Convulsioni in adulti e bambini: sintomi, cause e cura

Ultimo Aggiornamento: 31 giorni

Introduzione

Le si verificano a seguito di un’attivazione incontrollata e involontaria di uno o più gruppi muscolari dell’organismo. Possono consistere in

  • uno spasmo che si protrae nel tempo (crisi toniche),
  • contrazioni ritmiche alternate al rilasciamento dei vari segmenti corporei (crisi cloniche).

Spesso il termine convulsione viene usato come sinonimo di epilessia, malattia responsabile di una parte importante delle crisi convulsive, ma che presenta delle caratteristiche a sé stanti e che non è in assoluto in grado di spiegare in maniera autonoma tutte le forme esistenti. Alcune forme di epilessia, inoltre, si manifestano senza convulsioni.

Le convulsioni non sono una vera e propria malattia, ma soltanto una manifestazione sintomatica di un processo patologico che può avere varia natura. Sono causate da un’irritazione delle aree del sistema nervoso centrale responsabili del controllo del movimento dei muscoli coinvolti nella crisi. La generazione di un’attività elettrica incontrollata in un gruppo di neuroni adiacenti determina infatti l’insorgenza di un segnale nervoso che porta alla contrazione della muscolatura corrispondente.

Non tutti i tipi di convulsioni sono uguali, è presente invece un’ampia variabilità, sia per quanto riguarda la gravità del processo patologico di base, che per l’approccio terapeutico più adatto.

Alcune crisi convulsive sono infine considerate dei fenomeni para-fisiologici: è questo il caso ad esempio delle convulsioni febbrili nei bambini che si manifestano spesso in concomitanza di malattie infettive.

Cause

Le convulsioni sono causate da un’irritazione di aree dell’encefalo deputate al controllo dei movimenti; si verificano quando viene generata un’attività elettrica incontrollata e disorganizzata che provoca delle contrazioni ripetute dei muscoli comandati da quelle specifiche aree di corteccia cerebrale danneggiata.

I neuroni che controllano i movimenti dei muscoli coinvolti nella crisi si attivano in maniera sincrona e questo genera delle onde ben specifiche che possono essere osservate all’elettroencefalogramma (EEG) qualora venga registrato durante lo svolgimento della crisi stessa.

Le crisi convulsive possono essere provocate da

  • lesioni localizzate in una specifica area del cervello (come tumori, traumi o insulti vascolari),
  • oppure da processi che interferiscono con il normale funzionamento dell’encefalo in maniera generalizzata (è questo il caso di crisi ipoglicemiche, intossicazioni, febbre elevata, uremia).

La causa può persistere in maniera cronica, come ad esempio in caso di tumore o danno ischemico, oppure può trattarsi di una situazione transitoria e correggibile come uno squilibrio elettrolitico o una crisi ipoglicemica.

Da un punto di vista generale le principali cause di convulsioni in adulti e bambini sono:

 

Possiamo classificare le crisi come segue:

  • Toniche: le crisi toniche sono caratterizzate da un aumento del tono dei muscoli colpiti, ossia da una contrazione che si protrae nel tempo e che mantiene il segmento corporeo fisso in una determinata posizione. Se viene coinvolto anche il muscolo diaframma si possono associare a un arresto temporaneo dell’attività respiratoria.
  • Cloniche: alternarsi ciclico di fasi di contrazione e rilasciamento muscolare. Si tratta delle classiche convulsioni che danno origine a movimenti rapidi e disorganizzati degli arti o del corpo in generale.
  • Parziali: una crisi viene detta parziale quando interessa un solo distretto corporeo, come ad esempio un braccio; è provocata da una lesione che colpisce la parte specifica del cervello che controlla il movimento dei muscoli interessati dalla manifestazione clinica.
  • Generalizzate: in questo caso sono vari i gruppi muscolari dell’organismo ad essere coinvolti; rispecchiano una compromissione generalizzata dell’attività elettrica dell’encefalo.
  • Semplici: in cui non c’è perdita di coscienza.
  • Complesse: con perdita di coscienza.

Sintomi di accompagnamento

Le convulsioni possono assumere delle caratteristiche particolari e associarsi a sintomi di accompagnamento che dipendono dalle zone dell’encefalo interessate dall’attività elettrica anomala e dalla patologia di fondo.

In genere la durata di un episodio convulsivo è di qualche minuto e si possono verificare:

  • contrazioni muscolari e spasmi,
  • movimenti involontari del corpo,
  • caduta improvvisa,
  • perdita di coscienza,
  • digrignamento dei denti,
  • temporanea alterazione del respiro,
  • emissione di suoni o grida,
  • perdita del controllo degli sfinteri con incontinenza urinaria o fecale,
  • bava o schiuma alla bocca,
  • vomito.

La crisi può essere preceduta dall’aura, un insieme di sintomi premonitori di tipo neurologico che il soggetto percepisce quando sta per sopraggiungere una crisi e che possono consistere in:

  • visione di lampi di luce (scotomi scintillanti) o macchie scure,
  • sensazioni uditive o olfattive particolari,
  • movimenti automatici o mioclonie,
  • sensazione di intorpidimento di una parte del corpo,
  • ansia, irritabilità, insonnia,
  • nausea,
  • vertigini.

Cosa fare durante una crisi

Se si assiste ad una crisi convulsiva è importante ricordare di non provare ad intervenire, ma lasciare che la crisi svolga il suo corso; questo permette di evitare di causare danni inutili a chi sta subendo le convulsioni.

L’unica condizione in cui è consigliabile intervenire è il caso in cui il soggetto colpito dalla crisi si trovi in una posizione pericolosa, come in cima a delle scale o nella vicinanza di oggetti taglienti. In questo caso è necessario allontanarlo dalla fonte di pericolo e mettere il più possibile in sicurezza la zona.

Durante lo svolgimento della crisi convulsiva non bisogna assolutamente cercare di immobilizzare il paziente o tentare di aprirgli la mandibola nel caso fosse serrata, si rischierebbe infatti di causare strappi muscolari, fratture ossee o altri tipi di lesioni.

Una volta terminata la crisi è invece opportuno posizionare la persona nella posizione laterale di sicurezza, soprattutto in caso di vomito, per evitare il soffocamento e favorire l’espulsione del materiale dalla bocca.

È poi necessario aspettare con calma la ripresa della conoscenza, che non deve essere forzata. Chi è appena uscito da una crisi convulsiva potrebbe infatti sentirsi estremamente stanco, spossato, disorientato o impaurito ed è necessario cercare di mantenere il più possibile un ambiente rilassato al fine di rendere meno traumatico l’evento.

Lo stato di male epilettico, a differenza delle normali crisi convulsive, rappresenta un’emergenza medica ed è caratterizzato dal succedersi, senza interruzione, di episodi subentranti con perdita di coscienza per una durata superiore ai 20 minuti. In questo caso il paziente deve essere ospedalizzato, in modo da consentire il trattamento farmacologico necessario ad interrompere lo stato di male che, se si protraesse per troppo tempo, potrebbe diventare causa di danni permanenti.

Per identificare la causa scatenante il medico si affiderà alla storia clinica del paziente e alla presenza di altri segni e sintomi. Potrà richiedere inoltre l’esecuzione degli esami diagnostici che considererà più opportuni a seconda di quanto emerso dalla visita e dal colloquio, come ad esempio:

  • Elettroencefalogramma (EEG): metodica non invasiva che permette di registrare l’attività elettrica dell’encefalo mediante il posizionamento di elettrodi a livello del cuoio capelluto. Se viene eseguito durante una crisi epilettica mostra un tracciato particolare e diagnostico. La registrazione però, quando eseguita in assenza della crisi può apparire del tutto normale.
  • Risonanza magnetica cerebrale.
  • TC encefalo.
  • Analisi del sangue e delle urine.
  • Rachicentesi: può essere eseguito in caso di sospetta meningite.

Cura e terapia

Chi è a rischio di sviluppare crisi convulsive ricorrenti, come chi soffre di epilessia non controllata, dovrebbe evitare di svolgere attività che potrebbero rivelarsi pericolose per sé stessi e per gli altri nel caso in cui sopraggiunga una crisi, come ad esempio l’arrampicata, il nuoto, il ciclismo o la guida di autoveicoli.

In genere la durata di un episodio convulsivo è di qualche minuto; il medico, qualora venga allertato, giunge quindi di solito sul posto a crisi già terminata. Nel caso in cui le convulsioni siano ancora in atto è possibile somministrare diazepam per via endovenosa al fine di sedare la crisi.

Un paziente in stato di male epilettico va invece ospedalizzato, viene somministrato ossigeno e diazepam in associazione a fenitoina o acido valproico.

Nel bambino con convulsioni febbrili, quando la crisi non si risolve spontaneamente entro 4 minuti dall’esordio, è possibile ricorrere alla somministrazione di diazepam per via rettale. È importante istruire i genitori sulla necessità di somministrare paracetamolo (Tachipirina) in caso di episodi febbrili futuri per prevenire l’insorgenza di nuove crisi.

Essendo le convulsioni un semplice sintomo dovuto alla presenza di una specifica malattia di fondo, la terapia deve partire dalla cura della patologia che ne sta all’origine.

Se le convulsioni sono insorte a causa di alterazioni risolvibili, come crisi ipoglicemiche o intossicazioni, vanno ovviamente trattate le cause e, una volta ripristinata una situazione di normalità non dovrebbero più manifestarsi nuove crisi.

Qualora all’origine delle convulsioni ci siano delle alterazioni permanenti e che richiedono un trattamento cronico, verranno somministrati farmaci anticonvulsivanti come:

  • carbamazepina,
  • fenitoina,
  • acido valproico,
  • levetiracetam,
  • gabapentin,
  • lamotrigina,
  • etosuccimide.

Sono quindi disponibili diversi principi attivi, ognuno dei quali risulta essere più indicato per specifiche tipologie di crisi e sarà quindi compito del medico identificare la terapia più adatta per ogni singolo paziente.

A questo proposito è necessario sottolineare l’importanza dell’adesione al regime terapeutico che deve essere portato avanti per un periodo di tempo sufficiente che dipende dalla patologia di base; in caso di epilessia la sua durata in genere non è mai inferiore ai due anni dall’insorgenza dell’ultimo episodio convulsivo. L’interruzione precoce del trattamento ha infatti alte probabilità di sfociare nell’insorgenza di una nuova crisi.

 

A cura della Dr.ssa Giulia Grotto

Fonti principali:

  • Kasper D.L., Fauci A.S., Hauser S.L., Longo D.L., Jameson J.L., Loscalzo J. Harrison’s Principles of Internal Medicine, 19°ed., New York, USA, McGraw-Hill, 2015
  • Potestà P. Manuale-Prontuario di diagnostica e terapia medica. 9° edizione, Verducci ed., 2018
  • Pazzaglia P., Clinica neurologica, 7° edizione, casa editrice Esculapio, 2008

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