Malattia da graffio di gatto (bartonellosi): sintomi, cause, pericoli e cura

Ultimo Aggiornamento: 109 giorni

Introduzione

La bartonellosi è un’infezione causata da microorganismi batterici del genere Bartonella.

Esistono diverse specie di questo batterio, ma l’infezione, nota come la “”, è più comunemente causata dalla Bartonella Henselae di tipo II.

Si tratta di una zoonosi, ossia una malattia trasmessa dagli animali. Il serbatoio naturale del microorganismo è infatti il gatto, nel quale l’infezione decorre generalmente in forma asintomatica e può perdurare per molto tempo (parecchi mesi o anni) ed essere ricorrente, anche in presenza di una risposta immunitaria rilevabile.

Un ruolo centrale della diffusione dell’infezione tra i gatti è svolto dalla pulce, anche se, recentemente, è stato dimostrato che anche alcune specie di zecche possono albergare il microrganismo e quindi diventare potenzialmente in grado di trasmetterlo all’ospite, uomo compreso, attraverso il pasto di sangue.

La trasmissione dell’infezione dal gatto all’uomo avviene solitamente attraverso il graffio o il morso ed è legata alla presenza del batterio sugli artigli e/o nel cavo orale. Bartonella henselae può contaminare gli artigli del gatto mediante il loro contatto con feci di pulci infette presenti sulla cute (nelle quali il batterio resiste vitale fino a 9 giorni); la Bartonella, inoltre, può contaminare direttamente la cavità orale, sia attraverso sanguinamenti conseguenti a patologie gengivali e/o dentali, sia indirettamente mediante il leccamento della cute contaminata o degli artigli.

I sintomi principali della malattia da graffio di gatto sono:

  • una papula nel punto di inoculo a distanza di circa 5 giorni dal graffio (tempo di incubazione),
  • ingrossamento dei linfonodi,
  • febbre in alcuni pazienti, con eventuali dolori articolari e diminuzione dell’appetito.

L’infezione negli animali e nell’uomo

L’infezione interessa soprattutto il gatto e l’uomo, anche se Bartonelle sono state isolate da cani, conigli, roditori e ruminanti.

Il gatto, come già accennato, non manifesta sintomi specifici di malattia, anche se sono sono stati rilevati episodi di infiammazione con ingrossamento dei linfonodi (linfadenite) associata a un transitorio rialzo febbrile.

Dalla letteratura emerge che il rischio di infezione per i gatti di strada è circa doppio rispetto a quelli di proprietà.

Studi condotti in vari Paesi hanno indicato inoltre che la prevalenza di gatti infetti da B. henselae può risultare talora molto elevata.

Sintomi

La forma clinica più frequente di malattia da graffio di gatto (CSD – Cat Scratch Disease), che sembra privilegiare i soggetti giovani (bambini-ragazzi), è caratterizzata da una linfadenopatia (ingrossamento con possibile indolenzimento dei linfonodi) superficiale localizzata in sede ascellare o nella regione che drena una lesione cutanea provocata dal graffio del gatto. Il periodo di incubazione è di 3-21 giorni con una media di 12 giorni.

A distanza di 3-10 giorni dal morso o dal graffio è documentabile una lesione primaria da inoculo rappresentata da una papula o vescicola di 3-5 mm di diametro, eritematosa o crostosa, nel sito del graffio, solitamente dolente, che può evolvere in una pustola con tendenza alla guarigione spontanea in pochi giorni o settimane.

Nel 6% dei casi la lesione primaria è a livello dell’occhio (congiuntivale), spesso a seguito di autoinoculo (cioè toccandosi l’occhio con le dita infette).

Dopo 2-4 settimane si assiste alla comparsa di linfadenopatia loco-regionale, dolente. All’inizio i linfonodi sono fissi e di consistenza molle, successivamente diventano fluttuanti e possono drenare con formazione di fistole, cioè tragitti che si fanno strada all’esterno attraverso la pelle.

Altri possibili sintomi di accompagnamento comprendono:

Le stazioni linfonodali più coinvolte sono, in ordine di frequenza:

  • ascellari,
  • laterocervicali,
  • sottomandibolari,
  • inguinali,
  • femorali,
  • preauricolari,
  • sopraclavicolari.

Nel 40% dei casi circa si assiste all’interessamento di più stazioni contemporaneamente, ma la linfoadenopatia regredisce spontaneamente entro 2-6 mesi.

Nel 15-20 % dei casi i linfonodi vanno incontro a suppurazione e fistolizzazione cutanea.

Non sono infine rari (circa il 5-14% di tutte i casi) forme sistemiche complicate a carattere granulomatoso, soprattutto a carico di:

  • fegato,
  • milza,
  • linfonodi del mediastino (spazio tra cuore e polmoni).

Il coinvolgimento di questi organi può assumere particolare gravità nei pazienti immunocompromessi (pazienti HIV-positivi, pazienti sottoposti a trapianto di organo solido o a terapie anti-neoplastiche).

Complicazioni

In genere il paziente guarisce completamente, fanno eccezione rarissimi casi di grave interessamento neurologico (sistema nervoso centrale) o epatosplenico (milza e/o fegato), che possono essere fatali o lasciare reliquati.

Bartonella henselae può diventare infatti responsabile di altre forme cliniche nell’uomo, che pure possono assumere carattere di estrema gravità in particolari condizioni di deficit immunitario:

  • angiomatosi bacillare (disturbo della pelle che causa un’anomala crescita di vasi sagnuigni),
  • peliosi epatica (disturbo caratterizzato dalla comparsa nel fegato di cavità ripiene di sangue),
  • manifestazioni neurologiche (encefalopatia, convulsioni, neuroretinite, mielite, paraplegia, arterite cerebrale) nel 2% dei casi,
  • malattia granulomatosa epatosplenica in meno dell’ 1% dei casi,
  • batteriemie,
  • endocarditi (generalmente in pazienti con precedente malattia cardiaca valvolare),
  • sindrome oculo-glandolari di Parinaud (congiuntivite associata a nodi preauricolari palpabili, si riscontra nel 6% dei casi),
  • meningite asettica.

Nei pazienti con AIDS può verificarsi una grave malattia disseminata.

Diagnosi

La diagnosi nell’uomo, oltre che dal sospetto clinico, può essere confermata attraverso vari metodi:

  • in laboratorio mediante test sierologico, che attualmente appare il più praticato dagli ospedali (non molti, peraltro) che effettuano diagnosi di CSD. La malattia da graffio di gatto è tipicamente confermata dalla positività del titolo anticorpale nel siero (è raccomandato testare i sieri nella fase acuta e convalescente a distanza di 6 settimane;
  • coltura: la messa in evidenza del microrganismo nei pazienti con CSD con metodi tradizionali è spesso problematica per la presenza di pochi microrganismi o addirittura per la loro assenza nei linfonodi al momento del prelievo del campione (biopsia, pus). Inoltre spesso il paziente giunge all’osservazione dello specialista dopo trattamenti antibiotici empirici che possono favorire la negatività delle indagini colturali;
  • emocoltura: mentre nei gatti l’emocoltura rappresenta il metodo di elezione per la diagnosi, in quanto strettamente correlata alle alte cariche batteriche repertate nel sangue degli animali infetti, nell’uomo tale metodo si rivela di scarsa utilità, salvo nel paziente gravemente immunocompromesso che presenti una forma clinica grave;
  • biopsia: per confermare la diagnosi diretta di CSD si possono inoltre eseguire delle biopsie tissutali (solitamente linfonodi), procedura in grado di rilevare frammenti del DNA batterico di microrganismi non vitali e/o presenti in quantità molto piccole, oltre a essere utilizzata per tipizzare i diversi tipi di Bartonella.

Gli esami di laboratorio evidenziano inoltre un aumento di vari indici infiammatori:

  • globuli bianchi (leucocitosi neutrofila),
  • talvolta eosinofilia (aumento degli eosinofili),
  • VES,
  • globuline sieriche.

Cura

Se nel paziente immunocompetente nelle forme asintomatiche e lievi di CSD non è indispensabile ricorrere alla terapia antibiotica (che non è peraltro in grado di modificare l’andamento della malattia) al contrario il trattamento si impone nelle forme gravi e nel paziente immunodepresso.

Nei pazienti immunocompromessi è utile l’applicazione locale di calore e analgesici; se ci sono linfonodi fluttuanti, l’aspirazione con una siringa in genere allevia il dolore. Possono inoltre essere impiegati antiinfiammatori, mentre sono da evitare gli steroidi (cortisone) che possono favorire la fistolizzazione.

La Bartonella Henselae è sensibile a numerosi antibiotici (amoxicillina, cefalosporine di terza generazione, fluorchinoloni, aminoglucosidi, macrolidi, rifampicina e cotrimossazolo), che vengono utilizzati soprattutto nel paziente immunocompromesso per prevenire la diffusione della malattia.

La durata del trattamento varia da 7 a 14 giorni, fino anche a tre mesi nelle forme complicate.

Nelle forme a decorso grave è consigliata l’associazione di più antibiotici.

Nei pazienti immunocompromessi la terapia deve essere protratta per 6 settimane e, in caso di recidiva dell’infezione, dopo la terapia è necessario procedere alla profilassi secondaria da proseguire fino a che persista la condizione di immunocompromissione.

 

A cura della Dr.ssa Elisabetta Fabiani

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