Campylobacter: sintomi, contagio, come si cura

Ultimo Aggiornamento: 120 giorni

Introduzione

Il Campylobacter è un batterio responsabile di infezioni del tratto digerente umano. Il nome deriva dal greco “kampylos”, che significa “curvato”, poiché in effetti il batterio si presenta a forma di virgola.

Sono state descritte circa 18 specie e sottospeci di campylobacter, di cui 13 causano malattia nell’uomo; l’infezione umana è più comunemente causata da:

  • Campylobacter jejuni,
  • Campylobacter coli,
  • Campylobacter lari,
  • Campylobacter fetus.

La maggior parte delle specie sono microaerobie, richiedono cioè per una crescita ottimale un ambiente con livelli di ossigeno inferiori rispetto al normale.

Il Campylobacter è un batterio termofilo, ciò significa che sa per vivere e riprodursi necessita di temperature relativamente elevate (nel caso specifico comprese tra i 30 e i 47 °C), ma può resistere anche al congelamento; presenta invece una certa labilità quando si trova nell’ambiente esterno.

Il contagio avviene prevalentemente a seguito di consumo di pollame crudo o poco cotto, oppure a causa della contaminazione di altri alimenti da parte di tali prodotti (per esempio usando come piano di lavoro un tagliere che è stato usato per tagliare e preparare il pollo crudo, senza lavarlo adeguatamente prima di preparare cibi che vengono serviti crudi o poco cotti). È occasionalmente possibile infettarsi attraverso il contatto con le feci di un cane o di un gatto affetti, mentre è molto raro la trasmissione tra persone (anche se i pazienti infetti possono eliminare i batteri attraverso le feci ancora per diverse settimane a seguito della guarigione).

Le patologie causate dal Campylobacter sono principalmente gastroenteriti e setticemia, ma l’infezione può essere causa anche di altri quadri clinici, sebbene più rari, tra cui:

Il tasso di mortalità da infezione da Campylobacter è molto basso, ma non nullo.

Cause

Nell’ultimo decennio la diffusione delle tossinfezioni da Campylobacter ha registrato un aumento impressionante, soprattutto nelle aree industrializzate. La malattia è particolarmente diffusa nei Paesi in via di sviluppo, rappresentando una delle cause più comuni di gastroenteriti, dove la malattia in forma endemica si presenta con sintomi meno gravi grazie allo sviluppo di anticorpi specifici.

Questa malattia è però diffusa in tutto il mondo e si stima che globalmente rappresenti la più comune causa di gastroenterite a livello mondiale; colpisce soggetti di tutte le età, con una maggiore incidenza nei bambini. I batteri del genere Campylobacter sono inoltre un’importante causa di “diarrea del viaggiatore”.

La malattia è più comune nei mesi caldi (estate ed autunno) e colpisce in particolar modo bambini, anziani e pazienti immunodepressi.

L’infezione da Campylobacter è una zoonosi, ossia una patologia trasmessa da animali; i batteri si ritrovano nel tratto gastrointestinale di numerosi animali che fungono quindi da serbatoio (per esempio polli, mucche ed altri uccelli).

Il contatto col batterio può avvenire con diverse modalità, tra cui:

  • pollame preparato impropriamente,
  • ingestione di cibo contaminato, carne poco cotta o cibo preparato su piani di cottura entrati in contatto con prodotti contaminate,
  • latte non pastorizzato o acqua contaminata,
  • diffusione da persona a persona (inusuale),
  • contatto con un animale infetto (sia portatore sano che con forma diarroica della malattia).

sono le segnalazioni di contagi attraverso le trasfusioni.

Sintomi

La sintomatologia è generalmente moderata e non distinguibile da quella di altre tossinfezioni alimentari.

Generalmente i sintomi dell’infezione da Campylobacter si sviluppano da 2 a 5 giorni dopo l’esposizione e continuano per circa una settimana; si manifesta più comunemente con gravi enteriti caratterizzate da:

I pazienti colpiti possono sviluppare anche più di dieci scariche diarroiche al giorno durante il picco della malattia, con l’emissione di feci miste a sangue. La malattia è in genere autolimitante, tuttavia i sintomi possono perdurare per una settimana e oltre.

Il quadro delle manifestazioni cliniche può includere:

  • colite,
  • batteriemia, col rischio di diffusione dell’infezione a più organi e setticemia,
  • infezioni croniche.

I sintomi persistono per più di una settimana solo nel 10-20% dei casi e si possono verificare recidive nel 5-10% dei soggetti non trattati.

Diagnosi

Presentando una sintomatologia molto aspecifica, non è facile effettuare una distinzione tra campylobatteriosi e altre intossicazioni alimentari; la certezza della diagnosi richiede obbligatoriamente l’esecuzione di un’analisi microbiologica di un campione clinico.

Generalmente il batterio viene isolato da campioni di feci e talvolta mediante emocoltura (identificazione dei batteri nel sangue e successiva crescita tramite colture in particolari condizioni ambientali), per cui il medico potrebbero prelevare un campione di feci da inviare in laboratorio per far crescere (in coltura) i batteri; di fatto le feci non sempre vengono esaminate, poiché questo tipo di coltura richiede diversi giorni e solitamente non è necessario conoscere quali batteri abbiano causato la diarrea per poterla trattare in modo efficace. Se tuttavia il soggetto presenta diarrea emorragica o la malattia appare grave, si può procedere per meglio caratterizzare l’agente responsabile.

Nel caso vengano identificati, i batteri sono sottoposti ad analisi per scoprire quali siano gli antibiotici più efficaci (una procedura chiamata test di sensibilità agli antibiotici, o antibiogramma).

Se i medici sospettano che il sangue sia stato infettato, prelevano un campione di sangue da sottoporre a coltura.

Complicazioni

Anche se di norma l’infezione non causa ostacoli a una piena ripresa, le complicanze dell’infezione da Campylobacter possono includere:

  • batteriemia,
  • sindrome di Guillain-Barré,
  • artrite reattiva.

In alcuni soggetti affetti da colite si verifica una batteriemia (presenza di batteri nel sangue) transitoria, soprattutto nel caso di soggetti immunodepressi (affetti da un disturbo tale da indebolire il sistema immunitario, come AIDS, diabete o cancro. Questa infezione causa febbre a lungo termine o ricorrente e altri sintomi si sviluppano quando il torrente ematico trasporta l’infezione ad altre strutture, come ad esempio:

  • colecisti (colecistiti),
  • pancreas (pancreatiti),
  • vescica (cistiti),
  • tessuti che rivestono il cervello e il midollo spinale (meningite),
  • le ossa (osteomielite),
  • le articolazioni (artrite infettiva e altri disturbi reumatici para-infettivi),
  • raramente, le valvole cardiache (endocardite).

La sindrome di Guillain-Barré (una rara patologia neurologica) si sviluppa in circa 1 persona su 1.000 con colite da Campylobacter, perché gli anticorpi prodotti dal corpo per combattere l’infezione possono talvolta attaccare anche i nervi. Tale sindrome provoca:

  • debolezza,
  • paralisi muscolare,
  • problemi respiratori (la respirazione potrebbe divenire difficile, tanto da richiedere il ricorso ad un ventilatore meccanico).

La maggior parte delle persone colpite ne guarisce completamente, mentre una piccola percentuale di pazienti può sviluppare disturbi permanenti.

Si ritiene che la colite da Campylobacter provochi fino al 30% di tutti i casi di sindrome di Guillain-Barré.

Giorni o settimane dopo la scomparsa della diarrea può svilupparsi invece l’artrite reattiva, attraverso sintomi come infiammazione e dolore a ginocchia, anche e tendine di Achille.

Cura

La gastroenterite da Campylobacter è un’infezione che tendenzialmente si risolve in modo spontaneo; nei casi più gravi, caratterizzati dalla presenza di febbre alta, diarrea grave o emorragica, il trattamento si basa su:

  • reintegrazione dei fluidi e degli elettroliti persi con la diarrea,
  • terapia antibiotica.

Gli antibiotici sono in genere prescritti nei casi più gravi e nei pazienti con setticemia; i batteri del genere Campylobacter sono sensibili a una grande varietà di molecole, ma molti ceppi risultano purtroppo resistenti, per cui è importante impostare la terapia più idonea, diversificandola in caso di infezione localizzata (gastroenterite) o generalizzata (setticemia).

Prevenzione

L’esposizione ai Campylobacter enterici si previene attraverso alcuni accorgimenti importanti:

  1. È necessaria grande attenzione per un’appropriata preparazione del cibo, in particolare del pollame: la contaminazione della carne si verifica soprattutto durante le fasi della macellazione, attraverso il contatto con il materiale fecale o con il contenuto dell’intestino degli animali. I lavaggi delle carni macellate riducono, pur non eliminandoli del tutto, i rischi di contaminazione. Una certa riduzione del rischio è inoltre possibile ottenerla applicando opportune misure di controllo in ogni settore della catena alimentare, ovvero a partire dalle fasi produttive fino a quella della preparazione domestica degli alimenti.
  2. Consumo latte e derivati esclusivamente pastorizzati.
  3. Applicazione di misure atte alla prevenzione della contaminazione del sistema idrico.
  4. I cuccioli e i gattini affetti da diarrea rappresentano una possibile fonte di trasmissione dell’infezione ai bambini. Il riconoscimento e il controllo dell’infezione da Campylobacter tra gli animali domestici e tra i cuccioli in particolare sono quindi da considerare importanti strumenti di prevenzione.
  5. Nella maggior parte dei casi i microorganismi muoiono quando esposti agli acidi gastrici, quindi tutte le condizioni che diminuiscono o neutralizzano la secrezione di acidi a livello dello stomaco possono favorire la comparsa dell’infezione.

 

A cura della Dr.ssa Elisabetta Fabiani

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