Brucellosi: cause, sintomi, pericoli e cura

a cura di Dr.ssa Tiziana Bruno -Ultimo Aggiornamento: 10 ottobre 2018

Introduzione

La brucellosi è un’infezione trasmessa all’uomo dagli animali, descritta per la prima volta nel 1887 da un medico scozzese di nome David Bruce, che per primo isolò il patogeno responsabile.

Altri sinonimi di brucellosi, a seconda dell’area geografica colpita, sono:

  • febbre maltese,
  • febbre mediterranea,
  • febbre di Cipro,
  • febbre di Gibilterra,
  • febbre melitense.

Si tratta di una delle zoonosi più diffuse nel mondo, specie nei paesi del bacino del Mediterraneo, nel subcontinente indiano e in alcune regioni dell’Africa e del Sud America.

Il rischio di mortalità è per fortuna basso, inferiore al 2% dei casi.

Causa e contagio

La brucellosi è causata dai batteri del genere Brucella, in particolare sono stati identificati 3 sottotipi più frequentemente coinvolti nell’infezione all’uomo, ossia:

  • Brucella abortus,
  • Brucella melitensis,
  • Brucella suis.

Le brucelle sono batteri Gram-negativi che si presentano:

  • di piccole dimensioni e forma sferica (cocchi)
  • aerobi
  • immobili
  • privi di capsula
  • positivi alle reazioni di ossidasi e catalasi

Le brucelle possono contagiare molti animali selvatici e domestici, fra cui bovini, capre, pecore, maiali, cani, cinghiali, renne, cammelli, foche e balene, e indirettamente anche l’uomo.

Negli animali le brucelle infettano la placenta e la mammella: quando si localizzano nella placenta procurano aborti con rilascio di tessuti placentali infetti, mentre la presenza di brucelle nella ghiandola mammaria causa infiammazione (detta mastite) e l’eliminazione dei batteri con il latte. Le brucelle negli animali vengono eliminati in minima parte anche attraverso le feci, le urine e le secrezioni uterine.

Il contagio per l’uomo avviene secondo differenti modalità:

  • Consumo di alimenti contaminati (latte non pastorizzato e suoi derivati quali formaggi freschi, gelati, burro, panna). Raramente i batteri possono essere trasmessi anche mangiando carne infetta cruda o poco cotta.
  • Contatto diretto con animali infetti, ad esempio in presenza di ferite anche microscopiche sulla pelle o la mucosa congiuntivale degli occhi.
  • Per inalazione. Le brucelle possono ritrovarsi nell’aria, ad esempio nelle stalle dove sono presenti animali malati o in altri ambienti lavorativi a rischio, ed essere respirate .

Ne consegue che alcune categorie professionali sono più esposte al rischio di infezioni da brucella rispetto ad altri, come ad esempio:

  • veterinari,
  • allevatori,
  • macellai,
  • caseari,
  • cacciatori,
  • lavoratori dei mattatoi,
  • microbiologi.

La trasmissione interumana tra uomo infetto malato e uomo sano è estremamente rara e pochissimi sono i casi documentati in cui l’infezione è stata trasmessa per via sessuale, o in seguito ad un trapianto di tessuto infetto o da madre a figlio con l’allattamento.

Sintomi

La brucellosi può presentarsi in forma acuta o cronicizzare. Non presenta sintomi e segni clinici specifici, mentre è possibile riscontrare sintomi simil-influenzali, quali:

Il batterio ha un periodo di incubazione variabile dalle 2 alle 4 settimane. L’esordio clinico dell’infezione può essere subdolo e graduale, con sviluppo dei sintomi nel giro di qualche giorno ma, solitamente, la malattia si manifesta improvvisamente con la comparsa di febbre.

La febbre all’inizio può essere irregolare, remittente o intermittente ed è difficile attribuirle una causa certa, motivo per cui spesso il medico la fa rientrare tra le febbri definite come febbri di non determinata diagnosi (n.d.d.). Solo in un gruppo ristretto di pazienti può assumere il tipico carattere ondulante, caratterizzato durante la settimana da un’alternanza di fasi di salita (fino ai 38-39 ºC) e discesa della temperatura corporea.

In associazione ai sintomi descritti, possono svilupparsi ingrossamento di

Complicazioni

In corso di brucellosi qualsiasi parte del corpo può essere coinvolta e, in generale, la possibilità che l’infezione si diffonda aumenta all’aumentare del periodo trascorso tra il contagio e la diagnosi (e quindi l’inizio della cura adeguata).

Gli organi che possono risultare colpiti sono:

  • stomaco ed intestino,
  • fegato e vie biliari,
  • ossa e grandi articolazioni,
  • cervello,
  • cuore,
  • polmoni,
  • sistema genito-urinario,
  • cute,
  • occhi,
  • cellule del sangue.

Si parlerà di malattia focale se l’infezione riguarda un organo, in particolare.

Le manifestazioni cliniche che possono svilupparsi variano a seconda dell’organo/i colpito/i e comprendono vari quadri di tipo infettivo-infiammatorio, con differente grado di frequenza e gravità, quali:

Nell’animale la brucellosi può essere causa di aborto: questa evenienza non sembrerebbe interessare anche l’essere umano, dal momento che la placenta della donna manca di una sostanza chiamata eritritolo, uno zucchero presente nella placenta animale in grado di stimolare la crescita delle brucelle che proprio per questo motivo si localizzano nei tessuti placentali animali, provocando aborti.

Diagnosi

Per giungere ad una corretta diagnosi il medico innanzitutto procede ad una visita medica ed una accurata anamnesi, raccogliendo i dati del paziente, riguardanti:

  • attività lavorativa,
  • area geografica in cui vive o possibili viaggi in zone endemiche,
  • consumo di cibi potenzialmente infetti (latte e derivati non pastorizzati),
  • sintomi e segni suggestivi di infezione.

Gli esami del sangue sono generalmente poco utili.

Le indagini di laboratorio più richiesti sono:

  • emocoltura,
  • indagini sierologiche.
Provetta di sangue per l'esame relativo alla brucellosi

iStock.com/jarun011

L’emocoltura prevede un prelievo di sangue venoso, di circa 5-20 ml a seconda dell’età del paziente, ottenuto in sterilità e posto in appositi flaconi pre-riempiti con mezzo di coltura idoneo all’eventuale crescita delle brucelle. Il prelievo ematico dovrebbe essere effettuato quando la febbre è superiore ai 38 ºC e nei primi giorni di malattia conclamata, prima dell’inizio delle cure antibiotiche (cioè quando più alta è la possibilità che le brucelle si trovino nel sangue).

Il terreno di coltura adeguato alla crescita delle brucelle è addizionato con sali e fattori di crescita, come glucosio, acido nicotinico, tiamina e biotina; di solito la crescita delle brucelle è lenta, richiede 4-5 giorni (ma in alcuni casi anche 2-3 settimane di incubazione!) e la colonia batterica formata appare piccola, liscia, brillante e non emolitica. L’isolamento colturale può essere effettuato anche su altri materiali (a parte il sangue) quali l’aspirato midollare o le biopsie linfonodali. Tutte le manipolazioni dei materiali sospetti di infezione, richiedono precise procedure di sicurezza che il personale di laboratorio deve seguire per evitare l’alto rischio di possibile contagio.

L’emocoltura può rivelarsi un’indagine diagnostica un po’ indaginosa e non sempre dà il risultato sperato, ossia l’isolamento del batterio. Più utili per giungere ad una diagnosi veloce e corretta sono le indagini sierologiche che ricercano la presenza numericamente significativa di anticorpi (Ig) nel siero del paziente, diretti contro componenti del batterio Brucella (detti antigeni).

La metodica sierologica più diffusa è quella di agglutinazione che può essere eseguita in provetta (chiamata reazione di Wright) o in micropiastra. Più pratico e di facile esecuzione è il test di micro-agglutinazione per la ricerca degli anticorpi totali agglutinati.

La lettura di un’indagine sierologica prevede che:

  • la presenza di anticorpi IgM prevale nelle forme acute dell’infezione,
  • le IgG e IgA sono maggiormente presenti nelle recidive e nelle forme croniche dell’infezione.

Per rilevare le complicanze della brucellosi potrebbero essere richiesti altri esami di indagine, quali:

Cura

La terapia è antibiotica e va iniziata tempestivamente, una volta stabilita con certezza la diagnosi, per evitare l’instaurarsi di possibili complicanze (anche gravi) , con la finalità di portare a guarigione completa il paziente infetto.

Gli antibiotici più frequentemente utilizzati sono le tetracicline. Questi non andrebbero mai assunti da soli (in monoterapia) ma, associati ad altri farmaci antibiotici per un tempo non inferiore a 6 settimane, per sfavorire lo svilupparsi di nuove ricadute in futuro.

Alcune combinazioni di antibiotici possibili sono:

  • doxiciclina + rifampicina,
  • doxiciclina + streptomicina.

Nelle donne gravide e nei bambini al di sotto degli 8 anni la doxiciclina non può essere utilizzata, a causa dei possibili effetti avversi quali malformazioni fetali o pigmentazioni permanenti dei denti in crescita (che possono assumere una colorazione giallo-brunastra). In questi casi è meglio optare per altre combinazioni antibiotiche come ad esempio

  • cotrimossazolo (Bactrim®) associato a
    • rifampicina,
    • un fluorochinolonico o
    • un aminoglicoside, tipo gentamicina.

In presenza di complicanze neurologiche (come la meningite) l’antibiotico più indicato è il Cloramfenicolo, più efficace rispetto alle tetracicline, perché in grado di attraversare con facilità la barriera emato-encefalica e penetrare dentro il cervello.

Oltre agli antibiotici, altri farmaci possono risultare utili per combattere alcuni sintomi che si manifestano in corso di brucellosi, quali febbre o vomito, come:

  • paracetamolo (Tachipirina®),
  • antiemetici,
  • sali minerali,

È inoltre consigliato idratarsi, bevendo molti liquidi.

Nei casi più gravi e/o in presenza di complicanze diventa necessario il ricovero ospedaliero e può essere richiesto l’associazione anche di 3 antibiotici diversi.

Prevenzione

Per l’uomo non esiste un vaccino efficace contro la brucellosi, ma alcune norme di prevenzione  hanno notevolmente ridotto i casi di brucellosi nel nostro paese, come ad esempio:

  • vaccinazione del bestiame,
  • pastorizzazione o sterilizzazione del latte e suoi derivati,
  • controlli sanitari periodici,
  • evitare il consumo di latte o altri prodotti caseari non pastorizzati, cuocere sempre la carne.
  • Per chi svolge un lavoro a rischio, far uso di guanti di gomma, ad esempio durante la mungitura o l’assistenza al parto.
  • Sterilizzare il materiale contaminato e le stalle.
  • Abbattere gli animali infetti.

Meccanismo patogenetico

Una volta penetrate nel corpo umano le brucelle si localizzano nei linfonodi e, attraverso il dotto toracico, raggiungono il sangue (la cosiddetta fase setticemica dell’infezione), attraverso cui disseminano in altre strutture quali

  • midollo osseo,
  • fegato
  • e milza.

Le brucelle sono patogeni intracellulari obbligati, cioè hanno bisogno di una cellula ospite per sopravvivere e moltiplicarsi. Una volta fagocitate dalle cellule ospiti, non vengono distrutte e vi possono rimanere per mesi, protette dalla loro posizione dentro la cellula che le mette al riparo dalla risposta immunitaria promossa dall’organismo infettato.

Le ricerche hanno dimostrato che le brucelle infettano essenzialmente le cellule presenti nel corpo umano e aventi funzioni di difesa, quali i polimorfonucleati e le cellule del sistema reticolo-endoteliale, di cui fanno parte i macrofagi dotati di attività fagocitaria.

Ancora non sono noti i meccanismi esatti di invasione, ossia quali siano i componenti del batterio in grado di attaccare ed invadere le cellule fagocitarie e non. Chiaro risulta invece ciò che accade una volta che la brucella è penetrata all’interno della cellula. Le brucelle, infatti, modificano il microambiente intracellulare in modo tale da evitare che possano essere uccise dalle cellule che hanno infettato e sviluppare condizioni favorevoli alla loro sopravvivenza e moltiplicazione entro la cellula ospite. Queste modifiche comprendono:

  • ridotta capacità della cellula ospite di completare il proprio processo di maturazione,
  • acidificazione, ossia riduzione del suo pH interno,
  • produzione di proteine che inibiscono la capacità difensiva della cellula ospite.

L’azione patogena delle brucelle, inoltre, sarebbe favorita da un’endotossina di natura zuccherina chiamata LPS (lipopolisaccaride) presente sulla loro membrana.

 

A cura della Dr.ssa Tiziana Bruno, medico chirurgo

Aderiamo allo .

Articoli correlati