Stenosi spinale: cause, sintomi, intervento, rischi

a cura di Dr.ssa Tiziana Bruno -Ultimo Aggiornamento: 10 ottobre 2018

Introduzione

In campo medico con il termine “stenosi” si indica un “restringimento” , che può verificarsi a carico di diverse strutture del nostro corpo, come ad esempio

  • un orifizio (ano, vagina),
  • un canale (canale vertebrale, uretra, uretere, …),
  • un organo cavo (stomaco, intestino, trachea, esofago, cuore, …),
  • un vaso (vene, arterie, vasi linfatici).

Una stenosi causa sempre un ostacolo al normale passaggio delle sostanze che in condizioni fisiologiche attraversano normalmente queste strutture, come ad esempio

  • sangue,
  • linfa,
  • bolo alimentare,
  • urina,

Questo ostacolo può essere più o meno grave, a seconda del grado di restringimento che si è verificato; in base a questo aspetto si parla di

  • stenosi lievi,
  • stenosi moderate,
  • stenosi severe (o serrate).

Quando la stenosi interessa la colonna vertebrale si parla di stenosi spinale.

La stenosi spinale può svilupparsi in qualsiasi tratto della colonna vertebrale ma, solitamente, riguarda la zona lombare (stenosi lombare) o cervicale (stenosi cervicale).

Rappresentazione grafico-schematica della stenosi spinale

iStock.com/normaals

Richiami di anatomia

La colonna vertebrale è costituita da 33-34 segmenti ossei, chiamati vertebre, articolati fra loro e con le strutture ossee vicine. In particolare si distinguono:

  • 7 vertebre cervicali,
  • 12 vertebre toraciche (o dorsali),
  • 5 vertebre lombari (o addominali),
  • sacro e coccige.

Più nel dettaglio

  • Le vertebre cervicali sono presenti nel collo: la prima vertebra è collegata con l’osso occipitale del cranio e l’ultima vertebra con la prima vertebra toracica.
  • Le vertebre toraciche sono presenti nel petto: ogni vertebra toracica è collegata ad una delle 12 coste corrispondenti della cassa toracica.
  • Le vertebre lombari si trovano in addome e l’ultima si collega con il sacro.
  • Sacro e coccige costituiscono l’ultimo tratto della colonna vertebrale. Sono due ossa presenti nella pelvi, derivate dalla fusione di numerose vertebre primitive: si collegano con le ossa dell’anca, contribuendo alla formazione del bacino.

Tutte le vertebre della colonna vertebrale sono sovrapposte, cioè poste una sopra l’altra, divise solo da un cuscinetto fibrocartilagineo detto disco intervertebrale, a costituire un unico stelo osseo flessibile al cui interno prende forma il canale vertebrale contenente il midollo spinale.

Le vertebre, inoltre, sono ossa brevi: anatomicamente si distingue un corpo ed un arco che insieme formano il foro (o forame) vertebrale ; da ogni foro passa un nervo spinale , cioè le fibre nervose che si diramano dal midollo spinale. In totale nel corpo umano ci sono 33 paia di nervi spinali con doppia radice motoria e sensitiva.

Il midollo spinale ha colore bianco ed è lungo in media 45 cm e spesso 1 cm. All’altezza della 1ª-2ª vertebra lombare si restringe diventando cono midollare e continua sotto forma di lungo e sottile filamento, detto filamento terminale. Le radici degli ultimi nervi lombari, dei nervi sacrali e di quello coccigeo si raccolgono intorno al filamento terminale formando la cauda equina: questi nervi lunghissimi e a decorrenza verticale, infatti, ricordano proprio la coda di un cavallo.

Protetto dalle meningi spinali e dal liquido cefalorachidiano, grazie anche ai suoi mezzi di fissità, il midollo spinale segue la colonna vertebrale

  • nelle sue fisiologiche curvature, acquisendo una tipica forma ad S italica,
  • ed in tutti i suoi movimenti senza entrare mai in contatto con superfici ossee.

Cause

Diverse condizioni cliniche, congenite o acquisite, posso essere causa di stenosi spinale.

I casi di stenosi spinale congenita sono dovuti a deformazioni della colonna vertebrale presenti fin dalla nascita e sono rarissimi. Nella maggior parte dei casi infatti (ben oltre il 90% delle volte) si riconosce un’eziologia acquisita.

Generalmente la stenosi spinale è causata da una malattia degenerativa che colpisce le ossa e/o i tessuti molli del canale vertebrale, determinando cambiamenti a carico della normale costituzione della colonna vertebrale stessa o delle strutture anatomiche vicine, tanto da comprometterne i rapporti articolari e le funzioni .

Tra le più comuni cause di stenosi spinale acquisita ricordiamo:

Queste malattie possono:

  • ridurre le dimensioni del canale vertebrale o dei fori vertebrali,
  • alterare la forma del canale vertebrale o dei fori vertebrali,
  • sviluppare protuberanze ossee (osteofiti) a carico delle vertebre e/o ossa del bacino,
  • causare protrusioni o schiacciamenti dei dischi intervertebrali,
  • causare lo scivolamento patologico di una vertebra su un’altra,
  • determinare un maggior spessore o consistenza (durezza) dei legamenti intervertebrali,

che in ultima analisi, vanno a modificare lo spazio disponibile al midollo spinale od alle sue radici nervose, causandone compressioni di varia entità con comparsa di sintomi, di cui il dolore è il primo e più frequente.

Le persone più colpite da stenosi spinale sono gli anziani; altri fattori di rischio, a parte l’età, sono

  • fumo di sigaretta,
  • sovrappeso o obesità,
  • professioni usuranti che affaticano quotidianamente la colonna vertebrale,
  • predisposizione genetica.

Sintomi

I sintomi compaiono quando a causa di una stenosi spinale si verifica una riduzione dell’ampiezza del canale vertebrale o del forame vertebrale, con conseguente compressione del midollo spinale o del nervo spinale, rispettivamente.

  • Se non si verifica la compressione nervosa, la stenosi spinale non da sintomi.
  • Quando la stenosi spinale interessa il tratto cervicale, i sintomi originano al collo e possono diffondersi anche a braccia, mani, polso, spalle, testa. Comprendono:
  • Quando la stenosi spinale interessa il tratto lombare, i sintomi originano alla schiena e possono diffondersi anche a cosce, gambe, glutei, piedi. Comprendono:
  • dolore a
  • mal di schiena,
  • sciatalgia,
  • cruralgia,
  • claudicatio neurogena (zoppicamento alla deambulazione),
  • sensazione di bruciore o formicolii alle dita dei piedi.

Sintomi comuni, indipendentemente dalla sede della stenosi, sono:

  • debolezza muscolare in una parte del corpo o generale (astenia),
  • crampi muscolari,
  • senso di intorpidimento di una parte del corpo,
  • rigidità muscolare,
  • rigidità articolare.

Queste manifestazioni infine, in particolare il dolore:

  • sono cronici, ossia non compaiono mai all’improvviso ma si manifestano gradualmente e sono presenti da tempo nella storia clinica del paziente,
  • possono essere unilaterali o bilaterali (ossia possono interessare ad esempio solo una gamba o un braccio, oppure entrambe le gambe o le braccia),
  • peggiorano se il paziente si muove (cammina, sta in piedi a lungo, solleva un peso da terra) o assume determinate posizioni di estensione del corpo; di contro si ottiene un beneficio da seduti o con il riposo.

Pericoli

La stenosi cervicale è meno comune ma più pericolosa rispetto alla stenosi lombare.

In caso di stenosi cervicale, infatti, può verificarsi una compressione del midollo spinale che comporta segni di perdita di controllo dell’attività motoria del corpo, come ad esempio la comparsa di

  • spontanee e rapide contrazioni di un muscolo (fascicolazioni),
  • spasmi muscolari ripetitivi (miochimie),
  • o contrazioni muscolari prolungate (miotonie).

In altri casi si può verificare una perdita parziale (paresi) o completa ed irreversibile (paralisi o paraplegia) della capacità di movimento di una parte del corpo.

La stenosi lombare, invece, non può causare una compressione del midollo spinale (che nell’uomo termina al livello della 1ª- 2ª vertebra lombare): per cui i sintomi sono dovuti sempre ad una compressione delle radici nervose degli ultimi nervi spinali.

In rari casi, tuttavia, una stenosi lombare può comprimere l’intera cauda equina ed essere responsabile della sindrome della cauda equina (un’emergenza medico-chirurgica che richiede un intervento chirurgico) con comparsa di

  • dolore,
  • perdita di sensibilità del perineo,
  • disfunzione erettile ed alterazioni delle funzioni sessuali,
  • debolezza dei muscoli delle gambe (che può evolvere in paralisi completa),
  • perdita della capacità di controllo dell’urina e delle feci.

Diagnosi

Per una corretta diagnosi il medico:

  • raccoglie l’anamnesi del paziente indagando aspetti quali
    • sintomi presenti,
    • tempi di comparsa,
    • entità,
    • risposta a specifici stimoli o riposo;
  • esegue un attento esame obiettivo neurologico, alla ricerca di
    • dolorabilità,
    • riduzione di sensibilità o di forza di una qualche parte del corpo,
    • riduzione dei riflessi,
    • presenza di spasmi, contratture o altre alterazioni del tono muscolare,
    • alterazioni della deambulazione.

In caso di dubbio nella diagnosi possono essere richiesti

  • esami di imaging della colonna vertebrale, quali
  • test per valutare la funzionalità dei muscoli e dei nervi, come l’elettromiografia.

Con questi esami è possibile visualizzare l’eventuale stenosi spinale e la causa che l’ha determinata.

Cura

La cura della stenosi spinale inizia in genere con un approccio conservativo, attraverso farmaci somministrati per alleviare il dolore e sintomi correlati. Si tratta di

Il paziente inoltre può trovare un qualche beneficio dai sintomi attraverso il ricorso a

  • fisioterapia (con esercizi atti a migliorare l’elasticità della colonna vertebrale),
  • sedute di radiofrequenza pulsata,
  • tecniche mini-invasive (Spinal Cord Stimulation).

Particolarmente utili risultano alcune importanti modifiche allo stile di vita:

  • svolgere una regolare e leggera attività fisica,
  • mantenere il peso forma,
  • non gravare sulla colonna vertebrale, assumendo posture scorrette (fare attenzione a come si sta seduti, su quale materasso si dorme, come ci si piega per prendere un oggetto da terra, …)

Nei casi più gravi, o quando il dolore non passa con nessuna delle cure praticate, occorre intervenire con il bisturi e sottoporsi ad un intervento di chirurgia per eliminare il tessuto osseo in eccesso a decomprimere le strutture nervose incarcerate.

A cura della Dr.ssa Tiziana Bruno, medico chirurgo

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