Ictus e riabilitazione: quali prospettive?

Ultimo Aggiornamento: 97 giorni

Introduzione

Ictus è un termine latino che significa “colpo”, termine scelto per sottolineare la comparsa improvvisa dell’evento, che può colpire chiunque.

Nel momento in cui si verifica un’interruzione del flusso sanguigno arterioso (ricco di ossigeno) in un’area del cervello, le cellule cerebrali di quell’area vanno incontro a morte e le relative funzioni controllate da quell’area vengono perse (movimento di un arto, linguaggio, vista, …).

In Italia , dopo le malattie ischemiche del cuore e i tumori; colpisce quasi 200.000 persone ogni anno e

  • il 10-20% delle persone colpite da ictus cerebrale muore entro un mese,
  • per il 10% risulta fatale a causa delle complicazioni entro il primo anno di vita.

Tra i sopravvissuti

  • il 75% viene colpito da una qualche forma di disabilità,
  • il 37% circa ha disabilità così gravi da perdere l’autosufficienza
  • e solo il 25% dei pazienti sopravvissuti ad un ictus guarisce completamente.

Alla luce di questi numeri spaventosi appare chiaro che la riabilitazione post-ictus assume quindi un ruolo fondamentale per il paziente, con l’obiettivo di permettergli un recupero che possa essere il migliore possibile.

Il tipo e il grado di disabilità che segue un ictus dipende da quale zona del cervello viene danneggiata. Generalmente l’ictus può causare cinque tipi di disabilità:

  • paralisi o disturbi del movimento,
  • disturbi sensoriali (tra cui il dolore),
  • disturbi del linguaggio o di comprensione,
  • disturbi del pensiero e/o della memoria,
  • disturbi emotivi.

La riabilitazione dovrebbe iniziare non appena un paziente affetto da ictus viene stabilizzato, in genere quindi entro 24 – 48 ore dall’evento. Questa prima fase di riabilitazione in genere avviene in ospedale, ma ovviamente si valuta caso per caso.

Cos’è la riabilitazione?

Il processo di riabilitazione aiuta i sopravvissuti agli ictus a recuperare le abilità che si perdono quando una parte del cervello viene danneggiata, per esempio coordinare i movimenti delle gambe per camminare o eseguire i passaggi richiesti allo svolgimento di una qualche attività complessa.

La riabilitazione può inoltre insegnare ai sopravvissuti nuovi modi di approcciare le difficoltà, per aggirare o compensare eventuali disabilità residue: i pazienti possono aver bisogno di imparare a lavarsi e vestirsi usando una sola mano, oppure comunicare efficacemente pur se la capacità di parola è stata compromessa.

Esiste un consenso pressochè unanime tra gli esperti di riabilitazione, secondo cui l’elemento più importante è una pratica ripetuta mirata, focalizzata e ripetitiva, che peraltro è lo stesso approccio cui si fa ricorso quando si desidera apprendere una nuova abilità (suonare uno strumento, imparare un nuovo sport, parlare una nuova lingua, …).

La terapia riabilitativa inizia fin dall’ospedale, non appena la condizione generale del paziente si sia stabilizzata (spesso già entro le prime 24-48 ore dopo l’ictus); i primi passi comportano la promozione del movimento indipendente, perché purtroppo in molti casi il paziente si ritrova paralizzato o seriamente indebolito.

I pazienti sono invitati a cambiare frequentemente posizione mentre si trovano a letto e a impegnarsi in una gamma passiva o attiva di esercizi di movimento per rafforzare gli arti compromessi dall’ictus:

  • Esercizi di tipo “passivo” sono quelli in cui il terapeuta aiuta attivamente il paziente a muovere un arto ripetutamente,
  • mentre gli esercizi “attivi” vengono eseguiti dal paziente senza assistenza del terapeuta.

A seconda di numerosi fattori, tra cui l’entità iniziale della lesione, i pazienti sono progressivamente invitati ed aiutati a passare a una posizione seduta e poi muoversi più o meno autonomamente tra sedia e letto. Infermieri e terapisti aiutano i pazienti a svolgere e intraprendere compiti progressivamente più complessi e impegnativi, come il bagno, la vestizione e l’uso dei servizi igienici, incoraggiandoli a utilizzare gli arti colpiti dall’ictus.

Iniziare a riacquistare la capacità di svolgere le attività di base della vita quotidiana rappresenta la prima tappa del ritorno all’indipendenza per un sopravvissuto di ictus.

Per alcuni pazienti la riabilitazione sarà un processo continuo, con l’obiettivo di mantenere e raffinare le competenze, che potrebbe comportare la collaborazione con specialisti fino a mesi o anni dopo l’ictus.

Anche se alcune persone possono recuperare rapidamente, molti pazienti hanno bisogno di assistenza a lungo termine per la riconquista della maggior indipendenza possibile e questo processo di riabilitazione dipende dai sintomi presenti e dalla loro gravità.

Disturbi motori

La paralisi è una delle disabilità più comuni derivanti da ictus; colpisce generalmente sul lato del corpo opposto al lato del cervello danneggiato e può influenzare

  • viso,
  • un braccio,
  • una gamba
  • o l’intero lato del corpo.

Questa paralisi unilaterale è chiamata emiplegia (la debolezza unilaterale è chiamata emiparesi). I pazienti affetti da emiparesi o emiplegia possono avere difficoltà con attività quotidiane come camminare o afferrare oggetti. Alcuni pazienti affetti da ictus hanno problemi di deglutizione (disfagia) dovuti a danni alla parte del cervello che controlla i muscoli per la deglutizione. Il danno a una parte inferiore del cervello, il cervelletto, può influenzare la capacità del corpo di coordinare i movimenti, una disabilità chiamata atassia, che porta a problemi con la postura del corpo, camminare e mantenere l’equilibrio.

Disturbi sensitivi

I pazienti affetti da ictus possono perdere il senso del tatto e la capacità di avvertire dolore, temperatura o anche la posizione; questo tipo di deficit sensoriale può ostacolare la capacità di riconoscere gli oggetti che si stanno tenendo e può essere abbastanza grave da causare la perdita della capacità di riconoscimento del proprio arto. Alcuni pazienti affetti da ictus sperimentano dolore, intorpidimento o sensazioni strane di formicolio in arti paralizzati o indeboliti, un sintomo noto come parestesia.

La comparsa di incontinenza urinaria è abbastanza comune subito dopo un ictus e spesso deriva da una combinazione di deficit sensoriali e motori; il paziente può perdere la capacità di avvertire la necessità di urinare o la capacità di controllare i muscoli della vescica. Alcuni potrebbero non essere in grado di raggiungere una toilette in tempo.

Allo stesso modo può verificarsi incontinenza fecale o stitichezza.

Un’incontinenza permanente dopo un ictus è una situazione rara, ma anche una temporanea perdita di controllopuò essere emotivamente molto difficile da affrontare.

I sopravvissuti ad infarto manifestano frequentemente una serie di sindromi di dolore cronico derivanti da un danno al sistema nervoso (dolore neuropatico); in alcuni pazienti a venire danneggiati sono i nervi che trasmettono la sensazione di dolore, causando la trasmissione di falsi segnali che provocano dolore in un arto o nel lato del corpo colpito.

In altri casi il dolore che si verifica dopo l’ictus può non essere dovuto al danno subito dal sistema nervoso, ma a problemi meccanici causati dalla debolezza muscolare insorta; i pazienti che hanno un braccio gravemente indebolito o paralizzato provano comunemente un dolore da moderato a grave che si irradia verso l’esterno dalla spalla. Nella maggior parte dei casi il dolore deriva da una mancanza di movimento dell’articolazione legata all’arto colpito; il movimento “passivo” indotto da un fisioterapista è quindi essenziale per prevenire questa forma di dolore.

Problemi di linguaggio

Almeno un quarto di tutti i pazienti sopravvissuti ad ictus presentano problemi di linguaggio, che comprendono la capacità di parlare, di scrivere e di comprendere la lingua parlata e scritta.

Un danno a uno dei centri di controllo linguistico del cervello può gravemente compromettere la comunicazione verbale; i centri responsabili si trovano nella parte sinistra del cervello per i destrimani e nel lato destro per i mancini. Compromissioni gravi di queste strutture possono causare la comparsa di afasia espressiva, un disturbo che causa difficoltà a esprimere pensieri con la parola e la scrittura. Si perde la capacità di parlare e di mettere insieme parole in frasi coerenti e grammaticalmente corrette.

Al contrario, danni a un centro linguistico situato in una parte posteriore del cervello, provocano l’afasia recettiva, che causa difficoltà a comprendere la lingua parlata o scritta e la formulazione di discorsi incoerenti e privi di significato (anche se grammaticalmente corretti).

La forma più severa di afasia, l’afasia globale, è causata da danni gravi ed estesi a diverse aree del cervello coinvolte nella funzione linguistica; i soggetti colpiti perdono quasi tutte le loro abilità linguistiche e non riescono a capire il linguaggio o utilizzarlo per comunicare il proprio pensiero.

Disturbi a pensiero e a memoria

L’ictus può causare danni a parti del cervello responsabili della memoria, dell’apprendimento e della consapevolezza. I sopravvissuti possono veder drammaticamente ridotti i tempi di attenzione, o potrebbero sperimentare deficit nella memoria a breve termine. Si perde la capacità di elaborare strategie, comprendere significati, apprendere nuovi compiti o impegnarsi in altre attività mentali complesse.

Due deficit abbastanza comuni derivanti da ictus sono

  • l’anosognosia, in cui il paziente il paziente non è consapevole del suo stato di malattia e manifesta invece la ferma convinzione di possedere ancora le capacità che in realtà ha perso in seguito a lesione cerebrale;
  • l’aprassia, ossia l’incapacità di compiere gesti coordinati e diretti a un determinato fine.

Disturbi emotivi

Molte persone che sopravvivono ad un ictus avvertono

  • paura,
  • ansia,
  • frustrazione,
  • rabbia,
  • tristezza
  • e un senso di dolore per le loro perdite fisiche e mentali.

Questi sentimenti sono una risposta naturale al trauma psicologico dell’ictus. Alcuni disturbi emozionali e cambiamenti di personalità sono causati dagli effetti fisici dei danni cerebrali.

La depressione clinica, che è un senso di disperazione che interferisce con la capacità dell’individuo di reagire, sembra essere il disturbo emotivo più comunemente sperimentato dai sopravvissuti di ictus. I segni e i sintomi della depressione clinica includono

  • disturbi del sonno,
  • un cambiamento radicale nei modelli di alimentazione che possono portare ad improvvise e consistenti variazioni di peso corporeo,
  • letargia,
  • ritiro sociale,
  • irritabilità,
  • affaticamento,
  • pensieri suicidi.

La depressione post-ictus può essere trattata con farmaci antidepressivi e psicoterapia.

Altro

Molti pazienti riescono a recuperare anche soddisfacente vita sessuale a seguito di un ictus, tenuto conto anche del fatto che .

In alcuni casi le disabilità residue possono essere aggirate attraverso la sperimentazione di diverse posizioni e modi nuovi per vivere l’intimità con il partner. Negli uomini in cui l’ictus abbia causato disturbi di disfunzione erettile è possibile affrontare il problema con farmaci e/o altri ausili.

In genere a seguito di ictus verrà consigliato di astenersi dalla guida per almeno un mese, dopodichè la possibilità di tornare a guidare dipende dalle disabilità residue e dal tipo di veicolo. In assenza di disturbi che lo rendano pericoloso (problemi di vista, di concentrazione, di movimento, di tempi di reazione, …) è plausibile che si possa tornare a condurre veicoli.

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  1. Anonimo

    salve volevo dirvi ke il giorno 07./11/.2012 o avuto 1 ictus volevo sapere alcuni esercizi riguarda gli arti superiori,ke nonostante cio’ riesco a muverli,ma cn difficolta.e quindi vi sarei grado di indicarmi alcuni esercizi,grzz

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      La ringrazio per la fiducia, ma non posso fare altro che consigliarle di rivolgersi ad un fisioterapista, che possa valutare di persona l’attuale situazione.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Potenzialmente sì, anche se magari le prospettive di miglioramento possono essere diverse; si valuta comunque caso per caso.

  2. Anonimo

    HO 52 ANNI E HO AVUTO UN ICTUS.QUALE E’ IL MIGLIOR SISTEMA DI RIABILITAZIONE..E’POSSIBILE RIPRENDEREACOMPLETAMENTE LA FUNZIONALITA’ DELLA GAMBA E DEL BRACCIO .NON RIESCO AD ACCETTARE QUESTA CONDIZIONE E VORREI TANTO RITORNARE A CAMMINARE COME PRIMA

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Purtroppo temo sia impossibile dare una risposta, perchè ogni caso è diverso dall’altro.

    2. Anonimo

      Dottore chi ha scritto questo ha scritto una marea di cazzate immani.. che centra rinforzarw i muscoli se il problema è neurologico…. cancellate ste fesserie

    3. Anonimo

      Sono d accordo con l utente sulle cazzate… confermo che il problema è neurologico e continuare a parlare di rinforzo muscolare crea problemi e false aspettative cancellate la parte dell articolo cje parla di rinforzo muscolare per un problema neurologico…. cercate unedico serio che vi spieghi la differenza ..il rinforzo crea solo ulteriori problemi. … ipertono e altro………

  3. Anonimo

    ho avuto un ictus e nonostante tanta riabilitazione non sono tornata come prima cosa posso fare ancora

  4. Anonimo

    ho avuto un’ictus nel 2007 ero spacciato adesso sto bene nonostate i miei problemi

  5. Anonimo

    Ho avuto un tia con i lavori. faticosi e particolarmente rumorosi sono da evitare se è possibile grazie mille

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Qualche riguardo verso sé stessi è sicuramente auspicabile.

  6. Anonimo

    Quindi se posso farmi esentare da questi lavori. avendone la. possibilità é meglio farlo sia per gli sforzi che per il rumore e avere mansioni piu congrue grazie per la gentilezza

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Più che altro sono gli sforzi che potrebbero preoccupare, i rumori di per sé non credo che saranno considerati un problema.

  7. Anonimo

    Mia nonna di 83 anni ha avuto un ictus il 1 dicembre verso le 9 d sera dopo aver mangiato il pollo arrosto… Sono passati 4 giorni apre poco gli okki ricorda tutto e tutti parla ank se cn difficoltà infatti a volte e impossibile capirla solo k ripete sempre di volere il pollo.. Lei nn mangia da quando gli e successo gli hanno dato solo ieri una sacca del mangiare solo k vene non ce la fanno a sopportare medicinale e mangiare lei è molto debole cosa ci consiglia? Grazie x la risposta anticipata

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma temo che sia una situazione al di là delle mie competenze.

  8. Anonimo

    buon giorno.ho avuto ictus ischemico a maggio 2015 ho ripreso a camminare con ausilio del bastone ma il braccio sinistro non ne vuole sapere.. secondo lei ho possibilita’ di ripresa sto facendo 3 volte asettimana riabilitazione in piscina ed in acqua il braccio fa qualche movimento io non mollo anche perché fortunatamente la parola e tutto il resto non ha subito danni grazie e nessunodi voi deve rassaegnarsi, ci sono rimaste ancora tante belle cose al mondo e vale la pena di viverle al meglio lo s0′ e’ dura ma ce la faremo sauti a tutti

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Grazie mille per la splendida testimonianza di volontà e fiducia!

  9. Anonimo

    ho 70 anni ho avuto un ictus nel 2011 , ho fatto fisioterapia logopedia e riabilitazione , adesso mi sembra che sia guarito quante possibilità ho che riesca a riavere la patente di guida ? , da dire che cammino senza stampella .

  10. Anonimo

    Salve ho avuto 6 tipi di ictus che mi hanno bloccato la parte dx,parlo con fatica i ricordi del presente svaniscono subito,ho fatto tre anni di fisioterapia,ho sentito parlare del metodo Perfetti,potrebbe aiutarmi?Non pretendo miracoli.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Purtroppo non ho esperienza diretta, mi dispiace.

    2. Anonimo

      Grazie,immaginavo l’eventuale difficoltà,comunque ci ho provato mi piacerebbe molto che mi spiegassero cos’è ma non riesc a trovare nessuno.

    3. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Provi magari a scrivere su medicitalia.it, dovrebbe trovare medici in grado di aiutarla.

  11. Anonimo

    Dopo aver fatto 30 giorni di terapia e piscina ho iniziato a deambulare con l aiuto del tripiede poi sempre meglio poi con una molla sotto il piede,per il braccio ho avuto la fortuna di trovare una persona che con i suoi massaggi mi ha liberato il braccio dai nodi che la malattia acostruito.Solo cosi puoi tornare normale o quasi.Penso che per le gambe sarà uguale,comunque compra la molla vedrai che cammini quasi normale. E fai mobilitazione ogni giorno con il bastone.Ciao

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