Cheloide e cicatrice: cosa sono e come si curano?

Ultimo Aggiornamento: 23 giorni

Introduzione

Con il termine di “” si indica una cicatrice che tende a crescere oltre i normali margini della ferita che deve effettivamente andare a riparare.

Il cheloide è quindi definita come una cicatrice ipertrofica che oltrepassa i margini della lesione su cui viene a formarsi. Nella maggior parte dei casi un cheloide tende a non dare sintomatologia se non un effetto di disagio estetico poiché si caratterizza per:

  • colorito scuro rispetto alla cute circostante,
  • cute rialzata,
  • prurito.

Ciascuno di noi può ipoteticamente manifestare una cicatrice “eccessiva”, un cheloide per l’appunto, piuttosto che ad una cicatrice normale. A far si che questo avvenga possono concorrere vari fattori che comprendono sia una individuale predisposizione (tipica ad esempio delle persone di provenienza africana, con pelle di colore più scuro), sia ovviamente specifiche condizioni transitorie di maggior suscettibilità cutanea.

Non esiste un vero e proprio trattamento curativo e/o preventivo per far fronte a tale condizione, ma ci sono ovviamente una serie di accorgimenti che individui particolarmente predisposti possono adottare per ridurne l’incidenza. Tra di essi possiamo citare in primis l’uso di steroidi topici (cioè cortisone, che ci permette di ipotizzare alla base un meccanismo simil-infiammatorio in grado di indurre un’eccessiva cicatrizzazione).

La cute

Per poter spiegare come avviene il processo di formazione di una cicatrice (sia essa fisiologia o patologica) è necessario rispolverare come è costituita la “pelle” umana.

Nella cute è possibile riscontrare in successione una serie di strati:

  • Epidermide: è il primo strato partendo dall’esterno, costituito da epitelio pluristratificato (ovvero tanti strati di cellule epiteliali “appiattite”, un po’ come fosse un pavimento su più strati) cheratinizzato, cioè coperto da una lamina finale di cellule morte con ruolo di barriera protettiva. Questo strato è privo di vasi, tant’è che riceve il nutrimento solo ed esclusivamente dai vasi ematici dello strato sottostante.
  • Derma: è la porzione di cute in cui si ritrovano i vasi sanguigni il cui nutrimento permette, in caso di lesione, di apportare l’energia necessaria, nonché le cellule o le varie sostanze per permette la riparazione.

Il processo di cicatrizzazione

A seguito di una lesione quello che avviene a livello cutaneo segue nella maggior parte dei casi una serie di “step” comuni.

In primo luogo ovviamente la collaborazione delle piastrine e dei fattori della coagulazione tende a formare il coagulo, bloccando l’eventuale fuoriuscita di sangue. Una volta interrotta la perdita ematica le cellule infiammatorie vengono richiamate in loco, così da attivare il sistema immunitario a fronte di una possibile infezione.

La fase di cicatrizzazione vera e proprio è però legata al processo di proliferazione che avviene prima nel derma e poi successivamente anche a livello dell’epidermide sovrastante.

Le cellule endoteliale, ovvero i vasi, si moltiplicano formando quasi “la strada” per guidare le popolazioni successive. In un secondo momento (quello forse più importante) i fibroblasti cominciando a dividersi, ad aumentare di numero, nonché a produrre fibre collagene, il maggior costituente del tessuto connettivo e responsabile della resistenza dei nostri tessuti.

È proprio l’esuberanza della proliferazione dei fibroblasti a generare probabilmente una cicatrice più o meno ipertrofica.

In ultimo le cellule epiteliali chiuderanno gli strati più superficiali, ripristinando in maniera più o meno fedele l’anatomia persa a seguito della lesione.

Cause e fattori di rischio

Come già affermato in precedenza ogni individuo potrebbe ipoteticamente formare delle cicatrici anomale. Con tale termine possiamo intendere:

  • Cicatrici atrofiche, ridotte rispetto alla ferita sottostante e che tendono quindi in ogni caso ad alterare la normale anatomia della regione ferita.
  • Cicatrici ipertrofiche, particolarmente rialzate ed in ogni caso poco estetiche.
  • Cheloidi, molto simili alle precedenti, ma dalle quali vanno differenziate per alcuni aspetti fondamentali. I cheloidi, a differenza delle cicatrici ipertrofiche, tendono non solo a rialzarsi, ma ad oltrepassare i margini della ferita (elemento sopra ogni altro caratteristico di questo tipo di formazione). Esse inoltre, quando asportate, tendono a recidivare. Ricordiamo che il cheloide viene da taluni considerato come un tumore cutaneo benigno ad origine totalmente fibrocitaria (cioè costituita dalle cellule fibrotiche del derma).

La tendenza di alcuni individui a dare origine a cheloidi a seguito di una lesione dipende da:

  • predisposizione individuale su base familiare,
  • etnia (più frequente nei soggetti di origine africana),
  • sesso (più frequente nelle donne),
  • età (colpisce preferenzialmente soggetti più giovani).

A questi possono ovviamente poi aggiungersi elementi esterni come l’esposizione alla luce solare o agenti irritanti.

Sintomi

Quello che differenzia un cheloide dalla cute circostante o da una normale cicatrice altro non è che:

  • colorito inizialmente rossastro, successivamente tendente al bruno,
  • assenza di annessi cutanei (peluria o capelli),
  • rilevatezza e spessore aumentati,
  • consistenza maggiore rispetto alla cute circostante,
  • profilo che eccede i margini della lesione (come già detto elemento specifico e caratteristico del cheloide),
  • riduzione della normale motilità della zona interessata,
  • prurito (non sempre presente).

Come si cura?

Non esiste una vera e proprio terapia per queste lesioni: a differenza di una cicatrice ipertrofica (che molto spesso può essere asportata o comunque corretta chirurgicamente) il cheloide tende a recidivare. Molto spesso addirittura, a seguito di tentativi di asportazione, può addirittura venirsi a creare una lesione ancora più deturpante.

Tra le terapie più recenti ricordiamo:

  • iniezione locale di steroidi, la terapia attualmente più utilizzata,
  • applicazione di steroidi locali in forma di crema, per periodi più o meno prolungati nel tempo,
  • gel contenenti materiali simili al silicone in grado di ammorbidire la cicatrice.

In rari casi può ovviamente ricorrersi in qualche modo ad alcuni interventi chirurgici associati anche a sedute di radioterapia.

Prevenzione

Nonostante non ci siano veri e proprio approcci preventivi sistematizzati, alcuni particolari accorgimenti che possano ridurre l’incidenza dei cheloidi sembrano essere il metodo migliore per quei soggetti particolarmente predisposti.

In prima istanza è ovviamente necessario ridurre al minimo qualunque trauma cutaneo, partendo da piercing, tatuaggi, fino ovviamente a traumi o interventi chirurgici.

In caso di lesione è importante prestare attenzione al processo di cicatrizzazione:

  1. Utilizzare creme idratanti per ammorbidire la cute nel sito di lesione.
  2. Applicare steroidi e antinfiammatori che possano ridurre al minimo l’eccesso di proliferazione fibroblastica.
  3. Ricorrere, quando necessario, ad antistaminici che possano ridurre l’eventuale prurito così da evitare lesioni da grattamento.

 

A cura della dott.ssa Ergasti Raffaella

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