Frattura del femore nell’anziano: riabilitazione, rischi, recupero, …

Ultimo Aggiornamento: 87 giorni

Introduzione

Il è l’osso più lungo, voluminoso e resistente dello scheletro umano. È localizzato a livello della gamba, dove costituisce parte dell’anca, la coscia e parte del ginocchio.

La parola femore deriva dal latino femur (coscia).

Si articola tra l’altro con l’osso dell’anca, dove dà origine all’omonima articolazione (meglio conosciuta come coxofemorale), ed è proprio qui che si verificano la maggior parte delle fratture nel paziente anziano, a livello della testa (o collo) del femore.

Da una frattura al femore con le attuali tecniche si può guarire, ma è estremamente importante che l’intervento (prettamente chirurgico) sia tempestivo e che il paziente si riappropri il prima possibile della sua quotidianità.

Causa

La principale causa di frattura del femore nel paziente anziano sono gli episodi di caduta, che aumentano proporzionalmente con l’età, e che a causa di una ridotta densità ossea (e spesso in presenza di una conclamata osteoporosi) molto spesso si traducono in rotture ossee.

Ad aumentare il rischio concorre anche una ridotta capacità protettiva durante la caduta.

Meno frequenti, ma comunque comuni, sono le fratture da stress, causate da una progressiva e costante degenerazione dell’osso; ne rappresentano fattori di rischio malattie come il diabete e l’artrite reumatoide.

Sintomi

I sintomi di una frattura del collo del femore dopo una caduta possono includere:

  • dolore,
  • incapacità (o difficoltà ) a sollevare, muovere o ruotare (girare) la gamba,
  • incapacità (o difficoltà ) a stare in piedi o a caricare peso sulla gamba,
  • lividi e gonfiore intorno alla zona dell’anca,
  • accorciamento della gamba, che può anche rivolgersi più esternamente del normale.

Da notare che in alcuni casi non compaiono lividi e il paziente mantiene (almeno temporaneamente) la possibilità di camminare.

In caso di sospetta frattura al femore è necessario chiamare immediatamente il 118 e mantenere immobile il paziente.

Complicazioni

Una frattura, soprattutto se non trattata adeguatamente, può evolvere con complicazioni anche molto gravi, come ad esempio:

  • artrosi,
  • infezioni,
  • danni ai nervi (con comparsa di formicolio e fastidio),
  • deformità permanenti.

È infine possibile sviluppare la cosiddetta , una condizione relativamente rara in cui si assiste a un’eccessiva compressione di nervi, vasi sanguigni e muscoli all’interno di uno spazio chiuso; la conseguenza è un ridotto apporto di sangue ossigenato ai tessuti, che nella peggiore delle ipotesi può diventare causa di perdita dell’arto colpito.

Diagnosi

La diagnosi avviene in genere in ambiente ospedaliero e sulla base di:

  • anamnesi (raccolta di informazioni sul paziente, sintomi, storia clinica, fattori di rischio, modalità di caduta, entità del dolore, …),
  • esame obiettivo (visita medica, misurazione della temperatura corporea, osservazione attenta della gamba colpita con particolare attenzione a deformità, tagli, lividi, …),
  • esami strumentali.

Per diagnosticare con certezza una frattura si ricorre in genere a esami di imaging, come ad esempio:

  • radiografia (esame più utilizzato, che permette una chiara rappresentazione grafica delle ossa),
  • risonanza magnetica,
  • tomografia computerizzata.

Cura

In ospedale verranno se necessario somministrati antidolorifici per il dolore ed eventualmente antibiotici di copertura; può essere talvolta necessario ricorrere alla somministrazione di anestetici locali ed eventualmente soluzioni reidratanti per prevenire il rischio di disidratazione.

Il trattamento per una frattura del femore è quasi invariabilmente chirurgico e, a meno di condizioni che mettano a rischio la salute del paziente, l’intervento viene in genere fissato a breve distanza di tempo (entro 48 ore dalla caduta, o immediatamente in caso di lacerazione della pelle) per ridurre il rischio di complicazioni come:

  • piaghe da decubito,
  • alterazioni psichiche,
  • infezioni delle vie urinari,
  • rischi cardiovascolari dovuti all’immobilità

e per consentire al paziente di recuperare l’abilità di stare seduto o in piedi nel più breve tempo possibile.

In circa metà dei casi si procede con l’inserimento di una protesi, nei restanti pazienti si opta invece per la correzione con chiodi e/o placche; la scelta viene fatta dal chirurgo in base a numerosi fattori, tra cui:

  • tipologia della frattura,
  • condizioni di salute del paziente,
  • età.

Di grande importanza nell’orientare la decisione è considerare i tempi di recupero: la frattura del femore corretta con la protesi consente di tornare a camminare in tempi relativamente rapidi, mentre il ricorso a chiodi o placche richiede che il paziente sia costretto a letto per tempi più lunghi, talvolta fino a 60 giorni.

Come qualsiasi altro intervento chirurgico anche quello per la frattura del femore è legato a possibili complicazioni, il cui rischio è tuttavia inferiore ai benefici attesi:

  • infezioni,
  • episodi di trombosi venosa profonda,
  • ulcere da pressione.

Come si vede in realtà parte dei possibili rischi sono gli stessi legati all’immobilità prolungata che causerebbe la scelta di un trattamento più conservativo.

Riabilitazione

Il principale obiettivo dell’opzione chirurgica per il trattamento della frattura del femore è velocizzare la ripresa e questo stesso scopo guida anche il percorso di riabilitazione che segue l’intervento; in questo modo si aumenta anche la probabilità di evitare perdite di autonomia e riduzione della forza muscolare.

Probabilmente già il giorno seguente l’operazione verrà pianificato con il paziente un percorso fisioterapico che ne supporti la guarigione, con obiettivi realistici fissati in base allo stato di salute pregresso. La letteratura dimostra che intervenire rapidamente e costruire un percorso riabilitativo personalizzato consente di garantire i più ampi margini di ripresa, riducendo al contempo degenza ospedaliera e convalescenza.

La rapidità nella ripresa permette al paziente, di solito anziano e fragile, un pieno recupero anche dal punto di vista mentale, che gli permetta di superare la paura di perdere capacità di movimento e autonomia a causa della frattura al femore.

La permanenza in ospedale dipende dalle condizioni del paziente, ma in genere la dimissione viene pianificata entro 3-5 giorni in assenza di altri problemi.

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