Tumore alla tiroide: sintomi, sopravvivenza, cura

Introduzione

La tiroide è una ghiandola che si trova nella parte anteriore del collo, dietro la laringe (la zona delle corde vocali), e di norma non può essere avvertita toccando semplicemente la pelle.

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È divisa in due parti (lobi), separate da un sottile ponte di tessuto (istmo); è una ghiandola endocrina che produce due tipi di ormoni diversi:

Dietro la tiroide, attaccate alla sua superficie, ci sono quattro ghiandole più piccole, dette paratiroidi, che secernono l’ormone paratiroideo (paratormone). Il paratormone è fondamentale per il mantenimento della giusta concentrazione di calcio nell’organismo.

Il principale sintomo di un cancro alla tiroide è la formazione di un nodulo nella parte anteriore del collo, tuttavia questo tumore tende a svilupparsi lentamente e potrebbe non esserci alcun sintomo all’inizio; si noti inoltre che solo 1 nodulo su 20 è tumorale.

Tra gli altri sintomi possibili ricordiamo:

La fascia di età in cui è più comune è quella compresa tra i 30 e i 60 anni e le donne hanno una probabilità due o tre volte maggiore di svilupparla rispetto agli uomini.

Si tratta di un cancro che solitamente è curabile, anche se sono talvolta possibili recidive.

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Tumore alla tiroide

Il tumore si manifesta nelle cellule, cioè nei “mattoncini” che costituiscono i tessuti; i tessuti, a loro volta, formano i diversi organi del nostro corpo.

In condizioni normali le cellule crescono, si dividono e originano così le nuove cellule quando l’organismo ne ha bisogno. Le cellule normali che invecchiano o subiscono un qualche danno muoiono e vengono sostituite da cellule nuove.

In alcuni casi questo processo si altera, iniziano a formarsi cellule nuove anche quando l’organismo non ne ha bisogno e le cellule vecchie o danneggiate non vengono distrutte. L’accumulo di cellule va a formare una massa di tessuto detta tumore.

La sopravvivenza è molto (oltre il 98 per cento a 5 anni dalla diagnosi) e in generale è una condizione relativamente poco comune (rappresenta l’1-2% di tutti i tumori, almeno in Italia).

Le masse di tessuto all’interno della tiroide di norma sono dette noduli, i noduli per la maggior parte (più del 90 per cento) sono benigni, cioè di natura non cancerosa, e non pericolosi come i noduli maligni che invece sono di natura cancerosa.

I noduli benigni di norma:

I noduli maligni invece

Le cellule tumorali possono diffondersi in tutto l’organismo, staccandosi dal tumore originario; possono entrare in circolo o nei vasi linfatici e raggiungere così tutti i tessuti dell’organismo. Le cellule tumorali si attaccano ad altri organi e, crescendo, formano nuovi tumori che possono danneggiare gli organi. I nuovi tumori sono detti metastasi.

Tipi di tumore alla tiroide

Il può essere di diversi tipi:

Cause

I medici spesso non sono in grado di spiegare perché in alcuni pazienti si manifesti il tumore alla tiroide mentre altri rimangano perfettamente sani, l’unica certezza è che il tumore alla tiroide non è una malattia contagiosa.

Le ricerche, tuttavia, hanno dimostrano che le persone che presentano determinati fattori di rischio hanno una maggiore probabilità di soffrire di tumore alla tiroide, ma si è scoperto che circa una tiroide su tre fra quelle esaminate in fase di autopsia presenta una qualche forma tumorale non diagnosticata in precedenza, quindi si tratta di fatto di un tumore tanto comune quando lento nella sua crescita e poco invasivo.

Tra i principali fattori di rischio in grado di aumentare la possibilità di sviluppare un tumore alla tiroide ricordiamo:

La presenza di uno o più fattori di rischio non implica automaticamente la comparsa del tumore, la maggior parte dei pazienti che presentano fattori di rischio, infatti, non svilupperà alcun tumore.

Sintomi

Nei primi stadi, di solito, il tumore alla tiroide è asintomatico (non presenta cioè alcun sintomo), tuttavia negli stadi avanzati possono comparire i sintomi seguenti:

Nella maggior parte dei casi questi sintomi non sono da imputare a un tumore e possono essere causati da un’infezione, dal gozzo benigno o da un altro disturbo; se però i sintomi non guariscono nel giro di due o tre settimane è opportuno rivolgersi al proprio medico, per procedere ad una diagnosi precoce ed alla terapia.

Diagnosi

Se avvertite sintomi che potrebbero essere connessi al tumore alla tiroide, il medico cercherà di scoprire se sono davvero imputabili a questo oppure se causati da altre patologie; il medico indagherà sui problemi di salute passati vostri e della vostra famiglia, e vi farà eseguire uno o più degli esami seguenti:

Prima della biopsia, vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

Stadiazione

Per capire qual è la terapia migliore nel vostro caso, il medico deve sapere qual è lo stadio in cui si trova il tumore, cioè la gravità e la diffusione della patologia. Per stadiazione si intendono i parametri seguenti:

Le sedi più comuni di eventuali metastasi del tumore alla tiroide sono

Se il tumore si diffonde in una zona dell’organismo diversa dalla sede originaria il nuovo tumore ha lo stesso tipo di cellule, e quindi lo stesso nome, di quello originario; ad esempio se il tumore alla tiroide si diffonde nei polmoni, le cellule tumorali presenti nei polmoni saranno a tutti gli effetti cellule del tumore tiroideo. La patologia, quindi, sarà identificata come tumore tiroideo metastatico, e non come tumore ai polmoni, e come tale sarà curata. Il nuovo tumore sarà detto metastasi, o tumore a distanza.

Per giungere alla stadiazione del tumore, dovrete eseguire uno o più degli esami seguenti:

Cura e terapia

Chi soffre di tumore alla tiroide ha a disposizione diversi tipi di terapia, che di norma inizia entro alcune settimane dalla diagnosi, ma avrete sempre e comunque il tempo di chiedere informazioni al medico ed eventualmente un secondo parere da un altro specialista.

La scelta del tipo di terapia corretto dipende da:

Lavorerete insieme al vostro medico per elaborare un piano terapeutico adeguato alle vostre necessità.

Il medico potrà indicarvi uno specialista di tumori alla tiroide, oppure sarete voi stessi a chiedere il nome di uno specialista a cui rivolgervi.

Probabilmente sarete seguiti da un’équipe di specialisti, che comprenderà chirurghi, oncologi e radiologi, nonché, probabilmente, diversi infermieri oncologici e un dietologo.

Il medico vi descriverà le varie terapie e i risultati attesi di ciascuna di esse; il tumore alla tiroide può essere curato con

La maggior parte dei pazienti viene in genere sottoposta a una terapia combinata; ad esempio il protocollo terapeutico (terapia standard) per l’adenocarcinoma papillare comprende l’intervento chirurgico, la terapia ormonale e la terapia radiometabolica. La radioterapia e la chemioterapia, invece, sono usate più di rado, e di solito sono combinate.

Vi consigliamo di informarvi sugli eventuali effetti collaterali e su come le varie terapie sono in grado di influire sulla vostra vita quotidiana; le terapie antitumorali spesso danneggiano le cellule e i tessuti sani, quindi gli effetti collaterali sono piuttosto frequenti e dipendono principalmente dal tipo di terapia e dalla sua aggressività. Gli effetti collaterali variano a seconda del paziente e possono cambiare anche tra una sessione e l’altra di terapia. Prima dell’inizio della terapia vi suggeriamo quindi di chiedere all’équipe che vi segue informazioni sui possibili effetti collaterali e sui modi per gestirli se si presentano.

In tutte le fasi della malattia è possibile alleviare gli effetti collaterali della terapia, tenere sotto controllo il dolore e gli altri sintomi, e ricevere aiuto per affrontare i sentimenti che la diagnosi di tumore inevitabilmente scatena.

In alcuni casi, inoltre, è possibile chiedere al proprio medico di partecipare a un esperimento clinico, cioè a una ricerca che sperimenta nuove terapie.

Prima di iniziare la terapia, vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

Intervento chirurgico

La maggior parte dei pazienti affetti da tumore alla tiroide deve sottoporsi all’intervento chirurgico, che è considerato l’approccio di elezione, ma il metodo di intervento dipende dal tipo e dallo stadio del tumore, dalle dimensioni del nodulo e dalla vostra età.

Tiroidectomia totale. Questo tipo di intervento può essere usato per tutti i tipi di tumore alla tiroide perchè il chirurgo rimuove l’intera ghiandola praticando un’incisione nel collo. Se non è possibile rimuovere tutti i tessuti della tiroide durante l’intervento, potrà essere usato lo iodio radioattivo in un secondo momento.

Durante l’intervento possono anche essere rimossi i linfonodi vicini alla tiroide. Se il tumore ha invaso i tessuti del collo, il chirurgo li asporterà, se invece il tumore si è diffuso in altre parti dell’organismo queste zone potranno essere curate chirurgicamente, oppure con la terapia radiometabolica o con la radioterapia.

Lobectomia. Ad alcuni pazienti affetti da adenocarcinoma follicolare o papillare può essere asportata solo una parte della tiroide, cioè un solo lobo e l’istmo. Alcuni di essi, però, dopo la lobectomia, dovranno sottoporsi a un secondo intervento per rimuovere il resto della tiroide. In rari casi, il resto della tiroide potrà essere distrutto dalla terapia radiometabolica.

Il tempo di guarigione dopo l’intervento varia a seconda del paziente. Per i primi giorni potrete avvertire dolore e fastidio, entrambi controllabili con i farmaci appositi. Prima dell’intervento vi consigliamo di chiedere al medico o agli infermieri come verrà gestito il dolore postoperatorio. Dopo l’intervento, il medico potrà adeguare il piano terapeutico alle vostre necessità, se il dolore sarà molto forte.

L’intervento chirurgico rimuove le cellule che producono gli ormoni tiroidei, quindi quasi tutti i pazienti che si sottopongono all’intervento dovranno assumere farmaci che vanno a sostituire gli ormoni tiroidei sintetizzati naturalmente dalla tiroide sana. Probabilmente dovrete assumere gli ormoni tiroidei per tutta la vita.

Se il chirurgo asporta le paratiroidi, probabilmente dovrete assumere calcio e vitamina D per tutta la vita.

In alcuni pazienti l’intervento chirurgico può danneggiare determinati nervi o muscoli, in questo caso il paziente può avere problemi alla voce oppure si può creare un’asimmetria delle spalle.

Prima dell’intervento vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

Terapia ormonale

Dopo l’intervento chirurgico di tiroidectomia o di lobectomia, quasi tutti i pazienti dovranno assumere i farmaci che sostituiscono gli ormoni tiroidei sintetizzati naturalmente dalla tiroide sana; questi ormoni, però, sono anche usati nel corso della terapia per l’adenocarcinoma papillare o follicolare, perché rallentano la crescita delle cellule tumorali rimaste nell’organismo dopo l’intervento.

Gli ormoni tiroidei di solito non provocano effetti collaterali. Il medico vi farà eseguire gli esami del sangue per capire se li state assumendo nella dose corretta. L’eccesso di ormoni tiroidei può farvi dimagrire, farvi sudare più del solito o avvertire più caldo del solito; tra gli altri effetti collaterali ricordiamo l’aumento della frequenza cardiaca, il dolore toracico, i crampi e la diarrea. Viceversa, l’insufficienza di ormoni tiroidei può farvi ingrassare, farvi sentire stanchi, farvi avere più freddo del solito, causare un’eccessiva secchezza della pelle e dei capelli. In caso di effetti collaterali il medico potrà comunque adeguare la dose.

Prima di iniziare la terapia a base di ormoni tiroidei, vi consigliamo di chiedere al medico:

Terapia radiometabolica

La terapia radiometabolica a base di iodio radioattivo (I-131) serve per combattere gli adenocarcinomi papillari o follicolari, perché uccide le cellule tumorali della tiroide e le cellule tiroidee rimaste nell’organismo dopo l’intervento.

Chi invece soffre di adenocarcinoma midollare o di carcinoma anaplastico, di norma non deve sottoporsi a questa terapia, perché non sarebbe efficace per queste due forme di tumore.

Anche chi è allergico allo iodio può sottoporsi tranquillamente alla terapia con I-131. La terapia è somministrata per via orale, sotto forma di liquido o di capsule. Lo iodio entra in circolo e raggiunge le cellule tumorali in tutto l’organismo: quando le cellule tumorali assorbono una quantità eccessiva di iodio, muoiono.

Molti pazienti si sottopongono a questa terapia in ospedale o in day-hospital e possono ritornare immediatamente a casa una volta terminata. Altri, invece, dovranno essere ricoverati in ospedale per un giorno o per alcuni giorni. Chiedete all’équipe che vi segue com’è possibile proteggere i vostri famigliari e le persone che vi circondano dall’esposizione alle radiazioni.

La maggior parte delle radiazioni emesse dallo iodio scompare nel giro di una settimana. Dopo tre settimane, nell’organismo rimangono soltanto tracce dell’elemento radioattivo.

Durante la terapia, è possibile proteggere la vescica e gli altri tessuti sani bevendo molto, perché i liquidi aiutano a eliminare le scorie dello iodio più velocemente.

Nel primo giorno di terapia alcuni pazienti possono avvertire una lieve nausea; altri invece avvertiranno un certo gonfiore e dolore nel collo, in corrispondenza delle cellule tiroidee rimaste dopo l’intervento. Se le cellule tumorali si sono diffuse fuori dal collo, anche le zone di diffusione possono dare fastidio o fare male.

Per un breve periodo dopo la somministrazione di I-131 potrete avere la bocca secca o perdere il senso del gusto o dell’olfatto. Può essere utile masticare un chewing-gum senza zucchero o una caramella dura senza zucchero.

Un effetto collaterale molto raro per gli uomini che si sottopongono a una terapia aggressiva a base di iodio I-131 è l’infertilità. Nelle donne, lo iodio radioattivo probabilmente non causerà l’infertilità, però alcuni medici consigliano di evitare le gravidanze nell’anno successivo alla somministrazione di alte dosi di I-131.

Le ricerche dimostrano che un numero esiguo di pazienti potrebbe sviluppare una recidiva del tumore anche anni dopo la terapia con una dose elevata di I-131.

Una dose massiccia di I-131 uccide anche le cellule sane della tiroide, cioè quelle che producono gli ormoni tiroidei. Dopo la terapia radiometabolica dovrete assumere gli ormoni tiroidei di sintesi per sostituire quelli prodotti dalla tiroide.

Prima di iniziare la terapia radiometabolica vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

Radioterapia esterna

La radioterapia esterna rappresenta un’opzione terapeutica per tutti i tipi di tumore alla tiroide che non possono essere curati con la chirurgia o con la terapia a base di I-131. È anche usata per le recidive o per curare il dolore alle ossa dovuto alle metastasi.

La radioterapia esterna usa radiazioni molto potenti per uccidere le cellule tumorali, una grande apparecchiatura dirige le radiazioni sul collo o sugli altri tessuti sede di metastasi.

La maggior parte dei pazienti dovrà recarsi in ospedale o in clinica per questa terapia, di solito per cinque giorni a settimana e per diverse settimane. Le sessioni durano pochi minuti.

Gli effetti collaterali dipendono in primo luogo dalla quantità di radiazioni somministrate e dalla zona dell’organismo che deve essere curata. Le radiazioni dirette verso il collo possono causare secchezza e lesioni alla bocca e alla gola, raucedine o problemi di deglutizione. La pelle della zona trattata può arrossarsi, seccarsi o far male.

Con ogni probabilità avvertirete una profonda stanchezza durante la radioterapia, soprattutto nella prima settimana. Riposarsi è fondamentale, ma i medici di solito consigliano ai pazienti di rimanere il più attivi possibile.

Gli effetti collaterali della radioterapia possono essere molto fastidiosi, ma il medico di solito è in grado di curarli o di tenerli sotto controllo. Di norma gli effetti collaterali scompaiono una volta terminata la terapia.

Prima di iniziare la radioterapia, vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

Chemioterapia

La chemioterapia è una terapia consigliata per il carcinoma anaplastico, ma in alcuni casi può essere usata anche per alleviare i sintomi dell’adenocarcinoma midollare o di altre forme di tumore alla tiroide.

La chemioterapia è una terapia farmacologica che uccide le cellule tumorali, di norma i farmaci sono somministrati per endovena, entrano in circolo e vanno a colpire le cellule tumorali in tutto l’organismo.

I farmaci possono essere somministrati in ospedale, in ambulatorio o presso il vostro domicilio. Alcuni pazienti, però, dovranno essere ricoverati in ospedale.

Gli effetti collaterali della chemioterapia dipendono principalmente dal tipo e dalla dose dei farmaci somministrati, perchè i farmaci sono anche in grado di danneggiare tutte le cellule sane che si dividono rapidamente, ad esempio quelle della mucosa della bocca. Tra gli effetti collaterali più frequenti ricordiamo:

L’équipe medica che vi segue può suggerirvi come tenere sotto controllo molti di questi effetti collaterali. La maggior parte di essi scomparirà spontaneamente alla fine della terapia.

Prima di iniziare la chemioterapia vi consigliamo di rivolgere al medico le domande seguenti:

Convalescenza

Dopo la terapia per il tumore alla tiroide dovrete sottoporvi a visite ed esami regolari. Anche se i sintomi del tumore sono scomparsi, infatti, la patologia può recidivare, cioè ripresentarsi, perché la terapia non ha distrutto tutte le cellule tumorali presenti nell’organismo.

Il medico controllerà la vostra ripresa ed escluderà la presenza di recidive avvalendosi degli esami del sangue e degli esami di imaging. Se il tumore recidiva, tende a colpire soprattutto il collo, i polmoni o le ossa.

Le visite di controllo servono anche per diagnosticare i problemi di salute che potrebbero essere causati dalla terapia antitumorale: chi è stato curato con la terapia radiometabolica o con la radioterapia corre un maggior rischio di sviluppare nuovi tumori. Se tra una visita e l’altra avete un qualche problema di salute, dovreste contattare immediatamente il medico.

Chi in passato ha sofferto di adenocarcinoma papillare o follicolare deve fare gli esami del sangue per controllare i livelli del TSH e della tireoglobulina. Gli ormoni tiroidei, in condizioni normali, sono immagazzinati nella tiroide sotto forma di tireoglobulina. Se la tiroide è stata asportata i livelli di tireoglobulina nell’organismo devono essere molto bassi o nulli. Se sono molto alti potrebbero indicare che il tumore si è ripresentato. Per prepararvi all’esame della tireoglobulina, il medico vi consiglierà di:

oppure

Chi in passato ha sofferto di adenocarcinoma midollare deve sottoporsi agli esami del sangue specifici per la calcitonina e per altre sostanze.

Oltre agli esami del sangue, le visite di controllo potranno comprendere:

Una volta terminata la terapia, vi consigliamo di rivolgere le domande seguenti al vostro medico:

Fonti e bibliografia

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