Pielonefrite: sintomi, cause e cura

Ultimo Aggiornamento: 126 giorni

Introduzione

Le infezioni del tratto urinario (UTI, dall’inglese Urinary Tract Infection) possono interessare anche il rene.

La maggior parte di queste infezioni (anche dette ) è causata da batteri o virus che infettano prima il tratto urinario inferiore, in genere la vescica (cistite). L’infezione risale quindi fino a estendersi a uno o ai due reni (tratto urinario superiore).

In alcuni casi l’infezione renale può essere la conseguenza di un intervento chirurgico, qualora i batteri riescano a penetrare nell’organismo durante la procedura e a raggiungere i reni tramite il sangue.

Il corpo dispone di meccanismi di difesa contro le infezioni del tratto urinario. Per esempio, l’urina in genere scorre in un’unica direzione, dai reni alla vescica. Eventuali virus o batteri vengono così lavati via durante la minzione. Il flusso monodirezionale dell’urina in genere previene le infezioni del tratto urinario.

Talvolta le difese del corpo non bastano e i microrganismi patogeni riescono a raggiungere e infettare la vescica (cistite). In caso di sintomi di cistite è necessario consultare il medico, potrebbe essere necessario un trattamento per evitare che l’infezione si diffonda ai reni. Le infezioni renali sono spesso molto dolorose e possono portare a gravi complicazioni.

Uno dei sintomi più comuni della pielonefrite è il dolore lombare, unilaterale o bilaterale.

iStock.com/Staras

Cause

Le infezioni renali sono dovute a batteri o virus.

La comunità scientifica ritiene che la maggior parte di queste infezioni inizi dalla vescica, risalendo poi a infettare uno o ambedue i reni (pielonefrite).

Perlopiù l’infezione è causata dai batteri commensali abituali dell’intestino. Il tratto urinario dispone di vari meccanismi per prevenire la risalita di un’infezione nel tratto urinario. Per esempio, in genere la minzione elimina i batteri prima che raggiungano la vescica. Talvolta, il corpo non riesce a opporsi ai batteri che danno origine a un’UTI. In assenza di un trattamento farmacologico che blocchi l’infezione, i batteri possono quindi riuscire a infettare i reni.

In alcuni casi, il sangue può trasportare batteri o virus al rene da una altra sede corporea.

Fattori di rischio

Sono fattori di rischio per l’infezione renale

  • essere di sesso femminile;
  • avere una cistite (UTI della vescica);
  • aver avuto un’UTI negli ultimi 12 mesi;
  • essere incinta; secondo la ricerca medica, le variazioni ormonali e gli spostamenti del tratto urinario durante la gravidanza facilitano la risalita dei batteri ai reni e l’infezione;
  • avere blocchi o ostacoli al normale flusso di urina nel tratto urinario. Il flusso di urina può essere bloccato in caso di difetti nella struttura del tratto urinario, come un’uretra ristretta, una prostata ingrossata o un calcolo renale;
  • avere un reflusso vescicoureterale, ossia una condizione in cui l’urina rifluisce in uno o in ambedue i reni; il reflusso vescicoureterale viene in genere diagnosticato nell’infanzia;
  • diabete o disturbi del sistema immunitario, il sistema preposto alla difesa dell’organismo;
  • presenza di lesioni del midollo spinale o danni neurologici relativi alla vescica;
  • incapacità di svuotare completamente la vescica (ritenzione urinaria).

Sintomi

L’esordio dell’infezione e dei relativi sintomi è in genere rapido, con manifestazioni che si sviluppano nell’arco di alcune ore o dopo un giorno.

I sintomi di pielonefrite più comuni possono includere:

Segni e sintomi possono cambiare in base all’età del paziente:

  • Nei bambini piccoli (meno di due anni) una febbre alta può essere talvolta l’unico sintomo di infezione renale.
  • Oltre i 65 anni, l’infezione renale può non dare alcun sintomo tipico. Le uniche manifestazioni possono riguardare la sfera cognitiva, con:

Quando chiamare il medico

In caso di sintomi suggestivi di infezione renale, rivolgersi tempestivamente al medico.

L’infezione renale può talvolta evolvere in una condizione grave, la sepsi, che può diventare mortale.

I sintomi di sepsi includono

  • febbre,
  • brividi,
  • respiro e polso accelerati,
  • eritemi,
  • confusione.

Un’infezione renale che diventa cronica o comunque di lunga durata può causare danni renali permanenti.

Complicanze

In casi rari una pielonefrite può essere causa di:

Il rischio di complicanze è leggermente maggiore se coesistono:

  • una malattia renale di causa diversa,
  • un problema della struttura del tratto urinario,
  • episodi ricorrenti di infezione renale.

Le complicanze sono rare se l’infezione viene efficacemente trattata dal medico con antibiotici.

Diagnosi

La diagnosi viene posta in base all’anamnesi, all’esame obiettivo e a esami mirati.

Il medico cercherà di individuare condizioni di salute preesistenti che aumentino il rischio di infezione renale. Durante l’esame obiettivo, verranno passati in rassegna i sintomi.

Nei soggetti di sesso maschile con sospetto di infezione renale, può essere necessario eseguire un’esplorazione rettale digitale (ERD). Per eseguire l’ERD, il medico farà chinare il paziente su un tavolo o lo farà sdraiare sul fianco, con le ginocchia vicine al torace. Il medico introduce quindi un dito guantato e lubrificato attraverso l’ano per controllare le dimensioni della prostata, che può bloccare il collo della vescica.

La diagnosi di infezione renale può richiedere ulteriori approfondimenti:

  • Esame dell’urina. Questo esame richiede la raccolta di un campione di urina in uno speciale contenitore, in ambulatorio o presso un laboratorio. Il campione viene analizzato al microscopio alla ricerca di batteri e leucociti, le cellule prodotte dall’organismo per combattere un’infezione. I batteri possono essere riscontrati anche nell’urina di soggetti normali, quindi la diagnosi richiede, oltre al reperto di laboratorio, l’esistenza di una sintomatologia.
  • Urinocoltura. L’urinocoltura viene eseguita per scoprire il tipo di batterio che sta causando l’infezione. In genere, è possibile osservare la crescita batterica in 1 – 3 giorni e determinare quindi un trattamento mirato.
  • È possibile usare metodiche come la TAC, la risonanza magnetica (RM) o l’ecografia per avvalorare la diagnosi di infezione renale. Questi esami vengono condotti ambulatorialmente in clinica o in ospedale. L’ecografia può essere eseguita direttamente anche in un ambulatorio medico. La sequenza di immagini TAC e RM viene letta e refertata da un medico radiologo. Queste procedure non richiedono anestesia.

Cura

In caso di infezione renale vengono in genere prescritti antibiotici. Anche prima di avere i risultati degli esami, il medico può prescrivere antibiotici efficaci sui tipi di batteri più comuni. Si noti che è di norma indispensabile completare il ciclo di antibiotici prescritto, a prescindere dai tempi di scomparsa dei sintomi.

Una volta che i risultati degli esami sono disponibili, il medico può cambiare antibiotico adottandone uno più mirato all’infezione in atto. Gli antibiotici possono essere assunti per bocca, tramite una vena del braccio o per ambedue le vie.

Se il soggetto è molto sofferente a causa dell’infezione renale, può essere indicato il ricovero ospedaliero per l’allettamento assistito. Il personale ospedaliero può somministrare liquidi per via endovenosa.

Se il tratto urinario è bloccato da un calcolo renale o da una prostata ingrossata, il problema può talvolta essere trattato con un intervento chirurgico.

In caso di pielonefrite, l’urinocoltura verrà ripetuta spesso dopo la fine del trattamento per verificare che l’infezione sia totalmente sparita e non recidivi. Se un esame mostra segni di infezione, si può dover ripetere un ciclo di antibiotici. Se l’infezione recidiva, può essere necessario assumere l’antibiotico per un periodo più lungo.

Prevenzione

Molte infezioni renali partono dalla vescica, quindi la prevenzione delle cistiti può servire a evitare le infezioni renali. La comunità scientifica sta ancora cercando il miglior modo di prevenire le cistiti, ma piccole modifiche del proprio stile di vita possono aiutare in modo concreto:

  1. Bere molto, soprattutto acqua: I liquidi aiutano a lavare via i batteri dal sistema urinario. L’acqua è la bevanda migliore. La maggior parte dei soggetti sani dovrebbe bere da 6 a 8 bicchieri al giorno. Se le condizioni di salute (per esempio, problemi di controllo della vescica, insufficienza renale, cardiopatie) obbligano a limitare l’assunzione di liquidi, farsi consigliare dal medico la giusta quantità di liquidi da assumere. Il volume di liquidi da bere dipende dal clima e dal livello di attività. Vivere, lavorare o fare attività fisica con il caldo richiederà l’assunzione di più liquidi per sostituire quanto perso con il sudore.
  2. Dopo aver defecato, pulirsi da davanti a dietro: Le donne devono pulirsi da davanti a dietro per impedire l’ingresso di batteri nell’uretra. Ciò è molto importante dopo la defecazione.
  3. Urinare spesso e non appena compare lo stimolo: Provare a urinare almeno ogni 3 – 4 ore. La proliferazione batterica in vescica è più probabile se l’urina vi ristagna a lungo.
  4. Urinare dopo un rapporto sessuale: Sia le donne che gli uomini dovrebbero urinare poco dopo un rapporto sessuale per lavare via i batteri eventualmente penetrati nell’uretra durante il rapporto.

Gli esperti non ritengono invece che alimentazione, dieta e nutrizione abbiano un ruolo decisivo nella prevenzione o nel trattamento delle infezioni renali.

Fonte:

Adattamento a cura della Dr.ssa Greppi Barbara

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  1. Anonimo

    Salve, circa una settimana fa ho avvertito un inizio di cistite, ma questa volta dopo qualche giorno tutto è andato peggiorando (febbre, dolore severo, bruciore, …) fin quando mi sono fatta accompagnare in PS dove mi hanno diagnosticato nel giro di qualche ora una pielonefrite.

    Mi hanno ovviamente prescritto un antibiotico che sto assumendo regolarmente e alcuni sintomi sono in effetti diminuiti (come il bruciore e la febbre, che è passata), ma il dolore al fianco persiste.

    È normale? Devo preoccuparmi? Cosa posso prendere?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Il fatto che la febbre sia passata è un ottimo segno, mentre effettivamente il dolore può richiedere qualche giorno in più per passare; senta comunque il medico curante, che dopo aver verificato potrà prescriverle antidolorifici per darle sollievo.

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