Febbre Dengue: sintomi, trasmissione e cura

Ultimo Aggiornamento: 188 giorni

Introduzione

La (si pronuncia “denghe”) è una malattia virale tropicale e sub-tropicale trasmessa dalle zanzare; è diffusa principalmente nel sud-est asiatico e delle isole occidentali del Pacifico, ma si sta rapidamente diffondendo anche in Africa e nell’America del Sud.

Si può manifestare in due forme diverse, caratterizzate da differente gravità.

In un caso si presenta con febbre alta, eruzioni cutanee simili al morbillo e dolori diffusi, mentre quando viene contratta la forma emorragica il paziente presenza gravi sanguinamenti che possono essere causa di caduta di pressione arteriosa e conseguente shock.

Non esiste ad oggi vaccino, ma il paziente che sopravvive acquisisce immunità a vita verso quello specifico ceppo virale e temporanea verso gli altri. La maggior parte dei pazienti colpiti si riprende senza problemi, mentre si stima una mortalità dell’1–5% in assenza di terapia e inferiore all’1% nel caso di terapie adeguate.

Cause

La malattia è causata indifferentemente da uno dei quattro virus dengue, tra loro molto simili (DENV 1, DENV 2, DENV 3 e DENV 4). L’uomo viene contagiato dal virus tramite la puntura di una zanzara infetta.

Nell’emisfero occidentale, la zanzara Aedes aegypti è il può importante veicolo di trasmissione dei virus dengue, benché nel 2001 sia stata la zanzara Aedes albopictus a originare un focolaio epidemico alle Hawaii. Si ritiene che annualmente nel mondo vi siano oltre 100 milioni di casi di contagio.

Trasmissione

La malattia si trasmette all’uomo tramite il morso di una zanzara Aedes infettata da un virus dengue. La zanzara viene infettata quando punge un individuo portatore del virus nel proprio sangue. Il portatore può presentare i sintomi della febbre dengue o della sua forma emorragica, o anche essere asintomatico. Dopo circa una settimana, la zanzara può trasmettere il virus pungendo un individuo sano. La dengue non si diffonde per contagio inter-umano diretto, ma può essere trasmessa anche attraverso il trapianto di organi e le trasfusioni.

La trasmissione verticale durante la gravidanza o l’allattamento è stata documentata solo occasionalmente.

Sintomi

Vari soggetti, specialmente bambini e adolescenti, possono non presentare segni o sintomi nel decorso di una febbre dengue in forma lieve.

La malattia insorge bruscamente dopo un periodo di incubazione di 4-7 giorni (intervallo massimo di 3 – 14 giorni); la malattia decorre in tre fasi:

  1. febbrile,
  2. critica,
  3. convalescenza.

La febbre dura tipicamente 2-7 giorni e può essere bifasica.

Oltre alla febbre compaiono almeno due tra i seguenti sintomi:

  • Intensa cefalea,
  • Forti dolori retro-oculari,
  • Dolori articolari,
  • Dolori muscolari e/o ossei,
  • Eruzione cutanea,
  • Lievi manifestazioni emorragiche (ad esempio, sanguinamento dal naso o dalle gengive, petecchie o facilità agli ematomi),
  • Diminuzione dei globuli bianchi (leucopenia).

Bisogna intercettare la comparsa di segni di allarme quando la temperatura inizia a scendere, da 3 a 7 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi. È necessario rivolgersi IMMEDIATAMENTE ad un pronto soccorso o al presidio sanitario più vicino se si manifesta uno dei seguenti segni di allarme:

  • Forti dolori addominali o vomito persistente,
  • Punti o macchie rossi sulla cute,
  • Sanguinamento dal naso o dalle gengive,
  • Ematemesi (vomito con sangue),
  • Feci nere, catramose,
  • Sonnolenza o irritabilità,
  • Cute pallida, fredda o sudaticcia,
  • Difficoltà respiratorie.

La dengue emorragica (DE) è caratterizzata da una febbre che dura da 2 a 7 giorni, con segni generali e sintomi coerenti con la normale febbre dengue. Quando cala la febbre, possono svilupparsi segni di allarme sopraelencati. Ciò indica l’inizio di un periodo di 24-48 ore in cui i vasi sanguigni più piccoli (i capillari) diventano così permeabili da permettere il travaso di liquidi dal letto ematico al peritoneo (con conseguente ascite) e alla cavità pleurica (con quindi versamenti pleurici). Questo può indurre l’insufficienza del sistema circolatorio e lo shock, fino a causare potenzialmente anche la morte in assenza di un trattamento adeguato e tempestivo. Il paziente con DE, inoltre, ha una bassa conta piastrinica e manifestazioni emorragiche, tendenza a facili ematomi o ad altri segni cutanei emorragici, sanguinamenti dal naso o dalle gengive e potenzialmente sanguinamenti interni.

Quando chiamare il medico

È necessario consultare il proprio medico a fronte di una febbre improvvisa insorgente dopo aver visitato una regione in cui la dengue è endemica.

È necessario rivolgersi IMMEDIATAMENTE ad un pronto soccorso o al presidio sanitario più vicino se si manifesta uno qualunque dei segni di allarme.

Pericoli

Nella sua forma grave, la malattia può causare danni ai polmoni, al fegato o al cuore. La pressione arteriosa può precipitare a livelli pericolosi, con possibile shock e, in alcuni casi, morte.

Può risultare fatale se non riconosciuta e non trattata adeguatamente e tempestivamente. Con una buona gestione medica, la mortalità della Dengue emorragica può essere inferiore all’1%.

Cura e terapia

Non esiste un farmaco specifico per il trattamento di un’infezione da virus dengue. In caso di sospetta infezione, potranno essere prescritti analgesici (farmaci contro il dolore) a base di paracetamolo, ma sono da evitare quelli a base di ibuprofene, naproxene, aspirina o comunque contenenti aspirina. È inoltre necessario riposare, bere molti liquidi per prevenire la disidratazione, evitare punture di zanzare durante la febbre e consultare il medico. In caso di peggioramento (ad esempio, comparsa di vomito e forti dolori addominali) nelle prime 24 ore dopo la riduzione della febbre, è necessario recarsi immediatamente in ospedale per valutazione.

Come per la dengue, la DE non ha terapia farmacologica specifica. Se la diagnosi clinica avviene precocemente, un presidio sanitario può trattare efficacemente la DE eseguendo una terapia reidratante. Una gestione adeguata della DE richiede generalmente il ricovero ospedaliero.

Prevenzione

Non esiste un vaccino contro la dengue (anche se ce ne sono diversi allo studio), né sono disponibili farmaci specifici per trattare l’infezione. La prevenzione è quindi di fondamentale importanza e consiste di fatto nell’evitare le punture di zanzare se residenti o in viaggio in zone endemiche.

Il modo migliore di ridurre le zanzare è eliminare i posti in cui le zanzare depongono le uova, come i recipienti artificiali di acqua in e intorno a casa. All’aperto, vanno tenuti puliti i recipienti di acqua, come le ciotole per i cani, gli abbeveratoi per animali, i sottovasi, e coperti i depositi di acqua. All’interno, vanno identificate raccolte di acqua stagnante come i vasi di fiori freschi, che vanno puliti almeno una volta alla settimana.

Le zanzare adulte pungono sia all’interno che all’esterno delle case, di giorno e di notte quando le luci sono accese. Per proteggersi, vanno impiegati repellenti cutanei sia in casa che fuori. Quando possibile, per proteggersi ulteriormente conviene indossare abiti coprenti (maniche e pantaloni lunghi). Occorre anche assicurarsi che le schermature (zanzariere o quant’altro) di finestre e porte siano sicure e senza buchi. Se disponibile, va impiegata l’aria condizionata.

Se nella propria casa c’è un malato di dengue, occorre adottare ulteriori precauzioni per evitare che le zanzare pungano il malato e successivamente altri residenti della casa. È fondamentale dormire protetti da una zanzariera, eliminare le zanzare all’esterno e usare i repellenti.

Traduzione a cura della Dr.ssa Greppi Barbara

Fonti:

Articoli correlati

Leggi gli altri articoli delle seguenti categorie:

oppure cerca altri argomenti attraverso l'indice

oppure fai una ricerca tra le centinaia di articoli pubblicati

Domande, suggerimenti e segnalazioni

Gentile utente, per garantire maggiormente la tua privacy i tuoi contributi potrebbero essere mostrati sul sito in forma anonima.

Leggi le condizioni d'uso dei commenti.

    1. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Salve, contrarre un’infezione virale in gravidanza comporta sempre qualche rischio, molto dipende anche da quando la si contrae, se nelle prime settimane il rischio di patologia del feto aumenta. Saluti.

    2. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Salve, mi ripeto, il rischio c’è comunque, meno importante se verso la fine della gravidanza, ma va valutato il caso specifico. Saluti.

La sezione commenti è attualmente chiusa.