Poliomielite: vaccino, sintomi, cause e cura

a cura di Dr. Ruggiero Dimonte -Ultimo Aggiornamento: 11 novembre 2018

Introduzione

La poliomielite (conosciuta anche come paralisi infantile), è una malattia provocata da un’infezione virale molto contagiosa, che si diffonde principalmente per via oro-fecale. Molto spesso l’infezione non presenta sintomi, ma nel 10% dei casi può interessare il midollo spinale e portare ad una paralisi temporanea o permanente degli arti.

Come ogni altra infezione virale può presentare, oltre alla paralisi, sintomi come:

La diagnosi può risultare complicata, in quanto la malattia oggi è quasi del tutto scomparsa nei Paesi più sviluppati; il medico, sulla base dell’anamnesi e dell’esame obiettivo neurologico, arriva ad escludere altre patologie che condividono con la poliomielite gli stessi sintomi, mentre con l’ausilio di esami di laboratorio è possibile pervenire ad una diagnosi certa.

Per la poliomielite non esiste una cura che permetta una guarigione definitiva, è invece possibile soltanto un trattamento riabilitativo di supporto mirato al contenimento dei sintomi e al miglioramento della qualità di vita.

Di grande efficacia è al contrario la vaccinazione, che rappresenta lo strumento di prevenzione fondamentale per evitare che l’infezione conduca allo sviluppo della paralisi e ad altre gravi complicanze.

Causa

La poliomielite venne riconosciuta come malattia nel 1840 da Heine, mentre agli inizi del ‘900 venne isolato da Landsteiner il virus responsabile. Nel secolo scorso si assisteva a vere e proprie epidemie, durante le quali la popolazione maggiormente falcidiata risultava quella pediatrica: i bambini si trovavano quindi costretti, a causa della paralisi dei muscoli respiratori, a restare per diversi giorni dentro i cosiddetti “polmoni di acciaio”, una sorta di ventilatori meccanici a pressione negativa in grado di sostenere la funzione respiratoria.

Nei Paesi più sviluppati oggi la malattia è quasi del tutto scomparsa, mentre permangono alcune sacche geografiche ancora soggette all’infezione, come l’Africa o il Sud-Est Asiatico. L’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) , eradicando completamente l’infezione, come già avvenuto col vaiolo, obiettivo alla portata grazie alla presenza di un vaccino efficace, che dal 1950 ad oggi ha praticamente ridotto del 99% i casi di poliomielite nel mondo.

Contagio e trasmissione

La poliomielite è provocata dall’infezione con il Poliovirus, appartenente al genere degli enterovirus. Si tratta di un virus ad RNA con un periodo di incubazione che varia dai 7 ai 30 giorni (periodo che intercorre dal primo contatto con l’agente patogeno allo sviluppo dei primi sintomi).

Il virus si trasmette per:

  • via oro-orale (virus presente a livello delle secrezioni faringee, ossia della gola),
  • via oro-fecale (virus presente nelle feci).

Nella maggior parte dei casi un individuo si infetta attraverso l’ingestione di cibo o acqua contaminati; una volta penetrato nell’ospite, il virus inizia a replicarsi sia a livello della faringe che a livello intestinale.

In caso di

  • immunodepressione,
  • malnutrizione
  • o debilitazione fisica da malattie croniche,

il rischio di infezione aumenta notevolmente, così come la gravità dei sintomi.

Classificazione

La poliomielite si può classificare in due forme principali:

  • poliomielite non paralitica
  • poliomielite paralitica.

Nel caso della forma paralitica, in base alla localizzazione dell’infezione a livello del SNC, è possibile procedere ad un’ulteriore classificazione:sottotipi:

  • poliomielite spinale, che coinvolge il midollo spinale,
  • poliomielite bulbare, che coinvolge il bulbo, una struttura anatomica facente parte del tronco–encefalo a livello cerebrale,
  • poliomielite bulbo-spinale, forma mista.

Sintomi

Nella maggior parte dei casi, soprattutto in caso di sistema immunitario in salute, l’infezione non manifesta sintomi di alcun tipo e decorre con quadro clinico silente.

Talvolta, invece, si presenta una sindrome pseudo-influenzale con sintomi come:

  • febbre,
  • mal di gola,
  • malessere generalizzato,
  • debolezza muscolare,
  • dolore addominale,
  • mal di testa.

Poliomielite non paralitica

Questa forma clinica è caratterizzata dal passaggio del virus attraverso la barriera emato-encefalica, portando allo sviluppo di una meningite virale. Per meningite si intende l’infiammazione delle meningi, sottili membrane protettive che rivestono le strutture cerebrali.

La meningite clinicamente si manifesta con sintomi tipici come:

  • cefalea,
  • fotofobia (la luce provoca fastidio agli occhi),
  • rigidità nucale, cioè a livello del collo.

Allo scopo di riconoscere una meningite, spesso i medici verificano la presenza di alcuni segni clinici caratteristici, i cui due più importanti sono:

  • segno di Brudzinski, che può essere:
    • di tipo I: il medico flette la nuca del paziente che si trova supino; questa manovra stira le meningi e il paziente, in caso di meningite, reagisce con la flessione delle anche o delle cosce. In tal caso il segno si dice positivo;
    • di tipo II: il medico, a paziente supino, flette una gamba: se il paziente reagisce flettendo per riflesso anche l’altra gamba allora il segno di dice positivo.
  • Segno di Kernig: se il paziente è seduto non riesce a tenere le gambe estese; inoltre, a paziente supino, se si cerca di flettere un arto sul bacino, la gamba opposta per riflesso si flette sulla coscia.

Poliomielite paralitica

Nell’1% dei casi il virus riesce a raggiungere il midollo spinale, il tronco-encefalico e la corteccia motoria cerebrale, danneggiando i neuroni che controllano i vari muscoli e con conseguente comparsa di un quadro di paralisi:

  • temporanea, se i neuroni a distanza di diversi giorni riescono a recuperare il danno e riacquistano la loro normale funzione,
  • permanente, se i neuroni vengono completamente distrutti dall’infezione.

Complessivamente la forma paralitica si presenta con sintomi come:

  • febbre alta,
  • cefalea,
  • rigidità della colonna vertebrale,
  • debolezza muscolare,
  • parestesie (formicolio agli arti),
  • paralisi degli arti.

La poliomielite spinale è la forma clinica che si incontra più frequentemente. La paralisi compare a diversi giorni di distanza dall’infezione iniziale. Il virus, distruggendo i neuroni, blocca la trasmissione nervosa ai muscoli; l’arto si indebolisce fino alla paralisi e si atrofizza. Spesso la paralisi è asimmetrica, cioè si può osservare la paralisi di un braccio di un lato, e di una gamba controlaterale.

La poliomielite bulbare costituisce circa il 3% dei casi di poliomielite paralitica. Il virus in questo caso distrugge i nervi cranici della regione bulbare portando alla comparsa di sintomi come:

  • dispnea (difficoltà alla respirazione),
  • disfagia (difficoltà alla deglutizione),
  • disfonia (difficoltà nel parlare),
  • paralisi parziale della lingua o dei muscoli del volto,
  • diplopia (visione doppia),
  • alterazione della funzionalità cardiaca e respiratoria.

Prognosi

  • In caso di poliomielite non paralitica il recupero è quasi sempre completo.
  • In caso di poliomielite paralitica, se la paralisi è temporanea, il recupero arriva ad essere definitivo grazie ad interventi di riabilitazione e di sostegno attuati nella fase acuta. Tuttavia possono presentarsi a distanza di molti anni delle complicanze a lungo termine. In una piccola percentuale di casi anche dopo una paralisi temporanea può residuare per il paziente una lieve disabilità.
  • Nel caso di poliomielite paralitica permanente, la prognosi è grave, con la morte che sopraggiunge per arresto respiratorio, per paralisi del diaframma e di altri muscoli accessori della respirazione.

Complicazioni

Anche in caso di paralisi temporanea, con sintomi che scompaiono nel giro di giorni o mesi, a distanza di diversi anni possono presentarsi complicanze a lungo termine come:

  • debolezza muscolare,
  • contratture muscolari,
  • atrofia muscolare (assottigliamento dei muscoli),
  • deformità degli arti,
  • piede equino (piede cadente con dita rivolte verso il basso) con difficoltà alla deambulazione,
  • blocco delle articolazioni,
  • scoliosi e cifo-scoliosi della colonna vertebrale,
  • complicanze da immobilità prolungata (alterazione della funzionalità cardiaca, respiratoria, renale, …).

Gravidanza

In gravidanza il virus riesce ad attraversare la placenta, tuttavia il feto è protetto dall’infezione e dallo sviluppo della malattia fino ai primi mesi di vita, grazie agli anticorpi materni (se presenti, per esempio a seguito di vaccinazione) anch’essi in grado di attraversare la placenta.

Diagnosi

Anamnesi

Il percorso diagnostico inizia con l’anamnesi, processo che consiste nel formulare una serie di specifiche domande che permettono al medico di ricostruire la storia clinica personale e familiare dell’ammalato.

Esame obiettivo

Il successivo step prevede l’esecuzione di un esame obiettivo neurologico. In caso di poliomielite si osserverà la presenza di una paralisi flaccida insorta rapidamente in uno o più arti con:

  • riflessi tendinei assenti negli arti colpiti,
  • conservazione della sensibilità tattile e propriocettiva agli stessi arti.

Alla luce di questi reperti, e dopo aver escluso altre cause apparenti con sintomi simili, può essere posto il sospetto diagnostico di poliomielite.

Esami di laboratorio

Il virus può essere ricercato in un campione di feci o in un tampone faringeo.

L’analisi del liquor (liquido cerebro-spinale) prelevato dopo puntura lombare evidenzia un aumento dei leucociti (globuli bianchi) e delle proteine. L’individuazione nel liquor del virus indica l’avvenuta infezione del Sistema Nervoso Centrale.

Infine la PCR (Polymerase chain reaction) permette di risalire all’esatto genotipo del virus potendo distinguere i virus wild-type (cioè presenti in natura) da quelli utilizzati per il vaccino.

Cura

Non esiste una cura per la poliomielite che permetta una guarigione definitiva e completa, l’unico trattamento in grado di diminuire la gravità dei sintomi e migliorare la qualità di vita consiste nell’attuare un programma di riabilitazione e di sostegno che prevede:

  • farmaci antibiotici per prevenire sovra-infezioni batteriche,
  • farmaci analgesici per diminuire il dolore,
  • terapia fisica e riabilitativa (massoterapia, mobilizzazione attiva e passiva, …),
  • interventi chirurgici di tipo ortopedico (per retrazioni tendinee, deformità, …),
  • sostegno della funzione respiratoria per mezzo di ventilatori meccanici moderni indossabili a mo’ di giacche sul petto e sull’addome.

Vaccino

Fotografia di una siringa con la scritta "Vaccinazione Poliomielite"

iStock.com/Teka77

Dal 1950 ad oggi sono stati utilizzati 3 diversi tipi di vaccino.

  • Il primo è stato il vaccino Koprowski, ottenuto con un virus vivo, ma attenuato.
  • Il secondo a essere sviluppato è stato il vaccino Salk (IPV), basato su un virus inattivato chimicamente. Dopo la somministrazione di 3 dosi, il vaccino sviluppa un’immunità efficace nel 99% degli individui.
  • Infine è stato sviluppato il vaccino Sabin (OPV), ottenuto con un virus vivo attenuato.

Nella maggior parte dei Paesi più sviluppati si utilizza oggi il vaccino Salk (IPV), ritenuto il più sicuro ed efficace. In Italia il calendario vaccinale prevede per il vaccino anti-polio, la somministrazione tramite vaccino esavalente, che permette contemporaneamente la protezione da 6 diverse malattie:

Il vaccino esavalente viene somministrato in 5 dosi, rispettivamente:

  • al 3°- 5°- 11°mese,
  • al 6° anno,
  • tra il 12° e il 18° anno.

Grazie al vaccino la poliomielite è una malattia ormai quasi del tutto assente nei Paesi più sviluppati, ma l’OMS mira all’eradicazione completa dell’infezione nel corso dei prossimi anni.

Fonti e bibliografia

  • Il Bergamini di Neurologia – Mutano, Lopiano , Durelli. Ed: Cortina (Torino). 2011

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