AIDS ed HIV: rimanere incinta e gestire la gravidanza

Ultimo Aggiornamento: 101 giorni

Introduzione

Le coppie sierodiscordanti sono quelle composte da due partner con diverso status HIV:

  • uno dei partner è sieropositivo,
  • mentre l’altro è sieronegativo.

Per descrivere questo tipo di situazione vengono anche usate altre espressioni:

  • coppia discordante,
  • coppia sierodivergente,
  • coppie sieropositiva/sieronegativa.

Essere sierodiscordanti non impedisce di avere una relazione di lungo periodo, di amarsi e di avere rapporti.

Le coppie sierodiscordanti possono avere rapporti sicuri?

Nelle coppie sierodiscordanti la possibilità dell’infezione da HIV è una realtà costante. Il rischio è sempre presente, ma è possibile minimizzarlo.

Se fate parte di una coppia sierodiscordante e avete rapportI sessuali (anali, orali o vaginali) potete proteggervi dall’HIV e dalle altre malattie sessualmente trasmissibili usando il preservativo e il dental dam (diga dentale o fazzoletto di lattice) nel modo corretto e a ogni rapporto.

Se siete sieropositivo e il vostro partner è sieronegativo, potete diminuire il rischio di trasmettere l’HIV al partner se seguite la terapia antiretrovirale. Assumere tutti i farmaci indicati dal medico al momento giusto può essere utile per diminuire il carico virale nei fluidi corporei e quindi il rischio di trasmettere l’HIV al partner. Ricordate, però, che il rischio di trasmettere l’HIV al partner continua a esserci anche quando la carica virale è bassa, quindi è fondamentale usare sempre il preservativo e avere rapporti sicuri.

Se vi iniettate qualche farmaco, non condividete le siringhe, la soluzione o il materiale che usate con altre persone, perché l’HIV si può trasmettere tramite sangue infetto.

Se siete sieronegativo e il vostro partner è sieropositivo, è fondamentale usare sempre il preservativo e avere rapporti sicuri. Se la relazione con il partner è stabile, potete aiutarlo ricordandogli di assumere tutti i farmaci necessari al momento giusto. Se si attiene alla terapia, infatti, riuscirà a diminuire la carica virale e quindi il rischio di trasmissione dell’infezione.

Vi consigliamo inoltre di rimanere aggiornati sugli sviluppi della profilassi pre-esposizione (PrEP). Le ricerche non consigliano ancora di usare la PrEP costantemente per prevenire l’infezione da HIV, ma le scoperte più recenti indicano che potrebbe diventare un metodo di prevenzione da affiancare al preservativo, ai rapporti sicuri e agli altri metodi di prevenzione già disponibili.

Vi ricordiamo, tuttavia, che i metodi di prevenzione attuali sono e rimarranno fondamentali.

Sono sano e il mio partner è sieropositivo. Devo fare regolarmente gli esami per l’HIV? Con quale frequenza?

Sì. Il CDC consiglia a chi è esposto a un alto rischio di contagio di ripetere l’esame almeno una volta all’anno. Il medico però potrebbe consigliarvi di ripetere l’esame con una frequenza maggiore.

Posso condividere i sex toy con il mio partner?

No. Condividere i sex toy fa aumentare il rischio di contagio per le malattie sessualmente trasmissibili (MST), e quindi anche per il virus HIV.

Se scegliete di condividerliugualmente è fondamentale

  • coprirli con un preservativo nuovo,
  • pulirli accuratamente seguendo le indicazioni riportate sulla confezione
  • e cambiare il preservativo prima di cederli al partner.

Se sapete che voi o il vostro partner siete sieropositivi o avete una malattia sessualmente trasmessa, è più facile e più sicuro non condividere nulla.

Se sono sieropositivo posso diventare genitore?

La risposta è sì: anche se siete sieropositivi, l’HIV non vi deve impedire di pensare alla maternità o alla paternità.

Sia per gli uomini sieropositivi sia per le donne sieropositive, ci sono diverse possibilità per diventare genitori.

  • Se siete una donna sieropositiva e aspettate già un figlio, oppure volete avere un bambino, chiedete consiglio al medico. Esistono farmaci da assumere durante la gravidanza e il parto che sono in grado di impedire la trasmissione dell’HIV al bambino.
  • Se siete un uomo sieropositivo e volete avere un figlio, avete diverse possibilità. La più nota è il lavaggio dello sperma. Le altre possibili tecniche sono l’inseminazione artificiale con lo sperma di un donatore e l’adozione.

HIV e gravidanza

Se siete sieropositiva e aspettate un figlio, andate dal ginecologo il prima possibile. Se non avete mai assunto i farmaci antiretrovirali, potete iniziare ad assumerli in tutta sicurezza all’inizio del secondo trimestre (alla dodicesima settimana).

Se siete già in terapia antiretrovirale e avete appena scoperto di essere incinta, andate immediatamente dal ginecologo per capire se la vostra terapia è quella più sicura per il bambino. In molti casi potrete continuare con la terapia a cui eravate abituate, ma prima, dovete capire insieme al medico quali possibilità avete e scegliere la terapia migliore.

La scelta migliore è di norma quella di continuare la terapia antiretrovirale per tutta la gravidanza, ma la terapia può continuare durante il travaglio e il parto. Ricordate di dire al personale dell’ospedale in cui partorite che siete sieropositive, così potranno darvi una terapia per proteggere il bambino.

Lavaggio dello sperma

Il lavaggio dello sperma è un processo in cui lo sperma viene privato del virus HIV, in modo che possa poi essere usato per l’inseminazione artificiale. È un modo per aiutare le coppie sierodiscordanti, quelle cioè in cui uno solo dei partner è sieropositivo, a concepire un figlio senza che il padre contagi la madre o il bambino.

Il lavaggio dello sperma sembra in grado di far diminuire in modo significativo il rischio di contagio da HIV dall’uomo sieropositivo alla donna sieronegativa, tuttavia si tratta di una procedura controversa. Nel 1990 il CDC ha sconsigliato di effettuare il lavaggio dello sperma, citando un caso in cui una donna, che prima era sieronegativa, è stata scoperta essere sieropositiva dopo l’inseminazione con lo sperma sottoposto a lavaggio del marito sieropositivo. Questa notizia non è mai stata smentita.

Ricerche più recenti indicano tuttavia che il lavaggio dello sperma è sicuro, a patto che sia effettuato da personale medico competente. Per ulteriori informazioni, è possibile consultare il numero di settembre 2007 di .

Sono sieropositiva: mio figlio sarà sano?

Le madri sieropositive possono contagiare il figlio con il virus HIV. Questa modalità di contagio è detta trasmissione madre-figlio, trasmissione perinatale o verticale. La madre sieropositiva può contagiare il figlio in tre modi:

  • durante la gravidanza,
  • durante il parto naturale,
  • con l’allattamento al seno.

Con una terapia adeguata e sotto lo stretto controllo dei medici, le madri sieropositive possono diminuire in modo significativo il rischio di trasmettere il virus HIV ai figli.

Rischi durante la gravidanza e il parto

Se la madre sieropositiva non segue correttamente la terapia durante la gravidanza, il travaglio e il parto, ha il 25% di rischio di trasmettere il virus al figlio. 1 bambino su 4, cioè, rischia di diventare sieropositivo.

Tuttavia non bisogna cedere agli allarmismi: esistono infatti i farmaci antiretrovirali in grado di proteggere i bambini dal contagio. Se la madre sieropositiva riceve i farmaci antiretrovirali durante la gravidanza, il travaglio e il parto, mette al mondo il figlio con il parto cesareo e non lo allatta al seno, il rischio di contagiare il bambino diminuisce fino al 2 per cento massimo, cioè meno di 2 bambini su 100 vengono contagiati. I bambini appena nati, poi, devono ricevere terapie particolari che li proteggono dalla trasmissione del virus.

Ad oggi in alcuni casi è anche procedere all’allattamento al seno.

Ovviamente alcune donne scoprono di essere sieropositive solo poco prima del parto, ma esistono comunque terapie che possono aiutarle a proteggere i loro bambini. Se ricevono la terapia antiretrovirale durante il travaglio e il parto, ed evitano di allattare al seno, il rischio di trasmettere l’infezione al bambino può diminuire in modo significativo.

Mio figlio deve fare il test per l’HIV?

Se siete sieropositiva, anche vostro figlio deve fare il test che, però, è leggermente diverso dai test per l’HIV usati per gli adulti.

La maggior parte dei test per l’HIV riesce a individuare gli anticorpi del virus HIV, e non il virus vero e proprio. Questi esami, tuttavia, sono inutili per i bambini nati da madri sieropositive, perché gli anticorpi della madre passano nel sangue del bambino durante la gravidanza. Se la madre è sieropositiva, quindi, gli esami del bambino eseguiti con tecnica standard daranno esito positivo, anche quando il bambino in realtà è sano.

I medici fanno quindi uso di test per l’HIV speciali sui bambini di età inferiore ai 18 mesi. Questi esami sono in grado di scoprire una minima quantità di virus nel sangue del bambino. Come minimo i figli di madri sieropositive dovrebbero ripetere l’esame tre volte:

  • da 14 a 21 giorni dopo la nascita,
  • da uno a due mesi d’età,
  • da tre a sei mesi d’età.

In praticamente tutti I casi (95%), l’esame apposito per i bambini è in grado di scoprire se il bambino è stato colpito dall’HIV prima dei tre mesi d’età.

Anche se i risultati degli esami dicono che il bambino è sano e se avete seguito la terapia antiretrovirale durante la gravidanza il bambino deve essere seguito a lungo termine dai medici.

Cura e terapia

Il momento in cui iniziare la terapia contro l’HIV dipende dallo stato di salute generale, dalla compromissione delle funzioni dell’organismo e dalla fase della gravidanza in cui ci si trova.

In generale le donne sieropositive che non aspettano un figlio iniziano ad assumere i farmaci anti-HIV quando la conta dei linfociti T diventa inferiore ai 500/mm3 oppure se iniziano a soffrire di altre infezioni.

Le donne sieropositive che aspettano un figlio dovrebbero anche cercare di capire se hanno bisogno dei farmaci anti-HIV per salvaguardare la loro salute o soltanto per prevenire la trasmissione del virus al figlio. Nel primo caso

  • probabilmente già sono in terapia da prima della gravidanza,
  • probabilmente devono iniziare ad assumere i farmaci anti HIV quando inizia la gravidanza.

Le donne che invece devono assumere i farmaci anti-HIV solo per prevenire la trasmissione del virus al bambino, normalmente ricevono il consiglio di aspettare la fine del primo trimestre di gravidanza per iniziare la terapia; tuttavia iniziare i farmaci prima può essere più utile per diminuire il rischio di trasmissione madre-figlio.

Tutte le donne sieropositive dovrebbero entrare in terapia anti HIV all’inizio del secondo trimestre di gravidanza, mentre le donne che scoprono di essere sieropositive nelle ultime fasi della gravidanza dovrebbero iniziare la terapia il prima possibile.

Farmaci sicuri in gravidanza

Tutte le gestanti sieropositive dovrebbero seguire un protocollo terapeutico (combinazione di farmaci) che comprenda almeno tre farmaci anti-HIV, ma i farmaci specifici da assumere dipendono dalle necessità della paziente.

Per scegliere la terapia il medico esaminerà la vostra storia clinica e vi prescriverà gli esami del sangue per capire come state e in che stadio è la malattia. Il medico, inoltre, prenderà in considerazione:

  • Il motivo per cui dovete ricorrere alla terapia: per la vostra salute o unicamente per prevenire la trasmissione dell’HIV al bambino,
  • I cambiamenti del modo in cui l’organismo assorbe i farmaci durante la gravidanza,
  • I potenziali effetti collaterali dei farmaci anti-HIV sul bambino e in particolare il rischio di problemi del neonato.

Sono sieropositiva e in terapia. Ho appena scoperto che aspetto un figlio. Che cosa devo fare?

Le donne sieropositive che stanno seguendo una terapia, quando scoprono di essere incinte devono continuare a seguire la terapia fino a quando il medico non le visiterà. Interrompere la terapia può essere pericoloso sia per la futura madre sia per il bambino.

Se siete nel primo trimestre, comunicate immediatamente al medico se state assumendo il Sustiva (o l’Atripla, un farmaco anti HIV che contiene il Sustiva). Il Sustiva, da solo o come componente dell’Atripla, può causare malformazioni che si sviluppano durante i primi mesi di gravidanza. Il medico può consigliarvi alternative più sicure a questi farmaci. Dopo il primo trimestre, il Sustiva o l’Atripla possono essere usati senza pericolo di controindicazioni.

Chiedete al medico se sia necessario modificare la terapia: la gravidanza, infatti, può modificare il modo in cui l’organismo assorbe i farmaci, e quindi i dosaggi di alcuni farmaci probabilmente dovranno essere diversi nelle ultime fasi della gravidanza.

Se siete in terapia e il carico virale è superiore alle 500 unità/mL, la terapia che state seguendo potrebbe non essere efficace. Il medico vi consiglierà un esame per vedere se i farmaci fanno davvero effetto sul virus (test di farmacoresistenza) e userà i risultati dell’esame per scoprire quali sono i farmaci più efficaci nel vostro caso.

Sono stata in terapia con i farmaci anti HIV, ma poi l’ho interrotta. Che cosa devo fare?

Comunicate al medico il nome di tutti i farmaci anti HIV che avete usato in passato, i risultati dei test di farmacoresistenza e il motivo per cui avete interrotto la terapia. La vostra storia medica, i risultati dei test di farmacoresistenza passati e un’eventuale ripetizione degli esami aiuterà il vostro medico a scegliere una nuova terapia efficace e sicura.

Sia che abbiate seguito la terapia prima della gravidanza e poi l’abbiate interrotta, sia che stiate iniziandola solo ora, il medico:

  • vi spiegherà quali sono i rischi e i benefici dell’assunzione di farmaci anti HIV durante la gravidanza,
  • vi ricorderà che è importante assumere i farmaci seguendo scrupolosamente le sue indicazioni,
  • vi aiuterà a trovare tutti gli aiuti, sia sanitari sia di altro genere, di cui potreste avere bisogno per una gravidanza serena.

Fonti:

Fonti non più disponibili (consultate in data 29 aprile 2013):

  • http://aids.gov/hiv-aids-basics/staying-healthy-with-hiv-aids/friends-and-family/having-children/
  • http://aids.gov/hiv-aids-basics/prevention/reduce-your-risk/mixed-status-couples/
  • http://aids.gov/hiv-aids-basics/prevention/reduce-your-risk/pregnancy-and-childbirth/
  • http://www.aidsinfo.nih.gov/ContentFiles/DrugRegimensPregnantWomen_FS_en

(adattamento a cura di Elisa Bruno)

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  1. Anonimo

    Salve ho 32 anni e sono incinta di 17 settimane. Ho scoperto di essere sieropositiva in graviganza. Sia io che il mio partner siamo sieropositivi ma non lo sapevamo. Le mie condizioni di salute tuttavia sono buone e i miei CD4 sono ancora tanti, forse perchè ho contatto il virus da poco tempo. Da quattro settimane ho iniziato le cure antiretrovirali consistenti nella combinazione di tre farmaci. I primi farmaci (nornir100mg, kivexa 660mg/300mg, Reyataz300mg) mi hanno causato una forte reazione allergica, ero piena di punti rossi su tutto il corpo. Il dottore mi ha sostituito la terapia con altri farmaci (truvada, prezista e sempre norvir). Il rossore dal corpo sta andando via ma ora la nausea e il vomito sono aumentati. Vorrei sapere se prendere tutti questi medicinali può far male al bambino e se alla fine ne vale veramente la pena. Grazie

    1. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Salve, sicuramente ne vale la pena, e diminuiscono il rischio di contagio anche del feto; ovviamente la situazione deve essere monitorata dal ginecologo, esistono protocolli specifici di cui lo specialista è a conoscenza.

    2. Anonimo

      Salve. Vorrei raccontare la mia esperienza x Vittoria. Io ho scoperto di essere sieropositiva a 24anni con la prima gravidanza.. ero terrorizzata,ma con l’aiuto dei dottori e di mio marito sono riuscita a sopravvivere a questo grnade dolore e delusione.
      Ho iniziato subito a prendere le 3 medine che tu hai scritto(che assumono tutt’ora)
      Ho avuto una gravidanza brutta,nel senso che vomitavo sempre,le medicine le dovevo prendere alla mattina,e le vomitavo spesso. Ho iniziato a prenderle con i pasti della cena e sono migliorata..
      Ho fatto il taglio cesareo,e ho avuto un bellissimo bambino Sano,bello,e intelligente che ora ha 7 anni.
      Poi dopo 2 anni nonostante la malattia abbiamo avuto una bambina sempre con cesareo,anche lei Sana.
      Sono passati 4 anni dall’ultima gravidanza e nonostante quello che ho passato,perche andare nei ospedali e portare la cartella clinica con la prognosi che ho non è facile,ma vedere i miei figli ne è valsa la pena.. e sarà anche pazza,ma ho parlato con i dottori che mi seguono e ho chiesto se potevo avere un altro bambino,e loro mi hanno detto di si,perche i cd4 sono 1150,e sto benissimo,quindi perche no.si possono avere figli e goderseli…
      Ps mio marito e negativo,ed è una persona speciale grazie a lui superò tutto.
      Buona gravidanza. Ti auguro tutto meglio

  2. Anonimo

    Abbiamo scoperto dopo un mese ospedaliero mio marito è entrato con la broncopolmonite poi la tubercolosi e la febbre persistente 39.40 adesso tramite emocultura risulta essere affetto da Hiv io sono negativa agli esami ma lui dice di non essere stato a contatto con altre donne si può contagiare in altri modi grazi se mi risponde

  3. Anonimo

    Buon giorno dottore.
    Ho 31anni. Ho scoperto di avere l’hiv a 24anni con la mia prima gravidanza,mio marito è negativo. Abbiamo avuto 2 bambini che ora hanno 7e5anni, entrambi negativi grazie a Dio,perche sono stata sempre seguita dai specialisti. Il problema è che ho scoperto di essere ancora incinta di quasi 2 mesi,e ho una grande paura di fare il terzo cesareo,ho paura di non riuscire ad arrivare a fine gravidanza,sicuramente perche ho L’hiv,altrim si avrei un po di paura del cesareo,ma essendo sieropositiva la paura aumenta..
    Non sappiamo come comportarci,mio marito non è molto d’accordo nel continuare la gravidanza,io non riesco a fare un peccato e togliere il bambino??

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non ho l’esperienza necessaria a questi casi, ma onestamente non vedo connessioni tra sieropositività ed un rischio maggiore in caso di cesareo.

  4. Anonimo

    carissimo dottore volevo chiederla se un uomo sieropositivo con un rna quantitativo nn rilevabile ha speranze di far nascere un figlio sano avendo un rapporto con una donna siero negativa?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Sì, ma è essenziale pianificare la gravidanza con l’aiuto del proprio infettivologo per valutare se sia necessario procedere al lavaggio dello sperma o meno.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non mi è chiarissima la situazione, quindi non posso che consigliarle di valutare con il medico se non sia il caso di verificare ogni figlio con esami del sangue.

  5. Anonimo

    Salve volevo un consiglio,,mio padre e’ seriopositivo,pero’ non la detto a mia madre.noi siamo quattro figli.adesso lo e’anche lei..ce rischio che lo siamo pure noi?

  6. Anonimo

    Ho 26 anni e il 21 settembre 2005 ho abortito. Sono rimasta incinta dopo aver sospeso per motivi di salute la pillola che prendevo da quattro anni. Quando mi sono resa conto di essere incinta ero alla settima settimana di gravidanza, ed ero a due mesi dalla fine del mio percorso universitario, con un rapporto più o meno stabile che durava da quasi cinque anni.. Non so di preciso come mi sono sentita, a dire il vero devo ancora assimilare tutto.. All’inizio ho provato un forte senso di gioia… ed è forse quella sensazione che non riesco a togliermi dalla testa. Quando ho parlato al mio ragazzo della gravidanza la mia gioia è svanita… le sue parole sono state “non possiamo infognarci proprio ora!”… Da quel momento la gravidanza è diventata un incubo… Mi sono passati per la mente mille pensieri, anche quello di crescere il bambino da sola… ma purtroppo in quel periodo la mia famiglia non viveva un periodo facile, avevo mia madre in ospedale, e non volevo darle altre preoccupazioni… Ho contattato il mio ginecologo che è stato delicatissimo e amorevole nell’affrontare con me tutti i dubbi e le paure legate a quel momento, e con il suo certificato mi sono rivolta ad un centro ospedaliero di Firenze per eseguire l’intervento.
    L’esperienza in ospedale è stata orribile. Ho vissuto delle ore umilianti.. le infermiere hanno reso quel giorno indimenticabile per le continue offese a cui hanno sottoposto me e le altre ragazze che erano lì per il mio stesso motivo..
    Sono passati quasi 50 giorni e la mia vita è cambiata.. La mia storia d’amore è finita… lui non ha capito nulla di quello che stavo vivendo e comunque non sarei riuscita più a farmi toccare da lui… le sue parole le sento ancora nelle orecchie… sto per laurearmi, in teoria dovrei essere felice… in realtà sono a pezzi. Ho sempre pensato che a me non poteva succedere, che bastava stare attenti… Invece.. Non lo auguro a nessuno. E’ vero, decidere di tenere o meno un bambino è un diritto sacrosanto, ma fa male, sia che lo si voglia davvero o che si sia semplicemente costretti dalle situazioni..

  7. Anonimo

    Gentile dottore ai neonati si deve dare uno sciroppino per le prime 6 settimane di vita ogni 6 ore? … E se il bambino dorme?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma non conosco i protocolli in uso nei neonati; se le è stato consigliata una somministrazione ogni 6 ore cercherei in ogni caso di essere più puntuale possibile, magari svegliandolo appena con un cambio del pannolino.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Se tenuto sotto controllo quanto una qualsiasi altra persona senza HIV.

  8. Anonimo

    Gent.mo dottore volevo porle una domanda.
    Ma è piu facile che una donna che abbia lhiv la possa trasmettere al coniuge? E se passati dieci anni dal rapporto a rischio non si ha nessun sintomo cosa vuol dire? Grazie in anticipo

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      1. Non ho capito la prima domanda.
      2. L’assenza di sintomi non significa nulla purtroppo, è necessario il test.

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