Tumore al seno: sintomi, prevenzione, cause, diagnosi

Introduzione

I possono essere benigni (non cancro) o maligni (cancro):

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I tumori benigni:

I tumori maligni:

La malattia colpisce quasi esclusivamente le donne, solo raramente gli uomini; si tratta del tumore più frequente nel sesso femminile (29% di tutti i tumori che colpiscono le donne).

Le cellule del cancro al seno possono diffondersi staccandosi dal tumore originario. Possono percorrere i vasi sanguigni o linfatici per raggiungere altre parti del corpo. Dopo essersi diffuse, le cellule tumorali possono attaccare altri tessuti e crescere formando nuovi tumori che possono danneggiare i tessuti.

Quando un tumore si diffonde dalla sede originaria a un’altra parte del corpo, il nuovo tumore ha la stessa tipologia di cellule anomale e lo stesso nome del tumore primario (originale). Ad esempio, se il cancro al seno si diffonde a un polmone, le cellule tumorali presenti nel polmone sono in realtà le cellule tumorali del seno. La malattia è denominata cancro al seno con metastasi, non cancro al polmone. Per questo motivo, la malattia viene trattata come cancro al seno e non come cancro al polmone.

La maggior parte dei noduli al seno non sono cancerosi, bensì benigni; in ogni caso alcuni di essi richiedono di essere valutati ed esaminati al microscopio per avere la prova della loro benignità. È importante comprendere alcune parole chiave utilizzate per descrivere il cancro al seno:

La restante parte di questo documento si riferisce soltanto al cancro della mammella nelle donne.

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Seno

I seni poggiano sui muscoli del torace che coprono le costole: ciascuna mammella si compone dai 15 a 20 lobi e, a loro volta, i lobi contengono lobuli molto più piccoli. I lobuli contengono gruppi di piccole ghiandole in grado di produrre il latte, quest’ultimo scorre dai lobuli al capezzolo attraverso tubi sottili chiamati condotti. Il capezzolo si trova al centro di una scura zona di pelle chiamata areola; il grasso riempie gli spazi tra i lobuli ed i dotti.

I seni contengono anche dei vasi linfatici: questi vasi conducono ad organi piccoli e sferici chiamati . Gruppi di linfonodi si trovano vicino al seno sotto le ascelle, sopra la clavicola, nel torace dietro lo sterno ed in numerose altre parti del corpo. I linfonodi bloccano i batteri, le cellule cancerose o altre sostanze nocive.

Cause

Sebbene vi siano numerosi fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di sviluppare il cancro al seno, non si conosce ancora esattamente in che modo alcuni di questi fattori di rischio inducano le cellule a diventare cancerose.

Sembra che gli ormoni giochino un ruolo importante nella formazione del tumore, ma non si riesce a comprendere bene come ciò possa avvenire.

Cambiamenti a livello del DNA possono rendere cancerose alcune cellule sane: il DNA è la sostanza chimica che si trova in ogni cellula del corpo e contiene le istruzioni per il loro corretto funzionamento. In genere somigliamo ai nostri genitori perché sono loro la fonte del nostro DNA. Alcuni geni contengono le istruzioni per determinare quando le nostre cellule crescono, si dividono e muoiono. I geni che accelerano la scissione cellulare sono chiamati oncogeni, quelli che invece la rallentano o inducono le cellule alla morte al momento giusto sono chiamati geni soppressori del tumore.

I tumori possono essere causati da mutazioni del DNA che “accendono” gli oncogeni o “spengono” i geni oncosoppressori.

Fattori di rischio

Ormai dovrebbe essere familiare la statistica secondo cui una donna su otto sviluppa il cancro al seno, molti però fraintendono questi dati pensando erroneamente di avere una possibilità su otto di sviluppare oggi la malattia.

In realtà circa una donna su otto negli Stati Uniti (in percentuale il 13% delle donne, quindi 13 su 100) può aspettarsi di sviluppare il cancro al seno nel corso della sua esistenza; negli Stati Uniti la vita media è di circa 80 anni, dunque sarebbe più corretto dire che negli Stati Uniti una donna su 8 può aspettarsi di sviluppare il cancro al seno al raggiungimento degli 80 anni. In ogni decade della vita il rischio di contrarre il cancro al senso è attualmente più basso del 13% per la maggior parte delle donne.

In genere le persone tendono a percepire il rischio in modi molto diversi: una probabilità pari ad una su otto di ammalarsi di cancro al seno potrebbe sembrare elevata, ma guardando la statistica da un’altra prospettiva potreste invece pensare di avere 7 possibilità su 8 di non essere colpite dal cancro al seno, ciò significa una percentuale corrispondente all’87.5% di non sviluppare la malattia, anche al raggiungimento degli 80 anni di età. Il modo di percepire il rischio spesso dipende dalla situazione individuale (ad esempio nel caso in cui voi o molte donne che conoscete siano state colpite dal cancro al seno, o se sussistono delle valide ragioni per ritenere che il rischio di contrarre la malattia sia per voi più elevato della media) o comunque dal vostro modo usuale di guardare il mondo.

Nonostante gli studi abbiano mostrato che la probabilità di essere colpiti dal cancro al seno si aggira intorno al 13%, questa probabilità può aumentare o diminuire da un individuo a un altro: il rischio individuale è influenzato da molti fattori diversi, come la storia della famiglia, la storia riproduttiva , lo stile di vita, l’ambiente in cui si vive e tanti altri fattori.

Nessuno conosce quali siano le cause esatte del cancro al seno, spesso i dottori non riescono a spiegarsi il motivo per il quale una donna sviluppa il cancro al sano ed un’altra no. Ciò che si sa è che una collisione, un livido, un colpo al seno non determinano il cancro. Inoltre il tumore al seno non è contagioso, per cui non si può trasmettere da una persona ad un’altra.

La ricerca ha dimostrato che le donne che presentano determinati fattori di rischio hanno una maggiore probabilità di sviluppare il cancro al seno, la presenza di un fattore di rischio sicuramente aumenta la possibilità di contrarre la malattia. Studi scientifici hanno evidenziato i seguenti fattori di rischio per il cancro al seno:

Altri possibili fattori di rischio sono ancora in fase di studio, come ad esempio l’impatto della dieta; si sta inoltre studiando l’eventuale correlazione tra la presenza di alcune sostanze nell’ambiente ed il rischio di cancro al seno.

Molti fattori di rischio si possono evitare, mentre altri, al contrario non possono essere evitati. Le donne possono comunque proteggersi cercando di limitare i fattori noti di rischio per quanto possibile.

È però anche importante tenere a mente che non sempre le donne che presentano un qualche fattore di rischio si ammalano di cancro al seno e la maggior parte delle donne che sviluppa la malattia non ha precedenti familiari; fatta eccezione per le donne in età avanzata, la maggior parte di esse non presenta dei chiari fattori di rischio.

Se pensate di poter essere esposte al rischio di contrarre il cancro al seno fareste bene a parlarne con il vostro medico, così che egli possa suggerirvi alcuni modi per ridurre tale rischio e possa pianificare un programma per i controlli.

Fattori con effetti non provati sul rischio del cancro al seno

Fattori protettitivi

Sintomi

Il più comune sintomo del tumore al seno è la presenza di un nuovo nodulo mammario: se il nodulo è duro ed indolore e presenta bordi irregolari è più probabile che sia cancerogeno, tuttavia il cancro al seno può anche essere soffice e rotondeggiante. Per questo motivo è fondamentale che ogni nuovo nodulo sia tenuto sotto controllo da un medico specialista esperto nella diagnosi delle malattie della mammella.

Altri possibili segni del cancro al seno sono:

In certi casi il tumore al seno può diffondersi ai linfonodi ascellari e qui può causare un nodulo o un gonfiore, anche prima che il tumore al seno si sia abbastanza esteso per poter essere avvertito.

Nelle fasi iniziali il tumore alla mammella di solito non provoca dolore, ma una donna dovrebbe sempre consultare il suo medico specialista in caso di dolore al seno o di qualsiasi altro sintomo persistente. Il più delle volte questi dolori non sono dovuti a tumore, ma possono essere causati da differenti problemi di salute. Ogni donna che avverte questi sintomi deve informare il proprio medico così che il problema possa essere diagnosticato e trattato il prima possibile.

Fissa un controllo dal tuo medico se noti che il seno appare diverso alla vista o al tatto, perchè nessun cambiamento è troppo piccolo per chiedere informazioni.

Diagnosi

Se si avvertono dei sintomi specifici o se il risultato del test di screening fa pensare che esista la possibilità di un tumore, il medico deve capire se sussiste l’effettiva possibilità che il paziente abbia contratto il cancro o se in realtà ciò sia dovuto ad altre cause. Il medico può porre alcune domande riguardanti la storia personale e quella della propria famiglia e può effettuare un esame fisico. Egli può anche decidere che il paziente debba essere sottoposto ad una mammografia o ad altre metodiche di imaging: questi test mostrano le immagini dei tessuti all’interno del seno ed al termine il medico può ritenere che non siano necessari ulteriori esami, oppure può suggerire di sottoporsi più avanti ad ulteriori accertamenti. Potrebbe essere anche necessaria una biopsia che riscontri la presenza di eventuali cellule tumorali.

Esame clinico del seno

Attraverso la palpazione del seno il medico può avvertire la presenza di noduli e cercare di individuarne la causa, a tal fine il medico ne analizzerà dimensione, forma e consistenza. Egli controllerà anche se il nodulo si muove facilmente. Generalmente i noduli benigni hanno caratteristiche diverse da quelli maligni: i noduli benigni appaiono generalmente rotondi, mobili e morbidi al tatto, mentre i noduli dalla forma irregolare e più saldamente ancorati al seno sono più probabilmente cancerosi.

Mammografia diagnostica

Le mammografie diagnostiche sono radiografie del seno, rendono più chiare e dettagliate le immagini che risultano anomale dalla mammografia di screening. I medici se ne avvalgono per scoprire qualcosa di più sui cambiamenti inusuali del seno, ad esempio la presenza di un nodulo, continui dolori al seno, l’ispessimento del capezzolo, il cambiamento della dimensione o della forma del seno. Le mammografie diagnostiche possono focalizzarsi su un’area specifica della mammella, possono implicare il ricorso a tenciche speciali e ad esami più approfonditi rispetto alle mammografie di screening.

Ecografia

Un apparecchio ad ultrasuoni trasmette suoni che la gente non può sentire: le onde rimbalzano sui tessuti ed il computer utilizza gli echi prodotti per creare le immagini che il medico potrà poi visualizzare attraverso un monitor. Queste immagini possono mostrare se il nodulo è solido o se è ricco di liquidi. Una cisti per esempio si presenta come una sacca piena di liquidi, ma non rappresenta una forma di tumore. Al termine del test il medico può visualizzare le immagini sul video o stamparle. Quest’esame puà essere utilizzato congiuntamente alla mammografia.

Imaging a risonanza magnetica

La risonanza magnetica (MRI) utilizza un potente magnete collegato ad un computer per rendere più dettagliate le immagini del tessuto mammario: il medico può visualizzare le immagini su un monitor oppure stamparle su pellicola. La risonanza magnetica può essere utilizzata insieme ad una mammografia.

Biopsia

Il medico può rivolgersi ad un chirurgo o ad uno specialista delle malattie al seno per una biopsia. In tal caso il liquido o il tessuto viene rimosso dal seno per cercare di scoprire la presenza del cancro.

Cura e terapia

In generale quasi tutte le donne con un cancro del seno, indipendentemente dallo stadio in cui si trova il tumore, subiscono un intervento chirurgico per rimuovere i tessuti malati, esistono tuttavia ulteriori approcci che possono essere classificati in grandi gruppi, in base a come funzionano e a quando vengono utilizzati.

La terapia locale è destinata al trattamento di una zona specifica senza influire sul resto del corpo, chirurgia e radioterapia sono esempi di terapie locali.

La terapia sistemica si riferisce invece ai farmaci che possono essere assunti per via orale o direttamente nel flusso sanguigno così da raggiungere le cellule tumorali in qualsiasi parte del corpo. La chemioterapia, la terapia ormonale e la terapia mirata sono terapie sistemiche.

I pazienti ai quali non viene più riscontrato il cancro dopo l’intervento chirurgico, vengono sottoposti ad una terapia sistemica adiuvante (addizionale). In alcuni casi le cellule di cancro possono staccarsi dal tumore primario della mammella per diffondersi in tutto il corpo tramite il flusso sanguigno, ciò avviene anche nelle fasi iniziali della malattia. Queste cellule non possono essere individuate attraverso un esame fisico o tramite radiografie o altri esami di imaging, per di più non generano alcun sintomo: possono svilupparsi sino a dar vita a nuovi tumori in altri organi del corpo o nelle ossa. L’obiettivo della terapia adiuvante è quello di uccidere queste cellule nascoste.

Non tutti i pazienti necessitano di una terapia adiuvante, in linea generale se il tumore è più grande o se si è esteso sino ai linfonodi è più probabile che si sia diffuso attraverso il flusso sanguigno.

Alcuni pazienti vengono sottoposti a terapia sistemica, di solito la chemioterapia, prima dell’intervento chirurgico in modo da ridurre il tumore, nella speranza che ciò consentirà di sottoporre poi il paziente ad un intervento meno estensivo. In tal caso la terapia prende il nome di terapia neoadiuvante.

Prevenzione

Non esiste un metodo sicuro per prevenire il cancro al seno, tuttavia ci sono delle scelte che ogni donna può fare per contribuire a ridurre il proprio rischio e per aumentare la probabilità che, nel caso in cui si sviluppi effettivamente il cancro, questo venga individuato in modo precoce.

È possibile ridurre il rischio di cancro al seno modificando quei fattori di rischio che possono essere cambiati: se si limita il consumo di alcoolici, si fa regolare attività fisica e si mantiene sotto controllo il peso corporeo, si diminuisce concretamente il rischio di cancro al seno. Le donne che decidono di allattare anche solo per alcuni mesi possono abbassare ulteriormente la probabilità di sviluppo.

Fare a meno della terapia ormonale post-menopausa (TOS) può essere d’aiuto, ma generalmente ad oggi viene proposta dai medici sono quando i vantaggi superano i rischi.

Alcune sostanze chimiche esplicano proprietà sovrapponibili all’azione degli estrogeni (come ad esempio quelle che si trovano in alcune bottiglie di plastica o in alcuni cosmetici e prodotti per la cura personale), ma in questo caso l’aumento del rischio di cancro al seno non è stato accertato. Se si verifica un aumento del rischio, è probabile che sia di fatto molto lieve; nel dubbio, soprattutto nelle donne ad alto rischio, è comunque possibile decidere di evitare quando possibile i prodotti che contengono queste sostanze.

Oltre che ai cambiamenti nello stile di vita, la decisione più importante che una donna possa prendere è seguire le linee guida per una diagnosi precoce, in tal modo non si ha la certezza di impedire la formazione di un tumore, ma possiamo ragionevolmente aspettarci che se dovesse succedere verrebbe scoperto il più precocemente possibile.

Le donne dai 40 anni di età in su dovrebbero sottoporsi ad una mammografia al seno ogni anno e dovrebbero continuare a farlo finché sono in buona salute.

Le donne tra i 20 ed i 30 anni di età dovrebbero sottoporsi ad un esame clinico del seno come parte di uno screening periodico (regolare) del proprio stato di salute da parte di un medico specialista, almeno ogni 3 anni.

L’auto-palpazione del seno può essere un’opzione valida per le donne a partire dai 20 anni di età, che dovrebbero essere informate circa i vantaggi ed i limiti di questa tecnica e dovrebbero segnalare ogni cambiamento del seno al proprio medico specialista.

Le donne ad elevato rischio sono quelle che:

Tra le donne con rischio moderatamente elevato rientrano quelle che:

Bevande alcoliche

Molti studi mostrano un rischio aumentato in seguito al consumo di bevande alcoliche e la menopausa non sembra alterare questa associazione; alcuni metaboliti dell’alcol, come l’acetaldeide, potrebbero essere cancerogeni, inoltre l’alcol ha effetti sulla produzione di prostaglandine, sull’ossidazione dei lipidi e in generale sulla formazione di radicali liberi.

Un ulteriore effetto negativo si ha con l’effetto solvente dell’alcol, che permette ad altre sostanze potenzialmente cancerogene di passare le membrane cellulari; infine i forti bevitori tendono ad avere meno fame, seguono quindi una dieta sbilanciata e povera, soprattutto di antiossidanti.

Gli studi sono molti e concordi ed è stato evidenziato un meccanismo dose-dipendente. L’alcol è una causa certa di cancro al seno sia un pre menopausa, sia in post menopausa, quindi evitarne il consumo può aiutare a prevenire lo sviluppo di tumore al seno (e di molti altri).

Metastasi

Le sono cellule tumorali che, attraverso il sistema circolatorio o linfatico, vengono disperse nell’organismo dove possono causare la formazione di ulteriori tumori:si conoscono 2 tipi di tumore al seno con metastasi:

  1. Nel caso in cui le le cellule tumorali  si fermino ai linfonodi ascellari si considera potenzialmente curabile perchè ancora in uno stadio iniziale.
  2. Quando invece le metastasi riescono ad oltrepassare queste zone si parla di metastasi a distanza e generalmente si sviluppano tumori secondari nelle ossa, nel fegato e nei polmoni; pur esistendo oggi molti trattamenti per questi tumori le aspettative di cura sono in questo caso molto più basse e la terapia mira sopratutto ad evitare un’ulteriore diffusione.

È possibile rilevare la presenza di metastasi al momento della diagnosi di tumore al seno, mesi od anni dopo.

Statistiche

Il cancro al seno è la tipologia di cancro più comune tra le donne e ne colpisce una su 8, rappresentando di fatto la forma di tumore più diffusa in ambito femminile.

La percentuale di sopravvivenza a 5 anni è ormai al 90%, con grandi passi avanti compiuti negli ultimi anni.

Il tumore del seno viene classificato sulla base di cinque stadi a gravità crescente:

  1. Stadio 0: è chiamato anche carcinoma in situ
  2. Stadio I: è un cancro in fase iniziale, con meno di 2 cm di diametro e senza coinvolgimento dei linfonodi.
  3. Stadio II: è un cancro in fase iniziale di meno di 2 cm di diametro che però ha già coinvolto i linfonodi sotto l’ascella, oppure ha dimensioni maggiori ma senza coinvolgimento dei linfonodi.
  4. Stadio III: è un tumore localmente avanzato, di dimensioni variabili, ma che ha coinvolto già anche i linfonodi sotto l’ascella, oppure che coinvolge i tessuti vicini al seno (per esempio la pelle).
  5. Stadio IV: è un cancro già metastatizzato che ha coinvolto altri organi al di fuori del seno.

Nei casi di diagnosi al primo stadio (stadio 0) la sopravvivenza da quel momento per i successivi 5 anni è di circa il 98%, con percentuali variabili di recidive a seconda del trattamento scelto; nel caso di coinvolgimento dei linfonodi la probabilità di sopravvivenza scende al 75% circa.

Nel cancro in cui siano presenti metastasi distanti, principalmente polmoni, fegato e ossa, la sopravvivenza media è stimata in circa due anni, ma questo dev’essere interpretato sulla base del fatto che alcune donne arrivano fino a 10 anni. (Fonte: )

 

Fonti principali:

A cura di Francesca Giannino

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