Artroscopia: procedimento, vantaggi, complicazioni

Ultimo Aggiornamento: 61 giorni

Introduzione

L’artroscopia è un intervento chirurgico praticato dagli ortopedici per

  • evidenziare,
  • diagnosticare
  • e curare

disturbi delle articolazioni.

La parola artroscopia deriva dai termini greci

  • “artro”, articolazione,
  • “skopein”, guardare;

il termine quindi significa letteralmente “guardare all’interno dell’articolazione”.

Viene impiegata soprattutto per

Richiede l’utilizzo di un dispositivo, l’artroscopio, per l’esame articolare. L’artroscopio è un sottile tubo metallico, di dimensioni simili a una cannuccia da bibita; contiene una fonte di luce e una telecamera. Il dispositivo trasmette le immagini allo schermo di un video o a un visore, in modo che il chirurgo possa vedere l’interno dell’articolazione.

L’artroscopio serve anche a inserire appositi strumenti chirurgici, che consentono il trattamento di alcune condizioni articolari.

Poiché la strumentazione usata in artroscopia è miniaturizzata, la tecnica richiede solo piccole incisioni cutanee. Ciò implica che la procedura abbia alcuni vantaggi teorici sulla chirurgia aperta tradizionale, tra cui:

  • minor dolore post-operatorio,
  • cicatrizzazione pi? rapida,
  • minor rischio di infezioni,
  • possibile intervento ambulatoriale (il paziente va a casa lo stesso giorno dell’intervento),
  • ripresa più veloce delle normali attività quotidiane.

Con questa tecnica è possibile osservare

  • le cartilagini,
  • i legamenti
  • e in tessuti

nella zona su cui si interviene; si può valutare il tipo e la gravità della lesione e poi, se necessario, riparare o correggere il problema.

Sebbene la chirurgia artroscopica abbia ricevuto negli ultimi anni grande attenzione da parte del pubblico perché usata spesso per il trattamento degli infortuni di sportivi di primo piano, si tratta ormai di una preziosa opzione terapeutica per tutti i pazienti ortopedici: permette in genere di eseguire interventi in modo più semplice rispetto alla chirurgia tradizionale e consente un ritorno a casa spesso entro poche ore dall’intervento.

Chirurghi in procinto di eseguire un'artroscopia su un paziente

iStock.com/simonkr

Cause

L’artroscopia può essere indicata a scopo diagnostico, nonché per il trattamento di numerosi problemi e condizioni articolari.

La tecnica può essere utile a studiare:

  • dolori articolari,
  • rigidità articolari,
  • gonfiori articolari,
  • lussazioni o lassità articolari.

In genere, questi problemi vengono prima analizzati con metodi radiografici, tomografici (TAC) o con la risonanza magnetica. Quando nessuna di queste metodiche consente di ottenere informazioni conclusive, può diventare necessario osservare direttamente l’interno dell’articolazione.

L’artroscopia può essere eseguita anche per stabilire il livello di danno articolare conseguente a un trauma, per esempio di natura sportiva, o a condizioni sottostanti che possono danneggiare le articolazioni, come l’artrosi.

Con lo stesso approccio, e spesso durante la stessa seduta, è possibile procedere al trattamento di problemi e condizioni articolari; l’artroscopio consente l’utilizzo di strumentazione chirurgica ad hoc e il chirurgo può quindi intervenire su una serie di problemi e condizioni articolari. Per esempio, l’artroscopia può essere impiegata per:

  • riparare cartilagini, tendini e legamenti danneggiati (tipico è l’impiego nella chirurgia del legamento del ginocchio),
  • rimuovere tessuto infiammato,
  • rimuovere piccole sezioni di osso e cartilagine che, essendosi staccate, sono libere nell’articolazione,
  • drenare quantità eccessive di liquido sinoviale (il liquido che lubrifica l’articolazione).

Tra le condizioni che possono essere trattate in artroscopia, ci sono:

  • artriti, frequenti patologie che causano infiammazione e dolore articolari,
  • cisti di Baker, un accumulo di liquido sinoviale intra-articolare che determina rigidità e gonfiore,
  • spalla congelata, cioè dolore e rigidità ingravescenti della spalla,
  • sindrome del tunnel carpale, una sensazione di formicolio, intorpidimento e talvolta dolore di mano e dita,
  • artrofibrosi, ossia tessuto cicatriziale in eccesso, dovuto a un trauma pregresso, che ostacola il funzionamento normale dell’articolazione,
  • speroni ossei, che sono formazioni ossee abnormi che possono causare dolore persistente,
  • sinovite, l’infiammazione del rivestimento interno dell’articolazione,
  • disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare, un problema che colpisce l’articolazione tra la mandibola e la base cranica.

Grazie ai progressi della tecnologia delle fibre ottiche ed alle nuove tecniche sviluppate dai chirurghi ortopedici, in futuro si potranno esaminare con maggior frequenza anche altre articolazioni.

L’intervento

In genere si tratta di una procedura che dura da 30 minuti a due ore. Di norma il paziente può tornare a casa il giorno stesso o la mattina successiva.

Preparazione alla chirurgia

Prima di un’artroscopia viene abitualmente condotta una visita di pre-ammissione. La visita serve a valutare lo stato di salute generale in vista dell’intervento e vengono anche fornite le informazioni del caso, quali:

  • cosa e quando mangiare e bere il giorno dell’intervento,
  • eventuale sospensione o avvio di una terapia prima della chirurgia,
  • stima della durata della convalescenza,
  • eventuale necessità di esercizi di riabilitazione dopo l’intervento.

Il team chirurgico illustrerà anche benefici e rischi associati all’artroscopia. Il paziente dovrà firmare un consenso informato per confermare l’accordo all’operazione e la comprensione della procedura, inclusi rischi e benefici.

Artroscopia

Viene in genere svolta in anestesia generale, anche se occasionalmente può essere praticata l’anestesia epidurale, o anche locale. Sarà l’anestesista a valutare il tipo di anestetico più adatto al paziente, illustrandogliene le motivazioni. In alcuni casi questi potrà anche esprimere la propria preferenza.

In anestesia locale l’articolazione è insensibile, quindi non viene avvertito dolore, è però possibile provare qualche sensazione durante la procedura, per esempio un lieve strattonamento, mentre il chirurgo interviene sull’articolazione.

La pelle sopra l’articolazione viene disinfettata con una soluzione antibatterica e viene quindi incisa di qualche millimetro in modo da poter inserire l’artroscopio. Vengono praticate anche una o più incisioni aggiuntive, in modo da poter introdurre una sonda o altra strumentazione chirurgica.

Il chirurgo può riempire l’articolazione con un liquido sterile per espanderla e renderne più facile l’esame. L’interno dell’articolazione viene visto sullo schermo di un video o su un visore.

Se possibile, durante la procedura il chirurgo ripara le aree danneggiate e rimuove il tessuto malato.

L’interno dell’articolazione viene di fatto esplorato con l’artroscopio e, se necessario, vengono inseriti strumenti chirurgici attraverso incisioni aggiuntive per rimuovere o riparare le zone lese.

Al termine, vengono rimossi l’artroscopio e tutta la strumentazione impiegata, insieme a eventuale liquido in eccesso. Le incisioni vengono quindi chiuse con cerotti o punti speciali, e coperte con medicazione sterili.

Convalescenza

Il tempo necessario per rimettersi dall’intervento varia in base a

  • tipo di chirurgia subito,
  • stato generale di salute,
  • occupazione del soggetto.

Alcuni pazienti si sentono meglio già dopo qualche giorno, altri possono aver bisogno di mesi prima di tornare alla normalità.

Dopo un’artroscopia il paziente verrà tenuto in osservazione per riprendersi dall’anestesia generale, se eseguita. SI può avvertire un po’ di dolore articolare e, in tal caso, il personale ospedaliero potrà somministrare analgesici.

La maggior parte dei soggetti sottoposti ad artroscopia è in grado di lasciare l’ospedale il giorno stesso o la mattina successiva all’intervento. Prima della dimissione, è possibile che un fisioterapista illustri eventuali esercizi da fare a casa.

Secondo il tipo di procedura, può essere necessario indossare temporaneamente bende elastiche o stecche, o usare stampelle per sostenere e proteggere l’articolazione durante la convalescenza. In alcuni casi, vengono fornite speciali pompe o fasce compressive per aiutare il flusso sanguigno.

Consigli per il recupero

Dopo anestesia generale è comune sentirsi stanchi e con la testa leggera; sarà quindi consigliabile stare a casa con un adulto consapevole nelle prime 24 ore dopo l’intervento. Molti soggetti recuperano entro 48 ore dagli effetti dell’anestetico.

A casa, se consigliati in tal senso, tenere l’articolazione in alto e applicare impacchi di ghiaccio in modo da ridurre il gonfiore. Eseguire anche la serie di esercizi eventualmente prescritta.
Le medicazioni andranno tenute il pi? asciutte possibile; sarà quindi necessario coprirle con un sacchetto di plastica per lavarsi. Se le medicazioni si bagnano o si staccano è necessario sostituirle. Generalmente le medicazioni possono essere rimosse dopo 5 – 10 giorni.

Le ferite inizieranno a rimarginarsi entro qualche giorno. Se sono stati usati punti di sutura non riassorbibili dovranno essere rimossi dopo una o due settimane.

In genere viene fissata una visita di controllo a distanza di qualche settimana dall’operazione per valutare i risultati dell’intervento, il recupero e l’eventuale necessità di trattamenti aggiuntivi.

Ripresa delle normali attività

Il chirurgo o il suo staff consiglieranno la durata della convalescenza e che attività evitare fino al recupero definitivo.

Si dovrà probabilmente aspettare almeno una o due settimane prima di riprendere il lavoro, anche se la velocità di ripresa è estremamente soggettiva. Dipenderà sostanzialmente anche dal fatto che il lavoro implichi o meno attività pesanti che potrebbero danneggiare l’articolazione.

Si potrà riprendere a guidare non appena passerà il dolore e sarà quindi possibile fare una frenata improvvisa. Ciò può richiedere anche diverse settimane, se non mesi, dall’intervento. Il chirurgo potrà dare consigli mirati.

Potrà anche spiegare quando riprendere attività fisiche intense, come sollevare pesi o praticare sport. Per molti soggetti, ci vorranno circa sei settimane, ma in alcuni casi possono essere necessari mesi.

Rivolgersi al medico se…

Contattare il medico o l’ospedale dove si è svolto l’intervento in caso di:

  • febbre,
  • dolore intenso o ingravescente,
  • arrossamento o gonfiore forte o in aumento,
  • fuoriuscita di liquido maleodorante o non trasparente dalle ferite chirurgiche,
  • torpore o formicolii.

Questi problemi potrebbero essere segni di complicanze post-chirurgiche, come infezioni o danni nervosi.

Vantaggi

Di norma l’intervento in artroscopia è più semplice rispetto all’intervento chirurgico standard, oltre che meno invasivo per il paziente; nella maggior parte dei casi avviene in day hospital e la dimissione può avvenire a distanza di poche ore dall’intervento.

Complicazioni

La procedura è considerata complessivamente sicura anche se, come qualunque altro approccio chirurgico, comporta alcuni rischi.

Problemi transitori come

  • gonfiore,
  • ematomi,
  • rigidità
  • e fastidio

sono normali dopo un’artroscopia e in genere, migliorano nei giorni o settimane dopo la procedura.

Problemi più gravi sono molto meno frequenti, meno di un caso ogni 100. Si tratta di:

  • coagulo di sangue (trombo) in un arto, ossia una trombosi venosa profonda che può causare dolore e gonfiore dell’arto interessato,
  • infezione intra-articolare, ossia artrite settica; può dar luogo a febbre alta, dolore e gonfiore dell’articolazione,
  • sanguinamento intra-articolare, spesso all’origine di dolore e gonfiore intensi,
  • danni accidentali dei nervi vicini all’articolazione; tali danni possono determinare intorpidimento e perdite di sensibilità, permanenti o temporanee

Fonte principale:

  • NHS, licensed under the OGL

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Come fa il chirurgo a vedere cosa deve fare se introduce gli strumenti in buchi piccoli? Grazie e scusate la domanda sciocca.

    1. Dr. Roberto Gindro (farmacista)
      Dr. Roberto Gindro (farmacista)

      Nessuna domanda è sciocca.

      In uno dei fori il chirurgo infila anche un piccolo tubicino dotato di telecamera, che invia l’immagine a un monitor esterno di cui il chirurgo si serve per farsi strada fino al distretto da operare e soprattutto segue in tempo reale l’intervento stesso.