Tumore al collo dell’utero: sintomi, HPV, sopravvivenza, …

Introduzione

La cervice è la parte inferiore dell’utero, l’organo in cui, durante la gravidanza, si sviluppa il feto. Il tumore al collo dell’utero è causato quasi esclusivamente da un virus, detto HPV (dall’inglese Human Papilloma Virus, ossia virus del papilloma umano), che si diffonde tramite i rapporti sessuali.

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La maggior parte delle donne è in grado si sconfiggere l’infezione da HPV, talvolta tuttavia il virus riesce a indurre la formazione del cancro; i rischi sono maggiori nelle donne fumatrici, con molti figli, che usano contraccettivi orali per lunghi periodi o che hanno un’infezione da HIV (dall’inglese Human Immunodeficiency Virus, ossia virus dell’immunodeficienza umano).

All’inizio il tumore al collo dell’utero può non dare alcun sintomo, ma in seguito può manifestarsi sotto forma di dolore pelvico e/o sanguinamenti dalla vagina. Occorrono in genere diversi anni perché le cellule normali della cervice diventino cancerose, cellule anomale che possono essere individuate tramite un Pap test, ossia l’esame microscopico di cellule cervicali. È anche possibile ricorrere a un test HPV, un approccio più recente e sensibile.

Se i risultati sono anomali può essere necessario ricorrere a una biopsia o ad altri esami per la conferma della diagnosi, ma l’aspetto importante è che l’esecuzione periodica di test di screening permette di identificare e trattare eventuali problemi prima che insorga un cancro.

Il trattamento può essere

La scelta del trattamento dipende dalle dimensioni del tumore, dalla sua eventuale diffusione e dalla volontà/necessità/possibilità di mantenere la fertilità.

Alcuni vaccini possono proteggere da vari tipi di HPV, inclusi alcuni dei più pericolosi ceppi cancerogeni.

La prognosi (cioè le possibilità di guarire) dipende da:

Per moltissimi anni il tumore della cervice è stato la forma di cancro più diffusa tra le donne, ma la situazione è notevolmente mutata negli ultimi anni, almeno nei Paesi occidentali, dove il numero delle diagnosi e dei decessi continuano a ridursi grazie soprattutto all’introduzione del Pap-test prima e dell’HPV test poi, strumenti di diagnosi precoce particolarmente efficaci.

In Italia si ogni anno circa 3.500 nuovi casi con una sopravvivenza a cinque anni al 67.5%, ma ad oggi le probabilità di morire a causa di questo tumore sono inferiori a una donna su mille.

In generale la prognosi è migliore quando il cancro viene scoperto presto.

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Cervice

La cervice fa parte del sistema riproduttivo femminile, è situata nella pelvi e rappresenta il tratto dell’utero inferiore e stretto che sporge in vagina

La cervice collega di fatto l’utero alla vagina e durante la mestruazione il sangue passa dall’utero alla vagina attraverso questo canale, prima di venire espulso attraverso la vagina.

È in grado di produrre muco cervicale che, durante un rapporto sessuale, favorisce lo scorrimento dello sperma dalla vagina attraverso la cervice fino all’utero; in gravidanza la cervice è invece saldamente chiusa per aiutare a trattenere il feto in utero.

Durante il parto, infine, la cervice si apre per consentire al feto di passare attraverso la vagina.

Causa

Un cancro origina nelle cellule, l’elemento costituente dei tessuti; i tessuti costituiscono la cervice e altri organi del corpo.

Le cellule normali della cervice crescono e si dividono per formare nuove cellule al bisogno.

Invecchiando o danneggiandosi le cellule normali muoiono e vengono sostituite da cellule nuove. Talvolta questo processo non va a buon fine, si formano nuove cellule quando il corpo non ne ha bisogno e le cellule esistenti non invecchiano né muoiono come dovrebbero.

L’accumulo di cellule in eccesso spesso genera una massa di tessuto, detta neoplasia o tumore.

I tumori della cervice possono essere benigni o maligni (cancerosi).

Le neoplasie benigne (come polipi, cisti o condilomi genitali):

Le neoplasie maligne (tumore al collo dell’utero):

Il cancro cervicale inizia nelle cellule superficiali, ma nel tempo può infiltrarsi più in profondità nella cervice e nei tessuti circostanti.

Le cellule cancerose possono diffondersi separandosi dal tumore cervicale, per esempio possono raggiungere i linfonodi vicini attraverso i vasi linfatici. Le cellule cancerose possono anche raggiungere polmoni, fegato o ossa attraverso il circolo sanguigno.

Una volta disseminate (metastasi) le cellule cancerose possono colonizzare altri tessuti e danneggiarli formandovi nuovi tumori.

Fattori di rischio

Qualunque elemento in grado di aumentare le probabilità di insorgenza di una malattia viene detto fattore di rischio. L’esistenza di fattori di rischio non implica la certezza di contrarre il cancro, così come la loro assenza non garantisce l’immunità. Consultare il proprio medico se si ritiene di essere a rischio di cancro cervicale.

I fattori di rischio del cancro cervicale comprendono:

Nelle donne portatrici di infezione da HPV i fattori di rischio seguenti aumentano ulteriormente il rischio di cancro cervicale:

Ulteriori fattori di rischio che aumentano la probabilità di contrarre l’infezione da HPV sono:

Sintomi

In fase iniziale il cancro della cervice in genere non causa segni o sintomi, ma può essere rilevato precocemente sottoponendosi a controlli periodici.

Quando presenti i segni e sintomi caratteristici del tumore al collo dell’utero consistono in:

Queste, e altre manifestazioni, possono essere dovute al cancro cervicale o ad altre condizioni, quindi è opportuno non saltare a conclusioni e procedere a una visita ginecologica di approfondimento.

Diagnosi

Vengono usati diversi test ed esami per diagnosticare il tumore al collo dell’utero, tra cui:

Cura

Chirurgia

Conizzazione

Il cancro cervicale viene talvolta trattato con la chirurgia (rimozione del cancro tramite un intervento). In particolare attraverso la procedura di conizzazione, che consiste nella rimozione di un pezzo di tessuto a forma di cono dalla cervice e dal canale cervicale. Il tessuto viene esaminato al microscopico da un patologo per evidenziare cellule cancerose. La conizzazione può essere usata per la diagnosi o il trattamento di una condizione cervicale. Questa procedura è anche nota come biopsia a cono.

Può essere effettuata secondo una delle metodiche seguenti:

Il tipo di conizzazione dipenderà dalla sede delle cellule cancerose e dal tipo di cancro cervicale.

Isterectomia

L’isterectomia totale consiste nella rimozione chirurgica dell’utero, cervice compresa. La procedura viene detta isterectomia vaginale quando utero e cervice vengono asportati attraverso la vagina. Viene detta invece isterectomia addominale totale quando utero e cervice vengono asportati attraverso un’ampia incisione dell’addome. Viene detta infine isterectomia laparoscopica totale quando utero e cervice vengono asportati attraverso una piccola incisione dell’addome tramite un laparoscopio.

L’isterectomia radicale consiste nella rimozione di utero, cervice, parte della vagina e un’ampia sezione di legamenti e tessuti circostanti. Possono essere asportati anche ovaie, salpingi o linfonodi limitrofi.

Nell’isterectomia radicale modificata si procede alla rimozione chirurgica di utero, cervice, parte superiore della vagina, con i legamenti e tessuti che circondano tali organi. Vengono talvolta asportati anche i linfonodi limitrofi. Questo intervento limita l’estensione della rimozione rispetto all’isterectomia radicale.

La trachelectomia radicale prevede la rimozione chirurgica di cervice, tessuti e linfonodi circostanti, parte superiore della vagina. Utero e ovaie rimangono in sede.

La salpingo-oforectomia bilaterale è la rimozione chirurgica bilaterale di ovaie e salpingi.

L’esenterazione pelvica, infine, è la rimozione chirurgica di colon inferiore, retto e vescica. Vengono asportati anche cervice, vagina, ovaie e linfonodi limitrofi. L’intervento richiede la creazione di stomie (aperture artificiali) per l’eliminazione di urina e feci in apposite sacche di raccolta. Può essere necessaria anche una successiva chirurgia plastica per la creazione di una vagina artificiale.

Radioterapia

È una modalità terapeutica del cancro che impiega raggi X (o altri tipi di radiazione) ad alta energia per distruggere le cellule cancerose o impedirne la proliferazione. Esistono due tipi di radioterapia:

La tecnica di somministrazione della radioterapia dipende da tipo e stadio di cancro in trattamento. La radioterapia (interna ed esterna) è usata per curare il cancro cervicale; viene anche adoperata come tecnica palliativa per alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita.

Chemioterapia

La chemioterapia è una modalità di trattamento del cancro basata su farmaci che arrestano la crescita delle cellule cancerose, o distruggendo le cellule o interrompendone la duplicazione. Se assunti per bocca o iniettati in vena o per via intramuscolare, i farmaci chemioterapici entrano in circolo e possono raggiungere le cellule cancerose in tutto il corpo (chemioterapia sistemica). Se iniettati direttamente nel liquido cerebrospinale, in un organo o in una cavità del corpo come l’addome, i farmaci agiscono principalmente sulle cellule cancerose presenti in tali aree (chemioterapia locale). La tecnica di somministrazione della chemioterapia dipende da tipo e stadio di cancro in trattamento.

Terapia a bersaglio molecolare

È una forma di trattamento che utilizza farmaci o altre sostanze per identificare e attaccare specifiche cellule cancerose senza danneggiare le cellule normali.

La somministrazione di anticorpi monoclonali è un tipo di terapia a bersaglio basata sull’uso di anticorpi prodotti in laboratorio a partire da un solo tipo di cellula del sistema immunitario. Questi anticorpi possono identificare sostanze delle cellule cancerose o sostanze normali che possono favorire la proliferazione delle cellule cancerose. Gli anticorpi attaccano queste sostanze e uccidono le cellule cancerose, ne bloccano la crescita o ne impediscono la diffusione. Gli anticorpi monoclonali vengono somministrati per infusione. Possono essere impiegati da soli o per trasportare farmaci, tossine o materiale radioattivo direttamente alle cellule cancerose.

Il bevacizumab è un anticorpo monoclonale che si lega a una proteina chiamata fattore di crescita endoteliale vascolare; può prevenire la crescita di nuovi vasi sanguigni necessari al tumore per crescere. Il bevacizumab viene adoperato per trattare il cancro cervicale metastatizzato (disseminato ad altre parti del corpo) e le sue recidive.

Fonti e bibliografia

Adattamento dall’inglese a cura della Dr.ssa Greppi Barbara

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