Anisakis e sintomi dell’anisakidosi, diagnosi e cura

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 9 settembre 2018

Introduzione

L’anisakidosi, o malattia del “verme delle aringhe”, è un disturbo causato dall’anisakis, nematodi (vermi) parassiti capaci di annidarsi nelle pareti dello stomaco. Il modo migliore per prevenirlo è cercare di non mangiare pesce crudo o poco cotto.

I sintomi con cui si manifesta la presenza di anisakis sono:

  • dolore allo stomaco acuto e severo,
  • nausea e vomito,
  • febbre lieve,
  • raramente ematemesi (sangue nel vomito) da ulcera.

L’anisakidosi è diffusa soprattutto nelle zone dove si mangia abitualmente il pesce crudo, ad esempio in Giappone, tuttavia, da quando mangiare il sushi è diventato una moda, sono stati riferiti casi negli Stati Uniti, in Europa, nel Sud-America e in altre zone e di fatto quindi chiunque mangi pesce o calamari crudi o poco cotti è in realtà a rischio.

Fotografia di un anisakis in un pesce cucinato

iStock.com/imv

Cause

L’anisakis non può essere direttamente trasmesso tra gli esseri umani.

Anisakidosi, ciclo vitale

Anisakidosi, ciclo vitale (https://it.wikipedia.org/wiki/File:Anisakiasis_01_%28Versione_Italiana%29.png)

Alcuni mammiferi marini infetti (ad esempio le balene, i delfini o i leoni marini) defecano nel mare rilasciando le uova del parassita, che diventeranno larve; quest’ultime sono ingerite dai calamari, a loro volta preda dei pesci.

Esistono prove a sostegno del fatto che, se il pesce non viene eviscerato subito dopo essere stato pescato, le larve si possono spostare dall’apparato digerente alla carne. I cicli vitali di tutti i generi di anisakis connessi alle infezioni degli esseri umani sono simili.

I parassiti vengono rinvenuti di frequente anche nelle carni di

  • merluzzo,
  • dei pesci simili al merluzzo,
  • passera di mare,
  • salmone del Pacifico,
  • aringhe,
  • rana pescatrice.

Quando l’uomo mangia pesci o calamari crudi o poco cotti (il pesce e i crostacei sono le principali fonti di contagio), ingerisce anche le larve dei nematodi; penetrate all’interno dell’organismo le larve invadono l’apparato digerente.

Con le appendici anteriori, le larve dei nematodi presenti nel pesce o nei crostacei si incistano nella parete dell’apparato digerente, a livello della tonaca muscolare (in alcuni casi possono penetrare più in profondità nella parete intestinale, perforarla e raggiungere il resto dell’organismo).

Le larve producono una sostanza che attrae nella zona colpita diversi agenti del sistema immunitario (globuli bianchi eosinofili) che tendono a formare un granuloma nei tessuti che circondano il parassita (un granuloma è come una piccola pallina dura, formata dall’accumulo delle cellule del sistema immunitario). All’interno dell’apparato digerente, il nematode può staccarsi e riattaccarsi più volte alle pareti, ma raramente giunge a maturazione negli esseri umani: di norma viene eliminato spontaneamente entro tre settimane dall’infezione.

Se rimane all’interno dei tessuti, finisce per essere rimosso e fagocitato dalle difese immunitarie dell’ospite.

Alla fine quindi muoiono, lasciando però una massa infiammata nell’esofago, nello stomaco o nell’intestino.

Alcune persone, dopo o durante l’ingestione di pesce crudo o poco cotto, avvertono una sensazione di prurito in gola: si tratta del verme che si muove nella bocca o nella gola.In questi casi è possibile estrarlo dalla bocca oppure espellerlo tossendo e prevenire così l’infezione.

Altri, invece, avvertono anche lo stimolo a vomitare e riescono così ad espellere il parassita dall’organismo prima che possa colonizzarlo.

Sintomi

La malattia può essere classificata in tre categorie:

  • gastrica (95% dei casi),
  • intestinale,
  • ectopica (cioè che interessa regioni diverse da stomaco e intestino, molto rara).

Generalmente entro alcune ore dall’ingestione delle larve infette è possibile avvertire un forte dolore addominale, eventualmente accompagnato da nausea e vomito (in alcuni pazienti le larve vengono espulse proprio attraverso il vomito), mentre in caso di forma intestinale l’incubazione può durare diversi giorni.

Più in generale, tra i sintomi caratteristici dell’anisakidosi ricordiamo:

Nei casi più gravi il paziente soffre di forte mal di pancia, molto simile a quello dell’appendicite acuta, accompagnato da una sensazione di nausea.

Quando il parassita raggiunge l’intestino causa una grave reazione immunitaria granulomatosa, da una a due settimane dopo l’infezione, con sintomi simili a quelli del morbo di Crohn.

Di solito, nei pazienti colpiti, viene rinvenuto un solo parassita.

Pericoli

Nei casi più gravi l’anisakiasi è molto dolorosa e può essere risolta solo con l’intervento chirurgico. La rimozione chirurgica dell’anisakis dalla lesione è l’unico metodo sicuro per alleviare il dolore e per eliminare la causa del disturbo, perché in generale non è consigliabile attendere che il parassita muoia.

I sintomi di solito continuano per un po’ dopo la morte del parassita, infatti, durante la rimozione chirurgica, si possono evidenziare lesioni che contengono solo i resti del parassita. È stato inoltre riferito, in seguito a un intervento esplorativo in laparotomia, un caso di stenosi pilorica (restringimento e indurimento del piloro, la valvola che separa lo stomaco dall’intestino) dovuto a un verme non rimosso.

Anche quando sono ben cotte le larve di Anisakis sono molto pericolose per gli esseri umani. Quando infettano il pesce le anisakidi rilasciano diverse sostanze biochimiche nei tessuti circostanti. Spesso, inoltre, vengono ingerite intere, all’interno di un trancio di pesce. Si possono quindi verificare manifestazioni allergiche acute, ad esempio orticaria e shock anafilattico, accompagnate o meno dai sintomi gastrointestinali. La frequenza dei sintomi allergici connessi al consumo di pesce ha portato a ipotizzare l’esistenza dell’anisakiasi gastroallergica, una reazione allergica acuta mediata dalle IgE.

Nelle persone che lavorano nella catena di conservazione del pesce è stata riscontrata una forma di allergia occupazionale che provoca

Per i parassiti l’essere umano è l’ospite finale, le larve dell’Anisakis e dello Pseudoterranova non sono in grado di sopravvivere all’interno dell’apparato digerente umano ed alla fine muoiono.

È inoltre possibile che si verifichi la perforazione intestinale, una condizione di emergenza che richiede un immediato intervento medico.

Diagnosi

Nel Nordamerica si arriva alla diagnosi di anisakidosi di norma quando il paziente avverte una sensazione di prurito o bruciore in gola e poi tossisce via o estrae dalla bocca il verme anisakis.

Nei casi in cui il paziente vomito o espella il parassita tossendo, il disturbo può essere diagnosticato con un semplice esame visivo del nematode (l’Ascaris lumbricoides, il cosiddetto “verme” è un parente terrestre degli anisakis: anche gli anisakis possono risalire nella gola e nelle cavità nasali). Negli altri casi può essere necessario l’endoscopio, cioè un dispositivo a fibre ottiche che permette al medico di esaminare l’interno dello stomaco e la parte iniziale dell’intestino tenue. L’endoscopio è dotato, a un’estremità, di una piccola pinza meccanica che può essere usata per rimuovere il verme. Altri casi ancora sono diagnosticati individuando la lesione granulomatosa con un intervento in laparotomia. Per scoprire il parassita è stato messo a punto un test allergologico RAST, che però non è ancora in commercio.

In alternativa per diagnosticare il disturbo spesso ci si basa sulla storia del paziente, che riferisce di aver mangiato pesce o calamari crudi o non ben cotti. La conferma della diagnosi di norma avviene poi come detto per via endoscopica o radiografica, oppure ancora per via chirurgica se il verme si è già annidato nelle pareti dell’apparato digerente.

Cura e terapia

La terapia dell’anisakidosi consiste generalmente nella rimozione del parassita dall’organismo, mediante endoscopia o intervento chirurgico.

In alcuni casi invece l’infezione guarisce ricorrendo unicamente alla terapia sintomatica, mentre in altri pazienti, al contrario, può provocare una lieve ostruzione intestinale per la quale può essere necessario l’intervento.

Sono stati infine riportati casi di efficacia di una terapia non chirurgica a base di albendazolo.

Prevenzione

Per prevenire il disturbo è sufficiente evitare il pesce e i calamari crudi o poco cotti.

La  americana consiglia le seguenti modalità di preparazione e conservazione per uccidere i parassiti eventualmente presenti nel pescato:

Cottura (del pesce e dei molluschi)

Il pesce e molluschi vanno cotti bene, devono raggiungere una temperatura interna di almeno 63 °C.

Congelamento (pesce):

  • Ad almeno -20 °C per 7 giorni (in totale), oppure
  • Ad almeno -35 °C fino a solidificazione, poi conservazione ad almeno -35 °C per 15 ore
  • Ad almeno -35 °C fino a solidificazione poi conservazione ad almeno -20 °C per 24 ore.

Fonte principale:

A cura di Elisa Bruno

Aderiamo allo .

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Buona sera dottore di recente ho mangiato pesce crudo in tunisia, avendo gia problemi di anticorpi. Come posso sapere se ho preso qualsiasi tipo di virus grazie

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Sintomi?
      Quanti giorni fa?

  2. Anonimo

    Salve, due settimane fa ho mangiato tantissimo sushi in un ristorante giapponese con un’amica. Lei non ha avuto nessun disturbo, io circa 3 ore dopo ho iniziato ad accusare mal di stomaco (principalmente una fitta sul lato destro dello stomaco). Per 3 giorni ho continuato ad avere bruciore di stomaco e leggero mal di pancia, ma mai diarrea o febbre. Io ho ricondotto il tutto a un’indigestione e probabile colite così ho assunto riopan gel per lo stomaco e i fermenti lattici e i sintomi sono scomparsi. 10 giorni dopo ho riavuto un leggero mal di pancia e oggi, dopo 2 settimane, ho di nuovo il mal di stomaco sul lato destro. Ho letto i vari commenti e mi è venuto in mente che magari potesse essere colpa dell’ anisakis cronica. Ma mi domando, è possibile avere un’infezione parassitaria con sintomi così lievi e non continui? Attualmente mi trovo all’estero per lavoro, cosa mi conviene fare?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Lo considero poco probabile; colite e/o gastrite possono spiegare i sintomi, ma è consigliabile verificare con un medico.

  3. Anonimo

    Salve , io ieri sera ho mangiato del sushi , ed ero molto gonfia stamattina quando mi sono svegliata ero ancora gonfia e avevo delle fitte alla milza , può essere che io non sia riuscita a digerire? Perché ho anche dei dolorini lievi allo stomaco e un po’ di nahsea

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Sì, magari è rimasto un po’ sullo stomaco.

  4. Anonimo

    Salve dottore…io ho appena trovato il battereo nelle alici marinate…si muoveva… ora la mia domanda sorge spontanea… è possibile che io ed i miei abbiamo già in corpo il battereo? Anche se stiamo bene e non abbiamo i sintomi indicati… come possiamo a diagnosticare che nulla si sia annidato nel nostro intestino?
    Il battereo puo essere espulso con le feci stesse? Come possiamo stare tranquilli? Cosa ci consiglia? Aspetto una risposta grazie mille e buona serata

    1. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Salve, intanto è sicuro che sia proprio Anisakis? che non è un batterio intanto, ma un parassita; se fosse effettivamente Anisakis e avete già ingerito il cibo in questione il contagio è ovviamente possibile, ma se non avete sintomi non mi allarmerei, non credo farebbero esami diagnostici su qualcosa di presunto.

    2. Anonimo

      Buonasera dottoressa…dalle foto che ho visto si tratta proprio di anisakis… l ho tolto direttamente dal cibo… ore prima avevamo mangiato lo stesso Cibo… quindi se non ci sono sintomi delle quali sono al.corrente…non c’è da allarmarsi? Può darsi nonostante c era il parassita non per forza resta all interno del nostro intestino? Ho addirittura letto che dopo un tot di tempo muore direttamente con o senza aver provocato danni al nostro interno… è vero?grazie aspetto risposta buonaserata

    3. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Le confermo che non necessariamente causa problemi, quindi se non compaiono sintomi niente panico.

    4. Anonimo

      Salve dottore io ho mangiato pesce crudo e poco ben cotto e il giorno dopo ho vomitato 2 volte e sn andata solo una volta a diarrea e la seconda volta si è subito normalizzato ,solo il mio stomaco ne ha risentito x il vomito..ho avuto anche la febbre quasi a 39..
      sono andata dal medico curante e mi ha prescritto una scatola intera di bactrim.. siccome sono in viaggio x il messico ho paura di prenderle essendo forti non vorrei k mi venga la candida visto k io ne soffro.. e penso k nn sia una infiammazione ma solo virus perché dovrei prendermi l antibiotico? Posso farne almeno? E prendermi solo dei probiotici? O meglio fare la cura antibiotica ? Cordiali saluti

    5. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Non posso che consigliare di seguire le indicazioni del medico, per metterci al riparo da infezioni gastroenteriche; in genere non danno grossi problemi, a maggior ragione associando un probiotico.

  5. Anonimo

    Salve,ho 38 anni.. ho appena ricevuto dei risultati dagli esami del rast..risulta che 0,28 sono allergico alla caseine e dei valori IGE Totali prick 208 cosa significa?

    1. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      I valori di riferimento quali sono?

    2. Anonimo

      Caseina 0,28
      IGE totali Prist 208

    3. Anonimo

      Su questi esami non mi danno i valori di riferimento

    4. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Dovrebbero essere accanto, oppure nel referto dovrebbe trovare l’indicazione del valore basale.

    5. Anonimo

      Soltanto nell’esame IGE totali Prist ce scritto il riferimento di 100 e il mio valore é di 208, ma nell’esame della caseina non ce scritto il riferimento

    6. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Mi dispiace, ma non mi sento di esprimere giudizi perchè non vorrei portarla fuori strada.

      PS: In linea di massima credo che sia negativo comunque (), ma il medico sarà più preciso.

  6. Anonimo

    Buona sera, una settimana fa, sono andato in un ristorante giapponese con amici ed ho mangiato del pesce crudo. Dopo un paio di giorni ho scoperto che sulla pancia avevo delle bollicine rosse e sul torso tre grandi,macchie rosse, con il centro bianco di pelle squamata. Poi al terzo giorno ho avuto una gran febbre, e mi son venuti dei forti dolori intestinali, con vomito e diarrea che stanno perdurando fino ad oggi, cioè una settimana dopo il ristorante. Mi chiedevo se può entrarci qualcosa il pesce crudo mangiato o è tutt’altra cosa.

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, da quanto raccontato non può essere escluso. Ne parli con il suo medico. saluti

    2. Anonimo

      Sono le macchie che m’impensieriscono

    3. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Confermo la necessità di verificare con il medico.

  7. Anonimo

    Buongiorno dottore,
    Sono molto preoccupata per una mia amica. Ieri è andata a mangiare sushi e, un paio di ore dopo, ha avvertito una vampata di calore notevole, si è arrossata tutta e faceva fatica a respirare. Poco dopo si è sentita svenire, non ha perso i sensi ma le si è abbassata la pressione e ancora oggi non si è stabilizzata. Potrebbe essere stata una conseguenza del pesce crudo mangiato? Aspetto Sue risposte.
    Saluti,
    Marta.

    1. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Sono sintomi molto vaghi, potrebbe essere stata una reazione al cibo, ma ci sono tante altre ipotesi che vanno verificate.

  8. Anonimo

    Non ci sono alternative alla gastroscopia per la diagnosi?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Purtroppo no; in prima battuta possono essere richiesti esami del sangue relativi agli anticorpi, ma poi l’endoscopia diventa fondamentale (e, nel caso, spesso risolutiva).

  9. Anonimo

    Un consiglio per tutti: affidatevi a ristoranti di comprovata affidabilità, il rischio è davvero molto elevato, sono stato male per settimane prima di capire quale fosse la causa.

  10. Anonimo

    Bisogna stare attenti anche alle sardine in scatola?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      No, sono sicure.