BMI (indice di massa corporea): peso, rischi e paradossi

Ultimo Aggiornamento: 85 giorni

Introduzione

L’obesità è un problema di salute che colpisce le popolazioni dei Paesi industrializzati in modo sempre più drammatico, tanto che si parla ormai di vera e propria epidemia; tecnicamente è una condizione medica caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, in grado di causare effetti negativi sulla salute e la conseguente riduzione dell’aspettativa di vita.

La letteratura scientifica dimostra senza dubbio che si tratta, dopo il fumo, della principale causa di mortalità che potrebbe essere efficacemente prevenuta.

Si diventa obesi in modo più o meno graduale, quando si consumano più calorie di quelle utilizzate; i principali fattori di rischio in grado di favorire lo sviluppo di questa patologia sono:

  • genetica e famigliarità,
  • mangiare troppo,
  • consumo eccessivo di cibi grassi,
  • vita sedentaria.

Essere obesi aumenta drasticamente il rischio di sviluppare pericolose malattie, come ad esempio:

  • diabete,
  • malattie cardiovascolari,
  • infarto,
  • artrite,
  • alcune forme di tumore,

ma la buona notizia è che perdere anche solo il 5-10% del peso in eccesso permette di ridurre in modo abbastanza significativo il rischio.

Il modo più semplice per classificare e definire in modo certo l’obesità è quello adottato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), basato sul BMI (o IMC). Secondo l’OMS l’obesità va classificata usando queste categorie:

  • Sovrappeso di grado 1 (chiamato anche semplicemente “sovrappeso”) – BMI compreso tra 25 e 29,9 kg/m2
  • Sovrappeso di grado 2 (“obesità”) – BMI compreso tra 30 e 39,9 kg/m2
  • Sovrappeso di grado 3 (obesità grave o patologica) – BMI superiore a 40 kg/m2

BMI, l’indice di massa corporea

Per definire l’obesità, il BMI (IMC, indice di massa corporea o indice di Quetelet) è usato con molta più frequenza rispetto ad altri indici come la percentuale di massa grassa.

Il BMI è calcolato con questa formula:

BMI = peso / altezza2

L’indice di massa corporea non è una misura diretta della quantità di grasso corporeo di un soggetto, ma la ricerca ha dimostrato che ne è strettamente correlato, oltre a essere un buon indicatore di vari indici di salute cardiovascolari e metabolici.

Si tratta quindi di un modo semplice e rapido, per quanto grossolano, per ottenere una stima generale del peso di un soggetto; è un buon compromesso se usato come strumento di screening, mentre non è sufficientemente affidabile se usato come indice diagnostico senza integrarlo con ulteriori fattori di rischio (spessore strato cutaneo, dieta, attività fisica, famigliarità per malattie cardiovascolari, …).

BMI e massa grassa

Più che il peso in sé, è la quantità di massa grassa a essere il vero fattore di rischio nello sviluppo di malattie croniche.

La correlazione tra indice di massa corporea e quantità di grasso nell’organismo è dimostrata da numerosi studi, ma è tutt’altro che perfetta; anche se due soggetti possono avere lo stesso BMI, la quantità di massa grassa può in realtà differire in modo più o meno significativo.

Da un punto di vista generale possiamo dire che, a parità di BMI:

  • le donne hanno più grasso degli uomini,
  • i soggetti di colore hanno meno grasso rispetto ai soggetti bianchi,
  • i soggetti asiatici hanno più grasso rispetto ai soggetti bianchi,
  • le persone anziane hanno tendenzialmente più grasso rispetto ai giovani adulti,
  • gli atleti hanno meno grasso rispetto alle persone comuni.

L’accuratezza di questo indice come stima della massa grassa appare più elevata nei soggetti con BMI molto alto, mentre nei casi di aumento solo moderato il peso in eccesso potrebbe essere legato anche a muscolatura e ossa; esempio classico di questa discrepanza è con gli atleti, in cui si rileva spesso un aumento dell’indice di massa corporea, ma chiaramente legato allo sviluppo di una muscolatura ben oltre la media.

Proprio per via di queste limitazioni alcuni esperti preferiscono definire l’obesità basandosi sulla percentuale di massa grassa dell’organismo.

  • Negli uomini l’obesità è caratterizzata da una massa grassa superiore al 25%, con l’intervallo tra il 21 e il 25 per cento considerato borderline.
  • Nelle donne l’obesità è definita come massa grassa superiore al 33%, con l’intervallo tra il 31 e il 33% considerato borderline.

Il calcolo dell’indice di massa corporea, la misura del girovita e il rapporto vita/fianchi sono le misure della massa grassa usate con maggior frequenza nella pratica clinica. Tra le altre procedure alternative ricordiamo:

  • plicometria (misurazione dello spessore delle pieghe adipose tramite plicometri),
  • assorbimetria a raggi X a doppia energia (DEXA),
  • bioimpedenza,
  • ultrasonografia (per determinare lo spessore della massa adiposa),
  • pesatura subacquea.

Limiti del BMI

L’indice di massa corporea presenta tuttavia diversi limiti e svantaggi, di cui è molto importante essere consapevoli; la divisione in fasce proposta dall’OMS sacrifica in nome della semplicità importanti differenze, perché è chiaro che usare la stessa scala per valutare un atleta di due metri e una casalinga di 1.60 m non è praticabile, senza contare le differenze legate a etnia ed età.

La formula inoltre non tiene in considerazione nemmeno il livello di forma fisica del paziente, che invece è un’altra variabile importante. Il paziente fa attività fisica regolarmente? La letteratura dimostra che se prendiamo in considerazione la previsione della mortalità complessiva e per cause cardiovascolari il livello di attività fisica è molto più importante del peso. Per stare in forma quindi bisogna muoversi, cioè fare esercizio fisico.

Nella pratica clinica non si può quindi limitare la discussione con i pazienti ai soli temi del peso e del BMI. Si deve invece approfondire il discorso e fare domande sul livello dell’attività fisica e sul tipo di dieta, anche se il calcolo dell’indice di massa corporea rimane un ottimo punto di partenza per inquadrare a grandi linee i soggetti che potrebbero richiedere ulteriori esami.

Rischi legati all’obesità

I dati ricavati dai database delle assicurazioni e da ampi studi prospettici indicano chiaramente che l’obesità è connessa a un aumento sostanziale dei tassi di morbidità e di mortalità; un soggetto obeso è esposto a un rischio maggiore di sviluppo di numerose malattie e condizioni, tra cui:

Per un paziente con un BMI compreso tra 25 e 28,9 kg/m2 il rischio relativo di soffrire di coronaropatie è pari a 1,72 e questo rischio aumenta progressivamente all’aumentare del BMI: se il valore diventa superiore a 33 kg/m2, il rischio relativo diventa di 3,44. Tendenze simili sono state rilevate per la relazione tra l’obesità e l’ictus o l’insufficienza cardiaca cronica.

Nel complesso si stima che l’obesità quadruplichi il tasso di mortalità cardiovascolare e raddoppi il tasso di mortalità per tumore. Nelle persone gravemente obese il tasso di mortalità complessivo aumenta da 6 a 12 volte.

Per i pazienti gravemente obesi (con un BMI ≥40) la speranza di vita diminuisce di 20 anni negli uomini e di circa 5 anni nelle donne. Il fatto che la speranza di vita diminuisca molto di più per gli uomini è coerente con la maggiore incidenza dell’obesità androide (cioè prevalentemente addominale) e con il fatto che le donne sono biologicamente più ricche di massa grassa. Il rischio di morte prematura è ancora superiore se il paziente fuma.

Tra i fattori che influiscono sulla morbidità e sulla mortalità connessa all’obesità ricordiamo:

  • età della comparsa e durata dell’obesità,
  • gravità dell’obesità,
  • quantità di massa grassa addominale,
  • comorbidità,
  • sesso,
  • stato di salute cardiorespiratoria,
  • origine etnica.

Il paradosso dell’obesità

Secondo il dizionario un paradosso è un’affermazione che sembra contraddittoria e senza senso, anche se potrebbe essere vera.

Il paradosso dell’obesità è un’ipotesi medica secondo cui un importante sovrappeso (e un elevato livello di colesterolo) potrebbe controintuitivamente rappresentare un fattore protettivo e ridurre la mortalità in specifici gruppi di pazienti (anziani o affetti da alcune malattie croniche).

Come abbiamo visto le conseguenze dell’obesità sono gravi: ipertensione, diabete, patologie cardiache, ictus e malattie renali.

Misteriosamente, però, più di una ricerca ha evidenziato che alcuni pazienti in sovrappeso o obesi che soffrono di problemi connessi all’obesità presentano prognosi migliori rispetto ai normopeso, e in alcuni casi hanno anche un tasso di mortalità inferiore. Molte di queste scoperte sono riferite a pazienti con disturbi renali, ictus, diabete e sindrome coronarica acuta.

Alcuni ricercatori suggeriscono che la massa grassa potrebbe avere un ruolo protettivo, forse perché in grado di catturare e sequestrare tossine lipofile che altrimenti farebbero danni in giro per l’organismo, ma sono state proposte altre teorie più o meno fantasiose.

Il paradosso dell’obesità potrebbe essere spiegato dal modo in cui la comunità medica gestisce e cura i fattori di rischio nei pazienti obesi. Forse l’approccio è più aggressivo? Forse si iniziano più tempestivamente le terapie per le patologie croniche perché i pazienti sono obesi?

Le ricerche che evidenziano tassi di mortalità inferiori tra le persone in sovrappeso o obese vanno certamente prese con le pinze, anche perché frutto talvolta di interpretazioni statistiche che vanno al di là dei classici approcci utilizzati a livello scientifico: questi risultati non devono indurre a trascurare la vasta letteratura che individua i rischi connessi all’obesità e alla sedentarietà, ma soprattutto una recente analisi pubblicata sulla prestigiosa rivista Lancet sembra demolire questa curiosa ipotesi che ci accompagna ormai da circa 20 anni.

Sono stati esaminati i dati provenienti da oltre 10 milioni di persone coinvolte in quasi 250 studi pubblicati negli ultimi 50 anni e i risultati dell’analisi hanno mostrato che i partecipanti caratterizzati da un normale indice di massa corporea mostravano il più basso rischio di mortalità prematura, che invece aumentava proporzionalmente al crescere del BMI.

Questo lavoro, almeno secondo gli autori, smentisce in modo definitivo il paradosso, confermando invece il fatto che un eccesso di peso corporeo è responsabile ad oggi di moltissime morti evitabili. L’autore dello studio, il prof. Di Angelantonio, ha dichiarato che “in media le persone in sovrappeso perdono circa un anno di aspettativa di vita, e le persone moderatamente obese, circa tre anni”, andando quindi a porre fine a un enigma dopo quasi due decenni.

Indice di massa corporea e bambini

Il BMI è interpretato in modo diverso per i bambini e i ragazzi, anche se si calcola con la stessa formula usata per gli adulti.

La valutazione in questo caso deve necessariamente tenere conto di età e sesso, perchè la quantità di grasso corporeo differisce in modo significativo.

L’interpretazione avviene poi utilizzando specifici grafici, che mettono in relazione i dati del giovane paziente con la media della popolazione di pari età e dello stesso sesso.

Esempio di valutazione BMI in bimbo di 10 anni (fonte: https://www.cdc.gov/healthyweight/assessing/bmi/childrens_bmi/about_childrens_bmi.html)

Non si tratta di uno strumento di diagnosi, ma come per gli adulti è un’utile verifica in grado di evidenziare eventuali criticità legate al peso o all’altezza; questo significa che un bambino potrebbe mostrare un indice di massa corporea superiore alla media per le sue caratteristiche anagrafiche, ma per determinare se davvero ci sia un problema al pediatra serviranno ulteriori esami.

Nel caso dei bambini si parla di obesità quando il risultato è pari o superiore al 95esimo percentile per soggetti di pari età e sesso, mentre sono considerati normali valori compresi tra il quinto e l’85esimo percentile.

Femmine, 2-20 anni (fonte: https://www.cdc.gov/healthyweight/assessing/bmi/childrens_bmi/about_childrens_bmi.html)

Maschi, 2-20 anni (fonte: https://www.cdc.gov/healthyweight/assessing/bmi/childrens_bmi/about_childrens_bmi.html)

Nel caso dei bambini una condizione di obesità è legata all’aumento del rischio di sviluppo di:

  • pressione alta,
  • colesterolo alto,
  • resistenza all’insulina,
  • diabete di tipo 2,
  • disturbi respiratori come la sindrome delle apnee notturne e l’asma,
  • problemi articolari e muscoloscheletrici,
  • problemi digestivi,
  • stress, depressione, problemi comportamentali e difficoltà scolastiche,
  • bassa autostima e peggioramento della qualità di vita.

 

Fonti principali:

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    BMI pari a 20, va bene?

    1. Dr. Roberto Gindro (farmacista)
      Dr. Roberto Gindro (farmacista)

      Tendenzialmente sì, ma giudicare il BMI da solo non è facile, per alcuni soggetti è un valore che porta a una semplificazione eccessiva dello stato di forma.

  2. Anonimo

    salve. io peso 51 kg e sono alto 1.68 m. faccio sport tipo corsa bici e nuoto tre volte la settimana. Mangio nn troppo ma di tutto. Vado bene con questo peso???grazie mille

    1. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Salve, se è sempre stato magro e non ha notato dimagramento rapido e importante negli ultimi tempi e/o altri sintomi non mi preoccuperei, è un po’ sottopeso ma non è una situazione particolarmente preoccupante.

    2. Anonimo

      Grazie mille. No piu o meno ultimamente sono sempre su questo peso soltanto che ultimamente sentivo sempre freddo ai piedi e quindi sono stato dalla mia dottoressa di base per un controllo e mi ha detto che il freddo ai piedi dipende dal mio esssere sottopeso e quindi di mangiare di piu. Lei che dice??grazie mille

    3. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Concordo; se ingrassa un pochino male non fà, fino a raggiungere il peso ideale magari, ma deve essere fatto coerentemente, con una dieta idonea, per cui nel caso mi rivolgerei ad un nutrizionista.

  3. Anonimo

    Salve,
    due anni fa sono dimagrita di circa una ventina di chili, arrivano a pesare 36kg per 1.57 m di altezza. Il dimagrimento credo sia stato dovuto a diversi fattori, tra cui stress e controllo di ogni singola kcal ingerita.
    Sono riuscita a riprendere, nell’arco di un anno, solo 4 kg e sono quindi ancora molto sottopeso. Ho incrementato un po’ l’alimentazione, ma sempre prestando attenzione a quello che ingerisco. Ha qualche consiglio per prendere ancora 4/5 kg ma in modo sano ed equilibrato?

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Incrementi ,sempre in maniera equilibrata e controllata le quantità di cibo che ingerisce. saluti

  4. Anonimo

    Salve dottore. Sono una mamma di 27 anni. Ho partorito un anno e mezzo fa. Prima di rimanere incinta ero in sovrappeso…ingrassaVò e dimagrivo, ho quasi sempre fatto così. Ora sono arrivata ai 94 kg. E sono alta 1.65. Ma non mi abbuffo di cibo. A volte si mi capita di mangiare male ma non in grandi quantità. Sport non ne faccio. Mi sento sempre stanca. SemPre. Cosa posso fare?

    1. Dr. Roberto Gindro (farmacista)
      Dr. Roberto Gindro (farmacista)

      Giorno per giorno deve migliorare il suo stile di vita, sia come alimentazione che come esercizio fisico. Servono volontà e costanza, ma i risultati arrivano.

  5. Anonimo

    buon giorno dottore.. ho un figlio di 12 anni e pesa 34 kg è un peso ideale in base alla sua etá?

    1. Dr. Roberto Gindro (farmacista)
      Dr. Roberto Gindro (farmacista)

      Altezza?

    2. Anonimo

      1.49

    3. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, si ha un peso compatibile per età, sesso e altezza. saluti

    4. Anonimo

      la ringrazio Dottore, buona giornata.