vomito,
  • pollachiuria (aumento della frequenza di orinazione) o, al contrario, ritenzione urinaria per la compressione della massa fecale nel retto sulla vescica,
  • mal di schiena a livello lombare,
  • tachicardia, vertigini e senso di svenimento durante lo sforzo defecatorio,
  • episodi di pseudo-diarrea si verificano in quanto attorno alla massa del fecaloma possono passare solo piccole quantità di feci liquide non formate.

Diagnosi

Per la diagnosi di fecaloma sono sufficienti i seguenti elementi:

  • corretta anamnesi medica,
  • segni e sintomi clinici ed esame obbiettivo.

In alcuni casi dubbi può essere richiesta una colonscopia o un esame di imaging come la radiografia.

Nell’anamnesi il medico valuta tutte le condizioni che possono aver portato alla formazione di un fecaloma. Il paziente tipico è anziano, allettato o impossibilitato a muoversi, con storia di stipsi o costipazione e scarso apporto di liquidi e fibre. Il medico deve inoltre indagare se il paziente soffre di altri disturbi, come depressione o ipotiroidismo, e analizzare quali sono i farmaci che assume, valutandone una possibile correlazione con la formazione del fecaloma.

Importante per la diagnosi è la clinica, in cui il paziente riferisce sempre crampi, dolore e gonfiore addominale con sensazione di peso a livello rettale ed eccessivo sforzo al momento della defecazione. In alcuni casi il paziente riporta altri segni e sintomi come feci sporche di sangue.

L’esame obiettivo permette in alcuni casi di palpare una massa in fossa iliaca sinistra, corrispondente alla sede di ristagno del fecaloma. Essenziale durante la visita è l’esplorazione digitale rettale che permettere di apprezzare il fecaloma nell’ampolla rettale. Si ricordi che in alcuni casi il fecaloma viene a formarsi più in alto rispetto all’ampolla rettale, nel colon. In questi casi l’esplorazione digitale risulta negativa e si dovranno effettuare degli ulteriori esami per porre diagnosi di fecaloma. Tra questi esami i più utilizzati sono la retto-colonscopia, la radiografia o la TAC.

Cura

Il trattamento di un fecaloma ha come obiettivo la completa rimozione dell’occlusione causata dalle feci. In un secondo momento devono poi essere messe in atto misure utili a prevenire future formazioni di fecalomi.

Nella maggior parte dei casi, soprattutto quando il fecaloma è di piccole dimensioni, si utilizzano clismi (o clisteri) di olio caldo minerale o glicerina per ammorbidire e lubrificare le feci. In una parte di casi tuttavia i soli clisteri non sono sufficienti per rimuovere il fecaloma, soprattutto quando questi sono di grandi dimensioni. In questi casi può essere necessaria una rimozione manuale, in cui il medico cerca di frammentare gradualmente la massa in porzioni più piccole e quindi evacuarle.

Questo procedimento deve essere effettuato con attenzione per evitare di causare lesioni alla mucosa rettale. La manovra manuale è da sconsigliare ai pazienti che soffrono già di altre patologia ano-rettali, come proctiti, o di malattie infiammatorie croniche intestinali (morbo di Crohn e proctite ulcerosa) e ai pazienti che hanno subito recenti interventi chirurgici intestinali.

La chirurgia è necessaria per trattare i casi di fecalomi di grandi dimensioni, che non rispondono alle terapie descritte in precedenza e che sono complicati da situazioni di franca occlusione. Fortunatamente il ricorso alla chirurgia per il trattamento di fecalomi è un’evenienza poco frequente.

Prevenzione

Una volta risolto il fecaloma andranno messe in atto le seguenti misure preventive affinché non si verifichi un altro episodio. Le principali misure di prevenzione prevedono

  1. Bere molta acqua nell’arco della giornata.
  2. Assumere una quantità sufficiente di fibra durante i pasti, con diete ricche di frutta e verdura.
  3. Evitare di rimandare il momento della defecazione, quando possibile.
  4. Evitare l’assunzione di grandi quantità di cibo in un solo pasto (abbuffate).
  5. Praticare una regolare attività fisica.
  6. Utilizzo di lassativi, ma solo sotto prescrizione medica, evitandone un abuso ed un uso cronico per lunghi periodi.

 

A cura del Dr. Alberto Carturan

FONTI

  • Rugarli C., Medicina interna sistematica 2000
  • Harrison, Principi di medicina interna, 18ª ed., Milano, CEA Casa Editrice Ambrosiana, 2012
  • Dionigi, R., Chirurgia, 2002

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