Sepsi e setticemia: sintomi, cause e cura

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 3 marzo 2018

Introduzione

La sepsi è una complicazione potenzialmente letale che si verifica in presenza di una risposta immunitaria travolgente ed esagerata verso un’infezione batterica.

In questi casi le sostanze chimiche rilasciate nel sangue dal sistema immunitario per combattere l’infezione innescano un’infiammazione sistemica, in grado cioè di coinvolgere l’intero organismo, e causano tra l’altro la formazione di coaguli di sangue e diffuse emorragie, che possono ridurre o interrompere il flusso sanguigno verso organi e tessuti periferici, privandoli così di sostanze nutritive e ossigeno.

Nei casi più gravi uno o più organi vanno incontro a una completa incapacità di svolgere la propria funzione (insufficienza d’organo) e la pressione sanguigna diminuisce così drasticamente da esporre il soggetto a conseguenze fatali (shock settico).

Chiunque può sviluppare sepsi, ma il rischio è maggiore in:

  • soggetti con sistema immunitario indebolito,
  • neonati e bambini,
  • anziani,
  • soggetti affetti da malattie croniche, come diabete, AIDS, tumore e malattie epatiche o renali,
  • soggetti ricoverati a causa di gravi traumi o ustioni.

I sintomi più comuni di sepsi sono

  • febbre,
  • brividi,
  • aumento della frequenza di respirazione e del battito cardiaco,
  • eruzioni cutanee,
  • confusione,
  • disorientamento.

I medici sono in genere in grado di diagnosticare la sepsi attraverso un esame del sangue che valuti se

  • il numero di globuli bianchi sia anormale,
  • la concentrazione di eventuali altri marcatori di infezione sia aumentato significativamente.

Un paziente che si trovi in questa condizione richiede necessariamente assistenza ospedaliera, di norma presso l’unità di terapia intensiva, al fine di

  • trattare l’infezione,
  • sostenere la funzione degli organi vitali
  • prevenire un calo eccessivo della pressione sanguigna.

Molti pazienti ricevono ossigeno e fluidi per via endovenosa, ma spesso sono necessari anche supporti respiratori ed eventualmente dialisi.

Se la setticemia viene curata con tempestività, di solito con antibiotici e grandi quantità di liquidi somministrati tramite flebo, le probabilità di sopravvivenza del paziente aumentano.

Il termine setticemia è a volte utilizzato impropriamente come sinonimo di sepsi, ma in realtà indica lo specifico caso in cui la sepsi è accompagnata da batteriemia (sepsi batteriemica) invece che da altri tipi di infezioni.

Ricostruzione grafica del flusso sanguigno con presenza di batteri (sepsi)

iStock.com/Dr_Microbe

Cause

Potenzialmente qualsiasi tipo di infezione può provocare sepsi, tuttavia tra le cause infettive più frequenti ricordiamo:

Normalmente l’attività del sistema immunitario è limitata alla zona colpita dall’infezione e, attraverso specifici meccanismi infiammatori, si limita la diffusione dei microrganismi responsabili (di norma batteri) dal resto del corpo. Nel caso in cui il paziente sia per qualche motivo debilitato o se l’infezione fosse particolarmente severa, questa può diffondersi per l’intero organismo attraverso il sangue, causando un’attivazione eccessiva e sproporzionata delle difese immunitarie, con il risultato che la condizione infiammatoria andrà ad interessare tutto il corpo.

Questa sovra-reazione è purtroppo causa di danni maggiori dell’infezione stessa, perchè responsabile di numerose complicazioni, tra cui la comparsa di trombi e di diffuse emorragie in grado di ridurre l’apporto di sangue ossigenato a organi e tessuti.

Fattori di rischio

La setticemia colpisce con maggior frequenza e con maggiori rischi i pazienti:

  • molto giovani (meno di un anno) o anziani (più di 65 anni);
  • con sistema immunitario compromesso (trapiantati, HIV, diabete, chemioterapia, …);
  • molto malati, spesso già in terapia intensiva;
  • a cui sono stati impiantati dispositivi invasivi, ad esempio il catetere o il tubo endotracheale,
  • in gravidanza,
  • con predisposizione genetica allo sviluppo di infezioni.

I casi di sepsi sembrano aumentare negli ultimi anni e questo è probabilmente dovuto a tre ragioni fondamentali:

  • Invecchiamento della popolazione. Vivendo più a lungo, aumenta la popolazione nella fascia d’età più a rischio, cioè quella di età superiore ai 65 anni.
  • Diffusione di batteri resistenti ai farmaci. Molti tipi di batteri sono in grado di resistere agli antibiotici che un tempo riuscivano a debellarli. I batteri resistenti agli antibiotici spesso sono la causa principale delle infezioni che provocano la setticemia.
  • Indebolimento del sistema immunitario. Sempre più pazienti presentano un indebolimento del sistema immunitario, causato dal virus HIV, dalle terapie antitumorali o dai farmaci antirigetto usati dopo i trapianti.

Sintomi

I primi sintomi della sepsi in genere sono:

In caso di peggioramento possono comparire

La maggior parte di questi sintomi sono causati da disfunzioni d’organo:

  • polmoni (sintomi respiratori),
  • cervello (sintomi legati al comportamento),
  • fegato (alterazioni della coagulazione),
  • rene (sintomi urinari),
  • cuore (insufficienza cardiaca).

Sintomi dello shock settico

Per arrivare alla diagnosi di shock, il paziente deve soffrire dei sintomi della setticemia o sepsi grave (in particolare confusione, disorientamento, diarrea, nausea e/o vomito e pelle fredda e pallida), unita a una pressione estremamente bassa e che non risponde più a eventuali trattamenti. Ha purtroppo molto spesso esito fatale.

Quando chiamare il medico

La sepsi nella maggior parte dei casi si verifica nei pazienti già ricoverati in ospedale, perché chi si trova in terapia intensiva è particolarmente vulnerabile alle infezioni, che sono la causa principale della setticemia.

Nel caso in cui un paziente non ricoverato manifestasse i sintomi caratteristici, è indispensabile chiamare immediatamente il 118, in quanto la condizione richiede assistenza medica immediata.

In caso di soggetti a rischio (per esempio pazienti anziani o bimbi di età inferiore ai 12 mesi) non sottovalutare mai alcun tipo di infezione.

Pericoli

Molti pazienti che sopravvivono a un episodio di sepsi vanno incontro a un recupero pressochè completo, ma alcuni soggetti, soprattutto in presenza di problemi di salute pre-esistenti, potrebbero sviluppare danni d’organo permanenti.

Per esempio un soggetto affetto da insufficienza renale colpito da sepsi potrebbe andare incontro a un peggioramento tale da richiedere la necessità di sottoporsi a dialisi per il resto della vita.

Esistono poi evidenze secondo cui un episodio di grave sepsi possa danneggiare il sistema immunitario in modo permanente, rendendo quindi il soggetto più vulnerabile a future infezioni ed eventuali nuovi episodi di sepsi.

Diagnosi

Diagnosticare la sepsi può essere difficile, perché i sintomi potrebbero anche essere provocati da altre malattie, ma in molti casi è sufficiente l’osservazione di:

Gli esami del sangue rivestono una grande importanza, in quanto permettono di evidenziare eventuali:

  • segni di infezione (per esempio attraverso la conta leucocitaria),
  • problemi di coagulazione (verificata attraverso il PT e altri parametri),
  • anomalie nella funzionalità del fegato o dei reni,
  • problemi nella disponibilità dell’ossigeno,
  • squilibri elettrolitici.

A seconda dei sintomi potrà essere utile/necessario procedere anche a esami di:

  • Urine. Se il medico sospetta che abbiate un’infezione delle vie urinarie, vorrà controllare le urine alla ricerca di segni di batteri.
  • Feci (coprocoltura).
  • Secrezioni delle ferite. Se avete una ferita che sembra infetta, l’esame di un campione delle sue secrezioni potrà essere utile per capire quale tipo di antibiotici è più indicato.
  • Secrezioni dell’apparato respiratorio. Il catarro espulso può essere esaminato per capire quale tipo di germe causa l’infezione.

Se la localizzazione dell’infezione non è evidente, il medico può prescrivervi uno o più esami di imaging alla ricerca della causa.

Cura e terapia

La terapia della sepsi è necessariamente ospedaliera, perchè prevede diversi approcci:

  • contrasto dell’infezione,
  • mantenimento e supporto funzionale degli organi,
  • prevenzione dei cali di pressione.

Una terapia tempestiva e aggressiva aumenta le probabilità di sopravvivenza del paziente; chi soffre di setticemia grave deve essere tenuto sotto stretto controllo e deve essere curato in ospedale, in terapia intensiva.

Il primo passo è costituito dalla somministrazione di antibiotici ad ampio spettro, ossia farmaci in grado di uccidere moltissime varietà di batteri; nel frattempo, attraverso analisi del sangue (o analisi su altri tipi di campione, in base alla localizzazione dell’infezione), viene isolato il batterio responsabile (coltura) e condotta un’indagine per individuare l’antibiotico più adatto al caso specifico (antibiogramma).

Se la sepsi fosse causata da un virus gli antibiotici non funzionerebbero contro l’infezione, ma verrebbero in prima battuta somministrati ugualmente, perché sarebbe troppo rischioso ritardare il trattamento fino alla ricezione degli esiti di coltura. In caso di conferma di infezione virale diventerebbe necessario attendere la risposta specifica del sistema immunitario (solo raramente vengono somministrati antivirali).

La pressione arteriosa verrà costantemente monitorata per evidenziare immediatamente eventuali cali.

Molti pazienti necessitano già in questa fase di ossigeno e fluidi in endovena per supportare respirazione e pressione.

In base allo stato di salute può poi essere necessario supportare anche altri organi, per esempio:

  • ventilazione meccanica per l’insufficienza polmonare,
  • dialisi per l’insufficienza renale,
  • eventuale intervento chirurgico per rimuovere la causa dell’infezione, ad esempio un ascesso, cioè un accumulo di pus.

Possono infine essere usati anche altri farmaci, ad esempio vasopressori (per la pressione), cortisonici a basse dosi, insulina (per mantenere stabile il livello di glucosio nel sangue), sedativi, …

In caso di setticemia grave o di shock setticemico possono essere necessarie le procedure di rianimazione per stabilizzare la funzionalità respiratoria e cardiaca.

Prevenzione

  • Può essere utile vaccinarsi contro l’influenza, polmonite e altre infezioni che potrebbero portare a sepsi.
  • Prevenire le infezioni che possono portare a sepsi:
    • pulendo e disinfettando graffi e ferite,
    • praticando regolarmente una corretta igiene (ad esempio con un lavaggio frequente delle mani).
  • Essere consapevoli che il tempo può fare una grande differenza; in caso di presenza di infezione e sintomi quali brividi, febbre o ipotermia, dolore severo, confusione e disorientamento, mancanza di fiato e aumento della frequenza cardiaca cercare immediatamente assistenza medica.

Fonte principale:

Aderiamo allo .

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Si dottore sono una vicina all’altra….grazie

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Ovviamente non posso sapere se sia la sua situazione, ma in certi casi è possibile venire a contatto con il virus della varicella senza manifestarla (o quasi), e quindi rimanere poi esposti alla possibilità di sviluppare herpes zoster; se ritiene che possa trattarsi di questo sentirei la guardia medica, per iniziare eventualmente il prima possibile la terapia antivirale.

  2. Anonimo

    buongiorno…Dottore volevo un consiglio …l’anno scorso si e rotto il dente ,e rimasta la radice non mi ha dato mai problema …il mese scorso si e presentata l’infezione ,ho preso l’antibiotico solo per 3 giorni,adesso suppongo che si sia ripresentato …l’antibiotico che uso e veclam 250 ,a bustina ,da premettere che le compresse non le so prendere…se devo assumere da 500 posso usare due bustine da 250? una al giorno da 500 va bene ? grazie

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Se è stato prescritto il 500 due bustine da 250 sono la stessa cosa, ma le raccomando di attenersi scrupolosamente a dosi e durata suggerite dal dentista e di non improvvisare terapie.

  3. Anonimo

    Gentile dottoressa. ..mia madre è ricoverata in chirurgia per un ascesso addominale dovuto a una colecisti con empiema. L’intervento in laparoscopia è riuscito e la colecisti rimossa .hanno drenato la cavità addominale perché c era pus ovunque e messo un drenaggio al fianco …ora a due giorni dall intervento sta facendo una combinazione di antibiotici in vena (ampicillina e mentronidazolo…e prima di ampicillina faceva il ciproxin) per far scendere in globuli bianchi ancora un po alti (sui 23 000) non hanno fatto emocoltura ne tac addome al momento ..aspettano di vedere se la terapia funziona ma.mi han detto è ancora a rischio di eventuali sacche nascoste di ascesso data la cavità addominale . La sera da due giorni le sale la febbre oltre 38 tenuta a bada da paracetamolo dato è anziana(77anni)e porta una protesi biliare al coledooco. Le fanno male le spalle (ma dicono per la laparoscopia ) ha frequenza cardiaca alta e bocca amara. E a tratti ha ancora fitte forti di dolore alla pancia …le fanno anche debridat…pensa stiano agendo bene?è a rischio setticemia?o ha già quella lieve? Sono un po preoccupato. Pensa debba insistere già da adesso per un emocoltura o tac? O aspettare come dicono loro se risponde? E dopo in caso negstivo quale sarà la prossima mossa? Devono rioperare? Già mesi fa ha rischiato una sepsi per la protesi biliare. Anzi le era partita ma subito bloccata. Insomma spero possa darmi qualche lume in più.

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Mi dispiace, ma temo che sia una situazione al di là delle mie competenze.

    2. Anonimo

      Grazie dottore..in tal caso si potrebbe avere una risposta anche dalla dottoressa Fabiani o dal dottore Cracchiolo?

    3. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Buongiorno. è stata operata 2 giorni fa, per cui ancora è normale che abbia dolori. Gli antibiotici che sta facendo sono adeguati in quanto è una combinazione che garantisce una buona copertura contro i batteri che più spesso causano infezioni in addome. Sicuramente devono ripetere l’emocromo per vedere se i globuli bianchi scendono. Bisogna vedere come evolve la situazione quotidianamente, per ora mi sembra corretta la gestione. saluti

    4. Anonimo

      Grazie mille dottore. ..la informerò

  4. Anonimo

    Salve ho mal di gola da 4/5 giorni però con febbricola tipo a volte sui 37 ma la maggior parte delle volte senza febbre…il medico mi ha controllata la gola è ha detto che il mio mal di gola è di origine virale ancora e non batterico..allora se è solo di origine virale e non batterico..perchè oltre all’antiinfiammatorio mi ha prescritto anche l’antibiotico??? Non bastava l’antiinfiammatorio se il mal di gola è solo di origine virale?? Mi sto preoccupando SERIAMENTE..anche perchè ora me ne sono accorta di questa cosa..l’antibiotico l’ho preso insieme all’antinfiammatorio..perchè ho letto che se prendi l’antibiotico se il tuo mal di gola è solo di origine virale non solo è inefficente ma possono presentarsi anche degli effetti collaterali..ma si è confuso il medico..può essere?? HO PAURA..smetto di prenderlo l’antibiotico..oppure anche se una cosa è di origine virale a volte serve l’antibiotico perchè uccide anche i virus e non solo i batteri??? Non so come comportarmi..mi sono dimenticata di chiedere al mio medico questa cosa..non ci ho pensato!!!! Perchè conoscendolo di carattere, ho paura che se lo chiamo di nuovo si arrabbi..sono davvero MOLTO preoccupata! La ringrazio..

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Buongiorno. non posso sapere quale ragionamento abbia fatto il suo medico, ma probabilmente è una terapia per prevenire o curare eventuali sovrainfezioni batteriche; non è il caso di preoccuparsi così tanto. saluti

  5. Anonimo

    L antibiotico si chiama Amoxicillina..

  6. Anonimo

    Amoxicillina ABC..scusate avevo solo paura come mai il dottore aveva sbagliato.. E degli effetti collaterali se prendo medicine senza un reale motivo..però cerco di fidarmi del medico anche se dice che il mio mal di gola è solo di origine virale e non batterico

  7. Anonimo

    Salve cerco un disperato aiuto xxxxxx ho il mio fidanzato ricoverato alle malattie infettive gia per la seconda volta, gli si riempie il corpo di grossi foruncoli pieni di pus e gli sale la febbre sicuro da infezione non curata bene perché ogni volta che arriviamo in ospedale non riescono a fare il tampone in tempo che il pus non viene prelevato perché il medico curante lo fa fuoriuscire prima, ad agosto ha fatto i test hiv, tubercolosi,toxoplasmosi,mononucleosi ecc..tutti negativi! È stato dimesso senza alcuna patologia specifica! Ora rieccoci qua oggi la prima flebo di antibiotico è andato in anafilattico e nonostante gli veniva da vomitare lo hanno lasciato nel letto senza preoccuoarsi che stesse andando in shok. Per fortuna qualcuno è riuscito a chiamarli in tempo per fargli interrompere L antibiotico e così da blu che era ha ripreso colore, stamattina gli sono riusciti a prendere il pus per fare il tampone , io ho molta paura ha 26 anni e gli è gonfiato in serata un linfonodo nel inguine sinistro? Il batterio può essere che sta avvelenando il sangue? E stipsi aiutatemi dove lo posso portare !!!!!!

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Mi dispiace, ma onestamente non sono in grado di fare ipotesi e mi riesce quindi difficile anche consigliare centri specifici.

  8. Anonimo

    Oggi in spiaggia mi sono sbucciato il ginocchio e non ho potuto disinfettarlo se non dopo diverse ore. Rischio di andare in sepsi?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      No, al limite un’infezione locale; anche se la spiaggia in genere non è a rischio, valuti eventualmente l’antitetanica con il suo medico.

  9. Anonimo

    Tagli e ferite che possono verificarsi nel quotidiano potrebbero condurre a sepsi?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      È esperienza comune che fortunatamente il nostro organismo è in grado di reagire adeguatamente ai piccoli traumi di tutti i giorni.

  10. Anonimo

    Ieri stavo correndo come faccio di solito (giretti da 10-12 km) e causa stanchezza sono caduto; fortunatamente non mi sono fatto nulla di che, ma mi sono sbucciato un po’ ginocchia e gomiti.

    La mia domanda è: non avendo potuto disinfettarli fino al mio ritorno a casa (circa 30-40 minuti), corro qualche rischio? Sepsi? Tetano? Infezioni?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      In linea di massima no, ma vale la pena fare il punto con il medico per l’antitetanica ed eventualmente adoperarsi per il richiamo se necessario.