Toxocariasi: cause, sintomi, pericoli e cura

a cura di Dr.ssa Elisabetta Fabiani -Ultimo Aggiornamento: 3 maggio 2019

Introduzione

La toxocariasi è una zoonosi, ossia una patologia trasmessa dagli animali.

Si tratta di un’infezione causata da alcuni vermi, nello specifico dalle larve dei nematodi Toxocara canis o Toxocara cati, parassiti dell’intestino di cani e gatti che accidentalmente infestano l’uomo causando una malattia conosciuta come larva viscerale migrante o toxocariasi.

Quando ingerite dall’uomo le uova di questi vermi possono schiudersi dando vita a forme larvali che però non sono in grado di seguire il normale ciclo di sviluppo, associato all’ospite naturale (cane o gatto). Essendo parassiti di dimensioni assai ridotte riescono tuttavia a penetrare nella parete intestinale dell’uomo, raggiungere il torrente circolatorio e da qui migrare verso vari tessuti; quasi tutti i tessuti del corpo possono essere coinvolti, ma fegato e polmoni sono quelli tipicamente interessati dall’infezione.

Le larve possono restare vive per molti mesi, provocando danni con il loro movimento attraverso i tessuti e stimolando una reazione infiammatoria di entità variabile, anche se nell’uomo non sono in grado di svilupparsi oltre lo stato larvale migrante ed essendo quindi incapaci di raggiungere la fase adulta.

Cause e trasmissione

La toxocariasi è una zoonosi causata dalla presenza di nematodi del genere Toxocara, principalmente toxocara canis e toxocara cati.

Fotografia dei parassiti responsabili della toxocariosi

iStock.com/mraoraor

Negli esseri umani, è stato che quasi il 14% della popolazione degli Stati Uniti è stata infettata da Toxocara, mentre globalmente alcuni Paesi raggiungono una prevalenza del 40% (tipicamente in regioni caldo-umide, ossia in condizioni ideali dal punto di vista della sopravvivenza delle uova nell’ambiente); in Italia la malattia è ancora poco diffusa, ma con numeri in aumento.

I cani, e in misura minore i gatti, infetti disperdono nell’ambiente le uova del parassita attraverso le feci; a seguito dell’espulsione occorrono da 2 a 4 settimane affinché le larve di Toxocara si sviluppino e le uova diventino in grado di contagiare altri animali o, incidentalmente, l’uomo.

Il contagio avviene attraverso l’ingestione delle uova espulse con le feci dagli animali infetti (trasmissione oro-fecale); dovunque siano presenti cani e gatti infestati, le uova rappresentano un pericolo per l’uomo, in particolar modo per i bambini che sono più facilmente esposti al terreno e tendono a portare alla bocca oggetti contaminati.

Una volta penetrati nell’organismo umano, le uova si schiudono liberando le larve contenute, che sono in grado di migrare verso diversi organi, tra cui

  • fegato,
  • cuore,
  • polmoni,
  • cervello,
  • muscoli
  • e occhi.

Attualmente la toxocariasi viene inquadrata come una zoonosi emergente in ambiente urbano, in quanto l’elevata contaminazione del verde pubblico con escrementi di cane crea il presupposto ideale per il passaggio della malattia dal cane all’uomo e, in particolare, ai bambini che frequentano i pachi e giocano con la terra. Infatti è nella terra, in ambiente caldo e umido, che le uova di questi vermi riescono a maturare e a divenire infettanti.

Fra i soggetti più a rischio ricordiamo:

  • alcune categorie di lavoratori, per esempio gli allevatori,
  • adulti e i bambini che provano il desiderio irrefrenabile di ingerire sostanze non commestibili, come terra o argilla (condizione chiamata picacismo).

Più raramente è possibile venire contagiati attraverso il consumo di carne infetta poco cotta (principalmente di coniglio o di agnello), mentre non si diffonde dal contatto da persona a persona come il raffreddore o l’influenza.

Ciclo di vita

Il parassita Toxocara più frequentemente coinvolto nelle infezioni umane è il T. canis, che i cuccioli di solito contraggono dalla madre ancora prima della nascita o durante l’allattamento.

Le larve maturano rapidamente nell’intestino del cucciolo che, raggiunte le 3 o 4 settimane, inizia a espellere un gran numero di uova che contaminano l’ambiente attraverso le feci.

Nell’arco di un periodo compreso tra 2 e 4 settimane le larve maturano e divengono in grado di infettare altri animali o l’uomo.

Sintomi

I sintomi della toxocariasi possono comparire alcune settimane dopo aver ingerito le uova, ma generalmente i pazienti rimangono asintomatici e manifestano come unico segno delle alterazioni degli esami ematici (in particolare un aumento degli eosinofili, particolare sottogruppo di globuli bianchi).

In alcuni soggetti infettati da un numero elevato di larve di Toxocara, o che sono esposti a ripetute infezioni, possono invece comparire sindromi cliniche correlate alla migrazione delle larve attraverso i tessuti, dove sono in grado di causare:

  • sanguinamento,
  • formazione di noduli infiammatori di tessuto fibroso (granulomi),
  • morte dei tessuti (necrosi).

Gli organi più frequentemente interessati sono:

  • polmoni,
  • cuore,
  • reni,
  • fegato,
  • muscoli,
  • occhi,
  • sistema nervoso centrale.

La severità degli eventuali sintomi è correlata a:

  • numero e localizzazione delle lesioni causate dalle larve migranti,
  • grado di risposta infiammatoria del soggetto.

In questi casi segni e sintomi della toxocariasi includono:

Alla visita medica è inoltre possibile inoltre riscontrare:

  • aumento delle dimensioni di fegato e milza (epatosplenomegalia),
  • lesioni cutanee pruriginose.

Complicazioni

Nella maggior parte dei casi le infezioni da Toxocara non sono gravi e molte persone, in particolare gli adulti infettati da un piccolo numero di larve (vermi immaturi), potrebbero non notare alcun sintomo.

I casi gravi sono rari, ma è più probabile che si verifichino nei bambini piccoli.

Se trascurata e in soggetti fragili la morte può essere provocata da complicazioni quali:

Diagnosi

La diagnosi di toxocariasi presenta notevoli difficoltà per la vasta gamma dei possibili quadri clinici. Gli elementi diagnostici comprendono:

  • anamnesi, essenziale per rivelare un’eventuale pregressa esposizione e contatto con terreni e/o oggetti potenzialmente contaminati,
  • esame obiettivo (valutazione delle manifestazioni cliniche),
  • evidenza di aumento degli eosinofili agli esami del sangue.

Sono inoltre disponibili dosaggi specifici che permettono l’identificazione degli anticorpi contro il genere Toxocara nel sangue (gli anticorpi sono proteine prodotte dal sistema immunitario per contribuire a difendere l’organismo dall’attacco di agenti esterni, parassiti compresi).

Un metodo diagnostico diretto, ma anche più invasivo, consiste nel prelievo di un campione di tessuto (biopsia) che viene successivamente esaminato per individuare le larve o l’infiammazione che ne consegue (solitamente fegato o altro tessuto infetto).

L’esame delle feci è invece inutile nell’uomo, in quanto non si possono rivenire vermi adulti che depositano le uova; l’esame delle feci di animali domestici infestati può al contrario essere di supporto alla diagnosi.

Terapia

Nella maggior parte dei soggetti affetti da toxocariasi, l’infezione si risolve da sola e il trattamento non è necessario.

La terapia consiste innanzitutto nella cura dei sintomi, in quanto gli agenti antiparassitari non si dimostrano sempre efficaci. I farmaci più utilizzati sono:

  • Tiabendazolo o mebendazolo, per uso locale (solitamente sette giorni) o per via orale (per due giorni consecutivi), danno buoni risultati nella maggior parte dei casi; possono essere somministrati in aggiunta ai cortisonici quando i sintomi sono gravi o l’infezione ha colpito gli occhi; occasionalmente viene utilizzata la fotocoagulazione laser, che consiste nell’applicazione di un intenso raggio di luce per uccidere le larve negli occhi.
  • Cortisonici, terapia salvavita se il paziente ha un serio interessamento polmonare, cardiaco o del sistema nervoso centrale (in quanto un’importante caratteristica dell’infezione è la risposta infiammatoria dell’organismo).
  • Dietilcarbamazina, usata nelle sindromi sintomatiche più gravi: questo farmaco uccide le larve, ma può provocare lesioni irreversibili nei tessuti circostanti; in alternativa si può usare il tiabendazolo, ma per un periodo maggiore (cinque giorni consecutivi), che però risulta meno efficace.

Nei pazienti con lesioni oculari è opportuno il contemporaneo impiego del farmaco per via orale e del cortisonico per via generale e per via intraoculare.

Prevenzione

Considerando che circa il 98% dei cuccioli di cane nasce parassitato da questo verme (acquisito per via transplacentare) e che ogni esemplare femmina di Toxocara depone circa 200.000 uova al giorno che restano a lungo vitali nel terreno, si comprende facilmente come i giardini pubblici e condominiali siano zone altamente contaminate e contaminanti.

L’incidenza di tale malattia potrebbe diminuire drasticamente se i possessori di animali domestici coscienziosamente eradicassero i vermi dai loro animali (sottoponendoli alla sverminazione periodica) e rimuovessero il materiale fecale dai cortili e dai terreni, soprattutto se parchi gioco o ambienti usati per la ricreazione di scuole e asili. Questi terreni e le superfici sabbiose dovrebbero essere sorvegliati con attenzione.

È comunque importante sottolineare che un cane e un gatto seguiti con attenzione non rappresentano in ogni caso un pericolo significativo per l’uomo.

Da un punto di vista pratico è ovviamente necessario attenersi alle più elementari norme igieniche, come lavarsi le mani prima di mangiare e/o maneggiare del cibo, e in ogni caso dopo aver raccolto le feci animali.

Si dovrebbero infine dissuadere i bambini, nonché gli adulti che tendono a farlo, dall’ingerire sostanze non alimentari, come la terra e l’argilla.

Fonti e bibliografia

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