ADHD: sintomi, cause e cura per adulti e bambini

Ultimo Aggiornamento: 14 giorni

Introduzione

La (ADHD) è un disturbo cerebrale caratterizzato da un insieme di comportamenti che causano una costante disattenzione e/o un’iperattività-impulsività in grado di interferire con il funzionamento e lo sviluppo neurologico del soggetto colpito.

I sintomi principali dell’ADHD sono

  • disattenzione,
  • iperattività,
  • impulsività.

Più nel dettaglio definiamo come:

  • Disattenzione, la difficoltà a mantenere alta l’attenzione su uno specifico compito, ma anche l’incapacità di organizzarsi adeguatamente per raggiungere un obiettivo.
  • Iperattività, la necessità di muoversi costantemente, anche in situazioni in cui non sarebbe appropriato; negli adulti questo può manifestarsi anche sotto forma di estrema irrequietezza.
  • Impulsività, che si manifesta con azioni affrettate, senza la necessaria ponderazione della potenziali conseguenze, ma anche sotto forma di desiderio di ricompense immediate e incapacità di ritardare la gratificazione.

I sintomi della ADHD tendono ad essere notati già in tenera età, per diventare poi più evidenti in presenza di specifici cambiamenti, come l’inizio della scuola; la maggior parte dei casi vengono infatti diagnosticati tra i 6 e 12 anni di età.

I bambini possono essere molto più attivi e/o impulsivi rispetto ai loro coetanei. Questi comportamenti causano problemi significativi nella vita di relazione, nell’apprendimento e nel comportamento. Per questo motivo i bambini che soffrono di ADHD in alcuni casi sono considerati “difficili” oppure si ritiene che abbiano problemi comportamentali.

Non si conoscono ad oggi le cause alla base dello sviluppo della sindrome, ma l’orientamento attuale ipotizza che possa essere il risultato di una combinazione di fattori:

  • genetici,
  • ambientali.

Un tempo si pensava che l’ADHD guarisse spontaneamente con la crescita, mentre ora si sa che, per la maggior parte dei bambini, questo non è vero. I sintomi spesso migliorano quando il bambino cresce e impara a gestirli e quindi si riducono effettivamente con l’età, ma molti adulti affetti dal disturbo possono continuare ad avere problemi, spesso anche associati a condizioni correlate (come disturbi del sonno e ansia).

Gli studi suggeriscono che circa il 4% degli adulti potrebbe soffrire in qualche modo di ADHD, con sintomi che si manifestano ovviamente in modo leggermente diverso, per esempio attraverso una scarsa capacità nella gestione del tempo e delle attività di organizzazione e pianificazione, oltre che con più o meno gravi difficoltà di concentrazione e attenzione.

Per alcuni adulti una diagnosi di ADHD può portare addirittura un senso di sollievo, perché permette di comprendere le cause delle loro difficoltà e poter finalmente trovare un trattamento in grado di aiutarli ad affrontare le sfide quotidiane in modo più efficace.

Cause

L’ipotesi attualmente più accreditata suggerisce che l’ADHD non abbia un’unica causa, ma sia invece il risultato di una qualche predisposizione genetica e uno o più fattori ambientali; studi su gemelli hanno evidenziato che l’ADHD è associata a un alto fattore ereditario (circa il 75% dei casi).

Il disturbo tende quindi a ricorrere in determinate famiglie e la ricerca suggerisce che sia i genitori che i fratelli di un bimbo a cui è stato diagnosticato il disturbo siano associati a un rischio 5 volte superiore rispetto alla popolazione generale di soffrire a loro volta dello stesso disturbo.

Nelle ricerche condotte negli ultimi 40 anni sono poi emerse importanti differenze nel cervello di chi soffre del disordine, anche se in realtà l’esatto significato di queste diversità non è tuttora stato chiarito; cambiano i tempi di maturazione dell’organo, gli equilibri fra i diversi neurotrasmettitori e anche la dimensione di alcune strutture cerebrali.

La letteratura oggi disponibile non conferma invece il punto di vista popolare secondo cui l’ADHD potrebbe essere causata da

  • un consumo eccessivo di zucchero,
  • uso eccessivo della televisione,
  • fattori famigliari e sociali come la povertà e un ambiente di crescita poco sano,

anche se sicuramente alcune di queste condizioni possono essere causa di peggioramento nei sintomi e nella manifestazione della sindrome.

Fattori di rischio

  • Famigliarità. L’ADHD tende ad essere ereditaria. Attualmente sono in corso ricerche su diversi geni che potrebbero essere connessi a questo disturbo.
  • Fumo durante la gravidanza, uso di droghe ed esposizione alle tossine. Le gestanti che fumano corrono un rischio maggiore di mettere al mondo un figlio affetto dall’ADHD. L’abuso di alcol o di droghe durante la gravidanza probabilmente fa diminuire l’attività dei neuroni (cellule nervose) che producono i neurotrasmettitori. Anche le gestanti esposte alle tossine ambientali potrebbero correre un rischio maggiore di mettere al mondo figli affetti dall’ADHD.
  • Esposizione del bambino alle tossine ambientali. I bambini in età prescolare esposti a determinate tossine presentano un rischio maggiore di soffrire di problemi comportamentali e dello sviluppo. L’esposizione al piombo, che si trova soprattutto nelle vernici e nei tubi degli edifici vecchi è stata connessa ai comportamenti distruttivi e persino violenti e alla diminuzione della capacità di concentrazione.
  • Additivi alimentari. Gli additivi alimentari, come i coloranti e i conservanti artificiali, probabilmente contribuiscono al comportamento iperattivo. Lo zucchero è da più parti sospettato di causare l’iperattività, ma finora non c’è alcuna prova attendibile a sostegno di questa tesi.
  • Parto prematuro (prima della trentasettesima gravidanza).
  • Danni cerebrali nel grembo materno o nei primi anni di vita.
  • Basso peso alla nascita.

La sindrome da deficit di attenzione e iperattività colpisce con maggior frequenza i maschi e spesso si presenta insieme ad altri disturbi (comorbilità), tra cui ricordiamo:

  • disturbi dell’apprendimento come la dislessia,
  • disturbo opposizionale (ODD),
  • ansia e depressione,
  • aumentato rischio di utilizzo di droghe.

Sintomi

Disattenzione, iperattività e impulsività sono i comportamenti chiave che caratterizzano il comportamento di soggetti colpiti da ADHD; i sintomi specifici sono più difficili da elencare, perché non è semplice distinguere con certezza una fisiologica disattenzione e iperattività rispetto alle situazioni in cui si renda necessario un intervento medico.

La maggior parte dei bambini sani è disattenta, iperattiva o impulsiva di tanto in tanto ed è normale che i bambini in età prescolare si distraggano facilmente e non siano in grado di concentrarsi troppo a lungo su un’attività. Anche nei bambini più grandi e negli adolescenti la capacità di concentrarsi dipende spesso dall’interesse che si prova per l’attività.

Lo stesso discorso vale per l’iperattività. I bambini piccoli normalmente sono pieni di energie e riuscirebbero a esaurire le energie di qualsiasi adulto prima di stancarsi. Inoltre possono diventare ancor più attivi quando sono stanchi, hanno fame, sono ansiosi o si trovano in un ambiente nuovo. Alcuni bambini, infine, sono più attivi dei loro coetanei.

Affinché possa essere diagnosticato l’ADHD occorre quindi un’osservazione dei sintomi in due situazioni diverse per almeno sei mesi al fine di valutare se determinati tratti comportamentali siano diversi da quelli degli altri bambini della stessa età.

I sintomi consentono una classificazione in base alla prevalenza di elementi di

  • iperattività-impulsività:
    • Il paziente si agita e parla molto, gli risulta difficile stare fermo per molto tempo (ad esempio per un pasto o mentre fa i compiti a casa). I bambini più piccoli possono correre, saltare o provare ad arrampicarsi costantemente. L’individuo si sente inquieto e ha problemi con l’impulsività, che si manifestano interrompendo altre persone che parlano o giocano, afferrando i giochi di altri bambini o parlando in tempi inadeguati. È difficile o impossibile aspettare il proprio turno o ascoltare indicazioni e istruzioni. Un soggetto impulsivo è poi più soggetto a piccoli e grandi infortuni.
  • disattenzione:
    • È una sfida spesso insormontabile organizzare o terminare un compito, prestare attenzione ai dettagli, seguire istruzioni o conversazioni. Il paziente si distrae facilmente e tende a dimenticare dettagli della routine quotidiana.
  • elementi combinati dell’uno e dell’altro (cosiddetto sottotipo combinato, la forma più comune).

Disattenzione

Il paziente che soffre della sindrome da deficit di attenzione e iperattività presenta almeno sei dei seguenti sintomi se la sua età e inferiore ai 17 anni, ne presenta cinque o più se di età pari o superiore. L’osservazione dei sintomi deve avvenire almeno in due situazioni diverse per almeno sei mesi.

  • Non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici, al lavoro o durante altre attività.
  • Ha difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti o attività di gioco.
  • Non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente.
  • Non segue le istruzioni e non riesce a finire i compiti scolastici o le attività assegnatagli sul lavoro,
  • Ha difficoltà a organizzarsi.
  • Evita, prova avversione, o è riluttante a fare i compiti che richiedono uno sforzo mentale per un lungo periodo di tempo, a scuola, a casa sul lavoro, …
  • Perde il materiale necessari per compiti e altre attività (ad esempio materiali scolastici, matite, libri, strumenti, portafogli, chiavi, documenti, occhiali, telefoni cellulari).
  • Viene facilmente distratto.
  • È spesso sbadato nelle attività quotidiane.

Iperattività e impulsività

Il paziente che soffre della sindrome da deficit di attenzione e iperattività presenta almeno sei dei seguenti sintomi se la sua età e inferiore ai 17 anni, ne presenta cinque o più se di età pari o superiore. L’osservazione dei sintomi deve avvenire almeno in due situazioni diverse per almeno sei mesi.

  • È irrequieto e si agita.
  • Non è in grado di rimanere seduto quando necessario.
  • Non può fare a meno di correre e arrampicarsi anche quando non sarebbe permesso
    (in adolescenti e adulti il comportamento può essere più sfumato).
  • Non è in grado di giocare o partecipare ad attività ricreative che prevedano il silenzio.
  • È spesso “in movimento”, come se fosse “azionato da un motore”.
  • Parla eccessivamente.
  • Risponde senza riflettere.
  • Ha difficoltà a aspettare la sua / il suo turno.
  • Interrompe chi sta parlando, si intromette nei giochi di altri bambini, …

Altro

Si può sospettare che il comportamento del bambino sia causato dall’ADHD se si notano disattenzione, iperattività o comportamenti impulsivi ripetuti che:

  • durano per più di sei mesi.
  • si verificano in diverse situazioni (di solito sia a casa sia a scuola).
  • interrompono o turbano regolarmente le attività scolastiche, il gioco e le altre attività.
  • causano problemi relazionali con gli adulti e con gli altri bambini.

I comportamenti connessi all’ADHD possono essere diversi a seconda del sesso del bambino:

  • I maschi tendono a essere soprattutto iperattivi, mentre alle femmine, in molti casi, non viene diagnosticato il disturbo perché tendono a essere disattente ma calme.
  • I maschi tendono a ribellarsi di più agli insegnanti e agli adulti, quindi il loro comportamento viene notato con maggior facilità.
  • Le femmine che hanno problemi di attenzione spesso sognano ad occhi aperti, mentre i maschi disattenti tendono a giocare o a muoversi senza sosta.

 

Quando chiamare il medico

Se sospettate che vostro figlio manifesti i sintomi dell’ADHD, ad esempio difficoltà di concentrazione, problemi a rimanere seduto o l’incapacità di controllare il suo comportamento, andate dal pediatra o dal medico di famiglia. Il medico può indirizzarvi verso uno specialista, ma è fondamentale escludere eventuali patologie fisiche che potrebbero essere la causa delle difficoltà del bambino.

Se vostro figlio è già in terapia per l’ADHD, dovrebbe essere portato regolarmente dal medico, almeno due volte all’anno se i sintomi rimangono stabili. Ricordate di chiedere al medico quale dovrebbe essere la frequenza delle visite. Chiamate il medico se il bambino presenta effetti collaterali dovuti ai farmaci, ad esempio ha poco appetito, ha problemi a dormire o è più irritabile del solito. Alcuni bambini in terapia con gli stimolanti possono perdere l’appetito e avere problemi a mantenere il tasso di crescita (di peso e altezza) che avevano prima dell’inizio della terapia. Tuttavia molto probabilmente riusciranno a raggiungere il potenziale di crescita entro l’età adulta.

Pericoli

L’ADHD può essere causa di difficoltà sociali, per esempio i bambini:

  • possono avere maggiori difficoltà a livello scolastico,
  • possono incontrare difficoltà nel rapporto con gli altri bambini,
  • corrono un rischio maggiore di traumi fisici,

mentre gli adulti

  • possono avere difficoltà professionali dovute alle difficoltà di concentrazione,
  • statisticamente corrono un rischio maggiore di dipendenza dall’alcol e dalle droghe d’abuso.

Si possono poi individuare diverse condizioni e patologie che possono andare a sovrapporsi:

  • disturbo d’ansia, che causa disagio per il continuo senso di preoccupazione e sintomi fisici come un battito cardiaco accelerato, sudorazione e vertigini;
  • disturbo oppositivo provocatorio (ODD), ossia un comportamento negativo e dirompente, in particolare verso le figure di autorità, come i genitori e gli insegnanti;
  • disturbo della condotta, che comporta una tendenza verso comportamenti altamente antisociali, come ad esempio il furto, la lotta, atti di vandalismo e di danneggiamento verso persone o animali,
  • depressione e disturbo bipolare,
  • disturbi del di sonno, tra cui difficoltà a prendere sonno e qualità del riposo insufficiente,
  • disturbi dello spettro autistico (ASD), che possono influenzare negativamente qualsiasi interazione sociale, comunicativa nonchè interessi e comportamenti,
  • epilessia, una condizione che colpisce il cervello e provoca attacchi ripetuti di convulsioni e altri sintomi,
  • sindrome di Tourette, una condizione del sistema nervoso caratterizzata da una combinazione di versi e movimenti involontari (tic),
  • difficoltà di apprendimento, come la dislessia.

Diagnosi

Molte persone tentano l’autodiagnosi usando i test o gli elenchi di sintomi visti sui giornali, alla TV o su Internet. Gli elenchi di sintomi possono essere utili ma, se pensate di soffrire di ADHD, è opportuno andare dal medico per un approccio più razionale e ragionato.

Il medico probabilmente vi visiterà e vi farà gli esami per scoprire se soffrite di problemi di salute con sintomi simili a quelli dell’ADHD, in caso di dubbi verrà consigliato di rivolgersi a uno specialista per una diagnosi certa.

La diagnosi di ADHD è un processo in diversi stadi e non esiste un unico esame per diagnosticare la sindrome, inoltre molti altri problemi, come l’ansia, la depressione e determinati tipi di disturbi dell’apprendimento, possono causare sintomi simili.

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association (Diagnostic and statistical manual of mental disorders, indicato con la sigla DSM-IV TR) è usato dai medici specialisti come strumento per la diagnosi dell’ADHD. Questo protocollo diagnostico è utile per essere sicuri di arrivare a una diagnosi e a una terapia corrette. L’uso dello stesso protocollo in tutta la comunità scientifica è utile per capire la diffusione dell’ADHD e il suo impatto sulla salute pubblica.

Non basta quindi osservare uno o più comportamenti insoliti per una diagnosi definitiva, che invece deve rispondere a numerosi criteri ben definiti e stringenti; la diagnosi di ADHD è per questo motivo un atto di esclusiva competenza medico-specialistica.

Vediamo ora i criteri per la diagnosi dal punto di vista dei sintomi, ma si sottolinea che vengono qui riportati in modo semplificato, al solo scopo di fornire un’idea di quello che è il comportamento di un soggetto affetto dalla sindrome.

A. Sei o più dei sintomi seguenti del deficit di attenzione sono presenti da almeno sei mesi e ostacolano lo sviluppo cognitivo:

Disattenzione

  1. Il paziente spesso non presta attenzione ai dettagli o fa errori di sbadataggine a scuola, al lavoro o durante le altre attività.
  2. Spesso ha problemi a prestare attenzione a scuola, al lavoro o durante il gioco.
  3. Sembra distratto quando ci si rivolge direttamente a lui.
  4. Non segue le istruzioni e i comandi e non riesce a portare a termine i lavori a scuola, in casa o sul posto di lavoro (non si tratta di un comportamento opposizionale e il paziente riesce benissimo a capire ciò che gli viene detto o ordinato di fare).
  5. Ha spesso problemi a organizzare le proprie attività.
  6. Spesso evita, non ama o non vuole dedicarsi alle attività che richiedono uno sforzo mentale intenso e prolungato (come i compiti a casa o le attività scolastiche).
  7. Perde spesso ciò che gli serve per portare a termine i compiti e le attività (ad esempio i giocattoli, il diario, le matite, i libri o altri oggetti).
  8. Tende a distrarsi facilmente.
  9. Nella vita di tutti i giorni è spesso distratto.

B. Sono presenti da almeno sei mesi sei o più dei sintomi di iperattività/impulsività qui elencati, in misura tale da disturbare la vita del paziente e in modalità non appropriate per il livello di sviluppo del paziente:

Iperattività

  1. Il paziente gesticola, muove i piedi o si agita sulla sedia quando dovrebbe stare seduto tranquillo.
  2. Si alza anche quando dovrebbe stare seduto.
  3. Corre o si arrampica anche in situazioni non appropriate (gli adolescenti e gli adulti possono sentirsi molto irrequieti).
  4. Ha problemi a giocare o a divertirsi tranquillamente.
  5. Sembra in perenne movimento o agisce come se fosse in moto perpetuo.
  6. In molti casi parla troppo.

Impulsività

  1. Risponde spesso d’impulso, prima che gli altri abbiano concluso la domanda.
  2. Spesso ha problemi ad aspettare il suo turno.
  3. Interrompe o si intromette nelle attività altrui (ad esempio nelle conversazioni o nei giochi).
  • Alcuni sintomi che provocano disabilità compaiono prima dei 7 anni.
  • Alcuni problemi dovuti ai sintomi si verificano in due o più situazioni (ad esempio a scuola/al lavoro E a casa)
  • Ci devono essere prove chiare di una menomazione significativa nel funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.
  • I sintomi non sono dovuti a un disturbo pervasivo dello sviluppo, alla schizofrenia o ad altri disturbi psicotici. I sintomi non possono essere descritti più correttamente come conseguenze di un altro disturbo (ad esempio: disturbo dell’umore, disturbo d’ansia, disturbo dissociativo o disturbo di personalità)

Basandosi su questi criteri, vengono poi identificate le tre forme di ADHD elencate nel paragrafo relativo ai sintomi.

Cura e terapia

Anche se non esiste una cura risolutiva per l’ADHD, i trattamenti attualmente disponibili possono contribuire a ridurre i sintomi; l’approccio è tipicamente multidisciplinare.

Farmaci

Nella maggior parte dei pazienti i farmaci sono in grado di ridurre efficacemente i sintomi legati all’iperattività e all’impulsività, migliorando così la capacità di concentrarsi, lavorare e imparare. I medicinali di prima scelta sono gli stimolanti.

  • Stimolanti: Anche se può sembrare insolito curare l’ADHD con un farmaco che è considerato uno stimolante, di fatto è un approccio efficace. Molti ricercatori ritengono che gli stimolanti sono di beneficio perchè in grado di aumentare la dopamina nel cervello, un neurotrasmettitore che svolge un ruolo essenziale nel pensiero e nell’attenzione.
  • Non stimolanti: Questi farmaci richiedono più tempo per iniziare a dare beneficio, ma allo stesso modo possono migliorare concentrazione, attenzione e impulsività. Rappresentano una seconda scelta, quando gli stimolanti non vengono tollerati o non hanno dato i risultati sperati. I due approcci possono talvolta essere combinati per aumentarne l’efficacia reciproca.
  • Antidepressivi: Anche se gli antidepressivi non sono approvati per la cura dell’ADHD da tutti gli organismi di controllo governativi, sono talvolta utilizzati per il trattamento di dei pazienti i vecchi antidepressivi triciclici, perchè anche loro in grado di aumentare le concentrazioni di dopamina e noradrenalina a livello cerebrale.

Siamo tutti diversi, quindi la durata della terapia contro l’ADHD dipende dal paziente. Alcune persone dovranno assumere il farmaco per un anno o due, mentre altre dovranno ricorrere alla terapia per molti più anni. In alcune persone, l’ADHD continua anche durante l’adolescenza e l’età adulta e questo richiederà un trattamento a lungo termine.

Psicoterapia

Negli anni sono stati provati diversi approcci psicoterapici per aiutare bambini e adulti affetti dalla sindrome di iperattività, ma i risultati possono variare a seconda dei pazienti.

Tra le più efficaci ricordiamo la terapia cognitivo comportamentale, un approccio che si propone di aiutare una persona a modificare il proprio comportamento, per esempio per:

  • organizzarsi meglio nei compiti,
  • riuscire a concentrarsi sul lavoro,
  • gestire situazioni emotivamente stressanti.

La terapia comportamentale insegna anche come:

  • monitorare il proprio comportamento,
  • concedersi piccole ricompense quando si è agito nel modo desiderato
  • controllare la rabbia,
  • pensare prima di agire.

Anche genitori, insegnanti e membri della famiglia possono essere coinvolti per aiutare a fornire un feedback (riscontro) positivo o negativo per specifici comportamenti e aiutare a stabilire regole chiare, elenchi di compiti da svolgere quotidianamente e altre routine strutturate per aiutare una persona a controllare il proprio comportamento.

I terapeuti possono anche insegnare ai bambini importanti abilità sociali, come la capacità di aspettare il proprio turno, condividere giocattoli, chiedere aiuto e anche rispondere alle prese in giro. Imparare a leggere le espressioni facciali e il tono della voce negli altri e rispondere in modo appropriato può essere parte integrante della formazione di competenze sociali.

Che cosa posso fare per aiutare mio figlio?

  • Siate molto affettuosi con vostro figlio. I bambini hanno bisogno di sentirsi amati e apprezzati, cercate il modo giusto per dimostrare con regolarità a vostro figlio che gli volete bene.
  • Mantenete una precisa routine giornaliera, che comprenda tutte le diverse attività dal mattino alla sera, includendo i tempi per i compiti, i giochi all’aperto e le attività al coperto. Conservate il programma sul frigorifero o su una bacheca in cucina e scrivete eventuali modifiche con il massimo anticipo possibile.
  • Organizzazione per gli oggetti di uso quotidiano. Avere un posto per ogni cosa e tenere tutto al proprio posto.
  • Organizzarsi per i compiti. Aiutare il bambino ricordandogli di scrivere sempre tutti i compiti da svolgere.
  • Essere chiaro e coerente. I bambini con ADHD hanno bisogno di regole precise e coerenti che possano capire facilmente e seguire.
  • Gratificarli, dando loro lodi o ricompense quando vengono seguite le regole fissate. I bambini con ADHD spesso ricevono e si aspettano critiche, quindi una gratificazione inaspettata può rappresentare una ricompensa enorme.

Adulti

  1. Impostare e mantenere una solida routine.
  2. Abituarsi a compilare liste per organizzarsi quotidianamente.
  3. Utilizzare un calendario per pianificare impegni ed eventi.
    Decidere un posto preciso per chiavi, le bollette e altri documenti importanti (per esempio di lavoro).
  4. Imparare a suddividere compiti complessi in attività più piccole e gestibili, in modo da gratificarsi ad ogni piccolo traguardo.

Prevenzione

Non esiste un modo sicuro per prevenire l’ADHD, tuttavia si possono prendere alcuni provvedimenti per prevenire i problemi causati dall’ADHD e garantire che il bambino sia il più sano possibile, sia dal punto di vista fisico, sia da quello mentale ed emotivo:

  • Durante la gravidanza evitate tutte le sostanze che potrebbero far male al bambino. Non bevete alcolici, non fumate e non fate uso di droghe.
  • Proteggete il bambino dall’esposizione agli agenti inquinanti e alle tossine, come il fumo di sigaretta, le sostanze chimiche usate in agricoltura e nell’industria e le vernici al piombo (usate in alcuni vecchi edifici).

Fonti Principali:

A cura di Elisa Bruno

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    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Tecnicamente sì, la sindrome potrebbe manifestarsi soprattutto attraverso sintomi come difficoltà di attenzione e concentrazione, senza la componente di iperattività.

  1. Anonimo

    Salve, ho 30 anni e da sempre soffro di adhd. Da bambino ero iperattivo (ingestibile), dai 16 anni in su ho iniziato a soffrire di deficit di attenzione (quando faccio qualsiasi cosa) accompagnato da pochissima memoria da lavoro. Non sono mai stato curato con farmaci, ma la diagnosi l’ho ricevuta più volte. In genere la mia pressione è di 90/50 con 80 pulsazioni al minuto. Secondo lei se indossassi 1 CATAPRESAN TTS-1 2,5 mg cerotti transdermici (3,5 cm2 di superficie) (Programmato per il rilascio in vivo di 0,1 mg al giorno di clonidina per 7 giorni, contiene: Principio attivo: clonidina mg 2,5). Rischierei qualcosa? Se si cosa? E se usassi metà cerotto? So che il farmaco può aiutare le persone con il mio disturbo. Grazie in anticipo per la risposta. Saluti

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Rischierebbe di abbassare ulteriormente la pressione manifestando sintomi di ipotensioni (svenimenti, potenzialmente); è stato prescritto da un medico?

  2. Anonimo

    Il mio neurologo vorrebbe farmi prendere il bupropione per trattare i sintomi dell’ADD. Ho una particolare curiosità da chiedere che riguarda le proprietà di rilascio del medicinale. Ho letto che ELONTRIL e WELLBUTRIN sono a rilascio modificato, mentre ZYBAN è a rilascio prolungato. Qual è la differenza tra i 2 tipi di rilascio? E per il disturbo da deficit dell’attenzione (ADD) quale sarebbe il più indicato e perchè? Grazie in anticipo per il consiglio, siete molto gentili e preparati.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Anche Zyban è a rilascio prolungato, ma registrato con indicazione del tutto diversa (aiuto alla cessazione dell’abitudine al fumo) e non credo quindi che verrà preso in considerazione nel suo caso.

  3. Anonimo

    Salve dottore, recentemente ho fatto diverse ricerche online su questo disturbo e più ne so al riguardo più sono convinto che potrei essere affetto da adhd di tipo inattentivo. Prima di tirare conclusioni affrettate e visitare uno specialista vorrei raccontarle brevemente la mia situazione e chiederle un parere personale.
    Presento tutti i sintomi di disattenzione fin da quando ho memoria. In particolare, riuscire a concentrarmi sui banchi di scuola e seguire le lezioni è per me un’impresa titanica : basta una piccolissima distrazione o un pensiero a farmi scivolare nel mio mondo senza che neppure me ne accorga. Fatico a prestare attenzione persino quando le persone si rivolgono a me direttamente, siano esse professori, compagni, amici, o genitori, con conseguenze spesso imbarazzanti. Lo svolgere i compiti e lo studio sono altri due incubi, non tanto perché trovi i concetti difficili da apprendere o perché non riesca a tenere a mente quanto leggo (anzi, ritengo di avere un’ottima memoria) ma per la mia incontrastabile tendenza a procrastinare all’infinito, al punto da non riuscire ad iniziare nulla fino a tarda sera o alla mattina stessa. Non riesco a tenere a mente date e orari di impegni anche importanti (a meno che stimolino molto il mio interesse, in quel caso non ho problemi, così come quando sono impegnato in attività che mi divertono riesco a concentrarmi fin troppo) e non poche volte ho scoperto di avere una verifica entrando in classe il giorno stesso; la mia disorganizzazione (su tutti i livelli) non conosce limiti, e la mia capacità di perdere oggetti quali portachiavi, portafogli, libri scolastici e cellulare è diventata pressoché leggendaria tra chi mi conosce (la bidella controlla sempre il mio sottobanco per recuperarmi il telefono che viene lì dimenticato cronicamente). Sono consapevole che a chiunque capitino ogni tanto una o più di queste cose ma onestamente non ho mai conosciuto nessuno che raggiunga il mio livello sotto alcun aspetto della questione. D’altro canto non mostro sintomi di iperattività o di impulsività (se non, ad esempio, dopo lezioni di un paio d’ore, come tutti del resto), né sono mai andato male a scuola nonostante tutto, pur frequentando un liceo decisamente impegnativo (anzi, i miei voti sono molto buoni anche se non eccellenti come lo erano in precedenza) guadagnandomi persino la fama di ‘secchione che non studia’ (come vorrei non fosse così). A causa di tutto questo relazionarmi con gli altri è sempre stato complicato, al di fuori di poche ma buone amicizie. Qual è il suo giudizio su tutto questo? La ringrazio per il suo tempo.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      NON sono uno specialista, quindi dia il giusto peso alle mie parole, ma onestamente non sono così sicuro che si tratti di ADHD; da sempre rileva queste difficoltà?

    2. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Però i risultati scolastici sono sempre stati almeno buoni?

    3. Anonimo

      Sì, è probabilmente anche per quello nessuno si è mai preoccupato per le mie ‘mancanze’ (salvo gli insegnanti che ogni tanto richiedevano un colloquio con i miei o mi spostavano al primo banco).

    4. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Onestamente non considererei patologica la sua situazione, sembra solo esserci qualche difficoltà di concentrazione.

      Mi tenga al corrente su cosa eventualmente le dirà il medico o lo specialista che andrà ad interpellare.

  4. Anonimo

    sono una ragazza di 15 anni interessata alla medicina quindi mi capita spesso di fare varie ricerche su internet; leggendo questo suo articolo mi sono ricordata di quello che mi raccontavano i miei genitori di quando ero piccola, questi “periodi” in cui riscontravo tutti questi sintomi e ho notato che in questi ultimi 10 mesi ho ricominciato ad avere gli stessi “problemi”. Secondo lei ne dovrei parlare con i miei genitori o é pura casualità? Tutti questi fattori sono dovuto da una brutta situazione che sto passando o si possono ricollegare a quei miei famosi “periodi” della mia infanzia? La ringrazio in anticipo e attendo sue risposte

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Probabilmente sono legati alla “brutta situazione” di cui parla, ma nel dubbio apriti con i tuoi genitori, spesso anche solo parlarne fa bene.

  5. Anonimo

    pregiatissimo dottore,
    ho scoperto l’esistenza di questa sindrome solo a un corso di aggiornamento per docenti, ormai vicino alla pensione. Mi ha illuminato. Ho chiesto se esiste una forma senza iperattività di deficit di attenzione e ho avuto conferma. In farmacia mi dicono che i p.a. esistono per l’iperattività ma non per l’attenzione. Sospettando di non essere immune da questa forma, considerata la fatica nel portare a termine studi e progetti, mi sono dapprima dispiaciuto ma poi giustificato. Adesso sto cercando comportamenti organizzativi dell’attenzione e della memoria, dell’emotività, del controllo, con qualche risultato positivo. L’uso di Gingko biloba mi aiuta per la memoria che peggiorava sempre. quindi le chiedo: esistono tecniche, addestramenti, tattiche e stategie per controllare il proprio comportamento nei momenti di caduta dell’attenzione? Il fenomeno è palese, lo avverte chi mi parla e lo vedo anche in una persona che amo e che mi ha manifestato ( con più consapevolezza della mia) chiaramente gli stessi problemi.
    Grazie fin d’ora, Va’lentino

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non ho competenze approfondite sul problema, ma sono piuttosto sicuro che uno psicologo specializzato nella sindrome (è importante che sia specializzato) possa sicuramente aiutarla a gestire queste fasi.

    2. Anonimo

      ringrazio sentitamente, la terapia biennale seguita 20 anni fa ha risolto tanti problemi che forse erano una conseguenza del disagio, ma la causa a monte ( semmai fosse stata quella sospettata) non è mai stata affrontata. Quanto allo specialista, lo sono anch’io, ma nel farmi vendere quello che non mi serve!
      I miei migliori saluti,
      va’lentino

    3. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      “Quanto allo specialista, lo sono anch’io, ma nel farmi vendere quello che non mi serve!”

      Mi ha strappato un sorriso! 🙂

  6. Anonimo

    buona sera dottore,sono una adulto di 49 anni,volevo raccontare brevemente la mia storia partendo dalla quarta elementare:non andavo tanto bene in quasi tutte le materie mi dimenticavo le cose provavo a seguire la lezione,studiavo a casa,ma prendevo quasi sempre dei brutti voti,stesso discorso alla scuola media,anzi i miei compagni sembravano molto piu svegli di me perchè erano molto più avanti in tutto,invece io non mi rendevo neanche conto che mi prendevano in giro,alle superiori stesso discorso:il primo giorno ero terrorizzato dalla timidezza che mi assaliva,imiei compagni di classe non tardarono a prendermi in giro visto il tipo che ero me ne fecero vedere di tutti i colori,io non riuscivo a reagiere per la mia timidezza,continuavo ad essere molto disordinato continuavo a dimenticarmi tutto o quasi, (una volta mi sono dimenticato di andare a pranzo alla sala mensa)non riuscivo a capire subito la spiegazione dei professori,studiavo a casa ore sui libri ma molto raramente riuscivo a memorizzare. A 16 anni avevo trovato un lavoretto ma come sempre facevo fatica ad apprendere anche quando dovevo aiutare un mio collega(non capivo mai le cose al volo); a 18 anni ho lavorato da un’altra parte (stesso discorso).Durante il servizio militare i miei colleghi non tardarono a capire che tipo ero e mi presero subito in giro per quello che facevo e cosa non facevo(spesso andavano in collera),io andavo a sprofondare sempre più in basso sentendomi dire sempre svegliati perche dormi troppo(io le cose arrivavo a capirle anche il giorno dopo).A 21 anni sono andato a lavorare e sono riuscito ad imparare il mestiere del saldatore,ma anche li ho avuto gli stessi problemi(sembrava proprio che mi mancasse l’attimo fuggente)e ho fatto comunque tante figuracce,causa problemi di apprendimento e il continuo dimenticare(sono riuscito comunque ad imparare a saldare).Adesso sono responsabile di turno da 17 anni in una ditta di termoindurenti,sembra strano ma raramente ricevo anche dei complimenti sul mio operato,ma i miei problemi sussistono sempre(dimenticanza delle cose,timidezza,disordine,difficoltà ad organizzare il lavoro,ha volte difficoltà nell’aiutare un mio collega. Di cosa si può trattare? Sono sicuro che una sua risposta positiva mi darà ancora gioia di vivere.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non sono in grado di formulare diagnosi, ma credo che un supporto psicologico possa restituirle l’autostima persa in questi anni, autostima che sono sicuro le permetterà di svolgere ancora meglio il suo lavoro e recuperare la serenità che merita.

  7. Anonimo

    tanto che ci siamo rivolti durante la seconda media ad un centro UMEE, dai test proposti era emersa una caduta di concentrazione quando il tempo richiesto veniva prolungato ed il consiglio era stato quello di rivolgerci ad un centro presso l’ospedale dei bambini di Ancona, nostra città, ma mia figlia che non aveva partecipato volentieri alle valutazioni si è mostrata non disponibile a proseguire. Abbiamo fatto passare un pò di mesi e ad anno scolastico iniziato, quindi durante la terza media ci siamo rivolti ad una piscoterapeuta. Anche con questa professionista ci sono stati una serie di incontri, conclusisi con un verdetto differente anche se differenti erano state le modalità, nessun test solo parlare … Conclusione la sua difficoltà era più legate ad una non accettazione della scuola in quanto istituzione, obbligo da evadere …. Confortati poi da un andamento abbastanza tranquillo, ci siamo detti che poteva essere la strada corretta e siamo arrivati sin qui, ma quanto accaduto quest’anno ci ha ributtato nel dubbio e nel rimprovero, come genitori, di aver mancato

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non deve rimproverarsi nulla, ha fatto tutti i passi corretti.
      Proverei forse a rivalutare il centro presso l’ospedale di Ancona, ma credo che sia comunque molto importante anche capire la ragazza cosa desidera fare nella vita, in modo da agevolarla nel percorso scolastico più adatto alle sue aspirazioni.

    2. Anonimo

      Grazie infinite per il consiglio e la disponibilità. Cordiali saluti.

  8. Anonimo

    la facile distrazione è stato sempre un elemento presente, così come è sempre stato più facile parlare che scrivere anche se mai in modo così catastrofico e continuato

  9. Anonimo

    Mia figlia quest’anno ripeterà l’anno scolastico, ha frequentato il primo liceo artistico, abbiamo sempre pensato che la sua difficoltà a concentrarsi e seguire con interesse le lezioni dipendesse dal fatto che non ama la scuola se non come momento di relazione umana, ma quest’anno alla sua distrazione si è aggiunta una cosa che durante le scuole medie era capitata ma molto sporadicamente e non con i risultati numerici così preoccupanti. Quasi tutte le sue prove scritte in tutte le materie sono state un fallimento, contrariamente anche per gli stessi argomenti, le interrogazioni sono andate bene. Questo nuovo fatto ci ha fatto di nuovo interrogare che forse ci sia un motivo diverso dalla non “passione scolastica”. Può dirmi gentilmente che cosa pensa di quanto detto ? La ringrazio anticipatamente e le auguro buona giornata.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Gli insegnanti cosa ne pensano? Glielo chiedo perchè, essendo a contatto tutto il giorno con la ragazza, potrebbero aver maturato una valutazione importante al riguardo.

    2. Anonimo

      Noi ci siamo mossi solo nel secondo quadrimestre cercando di parlare con tutti i professori, primo il vicepreside, chiedendo una riflessione che andasse oltre il semplice voto. Devo dire che sebbene tutti avessero notato la distrazione e a volte “l’assenza” di mia figlia in classe e si fossere resi conto del differente risultato tra scritto ed orale, questo non ha permesso di elaborare ne un giudizio più clemente ne una strategia differente, il vicepreside quando ho chiesto informazioni sulla possibilità di attivare un percorso BES mi ha risposto che a meno di tre mesi dalla fine della scuola non c’era il tempo necessario ne le risorse per agire ….. senza un certificato medico …… inoltre il comportamento a volte “menefreghista” di mia figlia, penso abbia mandato segnali che hanno indotto gli insegnanti a inquadrare il caso come studente non volenteroso piuttosto che come uno studente a cui tendere la mano in modo diverso. C’è stato un solo insegnante che accortosi delle diverse prestazioni ha deciso che avrebbe non considerato l’insufficienza dello scritto ma la sufficienza dell’orale.

    3. Anonimo

      non ho scritto il mio nome nella precedente, non sono un “anonimo”

  10. Anonimo

    gentile dott.sono una collega mamma di un bimbo di 3 anni e 7 mesi nato come grave prematuro causa mia gestosi(27 settimane 1 kg di peso).gli è stata diagnosticata la sindrome adhd medio grave a chi posso rivolgermi in puglia per essere seguita al meglio?noi viviamo a bari ma mi sposterei senza dubbio per consultare professionisti nel campo.la ringrazio anticipatamente

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Purtroppo non conosco personalmente centri specializzato, ma proverei a partire con la ricerca da questa pagina

  11. Anonimo

    buonasera dottore
    mi chiamo roberta ho 27 anni e secondo me leggendo tutto sono arrivata ad una conclusione che sono affetta di questa patologia ADHD ho sempre avuto problemi di concentrazione e anke sul posto di lavoro perdevo concentrazione e non riuscivo a portare a termire i compiti anche se capivo ma non riusco a portarlo a termine.
    sono impulsiva aggressiva questa aggressività si e accentuata con il passar degli anni;
    e spacco oggetti e mi manifesto con morsi graffi anche giocando con il mio moroso dimostro cosi l’affetto molto spesso.
    sn seguita al cps di brescia, mi hanno diagnosticato disturbo bipolare e prendo il depakin due bustine da 750mg la sera.
    volevo parlare anche di un disturbo che per me e diventato un disagio mio interiore mentale, che mi porto da quando sono piccola che e nato mio fratello mi sono sentita messa da parte nessuno giocava con me tutto a mio fratello facevano attenzioni solletico ecc, io comunque avevo neanche tre anni quando e nato, ho iniziato a non parlare piu .pipi a letto tutte le notti.
    all’asilo giocavo da sola o rompevo i giochi, a scuola ho iniziato a non concetrarmi come dovevo poi avevo maestre severissime sin dall’ elementari e mi hanno bloccato psicologicamente e pure loro mi hanno completamente abbassato l’auto stima, durante l’adolescenza ho iniziato a ribellarmi a mia mamma fumando marinando la scuola e farmi bocciare.
    con il passare del tempo ho iniziato ad avere un odio per i bambini piccoli essere gelossima di loro e odiavo la loro risata,
    io ho un figlio di 4 anni e non lo riesco ad accettare ancora e ho iniziato ad essere gelosa di lui, perche anche lui catturava le attenzioni del mio compagno,ora ex compagno cioè suo padre, ora sto vivendo una storia con un uomo di 35 anni separato che ha due figli uno di 12 anni con cui vado daccordo e uno di due di cui ho iniziato a non tollerare la sue presenza e nata una gelosia perche come mio figlio caatturava attenzioni. e le mie reazioni sono scattare ,tenere il muso o urlare diventare aggressiva
    la mia psicologa dice che ho molte cose irrisolte dentro di me che mi sono venute a mancare, questo giustifica i miei comportamenti e che dobbiamo lavorarci su spero di essermi spiegata bene, attendo sua risposta

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Onestamente non credo che sia affetta da questa sindrome, mentre sono più portato a condividere l’opinione della sua psicologa.

    2. Anonimo

      Penso che dare risposte del genere sia fuorviante. È sempre meglio consigliare di vedere un medico. Io sono stato diagnosticato ADHD in età adulta, con comorbidità in disturbo bipolare, condizione che secondo le statistiche, il 70% di chi ha un disturbo bipolare, ha ADHD e viceversa il 20% di chi ha ADHD è soggetto a disturbo bipolare. Ricordo che siamo in una nazione dove molti disturbi sono stati riconosciuti da una circolare del 2004, come quelli relativi all’apprendimento. Chi è venuto prima cosa deve fare, viene messo nel limbo come ha fatto Dante con Virgilio?

  12. Anonimo

    La sindrome ADHD non è ancora molto conosciuta, soprattutto da medici di base ed insegnanti. Da quando aveva sei anni ho notato che mia figlia aveva quacosa che non andava mi sono rivolta a medici, anche con terapia psicologia, e a chiunque potesse aiutarmi ma la risposta era sempre la stessa”l’iperattività passerà abbia pazienza”.
    Ora ha 25 anni, ormai adulta, e soltanto adesso ho trovato un centro che segue chi ha tale sindrome, prevalentemente bambini, ma dopo un percorso psicologico di un anno e mezzo serve un aiuto psichiatrico e farmacologico che si rifiuta di intraprendere.
    In quanto maggiorenne io non posso fare nulla ma l’impotenza mi consuma, come posso aiutarla?

  13. Anonimo

    Salve Dottore,
    è da qualche giorno che mi informo, leggo e “studio” l’ADHD.
    Ed eccomi qui a leggere le informazioni su questo sito.
    Dei seguenti punti elencati io mi riconosco:
    Questa poco –>Ha difficoltà a seguire le istruzioni.
    Questa –> Ha difficoltà a fare attenzione durante le attività di studio, lavoro o gioco, a scuola, sul posto di lavoro e a casa
    Questa –> Perde il materiale necessario per la scuola, il lavoro e l’attività domestica.
    Questa spesso –> Sembra sempre “nelle nuvole” e sembra che non ascolti mai quando gli si parla.
    Questa –> Non presta attenzione ai dettagli.
    Questa –> Sembra disorganizzato.
    Questa meno –> Ha problemi con i compiti che richiedono una pianificazione.
    Questa più che mai!! –> Dimentica le cose.
    Questa moltissimo da sempre! –> Si distrae facilmente.
    Leggendo e navigando mi sono imbattuta anche in questo disturbo associato all’ ADHD in cui mi riconosco moltissimo, forse troppo:
    DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO

    Caratteristiche diagnostiche
    La caratteristica fondamentale del Disturbo Oppositivo Provocatorio è una modalità ricorrente di comportamento negativistico, provocatorio, disobbediente, ed ostile nei confronti delle figure dotate di autorità che persiste per almeno 6 mesi (Criterio A) ed è caratterizzato da frequente insorgenza di almeno uno dei seguenti comportamenti: perdita di controllo (Criterio A1), litigi con gli adulti (Criterio A2), opposizione attiva o rifiuto di rispettare richieste o regole degli adulti (Criterio A3), azioni deliberate che danno fastidio agli altri (Criterio A4), accusare gli altri dei propri sbagli o del proprio cattivo comportamento (Criterio A5), essere suscettibile o facilmente infastidito dagli altri (Criterio A6), essere collerico e risentirsi (Criterio A7), o essere dispettoso o vendicativo (Criterio A8).

    Sicuramente voglio approfondire la questione col mio medico e fare degli esami.
    Lei cosa ne pensa? Faccio bene o mi sto preoccupando troppo?
    Grazie mille

  14. Anonimo

    Gentile dottore volevo dare un consiglio ai genitori con figli Adhd. Molti dei bimbi diagnosticati ADHD in realtà hanno una malattia chiamata P.A.N.D.A.S. Un’infezione da Streptococco beta emolitico gruppo A (SBEGA) infiamma i gangli alla base nel cervello provocando quella disfunzionalità delle aree del cervello responsabili dei comportamenti ossesivo compulsivi, iperattività,irritabilità,ansia,disattenzioni diagnosticate ed etichettate ADHD. Colpisce soprattutto i maschi e ci vuole una base di predisposizione genetica ovviamente: Malattie reumatiche in famiglia (artriti, reumatismi anche deformanti, gotta, osteoporosi….).
    Si cura con antibiotico e antinfiammatori .Quando la problematica e’ di vecchia data e quindi il bimbo ha piu problemi ci vuole un lieve calmante tipo Serenase. Comunque io invito a collegarvi con il sito ufficiale P.A.N.D.A.S.
    I miei bambini ora grazie a loro stanno bene.
    Avevano presentato sintomi ADHD e poi ho avuto la “fortuna”che avessero iniziato ad avere dei tic motori il che mi ha fatto arrivare alla risoluzione del problema dopo numerose peripezie compreso l’uso DANNOSISSIMO di psicofarmaci proprio da un’esperto di ADHD il quale mi ha suggerito di rivolgermi ad esperti PANDAS.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Grazie di cuore per la sua testimonianza, allego il link necessario:

  15. Anonimo

    A mio figlio di 8 anni è stata diagnosticata l’ADHD.
    Abbiamo appena fatto un mineralogramma al capello da cui è risultato un valore estremamente alto di piombo, seguito da mercurio .
    Dobbiamo ancora capire a chi rivolgerci per eliminare queste sostanze tossiche, ma quello che più ci preme sapere è… una volta eliminate è possibile che il disturbo sparisca?
    Grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Nutro più di una perplessità su quel tipo di esame e la stessa ADHD non mette d’accordo tutti i pediatri, mi perdoni quindi, ma non mi sento di rispondere alle sue domande.

  16. Anonimo

    facevo uso diattentil in uncerto periodo della mia vita _non riuscendolo più a trovare perchè mi è stato detto ritirato dal commercio con cosa potrei sostituirlo

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non posso prescrivere farmaci, ma di identico non c’è nulla; ci sono tuttavia farmaci con azione simile che il suo medico potrà consigliarle.

  17. Anonimo

    Ho sempre avuto dei problemi di socializzazione. Ricordo che un giorno, durante una riunione di classe, l’insegnante parlò di me ai compagni come se non fossi lì. Ero al liceo, ma una conversazione simile l’avevo già vissuta alle medie. La professoressa chiese perché non mi rispettavano, perché si burlavano di me. Non riuscivo a rapportarmi agli altri nella maniera adatta, ed io ricordo tutto, tale è la ferita che mi ha lasciato. Ricordo anche che la mia insegnante doveva farmi uscire fuori in cortile a correre per stare tranquilla: sono stati i miei stessi genitori a tirare fuori la questione scherzandoci su, e in un attimo i ricordi hanno cominciato a riaffiorare nella mia mente. Non sono mai stata una cima, non perché fossi stupida, ma perché, anche quando un argomento mi interessava, non riuscivo a studiare in maniera completa. Amavo leggere libri di narrativa: questo lo facevo volentieri. Dipingevo, suonavo il pianoforte, disegnavo, costruivo città con gli scatoli e la carta. Non mi dispiaceva questa solitudine. Col passare degli anni, le cose sono cambiate. Ho lasciato gli studi universitari per lavorare, nonostante gli eccellenti risultati. Cerco di impormi un ordine di continuo, perché tendo ad oziare. Talvolta, invece, ho voglia di fare un’infinità di cose, e non riesco nemmeno a organizzarmi, soprattutto con gli orari, così litigo con il mio compagno, con la mia famiglia, con gli amici. Ho una concezione del tempo tutta mia. Sono molto sola. Non capisco perché le persone stiano lontano da me a tal punto. Sono stupidamente timida, a tal punto che mi vergogno a chiedere l’acqua in un bar. Il mio medico mi disse che era evidente che soffrissi di ansia, mentre per me era una cosa impossibile. Sono sempre stata sfacciata e monella con gli insegnanti, ero tremendamente menefreghista, altro che ansia e preoccupazione! La mia insegnante di canto spesso mi blocca perché non riesco a gestire il fiato dall’ansia; comincio a chiedermi se non dovrei farmi delle domande più serie. Sono tremendamente analitica, e nonostante la mia emotività, il mio lato razionale prevale, così passo il tempo a chiedermi come dovrei comportarmi e perchè non ci riesco. Mi innervosisco rapidamente, spesso piango quando sono sola, anche per cose davvero futili. Il mio umore cambia continuamente, e quando sto male vorrei farmi più male. Bevo anche se è pomeriggio, più per il senso di trasgressione che per voglia, fumo molto di più. Non voglio diagnosticarmi nulla, ma comincio a chiedermi se dovrei preoccuparmi o se sono solo una persona sfortunata nelle relazioni con gli altri. Sono una ragazza giovane e carina, dicono di me che sono anche molto simpatica, eppure in presenza di molti non spiccico una parola, non trovo nemmeno gli argomenti. Mi chiudo in me stessa e non riesco a lasciarmi andare. Non so se ho scritto per chiedere un’opinione o semplicemente per sfogarmi, ma grazie comunque per la lettura. Sono finita qui in seguito a qualche ricerca sul web. Un amico che soffre davvero d’ansia e frequenta da anni lo psicologo mi ha parlato dell’iperattività. Una delle mie più care amiche mi ha detto che lo ha sempre pensato anche lei, a causa del mio modo di gesticolare, della mia grafia, del mio carattere, del mio perenne disordine. Avrei ancora molto da scrivere, ma non voglio tediarvi ulteriormente. Nuovamente grazie per l’attenzione.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non mi convince troppo l’ipotesi di ansia nè quella di iperattività, quantomeno non ridurrei tutto a quello in quanto mi sembra un quadro più complesso (e ho detto complesso, non grave); provare a parlarne con uno psicologo per mettere un po’ d’ordine potrebbe essere d’aiuto.

  18. Anonimo

    ho un figlio con questo isturbo ho scoperto chi mio figlio e spesciale all eta di ue anni molto molto attivo non riesce a stare fermo ,nn sapevo nulla della (malattia) nn credo sia una malattia ma un modo di essere a volte perdo pazienza perche devo controllare in ambienti aperti in modo chi non faccia male a se stesso e a gli altri purtroppo per lui non senti il piricolo quando gioca perche manca proprio la concentrazione ,
    manca pure a scuola devo guardare cosa dimintica perfino i suoi indumenti li perdi spesso sono bambini molto sensibili sanno chi facciamo fatica a stargli dietro e questo provoca ansia…chiedi sempre mamma mi ami ?
    solo un genitori di iperattivismo capira quanto soffre un bimbo per scriviri per concentrarsi per nn farsi puniri a suola
    quando gioca i sguardi dei altri genitori ki lo rimarcano ¨ bambino pericoloso
    non esistono cure
    lo so perche nn e una malattia ma un difficit
    il cervello nn riesci a organizzare perfino i minimi moviminti
    bisogna sempre stargli dieto

  19. Anonimo

    Ho uns bambina di 7 anni con disturbo opp provoc e sosp adhd con sostegno educatore e psivimotrivita’ si ha
    Hanno ottimi risultati

  20. Anonimo

    . Ho spessissimo la testa tra le nuvole
    . Sogno ad occhi aperti
    . Quando parlo con altre persone queste mi dicono che “sono nel mio mondo”
    . A scuola difficilmente seguivo le lezioni e pensavo ai fatti miei (io penso perché non mi piaceva la scuola)
    . Sono spesso sbadata e dimentico oggetti ecc

    Lei pensa che può essere ricondotto ad un deficit dell’attenzione?
    Devo fare la visita dal psicoterapeuta e voglio essere preparata per qualsiasi evenienza.

    Lo so sono molto paurosa.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      “Ho spessissimo la testa tra le nuvole”

      Anch’io

      “Sogno ad occhi aperti”

      “Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono, a chi sogna solo di notte” Edgar Allan Poe

      Quando parlo con altre persone queste mi dicono che “sono nel mio mondo”

      Sono così noiose alcune persone…

      “A scuola difficilmente seguivo le lezioni e pensavo ai fatti miei”

      E chi non l’ha fatto?

      Sono spesso sbadata e dimentico oggetti ecc

      Siamo in due e, le garantisco, non è ADHD.

  21. Anonimo

    Ringrazio il dott.Cimurro,verrei aggiungere una precisazione,la mamma del bambino ha portato suo figlio da un psicologo,credo che la cosa sia positiva,non ho chiesto a riguardo,comunque ringrazio nuovamente della sua personale raccomandazione .Con osservanza.Sergio

  22. Anonimo

    Gent.mo Dottore,vorrei sinteticamente esporre il problema di mio Nipote,leggendo questa breve relazione sulla sindrome da deficit di attenzione e iperattività(ADHD),e riscontro perfettamente ,nei comportamenti di mio nipote,questa patologia,premetto ,è molto intelligente,ha una memoria di ferro,ma del resto ,diversi sintomi che Lei descrive nella relazione combaciano perfettamente,tra questi,iperattivo,distratto,ribelle a momenti,non accetta la superiorità degli adulti,e pertanto li sfida,lui ha sette anni ,ma già da diversi anni ha assunto questi comportamenti,mi fermo nel fare altre considerazioni,vengo alla sostanza.Io sono il nonno materno,mentre il nonno paterno a dei disturbi psicologigi,ma di preciso non so, se derivanti dall’infazia, oppure da un’evento dannoso che ha subito nell’età adulta,tutto questo può essere da ricercare nel fattore ereditario?o questa sindrome può scatenarsi in tutti i soggetti,inoltre riscontro in mio nipote ,un ossessione per il cibo,e un collo piuttosto rigonfio,può essere dovuto a una cattiva funzionalità della tiroide ,che accentua questo comportamento iperattivo.Grazie per una eventuale risposta.La mia posta elettronica ,per uneventuale suggerimento ,o specialista,noi siamo di Bari Città.Grazie Sergio

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non salterei a conclusioni ne parlerei in prima battuta con il pediatra, è piuttosto probabile che siano problemi caratteriali.

  23. Anonimo

    Sono arrivato a questo articolo partendo da una ricerca sui danni da pesticidi.
    Fatalità mi vedo perfettamente nella descrizione di questa malattia ed anche mio figlio undicenne.
    Abitiamo a strtto contatto con vigneti perennemente trattati con prodotti chimici…
    Sarà un caso?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Probabilmente sì, è un caso, anche se purtroppo i danni causati dall’inquinamento ambientale sono in larga parte sconosciuti e sottostimati.

    2. Anonimo

      sospetto essere affetta da questo deficit ma che nell’età scolare nessuno se ne sia accorto, ora in età adulta è diventato un problema. A chi mi posso rivolgere?

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