Vitamina D: carenza, alimenti, usi, controindicazioni

Ultimo Aggiornamento: 88 giorni

A cosa serve

Le vitamine sono sostanze di cui il corpo ha bisogno per crescere, svilupparsi e permettere migliaia di reazioni metaboliche.

La vitamina D in particolare aiuta l’organismo ad assorbire il calcio, che è uno dei principali costituenti delle ossa; una carenza di vitamina D può quindi causare malattie ossee, come l’osteoporosi o rachitismo.

In base a quanto emerso all’ultimo “World Congress On Osteoporosis, Osteoarthritis And Musculoskeletal Diseases” di Firenze, sembra inoltre che la vitamina sia coinvolta in importanti meccanismi di protezione verso malattie croniche extrascheletriche come:

È invece sicuramente coinvolta e necessaria al buon funzionamento di nervi, muscoli e sistema immunitario.

È possibile accumulare la vitamina D principalmente in tre modi:

  1. attraverso la pelle, con un’adeguata esposizione al sole,
  2. attraverso la dieta,
  3. con l’utilizzo di integratori.

L’organismo è in grado di sintetizzare autonomamente la vitamina con la sola esposizione delle pelle al sole; si stima che 10 minuti di esposizione di una adeguata superficie corporea siano sufficienti a prevenirne la carenza, ma è bene ricordare che un’esposizione eccessiva può essere al contrario causa di invecchiamento precoce della pelle e di un aumento del rischio di sviluppo di tumori.

Molti alimenti sono ricchi di questa preziosa molecola, come per esempio il tuorlo d’uovo, il pesce marino e il fegato.

L’ultima alternativa, la possibilità di assumere integratori, dovrebbe essere presa in considerazione solo e soltanto quando le prime due opzioni non sono sufficienti a coprire il fabbisogno giornaliero per cause che vedremo in seguito.

Carenza di vitamina D

L’eventuale carenza di vitamina D viene valutata attraverso un dosaggio nel sangue, che viene così interpretato (possono esserci differenze tra i diversi laboratori e soprattutto tra differenti società mediche):

  • carenza: <10 ng/mL
  • insufficienza: 10 – 30 ng/mL
  • sufficienza: 30 – 100 ng/mL
  • tossicità: >100 ng/mL

Fonte: Ospedale Niguarda

Una carenza di vitamina D è quasi sempre silente (non si manifesta), solo raramente possono comparire i seguenti sintomi:

  • dolori muscolari cronici,
  • un bambino piccolo può iniziare a camminare tardi e sentire il bisogno di sedersi spesso.

Il fatto che nella maggior parte dei casi non siano presenti sintomi rende più difficile diagnosticare la carenza di vitamina D, che tuttavia può creare grossi problemi all’organismo.

La vitamina è peraltro necessaria per un corretto assorbimento di calcio e fosforo, minerali indispensabile per mantenere in salute le ossa e ridurre il rischio di fratture.

Una mancanza cronica severa può esporre al rischio di:

  • osteoporosi e conseguenti fratture,
  • osteomalacia (una malattia delle ossa che ne causa il rammollimento),
  • nei bambini può causare rachitismo.

È inoltre coinvolta in numerosi meccanismi del sistema immunitario, tanto che sono sempre più forti le ipotesi riguardanti un possibile meccanismo protettivo verso diversi tipi di tumore (ma la letteratura disponibile ad oggi è nella migliore delle ipotesi contraddittoria e inconsistente in proposito), malattie autoimmuni e diabete. Inoltre si è osservato che

  • la diffusione del problema della pressione alta aumenta con la distanza dall’equatore
  • e che alcuni eventi correlati alla salute cardiovascolare (come il numero di ricoveri ospedalieri) aumenta in alcune specifiche stagioni,

questo suggerisce che la vitamina D potrebbe svolgere un ruolo importante anche da questo punto di vista.

Una condizione di carenza si può verificare quando si verifica una o più di queste condizioni:

  • consumo alimentare insufficiente,
  • esposizione al sole limitata,
  • reni non in grado di convertire la vitamina nella sua forma biologicamente attiva.

I soggetti a maggior rischio di carenza sono:

  • neonati allattati al seno, in quanto il latte materno è di norma poco ricco di vitamina D,
  • anziani, in cui la pelle non è più in grado di sintetizzarla efficacemente e spesso seguono una dieta insufficiente dal punto di vista nutrizionale,
  • soggetti con pelle scura, che ha una minor capacità di sintesi della vitamina,
  • persone con determinate condizioni che impediscono un corretto assorbimento con la dieta, come ad esempio la celiachia, le malattie del fegato, fibrosi cistica e il morbo di Crohn,
  • soggetti obesi, in cui il grasso corporeo in eccesso lega la vitamina prevenendo il passaggio nel sangue,
  • soggetti che hanno subito un intervento di bypass gastrico,
  • alcolisti, perché l’alcolismo cronico diminuisce le riserve di vitamina D nel fegato.

È particolarmente difficile fornire delle indicazioni precise per la vitamina D per la popolazione italiana perchè, a meno di condizioni particolari, l’esposizione alla luce solare dovrebbe essere in genere più che sufficiente a coprire le richieste dell’organismo. In ogni caso, per coloro che per qualsiasi motivo non possano godere di una sufficiente sintesi, il fabbisogno raccomandato previsto dai LARN è di

  • 10 μg al giorno per i neonati,
  • 15 μg per bambini e adulti,
  • 15 μg per donne in gravidanza o che allattano,
  • 20 μg per uomini e donne con 75 anni o più.

Integratori e farmaci

Nei soggetti in cui non sia possibile raggiungere una produzione sufficiente di vitamina, e quando attraverso la dieta non si riesca a compensare, è possibile procedere a un’integrazione attraverso la prescrizione di numerosi farmaci e/o integratori (DiBase, Didrogyl, Colecalciferolo, …).

In questi casi si raccomanda di attenersi scrupolosamente alle indicazioni del medico, che suggerirà la dose in base alla gravità della carenza e agli altri fattori di rischio; si raccomanda di assumere sempre la vitamina D durante i pasti, essendo una vitamina liposolubile viene assorbita più efficacemente se a livello intestinale sono presenti grassi. Utile anche contare le gocce, quando viene prescritta questa forma, su un pezzo di pane.

Esistono anche formulazioni iniettabili, ma sono in genere limitate ai casi di carenza più grave e/o ai casi di malassorbimento.

Rachitismo

Il rachitismo si sviluppa nei bambini con deficit di vitamina D dovuto a

  • una dieta carente,
  • una mancanza di luce solare
  • o entrambi.

Anche i bambini nutriti solo con latte materno (senza supplementi di vitamina D) possono sviluppare il rachitismo, per questo viene consigliata alle mamme la somministrazione di un integratore (Ditrevit o analoghi).

Anche se oggi è raro, in parte grazie alla disponibilità di latte arricchito con vitamina D, c’è stato un recente incremento del rachitismo nei bambini che vivono in latitudini con periodica mancanza di luce solare stagionale.

Osteomalacia (rachitismo degli adulti)

Gli adulti con deficit severo di vitamina D perdono il contenuto minerale osseo (“ipomineralizzazione”) e avvertono

  • dolore alle ossa,
  • debolezza muscolare,
  • osteomalacia (fragilità ossea).

L’osteomalacia può essere riscontrata tra

  • pazienti anziani con diete carenti in vitamina D,
  • soggetti con ridotto assorbimento di vitamina D o con inadeguata esposizione solare (come quelli che vivono in latitudini con mancanza stagionale della luce solare),
  • pazienti con precedenti di chirurgia gastrica o intestinale,
  • soggetti con malattia ossea alluminio–indotta, con patologia epatica, o con patologia renale con osteodistrofia renale.

Il trattamento per l’osteomalacia dipende dalla causa sottostante alla malattia e spesso include il controllo del dolore e un intervento chirurgico ortopedico, cosi come la vitamina D e gli agenti leganti il fosfato .

Cibi e alimenti: dove si trova?

Purtroppo sono pochi gli alimenti naturalmente ricchi di vitamina D, tra cui ricordiamo:

  • pesci grassi come salmone, tonno e sgombro sono probabilmente le fonti migliori,
  • fegato di manzo, formaggi grassi, burro, e tuorli,
  • in minima parte i funghi.

L’olio di fegato di merluzzo, in particolare, ne è ricchissimo.

Fotografia con i principali alimenti fonte di vitamina D

iStock.com/cegli

Per ovviare alla difficoltà di introdurre sufficienti quantità con la sola dieta, diventa indispensabile sfruttare l’altro meccanismo che l’evoluzione ci ha messo a disposizione per evitare la carenza di vitamina D, l’esposizione al sole.

Il corpo è in grado di produrla quando la pelle è esposta direttamente al sole e la maggior parte delle persone riescono a coprire il fabbisogno giornaliero in questo modo, anche se:

  • la pelle esposta alla luce del sole in casa attraverso una finestra non produrrà vitamina D,
  • l’esposizione nei giorni nuvolosi riduce la stimolazione,
  • avere la pelle scura riduce la produzione.

Anche l’utilizzo di lettini abbronzanti permette un’adeguata sintesi, ma anche in questo caso ovviamente l’esposizione va limitata, per non incorrere in rischi di tumore alla pelle.

Le persone che evitano il sole o che proteggono la pelle con indumenti lunghi dovrebbero includere nella dieta alimenti adeguati, o ricorrere all’integrazione.

Sempre più esperti consigliano di valutare un’integrazione durante l’inverno, per supplire alla ridotta esposizione al sole.

Eccesso e interazioni

In caso di assunzione eccessiva (in genere possibile solo attraverso l’errato uso di integratori), possono comparire i seguenti sintomi:

L’eccesso di vitamina D può anche danneggiare i reni.

Come la maggior parte degli integratori può interagire con alcuni farmaci, ricordiamo in particolare (elenco non esaustivo):

  • l’assunzione contemporanea ad orlistat può ridurre l’assorbimento di vitamina D,
  • alcuni antiepilettici (fenobarbital e fenitoina) possono alterare l’assorbimento della vitamina e del calcio,
  • l’uso concomitante di cortisone può ridurre l’effetto della vitamina D,
  • potrebbe interferire con i livelli circolanti di zucchero, i pazienti diabetici potrebbero quindi richiedere un aggiustamento terapeutico dei farmaci in uso e dell’insulina,
  • potrebbe indurre variazioni nella pressione corporea, che potrebbe rendere necessario un aggiustamento delle dosi di eventuali farmaci per anti-ipertensivi,
  • la colestiramina e il colestipolo riducono l’assorbimento della vitamina.

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Salve! Ho 47 anni e con gli esami del sangue ho scoperto di avere la vitamina D un po’ bassa (risultato 5, valori normali 30-100).

    Cosa devo fare?

    1. Dr. Roberto Gindro (farmacista)
      Dr. Roberto Gindro (farmacista)

      Si tratta di una carenza abbastanza importante, raccomando di fare il punto con il suo medico curante (che le prescriverà quasi sicuramente un’integrazione).