Pancreatite acuta e cronica: sintomi, cause, terapia e dieta

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 5 maggio 2018

Introduzione

La pancreatite è una malattia poco comune responsabile dell’infiammazione del pancreas.

Il pancreas è una grossa ghiandola posta dietro lo stomaco e vicino al duodeno, il primo tratto dell’intestino tenue; secerne i succhi digestivi, o enzimi, nel duodeno attraverso un condotto chiamato dotto pancreatico. Gli enzimi pancreatici si mescolano alla bile, il liquido prodotto dal fegato e conservato nella colecisti, per digerire gli alimenti.

Il pancreas rilascia anche ormoni, insulina e glucagone, nel circolo sanguigno. Questi ormoni aiutano l’organismo a regolare il glucosio assunto dal cibo come fonte energetica. L’organismo deve assicurare che il livello di zuccheri presenti nel sangue (glicemia) sia adeguato, perché i livelli di glucosio molto alti o molto bassi possono provocare il coma. L’insulina è l’ormone incaricato di controllare i livelli di zuccheri nell’organismo. Gli ormoni sono sostanze chimiche presenti nel flusso sanguigno che sono in grado di controllare le funzioni dell’organismo.

Ricostruzione grafica di forma e posizione del pancreas.

Rappresentazione grafica di forma e posizione del pancreas. (Photo Credit: iStock.com/yodiyim)

Normalmente gli enzimi digestivi secreti dal pancreas non diventano attivi finché non raggiungono l’intestino tenue tuttavia, quando il pancreas è infiammato, i tessuti pancreatici vengono attaccati e danneggiati dagli stessi enzimi che producono.

I sintomi tipici della pancreatite sono:

  • dolore graduale o improvviso nell’addome superiore, che talvolta si irradia alla schiena,
  • gonfiore addominale,
  • nausea e vomito,
  • eventualmente febbre.

La pancreatite può essere acuta o cronica. Ambedue le forme sono condizioni serie e possono avere complicanze. All’inizio la pancreatite si manifesta in forma acuta, se non viene curata può diventare una malattia permanente, detta pancreatite cronica. Si tratta di una patologia grave che può causare pericolose complicazioni e addirittura la morte del paziente, qualora non venga curata.

Nonostante sia rara, in Italia circa 15.000 nuovi pazienti vengono colpiti da pancreatite cronica ogni anno, mentre si stimano in 200.000 i casi annui di pancreatite acuta.

Le pancreatiti sono più frequenti negli uomini che nelle donne.

Classificazione

La pancreatite è una malattia rara che provoca l’infiammazione del pancreas, che viene lentamente distrutto dagli enzimi digestivi da lui stesso prodotti. Nei casi più gravi di pancreatite le lesioni del pancreas possono provocare emorragie, danni gravi ai tessuti, infezioni e formazione di cisti.

Se il pancreas è infiammato gli enzimi possono raggiungere il flusso sanguigno e diffondersi fino a cuore, polmoni e reni, provocando danni ancora più gravi.

La pancreatite può presentarsi in due forme diverse:

  1. La pancreatite acuta si verifica all’improvviso: può essere grave e mettere in pericolo la vita del paziente per via delle numerose complicazioni. Di solito è comunque una malattia curabile.
  2. La pancreatite cronica si verifica quando i danni al pancreas continuano a verificarsi anche dopo l’episodio acuto: ad esempio, se il paziente non limita l’uso di alcolici anche dopo aver sofferto di pancreatite acuta, il consumo protratto continua a danneggiare il pancreas. La forma cronica provoca un dolore molto intenso e il malfunzionamento del pancreas, che a sua volta causa perdita di peso, diabete e problemi digestivi.

Pancreatite Acuta

La pancreatite acuta è un’infiammazione del pancreas che insorge improvvisamente e generalmente si risolve in qualche giorno attraverso un appropriato trattamento, diversamente può rivelarsi una malattia potenzialmente mortale o con gravi complicanze.

Esistono diverse forme di pancreatite acuta e, generalizzando, si rivelano fatali nel 15% dei casi. Analizzando più in profondità si scopre tuttavia che per forme di pancreatite edematosa i casi di morte sono meno del 2%, mentre nei casi di pancreatite necrotico-emorragica si registra una mortalità superiore al 30-40% dei casi. Nel caso in cui il pancreas venga colpito interamente da necrosi la mortalità è superiore al 60%.

I casi più gravi di pancreatite acuta, in assenza di un tempestivo intervento, provocano la morte del paziente entro 48 ore.

Cause

La causa più frequente di pancreatite acuta è la presenza di calcoli biliari, piccole formazioni simili a ghiaino fatte da bile solidificata, che infiammano il pancreas attraversando il dotto biliare comune.

Altra causa è il consumo cronico e in forti quantità di alcolici. La pancreatite acuta può manifestarsi entro poche ore o fino a due giorni dal consumo di alcool.

Tra le altre cause di pancreatite acuta, si annoverano

  • traumi addominali,
  • farmaci,
  • infezioni,
  • tumori
  • e anomalie genetiche del pancreas.

Sintomi

Una pancreatite acuta inizia generalmente con la comparsa di un dolore graduale o improvviso nell’addome superiore, che talvolta si irradia alla schiena.

Il dolore può essere inizialmente lieve e peggiorare dopo mangiato. Nella maggior parte dei casi è intenso, tende a diventare costante e dura diversi giorni. L’addome può essere gonfio e molto dolorante.

Un soggetto con pancreatite acuta appare e si sente tipicamente molto sofferente e necessita di un intervento medico immediato.

Altri sintomi includono:

Una grave pancreatite acuta può causare disidratazione e caduta della pressione arteriosa. Possono infine insorgere insufficienza cardiaca, polmonare o renale.

Il sanguinamento nel pancreas può portare a shock e anche a morte.

Diagnosi

Il medico raccoglie l’anamnesi del paziente attraverso numerose domande ed esegue l’esame obiettivo, prescrivendo al contempo un esame del sangue di ausilio alla diagnosi.

Durante la pancreatite acuta, aumentano di almeno tre volte le concentrazioni di

  • amilasi
  • lipasi,

enzimi digestivi secreti dal pancreas. Anche altri parametri possono risultare alterati, in particolare

I livelli in genere tendono a normalizzarsi via via che il soggetto migliora.

La diagnosi di pancreatite acuta è spesso difficoltosa a causa della posizione profonda del pancreas. Verosimilmente, il medico procederà con uno o più dei seguenti esami:

  • Ecografia addominale. Fasci di onde a ultrasuoni vengono inviati al pancreas tramite una sonda che personale esperto appoggia su vari punti dell’addome. Gli ultrasuoni vengono riflessi dal pancreas, dalla colecisti, dal fegato e da altre strutture; questi echi riflessi generano impulsi elettrici che creano immagini, o ecografie, proiettate su un monitor. Anche eventuali calcoli biliari rifletteranno le onde a ultrasuoni, diventando così visibili sull’immagine.
  • Tomografia computerizzata (TAC). Si tratta di una tecnica radiografica non invasiva che genera immagini tridimensionali di parti del corpo. Per la scansione, il paziente viene fatto sdraiare su un lettino che scorre all’interno dell’apparecchio, fatto a ciambella. L’esame può mostrare calcoli biliari e l’entità del danno pancreatico.
  • Ecografia endoscopica. Dopo aver anestetizzato la gola del paziente con uno spray, il medico inserisce un endoscopio (tubo sottile e flessibile, dotato di luce) attraverso la gola fino allo stomaco e all’intestino tenue. L’endoscopio viene quindi collegato a un trasmettitore/ricevitore di ultrasuoni in modo da generare immagini ecografiche del pancreas e dei dotti biliari.
  • Risonanza magnetica colangiopancreatografica. Questa tecnica si basa sulla risonanza magnetica, un esame non invasivo che genera immagini trasverse di parti del corpo. Dopo una lieve sedazione, il paziente viene fatto sdraiare in un tubo cilindrico. Viene quindi iniettato un mezzo di contrasto per via endovenosa, che aiuta a mostrare il pancreas, la colecisti e i dotti pancreatico e biliari.

Cura

Il trattamento della pancreatite acuta richiede qualche giorno di ospedalizzazione per la somministrazione endovenosa di

  • liquidi,
  • antibiotici
  • e farmaci analgesici.

Il paziente non deve né bere né mangiare, in modo da lasciar riposare il pancreas. In caso di vomito, può essere inserito un tubino attraverso il naso fino allo stomaco per rimuovere liquidi e aria.

A meno di complicanze, la pancreatite acuta in genere si risolve in qualche giorno. Nei casi gravi il paziente può aver bisogno di alimentazione tramite sondino nasogastrico (speciali soluzioni somministrate tramite un tubino lungo e sottile che, dal naso, arriva fino allo stomaco) per diverse settimane mentre il pancreas guarisce.

Prima di essere dimesso, al paziente verrà raccomandato di

Nei casi meno gravi si deve rimanere a digiuno per tre o quattro giorni, ma si possono somministrare liquidi e analgesici per endovena. Nei casi più gravi di pancreatite acuta il paziente deve essere nutrito tramite flebo per 3-6 settimane, durante il processo di guarigione del pancreas. Se si manifestano segni di infezione, devono essere somministrati gli antibiotici.

In alcuni casi la causa della pancreatite è chiara, ma in altri sono necessarie indagini supplementari dopo la dimissione e a guarigione avvenuta.

Colangiopancreatografia retrograda endoscopica (CPRE) terapeutica nella pancreatite acuta e cronica

Si tratta di una tecnica specialistica usata per visualizzare pancreas, colecisti e dotti biliari, e trattare complicanze della pancreatite acuta o cronica (calcoli biliari, stenosi o occlusione dei dotti pancreatico o biliari, fistole dei dotti biliari e accumuli pseudocistici di liquidi e residui tessutali).

Poco dopo il ricovero di un soggetto con sospetta stenosi del dotto pancreatico o dei dotti biliari, un medico appositamente formato esegue la CPRE.

Dopo una leggera sedazione del paziente e l’anestesia locale della gola, il medico inserisce un endoscopio (tubo lungo, sottile e flessibile dotato di luce e telecamera in punta) attraverso bocca, gola e stomaco fino all’intestino tenue. L’endoscopio viene collegato a un computer con monitor. Il medico guida l’endoscopio e inietta nei dotti pancreatico o biliari uno speciale colorante, che aiuta a delineare pancreas, colecisti e dotti sullo schermo sulle radiografie via via acquisite.

Le procedure seguenti sono eseguibili sotto guida CPRE:

  • Sfinterotomia. Tramite un piccolo filo sull’endoscopio, il medico individua il muscolo che circonda il dotto pancreatico o quelli biliari e vi pratica un taglietto per allargare l’apertura del dotto. Se è presente una pseudocisti, il dotto viene drenato.
  • Rimozione di calcoli. Tramite l’endoscopio, vengono rimossi con un piccolo cestello calcoli biliari dai dotti pancreatico o biliari. La rimozione dei calcoli è talvolta eseguita insieme alla sfinterotomia.
  • Posizionamento di uno stent. Tramite l’endoscopio, il medico inserisce in un dotto ristretto una piccola cannuccia di plastica o metallo, in modo da mantenerlo aperto.
  • Dilatazione con palloncino. Alcuni endoscopi sono dotati di un palloncino che il medico può utilizzare per dilatare o distendere dotti pancreatico o biliari ristretti. Il dotto può essere mantenuto aperto per qualche mese tramite uno stent temporaneo.

I pazienti sottoposti a CPRE terapeutica hanno qualche rischio di complicanze, tra cui

  • pancreatite grave,
  • infezioni,
  • perforazione intestinale
  • o emorragie.

Queste complicanze sono più frequenti nei soggetti con pancreatite acuta o ricorrente. Un paziente che dopo la procedura sviluppa febbre, ha problemi a deglutire o avverte dolori ingravescenti a gola, torace o addome, dovrà immediatamente ricorrere al medico.

Complicazioni

I calcoli biliari all’origine della pancreatite acuta devono essere rimossi chirurgicamente, insieme alla colecisti.

  • Nelle pancreatiti non gravi la colecistectomia (rimozione della colecisti) può essere eseguita durante il ricovero stesso.
  • Nei casi gravi, i calcoli possono essere asportati tramite la CPRE, la tecnica (descritta sopra) che, visualizzando direttamente il pancreas, la colecisti e i dotti biliari, permette anche di intervenire sulle complicanze delle pancreatiti acute e croniche. La colecistectomia verrà poi eseguita in seguito, un mese o pi? dopo il completo recupero.

In caso di infezione, può essere necessario drenare l’area infetta, di fatto un ascesso, tramite CPRE o chirurgia. La chirurgia può essere eseguita anche a scopo esplorativo per localizzare fonti di sanguinamento, escludere condizioni simili alla pancreatite o rimuovere tessuto pancreatico gravemente danneggiato.

La CPRE o l’ecografia endoscopica consentono anche il drenaggio di formazioni pseudocistiche di liquido e residui tessutali che possono formarsi nel pancreas. Se non trattate, enzimi e tossine contenuti nelle pseudocisti possono entrare nel circolo sanguigno e danneggiare il cuore, i polmoni, i reni o altri organi.

La pancreatite acuta talvolta causa insufficienza renale. Questa condizione impone filtraggi periodici (dialisi) del sangue o un trapianto di rene.

In casi rari, la pancreatite acuta pu? causare problemi respiratori. Può insorgere ipossia, una condizione in cui le cellule e i tessuti non ricevono abbastanza ossigeno. L’ipossia viene trattata con la somministrazione di ossigeno. Alcuni pazienti vanno comunque incontro a insufficienza respiratoria, anche con l’ossigeno, e necessitano quindi di ventilazione assistita per un certo periodo.

Pancreatite cronica

La pancreatite cronica è un’infiammazione del pancreas che non guarisce e al contrario, peggiorando nel tempo, diventa causa di danni permanenti. La pancreatite cronica si verifica, come quella acuta, quando gli enzimi digestivi attaccano il pancreas e i tessuti vicini, causando episodi di dolore.

Colpisce in genere soggetti tra i 30 e i 40 anni.

Cause

La più comune causa di pancreatite cronica è l’abuso di alcolici di lunga durata.

La forma cronica della pancreatite può seguire un attacco acuto che danneggi il dotto pancreatico. Il dotto danneggiato causa un’infiammazione del pancreas. Ne origina tessuto cicatriziale e il pancreas viene lentamente distrutto.

Altre possibili cause di pancreatite cronica:

  • problemi ereditari del pancreas,
  • fibrosi cistica, la più frequente malattia ereditaria causa di pancreatite cronica,
  • ipercalcemia (livelli elevati di calcio nel sangue),
  • iperlipidemia o ipertrigliceridemia (livelli elevati di grassi nel sangue),
  • alcuni farmaci,
  • alcune condizioni autoimmunitarie,
  • cause sconosciute.

Le forme ereditarie di pancreatite possono insorgere in individui sotto i 30 anni, ma potrebbero rimanere non diagnosticate per diversi anni. Episodi intermittenti di dolore addominale e diarrea della durata di vari giorni possono evolvere in pancreatite cronica.  Se il paziente ha due o più consanguinei in più generazioni affetti da pancreatite, è possibile che si tratti di pancreatite ereditaria.

Sintomi

Nella maggior parte dei casi di pancreatite cronica il dolore addominale è il sintomo iniziale, benché alcuni individui non presentino alcuna sintomatologia dolorosa. Il dolore può irradiarsi alla schiena, peggiorare con l’assunzione di cibo e bevande e diventare costante e invalidante. In alcuni casi il dolore addominale scompare quando le condizioni peggiorano, verosimilmente perché il pancreas non produce più enzimi digestivi.

Altri sintomi includono:

I soggetti con pancreatite cronica spesso dimagriscono, anche se appetito e alimentazione sono normali. La perdita di peso avviene perché l’organismo non secerne sufficienti enzimi pancreatici deputati alla digestione, non consentendo così l’assorbimento normale dei nutrienti. La cattiva digestione porta a malnutrizione per l’eliminazione dei grassi con le feci.

Diagnosi

La pancreatite cronica è spesso confusa con la forma acuta perché i sintomi sono simili. Anche in questi casi il medico raccoglierà un’anamnesi dettagliata e procederà all’esame obiettivo. Gli esami del sangue aiutano a stabilire se il pancreas sta producendo quantità ancora sufficienti di enzimi digestivi, anche se questi enzimi possono risultare normali anche in casi di pancreatite cronica.

Negli stadi più avanzati, quando sopravvengono diabete e malassorbimento, il medico può prescrivere esami del sangue, dell’urina e delle feci, di ausilio alla diagnosi e necessari a monitorare la progressione della malattia.

Dopo una radiografia dell’addome, verranno eseguiti uno o più test di diagnostica per immagine:

  • ecografia addominale,
  • TAC,
  • ecografia endoscopica
  • e CPRE.

Cura

La pancreatite cronica può richiedere il ricovero ospedaliero per

  • gestione del dolore,
  • garantire un’idratazione per via endovenosa,
  • supporto nutrizionale.

Se il paziente continua a perdere peso sarà necessario alimentarlo per via nasogastrica per diverse settimane.

Il ripristino di una dieta normale può essere accompagnato dall’assunzione di enzimi pancreatici sintetici, se l’organo non ne secerne quantità sufficienti. Gli enzimi andranno assunti a ogni pasto, in modo da aiutare il soggetto a digerire il cibo e riprendere peso.

Il passo successivo consiste nell’instaurare una dieta nutritizia, povera di grassi, basata su pasti piccoli e frequenti. Il piano alimentare può essere messo a punto con l’aiuto di un dietologo.

Sarà importante anche bere molti liquidi e limitare bevande contenenti caffeina.

I soggetti con pancreatite cronica dovranno evitare il fumo e l’assunzione di alcolici, anche se la pancreatite è di lieve entità o in fase precoce.

Complicanze

Continuare a consumare alcolici in grande quantità può indurre nei portatori di pancreatite cronica violenti attacchi improvvisi di forte dolore addominale.

Anche in questi casi, la CPRE serve a identificare e trattare le complicanze associate alla pancreatite cronica, come

  • calcoli biliari,
  • pseudocisti,
  • ostruzioni o restringimenti dei dotti.

La pancreatite cronica può portare anche alla calcificazione del pancreas: l’organo si indurisce a causa di depositi di sali di calcio insolubili. Può essere necessario rimuovere parte dell’organo chirurgicamente.

Nei casi di dolore persistente sono talvolta indicate la chirurgia o altre procedure per bloccare i nervi addominali che causano il dolore.

La distruzione del tessuto pancreatico dovuta alla pancreatite cronica può coinvolgere le cellule che producono insulina (cellule beta), generando così una condizione di diabete. Gli individui con anamnesi famigliare di diabete hanno maggiori probabilità di sviluppare la malattia. In caso di diabete il soggetto dovrà assumere insulina o altri farmaci per mantenere la glicemia a livelli normali. Il paziente verrà assistito da personale sanitario esperto per determinare un regime adeguato di farmaci, dieta e monitoraggio della glicemia.

Fonte:

Adattamento a cura della Dr.ssa Greppi Barbara

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Si può vivere senza pancreas?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Non sono in grado di entrare nei dettagli, ma sì, si può vivere senza pancreas.