Febbre gialla: sintomi, pericoli, vaccino

Ultimo Aggiornamento: 153 giorni

Introduzione

La è una complessa patologia sistemica di origine virale, che deve il suo nome al colorito giallastro che il paziente colpito assume: la cute gialla è correlata al coinvolgimento epatico da parte del virus, che ha come conseguenza la comparsa di ittero.

La malattia è trasmessa prevalentemente attraverso la puntura della zanzara Aedes ed è endemica nelle aree tropicali di

  • Africa,
  • Centro e Sud America.

La sintomatologia è variabile e in grado di interessare anche il cuore e i reni, oltre diventare responsabile di franche emorragie. Gli elementi caratteristici, comunque presenti e da cui il nome, sono il rialzo della temperatura ed il colore itterico su cute e mucose.

La diagnosi è essenzialmente clinica, basata anche sull’anamnesi del paziente che può riferire viaggi recenti o provenienza da aree endemiche, associata ad esami di laboratorio tramite cui è possibile rilevare il virus nel sangue.

Una terapia specifica non esiste, il trattamento si basa quindi sull’utilizzo di farmaci di supporto e di strategie preventive su larga scala.

Ogni anno la febbre gialla è responsabile di circa 30.000 morti, per la maggior parte in Africa.

Causa

Il virus responsabile della febbre gialla appartiene agli Arbovirus, nome che deriva da una vecchia classificazione e che rappresenta l’acronimo inglese di

  • ar-thropod (artropodi, ossia un ampio gruppo di invertebrati che comprende fra gli altri anche le zanzare)
  • bo-rne
  • viruses.

Gli Arbovirus sono quindi virus in grado di colpire sia gli insetti che l’uomo, diventando in questo caso responsabili di zoonosi (cioè una malattia infettiva trasmessa dagli animali all’uomo).

All’interno degli Arbovirus la febbre gialla è nello specifico causata da un Flavivirus, i cui ospiti possono essere sia l’uomo che la scimmia, e che è diffuso in particolar modo nelle regioni di Africa e Sud America. Tale distribuzione dipende prevalentemente dalla presenza in queste aree della zanzara responsabile della trasmissione da un’ospite all’altro, la zanzara Aedes. Analizzando ancor più nello specifico la loro distribuzione ricordiamo che questa tipologia di zanzara predilige le aree urbane, oltre che gli habitat nei dintorni di bacini d’acqua. Riuscire ad eliminare l’ambiente favorevole per la riproduzione e la diffusione della zanzara rappresenta uno dei principali meccanismi di controllo di queste malattie. La zanzara Aedes è tra l’altro responsabile della trasmissione anche di un’altra patologia sistemica simile alla febbre gialla, la febbre Dengue.

I Flavivirus sono dei virus a RNA citolitici, in grado cioè di distruggere la cellula dopo averne sfruttato a proprio vantaggio i meccanismi di replicazione; grazie alla circolazione sanguigna sono in grado di diffondersi fin da subito nell’organismo, andando quindi a interessare contemporaneamente vari distretti.

L’elemento che accomuna questi virus è la loro capacità di stimolare nell’organismo ospite un’abbondante produzione di citochine, molecole mediatrici dell’infiammazione e responsabili fra l’altro dell’insorgenza della tipica sintomatologia simil-influenzale, da cui deriva poi il nome di “febbre”.

Sintomi

I soggetti che manifestano i sintomi dell’infezione sono solo una piccola percentuale di quelli infettati attraverso la puntura di zanzara e il tempo d’incubazione è in questo caso di 3-6 giorni; i Flavivirus in genere nella maggior parte dei casi sono responsabili di patologie con andamento benigno, anche se occasionalmente possono colpire il sistema nervoso centrale causando encefaliti (come ad esempio l’encefalite da virus West Nile o il virus dell’encefalite russa estiva-primaverile).

Due Flavivirus sono invece strettamente correlati a patologie sistemiche caratterizzati da complicanze emorragiche: il virus Dengue ed il virus della febbre gialla, entrambi trasmessi dallo stesso artropode.

Nel caso della febbre gialla il principale organo ad essere compromesso è il fegato: come nei diversi casi di epatite di origine virale o compromissione del parenchima epatico per altre ragioni, la sofferenza degli epatociti ed il loro malfunzionamento tende a manifestarsi con l’ittero. Tale condizione clinica è caratterizzata dal rialzo dei livelli ematici di bilirubina nel sangue, che comporta inizialmente una colorazione giallognola delle sclere (la parte bianca degli occhi), per poi interessare anche cute e mucose all’aumentare dei livelli ematici.

All’ittero si associa la febbre accompagnata da brividi e un generale malessere causato dalla disseminazione sistemica delle molecole prodotte dal sistema immunitario in risposta all’infezione.

Altre manifestazioni caratteristiche della febbre gialla sono:

Il decorso tende a risolversi generalmente in 3-5 giorni, anche se in alcuni pazienti possono presentarsi dopo circa 24 ore di temporaneo miglioramento sintomi più gravi (fase tossica), sempre accompagnati da febbre:

  • dolore addominale,
  • emorragie gastrointestinali, che determinano l’insorgenza del cosiddetto “vomito nero”, ossia sangue digerito,
  • alterazioni renali,
  • alterazioni cardiache,
  • manifestazioni emorragiche sistemiche.

Quando insorgono epidemie da virus della febbre gialla la mortalità può salire fino al 50% della popolazione colpita, mentre normalmente si attesta attorno al 3% dei soggetti infettati.

A seguito della guarigione in genere non sussistono complicazioni e il soggetto acquisisce immunità permanente (non è quindi in genere possibile venire nuovamente contagiati).

Diagnosi

La prima diagnosi è solitamente clinica, basata sulla sintomatologia accusata dal paziente unito alla sua anamnesi personale di provenienza o recente viaggio in aree endemiche per la zanzara Aedes.

Riuscire poi ad isolare il virus nel sangue dell’ospite è evenienza abbastanza rara, per questo si ricorrere di solito a prove sierologiche di laboratorio più complesse:

  • inibizione dell’emoagglutinazione,
  • prove immunoenzimatiche,
  • agglutinazione al lattice.

Nel complesso queste prove tendono ad identificare la formazione di anticorpi specifici, soprattutto della classe IgM (indice di attivazione immunitaria in acuto).

A complicare la situazione, soprattutto nelle zone endemiche, è una diffusa reattività crociata del sistema immunitario nei confronti dei vari virus tra loro, morfologicamente e patogeneticamente molto simili.

Cura

Ad oggi non esiste una cura specifica in grado di aggredire il virus responsabile della febbre gialla, l’obiettivo è quindi la pianificazione di una terapia di supporto:

  • antinfiammatori per ridurre i sintomi sistemici,
  • antipiretici per minimizzare il rialzo della temperatura corporea e le sue conseguenze,
  • altri farmaci in grado di alleviare l’impatto di specifici sintomi (antiemetici, analgesici, …).

Vaccino

In termini di prevenzione l’obiettivo principale, soprattutto non avendo a disposizione farmaci mirati, è rappresentato dalla necessità di arginare la diffusione di queste malattie e soprattutto prevenirne quanto più possibile la trasmissione.

Le principali tecniche applicabili hanno quindi come obiettivo:

  1. Eliminare le condizioni ambientali favorevoli per la sopravvivenza e la riproduzione del vettore, in questo caso la zanzara Aedes.
  2. Utilizzare spray per eliminare i focolai di zanzare nelle aree endemiche.
  3. Educazione della popolazione e soprattutto la diffusione del vaccino.

Il vaccino per la febbre gialla è stato sviluppato a partire dal 1927 e somministrato per via intradermica (iniezione); è in grado di garantire immunità anche per altri virus attraverso un meccanismo di cross-reazione.

Si tratta di una formulazione particolarmente efficace e sicura, di cui è in genere sufficiente un’unica somministrazione. Una volta fatto, per il resto della vita e garantisce un’immunità prossima al 100%.

Il vaccino per la febbre gialla è controindicato per:

  • bambini di età inferiore ai 9 mesi (o 6 mesi in caso di gravi epidemie),
  • donne in gravidanza (eccetto durante un focolaio epidemico),
  • soggetti con gravi allergie alle proteine dell’uovo,
  • pazienti immunodepressi.

Fra gli effetti collaterali più comuni del vaccino ricordiamo:

Rare le reazioni allergiche e aneddotici i casi di encefalite (26 dal 1945 ad oggi, per la maggior parte in lattanti).

 

A cura della Dott.ssa Raffaella Ergasti

Fonti utilizzate:

  • Microbiologia medica, Murray P.R., Rosenthal K.S., Pfaller M.A., Sesta edizione, Elsevier Masson, 2010
  • , Ministero della Salute
  • , Ministero della Salute

Articoli correlati

Leggi gli altri articoli delle seguenti categorie:

oppure cerca altri argomenti attraverso l'indice

oppure fai una ricerca tra le centinaia di articoli pubblicati

La sezione commenti è attualmente chiusa.