Diabete e trapianto di cellule pancreatiche: una nuova speranza?

Ultimo Aggiornamento: 276 giorni

Introduzione

Il è un organo delle dimensioni paragonabili a quelle di una mano, collocato dietro lo stomaco. Produce l’insulina e gli enzimi che aiutano l’organismo a digerire e utilizzare gli alimenti. All’interno del pancreas ci sono diversi agglomerati di cellule, detti . Le isole di Langerhans sono costituite da diversi tipi di cellule, tra cui ricordiamo le cellule beta che producono l’.

L’insulina è un ormone che aiuta l’organismo a usare il glucosio per ricavare energia: il diabete si sviluppa se l’organismo non produce insulina a sufficienza e/o non è in grado di usare l’insulina correttamente, e quindi il glucosio si accumula nel sangue.

  • Nel diabete di tipo 1, un disturbo autoimmune, le cellule beta del sangue non producono l’insulina, perché il sistema immunitario le ha attaccate e distrutte. Chi è affetto da diabete di tipo 1 deve assumere ogni giorno l’insulina.
  • Il diabete di tipo 2, invece, di norma si manifesta con un disturbo detto insulinoresistenza, in cui l’organismo ha problemi a usare l’insulina correttamente. Con l’andare del tempo, inoltre, la produzione di insulina diminuisce, così molti pazienti affetti da diabete di tipo 2 alla fine dovranno assumere l’insulina.

Che cos’è il trapianto delle isole di Langerhans?

Il trapianto delle isole di Langerhans è un intervento sperimentale in cui vengono impiantate le isole ricavate dal pancreas di un donatore deceduto. Le isole vengono depurate, trattate e trasferite al destinatario. Una volta impiantate, le cellule beta delle isole iniziano a produrre e rilasciare l’insulina. I ricercatori auspicano che il trapianto delle isole di Langerhans aiuterà i pazienti affetti da diabete di tipo 1 a vivere senza la quotidiana iniezione di insulina.

Ricerca

Negli ultimo anni la ricerca ha compiuto passi importanti nel trapianto delle isole di Langerhans, dopo aver riportato le scoperte nel numero del giugno 2000 del New England Journal of Medicine, i ricercatori dell’Università dell’Alberta di Edmonton (Canada), hanno continuato a usare e perfezionare una procedura detta per il trapianto delle isole pancreatiche in un campione di pazienti affetti da diabete di tipo 1 difficile da controllare.

Nel 2005 i ricercatori hanno pubblicato i risultati del follow-up a cinque anni relativi a 65 pazienti che si erano sottoposti a trapianto nel loro centro, evidenziando che il 10 per cento dei pazienti è stato liberato dall’incombenza dell’iniezione quotidiana di insulina. La maggior parte delle persone considerate nel sondaggio, però, ha dovuto ritornare all’insulina, perché le isole trapiantate, nel tempo, hanno smesso di funzionare correttamente. I ricercatori, tuttavia, hanno notato che con il passare del tempo molti dei pazienti che si sono sottoposti al trapianto hanno ridotto la richiesta di insulina, hanno migliorato la stabilità dei livelli del glucosio e hanno avuto meno problemi di ipoglicemia (carenza di glucosio nel sangue).

Nel report annuale del 2006, il Registro dei trapianti dell’isole pancreatiche, finanziato dal , ha presentato i dati relativi a 23 programmi di trapianto di isole pancreatiche su 225 pazienti che si sono sottoposti a trapianto tra il 1999 e il 2005: secondo il report, i due terzi circa di chi ha ricevuto il trapianto hanno raggiunto la condizione di insulinoindipendenza (libertà dalle iniezioni di insulina per almeno 14 giorni consecutivi) nell’anno successivo al trapianto.

Altri dati del report, tuttavia, dimostrano che l’insulinoindipendenza è difficile da mantenere nel tempo. Sei mesi dopo l’ultima infusione di isole pancreatiche, più di metà dei pazienti non deve ricorrere alle iniezioni di insulina, ma nel follow-up a due anni dall’intervento, la percentuale scende a un terzo circa. Il report descrive anche altri vantaggi del trapianto, tra cui la diminuzione del ricorso all’insulina tra i pazienti che ancora ne hanno bisogno dopo il trapianto, il miglioramento del controllo del glucosio e la netta diminuzione del rischio di episodi di ipoglicemia grave.

Nel report del 2006 della ricerca internazionale relativa al trapianto di isole pancreatiche condotta dall’, i ricercatori hanno sottolineato il valore del trapianto per la guarigione dell’ipoglicemia non diagnosticata. Chi è affetto da questa malattia è più vulnerabile al pericolo dell’ipoglicemia, perché non è in grado di riconoscere quando i livelli di glucosio nel sangue sono troppo bassi. La ricerca ha dimostrato che anche solo il funzionamento parziale delle isole trapiantate è in grado di eliminare l’ipoglicemia non diagnosticata.

Intervento

Per asportare le isole dal pancreas del donatore deceduto, i ricercatori usano enzimi specializzati. Le isole sono molto fragili, quindi il trapianto deve avvenire entro brevissimo tempo dall’espianto.

Di solito il paziente riceve almeno 10.000 isole equivalenti per chilogrammo di peso corporeo, ricavate dai pancreas di due diversi donatori; i pazienti spesso devono ricevere due trapianti per raggiungere l’indipendenza dall’insulina. In alcuni trapianti è possibile usare una minore quantità di isole equivalenti ricavate dal pancreas di un solo donatore.

Il trapianto, di norma, viene eseguito da un radiologo, che usa i raggi X e le apparecchiature radiografiche per posizionare il catetere (tubicino di plastica) nella parte alta dell’addome e nella vena porta del fegato.

Le isole estratte dal pancreas del donatore vengono infuse nel fegato e dopo il trapianto le cellule beta delle isole iniziano a produrre e rilasciare l’insulina.

Le isole iniziano a rilasciare l’insulina dopo poco tempo dal trapianto tuttavia, per raggiungere la piena funzionalità e perché si sviluppino i vasi sanguigni ad esse connessi, ci vuole del tempo. Dopo il trapianto il medico vi prescriverà diversi esami per controllare il glucosio e dovrete continuare ad assumere l’insulina finché le isole non saranno perfettamente funzionanti.

Rischi e benefici

  • Lo scopo del trapianto delle isole di Langerhans è quello di infondere una quantità di isole tale da permettere il controllo del glucosio senza dover ricorrere alle iniezioni di insulina. Tra gli altri benefici ricordiamo il miglioramento del controllo del glucosio e la prevenzione degli episodi di ipoglicemia potenzialmente pericolosi. Se si controlla il glucosio, si riesce a rallentare o prevenire il peggioramento delle complicazioni connesse al diabete, ad esempio l’insufficienza cardiaca, i disturbi renali, le lesioni ai nervi o agli occhi: un trapianto riuscito è in grado di diminuire il rischio di queste complicazioni.
  • Tra i rischi del trapianto di isole pancreatiche ricordiamo quelli connessi al trapianto in generale (soprattutto le emorragie e la formazione di trombi) e gli effetti collaterali legati ai farmaci immunosoppressori che devono essere assunti per impedire al sistema immunitario di rigettare le isole trapiantate.

Farmaci immunosoppressori

Il rigetto è il problema più grave connesso ai trapianti: il sistema immunitario è programmato per distruggere i batteri, i virus e i tessuti che riconosce come “estranei” e tra di essi figurano anche le isole trapiantate. La risposta autoimmune che ha distrutto le isole originali del paziente che riceve il trapianto può ripresentarsi e attaccare anche le isole trapiantate.

Affinché le isole trapiantate continuino a funzionare sono necessari i farmaci immunosoppressori.

Il ha introdotto l’uso di una nuova combinazione di immunosoppressori (anche detti farmaci anti-rigetto) che comprende il daclizumab (Zenapax®), il sirolimus (Rapamune®) e il tacrolimus (Advagraf®, Tacni®, …).

  • Il daclizumab viene somministrato tramite flebo immediatamente dopo il trapianto e poi viene interrotto.
  • Il sirolimus e il tacrolimus, invece, sono i due farmaci principali che impediscono al sistema immunitario di distruggere le isole trapiantate e devono essere assunti per tutta la vita oppure fino a quando le isole non smettono di funzionare.

Questi farmaci hanno effetti collaterali significativi e gli effetti collaterali sul lungo periodo sono ancora in parte sconosciuti. Tra gli effetti collaterali immediati ricordiamo

I pazienti possono riportare anche un aumento del colesterolo, ipertensione, anemia, affaticamento, diminuzione dei globuli bianchi, diminuzione della funzionalità renale e aumento della sensibilità alle infezioni batteriche e virali.

Se si assumono gli immunosoppressori, inoltre, aumenta il rischio di soffrire di tumore.

I ricercatori continuano a sviluppare e studiare modifiche al protocollo di Edmonton, tra cui l’uso di nuovi farmaci e di nuove combinazioni di farmaci progettate per diminuire il numero di isole trapiantate distrutte dalla terapia e favorire un impianto corretto nell’organismo del paziente. Queste terapie potrebbero aiutare i pazienti trapiantati ad ottenere una migliore funzionalità e una migliore durata delle isole trapiantate, con meno effetti collaterali.

Lo scopo finale è quello di arrivare alla tolleranza immunitaria delle isole trapiantate, cioè al fatto che il sistema immunitario del paziente smetta di riconoscere le isole trapiantate come corpi estranei. La tolleranza immunitaria, se acquisita, probabilmente può permettere ai pazienti di mantenere le isole trapiantate senza dover ricorrere all’immunosoppressione sul lungo periodo.

I ricercatori, inoltre, stanno cercando di mettere a punto nuovi approcci che permettano il trapianto senza dover ricorrere ai farmaci immunosoppressori. Una ricerca, ad esempio, sta testando il trapianto di isole racchiuse in uno speciale rivestimento che dovrebbe impedire il rigetto.

Carenza di isole pancreatiche

Un grave ostacolo alla diffusione del trapianto delle isole pancreatiche è la carenza di isole.

Ogni anno negli Stati Uniti si rendono disponibili circa 7.000 organi di altrettanti donatori, però meno della metà dei pancreas sono adatti per il trapianto o per la raccolta delle isole, e le isole possono essere impiantate solo in una piccola percentuale di pazienti affetti da diabete di tipo 1.

I ricercatori stanno studiando diversi approcci per la soluzione di questo problema, ad esempio il trapianto di isole da un unico pancreas, da una porzione di pancreas di un donatore vivo o dal pancreas dei maiali.

Si è provato a trapiantare le isole provenienti dai maiali in altri animali, come le scimmie, racchiudendole in una protezione o usando i farmaci antirigetto. Un altro approccio è rappresentato dalla creazione di isole a partire da altri tipi di cellule, ad esempio dalle cellule staminali. Sembra quindi che le nuove tecnologie possano contribuire alla creazione delle isole pancreatiche in laboratorio.

ed integrazione a cura di Elisa Bruno

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  1. Anonimo

    grazie, perchè lavorate per noi, non immaginate la sofferenza dei genitori e dei bambini diabetici, che vivono tutti i giorni e tutte le notti, con la speranza che tutto vada bene, o meglio ancora che quando arriva l’ora di pranzo si possa pranzare tutti insieme, senza che il bambino affetto da diabete debba aspettare che la glicemia si stabilizza mentre gli altri mangiano. Continuate a studiare ed a fare ricerche per noi. grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Giro virtualmente il suo ringraziamento ai ricercatori, molti italiani, che portano avanti la sperimentazione e la ricerca.

  2. Anonimo

    Prego tutte le notti che arrivi quel giorno in cui troveranno un rimedio per il diabete mellito 1 che mio figlio ne è affetto. E’ straziante x una mamma vedere il proprio pargolo soffrire. Grazie che lavorate x noi.

  3. Anonimo

    A tutti i ricercatori vi chiedo di non mollare mai .Noi siamo fiduciosi di voi , siete la nostra speranza , siete i nostri angeli custodi.grazie di tutto quello che fate per tutti noi

  4. Anonimo

    sono molto interessata al trapianto delle isole pancreatiche perchè sono tranca di fare insulina tramite il micro infusore e dopo 26 anni di diabete sn esausta!!!!!!!!che posso fare per poter fare il trapianto?????grazie in anticipo!!!!!!

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Proverei a rivolgermi ad una di queste strutture:

      (non sono se ne siano state attivate altre in Italia)

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non è ancora una possibilità per tutti i pazienti e viene proposta solo in alcuni casi nei centri diabetologici specializzati.

  5. Anonimo

    Sono affetta da diabetae 1da 22 anni con retinopatia polineuropatia degsnerativa assonale atrite indifferenziata potrei beneficiare delle cellulule pancreatiche?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma non conosco i requisiti per poter accedere a questa opzione terapeutica.

  6. Anonimo

    Voglio fare qualcosa… Cosa posso fare?? Non voglio più essere diabetica voglio ritornare alla mia normalità x favore datemi la via x risolvere :'(

  7. Anonimo

    Ciao sono un ragazzo di vent’anni e soffro di diabete dall’età di 11anni.. per i primi anni (3-4) riuscivo a controllarlo ma dopo di che mi sono stufato con aghi e pungidito e ora è sempre alto (11 di glicata) oggi la dottoressa mi ha parlato di sto trapianto e sono interessato.. vorrei tornare alla mia vita normale sta malattia ha distrutto me e la mia famiglia! Leggendo l’articolo mi sono sembrati altibi rischi o sbaglio? Al san rafaele a Milano si può fare? Come funziona? Grazie in anticipo!
    Non dimenticatevi di noi malati 🙁

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      1. Non starò a farle l’elenco di cosa sta rischiano ma, me lo permetta, le garantisco che si pentirà severamente della scelta che ha fatto di non curarsi.
      2. Per rispondere alla sua domanda siamo purtroppo ancora a livello sperimentale e ci sono criteri stringenti per accedervi; se per esempio ci fossero già danni renali importanti ne sarebbe escluso per sempre.

  8. Anonimo

    posso sapere dov si fa questo trapianto di cellule pancreatiche in Italia ? e quanto costa ?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Purtroppo non so farle un elenco, farei quindi riferimento al San Raffaele:

  9. Anonimo

    Per tutti quelli che si lamentano: innanzi tutto non sentitevi nè diversi, nè malati nè altro…………………..sono diabetica d 43 anni (avevo 2 anni e 1/2 e adesso ne ho 46)! Ho avuto sempre, a parte qualche incidente di percorso, una vita intensissima!!!!!!!!!!!!!
    Vorrei solo che si riuscisse ad effettuare questo benedetto intervento senza complicanze successive!!!!!!!!!!!!! per noi veterani e per la generazione futura! Il mio primo medico dell’infanzia disse a mia madre: “Signora, non si preoccupi, la scienza andrà sempre avanti”
    E così è stato ma si dovrà fare sempre di più………………auguri a tutti voi e noi

    1. Anonimo

      Sono affetta da diabete LADA dal 2013 dopo la gioia del ruolo nella scuola (27 anni di precariato) mi è arrivata la batosta! Sono comunque una donna di 47 anni che non molla nonostante l’ instabilità del tipo di diabete molto raro. Dobbiamo curarci vivere la nostra vita senza sentirci degli ammalati.dobbiamo solo mangiare da persone perbene 😊

    2. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Grazie per la sua testimonianza, potrà sicuramente essere di conforto a molte persone che si trovano in una situazione simile.

  10. Anonimo

    Sono una mamma di tre splendidi figli, ho 47 anni e convivo con il diabete da 18….,sono stanca nn riesco più a gestirlo nonostante sono attenta, ho una neuropatia diabetica che ogni giorno mi toglie la vita per quanto sia dolorosa. Mi sento inutile. Tutti i miei movimenti sono lenti….vi prego dotemi qualcosa…voglio tor a vivere!

  11. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
    Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

    Buonasera, purtroppo in questa sede non è possibile aiutarla più di tanto, in casi così impegnativi deve essere seguita da un centro diabetologico specializzato che possa anche garantire una terapia adeguata per ridurre il sintomo dolore e migliorare la qualità di vita. saluti

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