Coliche e colichette nei neonati: sintomi, cause e rimedi

Ultimo Aggiornamento: 9 giorni

Introduzione

Si parla di facendo riferimento a episodi di pianto inconsolabile che si verificano in modo più o meno periodico (e spesso prevedibile in quanto a orari) in bambini altrimenti sani; è un disturbo molto comune, che sembra colpire almeno un neonato su cinque.

Il fattore più importante ai fini della diagnosi è il pianto continuo che si verifica in un bambino sano, che inizia a piangere più o meno sempre nello stesso momento della giornata (in genere nelle ore serali) e per diverse settimane consecutive; le colichette in genere durano

  • per più di tre ore al giorno,
  • per almeno tre giorni a settimana,
  • per più di tre settimane consecutive.

Sono un disturbo che causa forte stress nel neonato e altrettanto nei genitori, talvolta anche ansia e depressione nel caso di primo figlio, ma è bene essere consapevoli del fatto che tendono a risolversi nel giro di qualche settimane senza alcuna conseguenza permanente sul neonato.

Neonato che piange a causa delle coliche.

iStock.com/kaisersosa67

Cause

La causa esatta è tuttora sconosciuta e in meno del 5% dei neonati che manifestano pianto inconsolabile emerge una malattia organica (stitichezza, reflusso gastroesofageo, intolleranza al lattosio, emicrania infantile, …).

Nel tempo sono state formulate diverse ipotesi al riguardo:

  • In passato si ipotizzava che la causa fosse la presenza di gas intestinale, ma ad oggi sempre più specialisti ritengono che .
  • L’allattamento con latte vaccino può essere causa di coliche, a causa dello sviluppo di anticorpi verso le proteine bovine, anche se la letteratura scientifica appare ancora conflittuale in merito.
  • Qualche pediatra ritiene che possa esserci di fondo un’eccessiva peristalsi intestinale (movimenti involontari dell’intestino, che permettono lo scorrimento del contenuto) e l’efficacia dimostrata dai farmaci anticolinergici (come le gocce di Alginor®) sembrerebbe avvalorare questa ipotesi.
  • Non ci sono invece evidenze a supporto del fatto che fattori socio-famigliari possano in qualche modo influire, per esempio non sembra quindi avere influenza in proposito un’eventuale situazione di ansia/stress genitoriale (mentre è dimostrato che i genitori di un neonato che manifesti le coliche possano più facilmente andare incontro, come conseguenza, a problemi di questo genere).
  • Sembra che eventuali complicazioni al momento del parto possano invece , come se un maggior stress patito durante la nascita si riflettesse a una possibilità di pianto maggiore.

Curiosa poi l’ipotesi proposta da alcuni ricercatori, che lo ritengono un espediente evolutivo utilizzato per attirare maggiori attenzioni dei genitori (o altri membri della comunità, se pensiamo a millenni fa) rispetto ad altri neonati eventualmente presenti.

Fattori di rischio

  • Non emergono differenze tra bimbi e bimbe.
  • Non emergono differenze tra bimbi allattati al seno e bimbi allattati con formula.
  • I figli di donne che fumano durante la gravidanza o dopo il parto corrono un rischio maggiore di soffrire di colichette.
  • Le colichette non si verificano con frequenza diversa nei primogeniti rispetto ai figli successivi.
  • La dieta della madre durante l’allattamento non sembra avere nessun legame con le colichine.

Sintomi

Se i neonati piangono normalmente per una media di poco più di due ore al giorno, con un picco raggiunto verso le sei settimane, la colica è definita come la presenza di episodi di pianto che durano

  • per più di tre ore al giorno,
  • per più di tre giorni a settimana,
  • per una durata di almeno tre settimane

in un bambino altrimenti sano di età compresa tra due settimane e quattro mesi.

I sintomi caratteristici delle coliche del neonato, utili a distinguerli da un normale pianto fisiologico per altre ragioni (per esempio fame), sono:

  • intensi attacchi di pianto inconsolabile,
  • che si verifica più comunemente nel tardo pomeriggio o in serata
  • e che dura diverse ore,
  • il viso del bambino può diventare arrossato,
  • tende a stringere i pugnetti,
  • avvicina le ginocchia alla pancia e inarca la schiena mentre piange.
  • Verso la fine della colica, il bambino può sporcare il pannolino o emettere flatulenze.

Un neonato che piange a causa delle coliche appare in difficoltà, ma se queste esplosioni di pianto non hanno altre cause sottostanti non c’è alcun pericolo e non ci sono conseguenze, tanto che l’allattamento continuerà regolarmente e così l’aumento di peso.

Le colichette di norma iniziano alcune settimane dopo la nascita e spesso migliorano prima dei tre mesi.

Quando chiamare il medico

In genere non è necessario rivolgersi costantemente al pediatra in caso di coliche, ma al primo episodio può essere consigliabile farlo per escludere altre possibili cause di pianto; è invece molto importante segnalare se il bimbo:

  • smette di alimentarsi,
  • non prende peso.

Andate immediatamente in pronto soccorso o contattate il pediatra se pensate che il pianto del bambino sia stato causato da una caduta o da un lesione, oppure nel caso in cui sia accompagnato da:

  • pianto debole, acuto e continuo nel tempo,
  • muscolatura che non appare in tensione quando lo si prende in braccio (muscolatura flaccida),
  • vomito con liquido verde,
  • sangue nelle feci,
  • febbre pari o superiore ai 38 °C (se ha meno di tre mesi) o ai 39 °C  (se di età superiore),
  • gonfiore a livello della fontanella sul cranio,
  • convulsioni,
  • pelle che acquista un colore bluastro o molto pallido,
  • problemi di respirazione, come un’aumentata frequenza.

Pericoli

Le colichette non hanno alcuna conseguenza sullo sviluppo del neonato, ma possono essere causa di problemi anche rilevanti nei genitori; possono manifestarsi ripercussioni significative sulla stabilità famigliare e sia il papà che la mamma sono a rischio di sviluppo di ansia e depressione, oltre che ovviamente stanchezza e stress.

Un neonato affetto da coliche in modo severo può esporre al rischio di:

  • grave discordia coniugale,
  • depressione post-partum,
  • cessazione precoce dell’allattamento al seno,
  • eccessiva frequenza di visite mediche.

È stato infine dimostrato che i bambini con coliche possono essere esposti ad abusi, in particolare alla .

Diagnosi

In genere la visita medico-pediatrica è sufficiente per una diagnosi di coliche del neonato, che viene formulata in base a

  • anamnesi ricostruita con l’aiuto del genitore (caratteristiche del pianto, periodicità, durata, …),
  • esame obiettivo (la visita vera e propria).

Raramente sono necessari ulteriori esami o approfondimenti.

Cura e rimedi

Le coliche guariscono spontaneamente, nella maggior parte dei casi entro i 3 mesi di vita del bambino, nel frattempo è possibile ricorrere a diverse terapie, ricordando però che i farmaci antimeteorici, come il simeticone (Mylicon®), non si sono dimostrati molto efficaci.

Una possibile alternativa sono i farmaci anticolinergici (come Alginor®), ma dovrebbero essere usati solo dietro espressa prescrizione medica perchè in grado in alcuni casi di causare effetti collaterali.

Alcune ricerche indicano che l’assunzione di probiotici (fermenti lattici), cioè di sostanze che aiutano a mantenere l’equilibrio naturale della flora batterica “buona” nell’apparato digerente, potrebbe alleviare le colichette, ma non esistono ad oggi prove certe della loro efficacia.

Prima di somministrare a vostro figlio un qualsiasi farmaco od integratore contro le coliche, chiedete sempre consiglio al pediatra.

Purtroppo nella maggior parte dei casi non c’è modo di risolvere il disturbo, ma sono noti alcuni comportamenti e alcuni rimedi naturali che possono in qualche modo dare sollievo:

  • Tenere in braccio il neonato, o comunque a contatto con la mamma o con il papà; possono essere di grande utilità in questi casi i marsupi. Le coccole, anche se spesso non sono sufficienti a impedire il pianto, sono davvero la miglior medicina; in quest’ottica anche cantare una ninnananna può aiutare. Contatto fisico, contatto visivo e parole dolci sono sempre un ottimo rimedio.
  • Provare ad avvolgerlo in una coperta leggera.
  • Provare a portarlo fuori, in passeggino o in macchina.
  • Provare diverse posizioni: sulla spalla, cullato tra le braccia, sdraiato con la pancia rivolta verso il basso lungo l’avambraccio.
  • Provare ad allattare il bimbo tenendolo in posizione eretta, in modo da ridurre la quantità di aria deglutita.
  • Ridurre il consumo di tè, caffè e altre bevande contenenti caffeina in caso di allattamento al seno; indicazioni simili anche per gli alimenti piccanti. L’alcool invece va evitato a prescindere dalle coliche.
  • Utilizzare una tettarella a flusso rapido per il biberon, perchè fori troppo piccoli possono favorire la deglutizione di aria.
  • Aiutare il bimbo a digerire dopo la poppata (piccoli rigurgiti sono normali).
  • Evitare una stimolazione eccessiva del neonato cambiandogli continuamente posizione (dalla culla alle braccia e viceversa).
  • Alcuni bambini trovano sollievo dall’esposizione al rumore bianco (emesso per esempio dall’aspirapolvere o dalla radio non sintonizzata); altri bambini sembrano apprezzare maggiormente musica, suoni della Natura o addirittura il ticchettio di un metronomo.
  • Di grande utilità risulta il massaggio infantile.

Ogni bambino è un caso a sé, non bisogna aver paura di provare.

Floriterapia

Anche se personalmente sono scettico in proposito, alcune mamme trovano benefici con il ricorso alla floriterapia; dopo aver ricevuto il via libera dal pediatra si può valutare di ricorrere al Rescue Remedy in crema da applicare sul pancino almeno 4 volte al giorno massaggiando delicatamente; è possibile anche aggiungere alla crema 2 gocce di Aspen e 2 gocce di Agrimony, per beneficiare del loro effetto tranquillizzante ed ansiolitico.

Alla crema di Rescue Remedy può essere abbinato anche il fiore californiano Chamomile, che ha un’azione rilassante e sedativa ed è proprio indicato per le coliche gassose ed i problemi gastrointestinali dei lattanti.

Prima di ricorrere all’uso di qualsiasi rimedio è tuttavia di fondamentale importanza chiedere conferma al proprio pediatra; non ci sono ad oggi conferme scientifiche sull’efficacia della floriterapia, ma spesso anche solo grazie ad un effetto placebo il neonato (e la mamma…) può trarne sollievo.

Supporto psicologico

Prendersi cura di un bambino che ha le colichette può essere molto stressante e stancante, persino per i genitori più esperti e resistenti. È davvero molto importante chiedere aiuto quando la situazione diventa insostenibile: una nonna, una parente o un’amica possono prendere temporaneamente il posto della mamma per darle modo e tempo di prendere fiato e staccare almeno per un’ora o due da una situazione che è realmente dura da gestire nei casi più severi.

Piuttosto durante un episodio di coliche può essere consigliabile sdraiare il bimbo nella propria culla, al sicuro, per qualche minuto e così riprendere fiato e raccogliere idee e forze.

È molto importante riposare tutte le volte che è possibile, approfittando magari delle ore di sonno del neonato.

Altrettanto utile è cercare di frequentare altri adulti durante il giorno e non passare l’intera giornata con il solo neonato affetto da coliche; anche solo una passeggiata al parco, per fare qualche parola con altre mamme, può davvero risultare di grande beneficio.

Non si deve aver paura di esprimere i propri sentimenti. È normale che i genitori, di fronte alle colichette, si sentano inermi, depressi o arrabbiati, non c’è nulla di cui vergognarsi; confidarsi con il partner è spesso sufficiente a sentirsi meglio, ma nei casi più difficili ginecologo e/o medico possono farsi carico della situazione da un punto di vista sanitario.

 

Fonti principali:

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    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Purtroppo non glielo so dire, ma le confermo che è una carenza generalizzata (mancano dal normale ciclo distributivo anche le formulazioni per adulti).

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