Il diabete mellito di tipo 1 e 2: sintomi, cause e cura

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 10 ottobre 2018

Introduzione

Il diabete è una malattia che colpisce ogni anno milioni di persone nel mondo; si tratta di una condizione caratterizzata da un aumento della quantità di zucchero nel sangue (glicemia), zucchero che viene assunto con l’alimentazione e che stimola nell’organismo la produzione di insulina. L’insulina è un ormone che stimola le cellule a prelevare lo zucchero dal sangue, abbassando così la quantità circolante.

  • Nel diabete mellito di tipo 1 il corpo non produce insulina.
  • Nel diabete mellito di tipo 2, la forma più comune, il corpo non produce insulina o non è in grado di usarla correttamente.

Purtroppo è una malattia da cui non si può guarire, ma che può essere tenuta sotto controllo usando diverse terapie; il successo terapeutico dipende in larga parte dal paziente,

  • dal suo stile di vita
  • e dalla volontà di aderire alla cura prescritta.

Se la glicemia non viene tenuta costantemente sotto controllo nel tempo possono insorgere complicazioni anche gravi a carico di tutto l’organismo, che colpiscono in particolare:

  • occhi,
  • reni,
  • nervi,
  • cuore,
  • arti.

In questo breve articolo affronteremo i diversi tipi di diabete, i modi per tenerli sotto controllo e le diverse terapie.

Che cos’è il diabete

L’organismo è formato da milioni di cellule che hanno bisogno di energia per funzionare, a questo scopo gli alimenti sono trasformati in uno zucchero detto glucosio, che giunge alle cellule grazie alla circolazione sanguigna ed è una delle sostanze necessarie alle cellule per produrre energia.

Perché il glucosio possa essere assorbito dalle cellule devono essere soddisfatte due condizioni.

  1. Le cellule devono avere abbastanza porte d’ingresso per il glucosio (recettori).
  2. Per aprire queste porte è necessaria una sostanza chiave (ossia una sostanza detta ).

Se questi due requisiti sono soddisfatti il glucosio può entrare nelle cellule, dove viene usato per produrre l’energia.

Senza energia, le cellule muoiono.

L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas, i suoi livelli nel sangue variano a seconda della , la quantità di glucosio presente nel sangue.

Quando si è diabetici le cellule hanno difficoltà a ottenere il glucosio necessario per produrre energia.

Il diabete, chiamato anche diabete mellito, può impedire alle cellule di ricevere la quantità di glucosio adeguata in due modi diversi.

  1. Nel primo caso il pancreas potrebbe non produrre l’insulina, la chiave necessaria per aprire le porte, quindi il glucosio non può entrare nelle cellule e si accumula nel sangue. Questo disturbo è detto diabete di tipo 1.
  2. Il diabete di tipo 2, invece, si verifica quando la quantità di insulina (chiave) è sufficiente, ma non lo è  il numero di porte (recettori cellulari) che permettono l’ingresso del glucosio. Anche se l’insulina è disponibile, quindi, non può essere usata efficacemente: questa situazione è detta insulinoresistenza e provoca l’aumento della glicemia nel sangue.
Diabete di tipo 1 Diabete di tipo 2
Insulina Scarsa o mancante Normale o eccessiva
Sintomi Evidenti Assenti
Peso Normale Sovrappeso, obesità
Esordio Prima dei 35 anni Dopo i 35 anni
Complicazioni Molti anni dopo Evidenti alla diagnosi
Terapia iniziale Insulina Dieta, esercizio, farmaci

Il diabete di tipo 2 è più frequente di quello di tipo 1.

Cause

Diabete di tipo 1

Il diabete di tipo 1 si manifesta quando il sistema immunitario, l’insieme dei meccanismi di difesa dell’organismo, si attiva per errore verso le cellule beta del pancreas responsabili della produzione di insulina, attaccandole e distruggendole.

Si tratta quindi di una malattia autoimmune e si pensa che possa essere causato da una complessa combinazione di fattori genetici e ambientali; nella maggior parte dei casi viene diagnosticato in giovane età.

Diabete di tipo 2

Il diabete di tipo 2, la forma più comune e tipica dell’età adulta, è causato da diversi fattori, principalmente di tipo genetico e legati allo stile di vita

Sovrappeso, obesità e inattività fisica

È più probabile che sviluppi diabete di tipo 2 nei pazienti sedentari, in sovrappeso od obesi.

Il peso in eccesso è un importante fattore di rischio per lo sviluppo di resistenza all’insulina, una condizione che se non trattata tempestivamente predispone in modo pressoché certo allo sviluppo di diabete.

Anche la localizzazione del grasso corporeo può fare la differenza: quello addominale, della pancia, è più strettamente legato all’insorgenza di

  • resistenza all’insulina,
  • diabete di tipo 2,
  • malattie cardiovascolari.

Un’utile e rapida verifica, per quanto superficiale, del peso corporeo è possibile ottenerla attraverso il calcolo dell’indice di massa corporea.

Resistenza all’insulina

Il diabete di tipo 2 inizia normalmente con la comparsa di resistenza all’insulina, una condizione in cui i muscoli, il fegato e le cellule adipose non utilizzano più efficacemente l’insulina; la conseguenza è che l’organismo ne necessità di maggiori quantità per aiutare le cellule a prelevare lo zucchero dal sangue.

In un primo momento il pancreas sopperisce producendo quantità maggiori di insulina, ma con il tempo la produzione non è più in grado di rispondere adeguatamente al continuo aumento delle richieste e la conseguenza è l’aumento delle quantità di glucosio nel sangue (iperglicemia).

Genetica

Come nel diabete di tipo 1, alcuni geni possono rendere più probabile sviluppare il diabete di tipo 2.

La malattia tende a manifestarsi più comunemente quando ci sono famigliari stretti che ne soffrono d è possibile individuare alcune etnie maggiormente predisposte allo sviluppo (afroamericani, ispanici, …).

I geni hanno anche un’influenza indiretta, potendo favorire una certa tendenza all’obesità.

Altre cause di diabete

In casi meno comuni il diabete potrebbe essere secondario ad altre malattie o altre condizioni, come ad esempio:

Fattori di rischio del diabete di tipo 2

Come detto in precedenza il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 è legato a una complessa e per molti versi ancora sconosciuta combinazione di genetica e fattori di rischio, i cui principali sono:

Sebbene non sia ovviamente possibile intervenire sulla famigliarità e nemmeno su fattori come età ed etnia, esiste un grande margine di prevenzione sui fattori legati allo stile di vita e in particolare relativi a

Eventuali cambiamenti nello stile di vita, come perdere il peso in eccesso e praticare attività fisica regolarmente, possono influire significativamente sulla diminuzione della probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2.

Sintomi

I sintomi dipendono dallo stadio a cui è arrivata la malattia e dal tipo di cui si soffre:

  • I sintomi del diabete di tipo 1 possono comparire rapidamente, generalmente nell’arco di un paio di settimane.
  • I sintomi del diabete di tipo 2 spesso si sviluppano invece lentamente, nel corso di diversi anni, e possono essere così lievi da non essere nemmeno notati; molti pazienti affetti da questa forma possono addirittura non avere sintomi e non rendersi conto di soffrirne fino alla comparsa di complicazioni serie come danni permanenti alla vista o problemi cardiaci.

Tra i sintomi di diabete più frequenti e comuni a entrambe le forme ricordiamo:

Immagine che rappresenta i modo stilizzato i principali sintomi del diabete (riportati nel testo)

Traduzione da: iStock.com/stockdevil

Se non si interviene la glicemia può innalzarsi molto, provocando coma e persino la morte del paziente.

Pericoli

Se tenete sotto controllo la glicemia i sintomi del diabete diventeranno meno frequenti, vi sentirete meglio e avrete più energie.

Se invece non seguite la dieta, non fate esercizio fisico e non controllate la glicemia, potrebbero insorgere complicazioni gravi: le complicazioni del diabete provocano danni ai nervi e ai vasi sanguigni dell’organismo.

Non si sa con esattezza perché il diabete danneggi le terminazioni nervose; il danno nervoso è detto neuropatia diabetica e di solito colpisce i nervi della parte bassa delle gambe e dei piedi, che possono diventare intorpiditi o insolitamente freddi. Chi è diabetico e ha problemi di sensibilità ai piedi deve fare molta attenzione a non danneggiarli con scarpe strette, acqua calda o altro. Controllate i piedi ogni giorno per trovare eventuali tagli, piaghe, arrossamenti o zone di gonfiore. Se necessario usate uno specchio. Durante le visite mediche chiedete al medico di controllarvi i piedi.

Il diabete può anche provocare disfunzioni sessuali. Negli uomini diabetici il problema più frequente è l’impotenza, causata dai danni ai nervi che servono gli organi genitali. Gli urologi potranno aiutarvi a curare l’impotenza con terapie chirurgiche e non. Nelle donne diabetiche, il danno ai nervi che servono gli organi pelvici e genitali può causare problemi nel raggiungimento dell’orgasmo e dolore durante i rapporti. Se questo è il vostro caso, il medico potrà consigliarvi una terapia adeguata.

Anche i nervi che servono il cuore possono essere colpiti, quindi le persone diabetiche durante un infarto possono non avvertire il tipico dolore al torace. Chi soffre di diabete, quindi, dovrebbe fare molta attenzione se avverte pesantezza al torace, formicolio alle braccia o bruciore di stomaco, perché potrebbe trattarsi di sintomi di un infarto in corso.

La glicemia alta può danneggiare i vasi sanguigni, sia grandi che piccoli. I grassi presenti nel sangue si accumulano sulle pareti dei vasi e questo provoca l’indurimento delle arterie (aterosclerosi). L’indurimento può interessare le arterie e vene principali che partono o arrivano al cuore e può anche verificarsi nelle gambe. La dieta per il colesterolo serve appunto per diminuire la quantità di grassi nel sangue. Se le placche e i grassi si accumulano sulle pareti dei vasi sanguigni più piccoli, l’afflusso di sangue agli organi diventa insufficiente, causando la morte delle cellule che dipendono dal sangue per sopravvivere. Si possono anche verificare emorragie dai vasi sanguigni ostruiti.

L’ispessimento dei vasi sanguigni più piccoli si verifica più facilmente nei reni e nella parte posteriore dell’occhio. Quando i vasi sanguigni nella parte posteriore dell’occhio sono ostruiti, il sangue può defluire all’interno dell’occhio, cioè nel corpo vitreo, che quindi si opacizza. Se non viene curato questo disturbo, detto retinopatia diabetica, può provocare la cecità. L’oculista potrà aiutarvi, consigliandovi una terapia opportuna.

Il diabete mellito può impedire ai reni di eliminare le scorie dall’organismo, inoltre le proteine che dovrebbero rimanere all’interno del corpo potrebbero essere espulse con l’urina. Il medico può controllare se nell’urina sono presenti piccole quantità di proteine per capire se sono sintomo di disturbi renali allo stadio iniziale. Chi soffre di problemi renali di origine diabetica spesso sviluppa anche l’ipertensione.

È fondamentale curare l’ipertensione con i farmaci appositi (gli antiipertensivi), perché in questo modo si riesce a impedire il peggioramento dei problemi renali. Se soffrite di problemi renali di origine diabetica il medico potrebbe anche prescrivervi una dieta particolare, a basso contenuto di proteine e di sale. In rari casi potrebbero rivelarsi necessari la dialisi e persino il trapianto di reni.

La maggior parte dei medici ritiene che tenere sotto controllo il diabete sia utile per prevenire i danni all’apparato circolatorio e al sistema nervoso. La strategia più indicata per la gestione del diabete comprende:

  • una dieta attenta,
  • uso dei farmaci,
  • esercizio fisico,
  • monitoraggio della glicemia,
  • buona igiene.

Gravidanza

Per quanto riguarda la gestione della malattia in gravidanza si rimanda all’articolo specifico: diabete gestazionale.

Diagnosi

La diagnosi di diabete viene formulata dai medici quando scoprono che la glicemia del vostro sangue o delle vostre urine è troppo elevata. Il risultato degli esami è più attendibile se la glicemia viene controllata a digiuno (esame della glicemia a digiuno). L’intervallo di normalità per la glicemia a digiuno va dai 60 ai 99 mg/dl, mentre i livelli compresi tra i 100 e 125 mg/dl sono considerati come intolleranza glucidica, una condizione di alterazione della glicemia che può predisporre allo sviluppo di diabete.

Per i fattori necessari alla diagnosi di diabete fare riferimento alla pagina: Scopri se sei diabetico.

Cura e terapia

Fino a poco tempo fa questo paragrafo iniziava riportando la seguente frase: “Non esiste nessuna cura per guarire dal diabete mellito”.

Ad oggi la situazione è in parte cambiata, anche la condizione è tuttora considerata una malattia cronica.

Se per il diabete mellito di tipo 1 nuove speranze vengono alimentate dal trapianto di cellule pancreatite, un recente pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet dimostra che una significativa riduzione di peso (15 kg o superiore) in pazienti con recente diagnosi di diabete permette di ottenere una completa remissione della condizione, nonché la sospensione dei farmaci.

La perdita di peso è stata ottenuta in condizioni controllate e attraverso un approccio dietetico molto aggressivo (800 kcal giornaliere somministrate attraverso bevande sostitutive del pasto), su soggetti con importante sovrappeso (BMI superiore a 27).

Il risultato, benché di grande importanza, non deve tuttavia far abbassare la guardia nei confronti della malattia, deve al contrario essere interpretato come un’ulteriore conferma della gestione del peso corporeo nella prevenzione e trattamento del paziente diabetico. Aspettiamo poi i risultati a distanza di qualche anno, per valutare la durata dei benefici riscontrati.

Da un punto di vista più pratico, per l’attuale paziente l’obiettivo è ovviamente mantenere la glicemia nella normalità, in modo da prevenire sintomi e complicazioni.

La terapia e la gestione del diabete variano a seconda del paziente; medico ed equipe diabetologica decideranno quale tipo di terapia fa al caso vostro.

  • I pazienti affetti da diabete di tipo 1 non producono insulina, chi non ha sufficiente insulina nell’organismo deve modificare solo limitatamente la propria dieta e assumere l’insulina che può essere somministrata solo tramite iniezione. Le iniezioni devono essere eseguite diverse volte al giorno.
  • Chi soffre di diabete di tipo 2, invece, probabilmente non avrà bisogno dell’insulina (almeno inizialmente), perché di solito riuscirà a tenere sotto controllo la malattia mettendosi a dieta o facendo esercizio fisico. In alcuni casi potrà essere utile assumere farmaci per uso orale, mentre per alcuni pazienti affetti da diabete di tipo 2 in stadio avanzato diventerà necessaria anche l’insulina.

Il successo della terapia dipende in larga parte dal paziente. Se si impara a tenere sotto controllo la glicemia e si mettono in pratica tutti i suggerimenti si riuscirà a condurre una vita più sana.

Controllo del diabete

È possibile gestire il diabete seguendo queste semplici regole:

  1. Attenersi a una dieta bilanciata,
  2. Fare esercizio fisico,
  3. Tenere sotto controllo la glicemia,
  4. Assumere tutti i farmaci prescritti dal medico.
  5. Documentarsi sul proprio disturbo.

Il dietologo o il diabetologo vi insegneranno a programmare i pasti e risponderanno a tutte le vostre domande. Seguire una dieta bilanciata è importante per tre motivi:

  1. Si tiene sotto controllo il peso,
  2. Si riporta la glicemia alla normalità,
  3. Si diminuisce la percentuale di grasso corporeo.

Seguire una dieta sana significa cambiare abitudini alimentari, adeguare le quantità di alimenti assunti e la frequenza dei pasti. Tuttavia sarete sorpresi dalle mille possibilità che una dieta sana e gustosa vi potrà riservare.

L’esercizio fisico è utile ai pazienti diabetici per diversi motivi. Abbassa la glicemia, aiuta a dimagrire e mantiene in forma il cuore e l’apparato circolatorio, inoltre aiuta a combattere lo stress e rafforza i muscoli.

L’equipe che vi segue vi potrà consigliare un programma di esercizio fisico adatto al vostro caso. Prima di iniziare un nuovo programma chiedete sempre il parere del vostro medico.

L’esame della glicemia è importante per scoprire se il glucosio nel sangue si mantiene entro livelli normali; se la glicemia è troppo bassa o troppo alta, infatti, potrebbe essere necessario modificare la terapia, la dieta o il programma di esercizio fisico. Se sarà necessaria una modifica, sarà il medico o il diabetologo a darvi istruzioni dettagliate su come comportarvi.

La glicemia viene stabilita esaminando una goccia di sangue ottenuta pungendo un dito con una specie di ago. Di solito deve essere controllata da una a quattro volte al giorno e il paziente può farlo in piena autonomia. La maggior parte dei pazienti diabetici diventa molto abile nel controllo della propria glicemia. Il diabetologo vi insegnerà come controllare la glicemia correttamente e vi aiuterà a decidere quali sono i momenti migliori della giornata per fare gli esami. Inoltre vi insegnerà come adeguare i farmaci, la dieta o l’esercizio fisico per tenere sotto controllo la glicemia.

Il diabetologo inoltre controllerà i risultati dei test che avete eseguito e, se necessario, modificherà la terapia.

Se la glicemia continua a essere molto alta e non scende nemmeno con la dieta e l’esercizio fisico, potrebbero essere necessari farmaci appositi. Il medico vi comunicherà se avrete bisogno dei farmaci oppure dell’insulina.

Se dovete ricorrere all’insulina, l’unico modo per assumerla sono le iniezioni. L’insulina è necessaria per tutti i pazienti affetti dal diabete di tipo 1 e per alcuni pazienti che soffrono di diabete di tipo 2.

Se siete diabetici è fondamentale controllare la glicemia nel corso dei normali esami del sangue.

Un altro esame possibile è quello dell’emoglobina A1C. Si tratta di un esame del sangue che aiuta a scoprire quant’è stato efficace il controllo della glicemia nei tre o quattro mesi precedenti. Il livello normale nelle persone sane non supera il 5%. I diabetici, invece, dovrebbero cercare di mantenere l’emoglobina A1C inferiore al 6%, finché non si manifestano i sintomi dell’ipoglicemia. Un livello del 6% equivale a una glicemia media di 135 mg/dl. Più l’emoglobina A1C è bassa, meno probabilità si hanno di soffrire di complicazioni del diabete.

Trapianto di cellule pancreatiche

Ad occuparsi della sintesi di insulina sono le cellule beta del pacreas, presenti in specifici agglomerati di cellule, detti ; il trapianto delle isole di Langerhans è un intervento sperimentale in cui vengono impiantate le isole ricavate dal pancreas di un donatore deceduto.

Le isole, ossia gli ammassi cellulari contenenti le cellule beta, vengono depurate, trattate e trasferite al destinatario. Una volta impiantate, le cellule beta delle isole iniziano a produrre e rilasciare l’insulina, rendendo in molti casi inutile la somministrazione attraverso le quotidiane iniezioni.

I ricercatori auspicano che il trapianto delle isole di Langerhans aiuterà i pazienti affetti da diabete di tipo 1 a vivere senza la quotidiana iniezione di insulina.

La  viene in Italia gestita attraverso l’aderenza a strettissimi criteri, sviluppati sulla base delle percentuali di successo e di riduzione dei potenziali effetti collaterali legati prevalentemente alla successiva e indispensabile terapia immunosoppressiva (in passato addirittura solo i pazienti trapiantati per altri organi, già in terapia immunosoppressiva, erano candidabili).

Sono ad oggi presi in considerati solo e soltanto pazienti con:

  • diagnosi di diabete di tipo 1 di almeno 5 anni,
  • età compresa tra i 18 e i 65 anni,
  • impossibilità di raggiungere un adeguato controllo glicemico, con relativi e frequenti episodi di grave ipo/iperglicemia,
  • rapida progressione delle complicazioni legate al diabete,
  • buona salute generale (in particolare dei reni e del cuore).

I candidati, infine, non devono essere fumatori o programmare una gravidanza, a causa dei rischi legati alla terapia farmacologica immunosoppressiva.

 sono continuamente proposte e verificate dalla comunità scientifica, anche se purtroppo ad oggi la procedura rimane ancora poco più che sperimentale.

Per asportare le isole dal pancreas del donatore deceduto, i ricercatori usano enzimi specializzati. Le isole sono molto fragili, quindi il trapianto deve avvenire entro brevissimo tempo dall’espianto e a seguito di un trattamento che richiede un’elevata specializzazione del personale medico. Il trapianto, di norma, viene eseguito da un radiologo, che usa i raggi X e le apparecchiature radiografiche per posizionare il catetere (tubicino di plastica) nella parte alta dell’addome e nella vena porta del fegato. In genere l’intervento richiede la sola anestesia locale e viene quindi eseguito a paziente sveglio.

Le isole estratte dal pancreas del donatore vengono infuse nel fegato e dopo il trapianto le cellule beta delle isole iniziano a produrre e rilasciare l’insulina.

Le isole iniziano a rilasciare l’insulina dopo poco tempo dal trapianto tuttavia, per raggiungere la piena funzionalità e perché si sviluppino i vasi sanguigni ad esse connessi, ci vuole del tempo. Dopo il trapianto il medico vi prescriverà diversi esami per controllare il glucosio e dovrete continuare ad assumere l’insulina finché le isole non saranno perfettamente funzionanti.

L’auto-trapianto di isole pancreative ciene viene eseguito a seguito della pancreatectomia totale, ossia la rimozione chirurgica dell’intero pancreas, eseguita in pazienti affetti da pancreatite grave e cronica che non possono essere più gestiti in altro modo. A differenza del trapianto da donatore, questa procedura non è più considerata sperimentale. La procedura viene eseguita in ospedale e il paziente sedato con anestesia generale. Il chirurgo prima rimuove il pancreas, dopodiché da questo vengono estratte e purificate le isole pancreatiche e successivamente infuse attraverso un catetere nel fegato del paziente.

Lo scopo del trapianto delle isole di Langerhans è quello di infondere una quantità di isole tale da permettere il controllo del glucosio senza dover ricorrere alle iniezioni di insulina, con un significativo miglioramento della qualità di vita del paziente e una prevenzione più efficace delle complicazioni connesse al diabete.

Prevenzione del diabete di tipo 2

È possibile prevenire il diabete conducendo una vita sana, facendo un adeguato esercizio fisico ed adottando un’alimentazione equilibrata e sopratutto povera di zuccheri semplici.

Fonti e bibliografia

  • , diabete
  • , trapianto cellule pancreatiche

Aderiamo allo .

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    La metformina devo prenderla prima o dopo il pasto?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Durante o dopo i pasti.

  2. Anonimo

    Soffro di diabete di tipo 2 da anni, mi chiedevo se le noci si possano mangiare. Grazie.

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Assolutamente sì, ma è importante tenerne conto nel computo calorico; sono alimenti nutrizionalmente preziosi, ma molto calorici.

  3. Anonimo

    Esistono strumenti per misurare a casa l’insulina?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Non che io sappia.