Ipertiroidismo in gravidanza: sintomi, cause, complicazioni e cure

Ultimo Aggiornamento: 89 giorni

Introduzione

L’ipertiroidismo è una condizione caratterizzata da una produzione eccessiva di ormoni tiroidei.

Mantenere un corretto equilibrio di questi ormoni durante la gestazione di fondamentale importanza per permettere uno sviluppo del feto privo di complicazioni.

Tendenzialmente si osserva la comparsa del disturbo o un peggioramento in caso di condizione pre-esistente nei primi tre mesi di gravidanza, cui fa seguito uno spontaneo miglioramento (o addirittura una completa remissione) dei sintomi e dei valori relativi agli esami del sangue nei mesi successivi

L’ipertiroidismo clinico colpisce circa lo 0.1-1% delle donne in gravidanza.

Cause

In genere l’ipertiroidismo in gravidanza è dovuto al morbo di Basedow-Graves; insorge in circa una gravidanza su 500. Si tratta di una malattia autoimmune. In condizioni normali, il sistema immunitario protegge dalle infezioni, riconoscendo e distruggendo batteri, virus e altre sostanze estranee potenzialmente pericolose. Nelle malattie autoimmuni, invece, il sistema attacca le cellule dei propri organi.

Nel morbo di Basedow-Graves, il sistema immunitario produce un anticorpo, detto immunoglobulina tireostimolante (TSI) o, più raramente, anticorpo antirecettori TSH, che emula il TSH e causa una sovraproduzione di ormoni tiroidei. In alcuni casi di Basedow-Graves, questo anticorpo si associa anche a problemi oculari, come

  • irritazione,
  • protrusione
  • e gonfiore.

Benché il morbo possa manifestarsi per la prima volta in gravidanza, un Basedow-Graves preesistente può di fatto migliorare nel secondo o terzo trimestre. Una remissione (scomparsa di segni e sintomi) nelle fasi avanzate della gravidanza può essere legata alla generale soppressione del sistema immunitario che la accompagna. La malattia in genere peggiora di nuovo nei primi mesi successivi al parto. Donne affette da morbo di Basedow-Graves dovranno essere controllate mensilmente durante una gravidanza.

Raramente, l’ipertiroidismo in gravidanza è causato da iperemesi gravidica, ossia nausea e vomito gravi che possono indurre perdita di peso e disidratazione. Questa condizione di nausea e vomito estremi potrebbe dipendere da livelli elevati di hCG, che possono anche indurre un ipertiroidismo temporaneo che regredisce durante la seconda metà della gravidanza.

Sintomi e complicazioni

In gravidanza, un ipertiroidismo non controllato può essere causa di:

  • scompenso cardiaco congestizio,
  • preeclampsia (pericoloso aumento della pressione arteriosa nelle fasi avanzate della gravidanza),
  • tempesta tiroidea (improvviso e grave peggioramento dei sintomi),
  • aborto spontaneo,
  • nascita prematura,
  • neonati sottopeso.

Una donna affetta o trattata in precedenza per Basedow-Graves con la chirurgia o lo iodio radioattivo può ancora avere anticorpi TSI in circolo, pur avendo livelli ormonali normali. Questi anticorpi possono attraversare la placenta entrando nel circolo fetale e stimolare la tiroide fetale. Se la madre è in trattamento con farmaci antitiroidei, l’ipertiroidismo fetale è meno probabile, perché anche tali farmaci superano la placenta.

Donne trattate chirurgicamente o con iodio radioattivo per Basedow-Graves dovranno informare il proprio medico, in modo da monitorare la funzione tiroidea fetale in gravidanza.

Nel neonato, l’ipertiroidismo può determinare

  • un’elevata frequenza cardiaca, portando a insufficienza cardiaca,
  • chiusura precoce delle fontanelle craniche,
  • aumento del peso insufficiente
  • e talvolta difficoltà respiratorie dovute all’ingrossamento della ghiandola che comprime le vie respiratorie.

Le donne con Basedow-Graves e i loro neonati vanno seguiti con estrema attenzione.

Diagnosi

La diagnosi di ipertiroidismo in gravidanza richiede l’analisi dei sintomi e il dosaggio dei livelli ematici di TSH, T3 e T4.

Alcuni sintomi di ipertiroidismo sono caratteristiche normali in gravidanza, per esempio l’aumento della frequenza cardiaca, l’intolleranza al caldo e la stanchezza.

Altri sintomi sono meglio correlati all’ipertiroidismo:

  • frequenza cardiaca rapida e irregolare,
  • lieve tremore,
  • perdita di peso inspiegabile o mancato aumento del peso corporeo,
  • nausea e vomito gravi associati con l’iperemesi gravidarum.

L’esame del sangue implica il prelievo di un campione presso un ambulatorio o un laboratorio di analisi.

TSH

In caso di sospetto ipertiroidismo in gravidanza, il medico ricorre in genere come primo passo alla misurazione ultrasensibile del TSH. Questo test rileva anche quantità infinitesimali di TSH nel sangue ed è la più accurata misura di attività tiroidea disponibile.

Di norma, livelli di TSH sotto la norma indicano ipertiroidismo. In gravidanza, però, i livelli di TSH possono essere bassi anche in assenza di malattia, specialmente nel primo trimestre, per via del modesto incremento di ormoni tiroidei dovuto all’ormone hCG.

T3 e T4

In caso di TSH basso, vengono misurati i livelli ematici di T3 e T4. Livelli aumentati di T4 libera (la componente di ormone tiroideo non legata all’apposita proteina) confermano la diagnosi.

Raramente, nella donna con ipertiroidismo si possono riscontrare livelli di T4 libera normali ma livelli di T3 elevati. Viste le normali modifiche della funzionalità tiroidea legata alla gravidanza, i risultati degli esami devono essere interpretati con grande attenzione.

TSI

In caso di Basedow-Graves, o di pregresso trattamento chirurgico – radioterapico del morbo, il medico può anche ricorrere alla ricerca degli anticorpi TSI nel sangue.

Trattamento

In gravidanza, un riscontro di ipertiroidismo lieve (TSH basso, T4 libera normale) non richiede alcun trattamento. Forme più gravi vengono curate con farmaci antitiroidei, che agiscono interferendo con la produzione dell’ormone.

Il trattamento con iodio radioattivo non è perseguibile in gravidanza, perché può essere dannoso per la tiroide fetale. In rari casi, in cui la donna non riesca a tollerare i farmaci antitiroidei, deve essere considerata la chirurgia con rimozione parziale o totale della ghiandola.

I farmaci antitiroidei attraversano la placenta in piccole quantità e possono ridurre la produzione di ormoni fetali, quindi devono essere adoperati dosaggi minimi per evitare di causare ipotiroidismo nel neonato.

Talvolta, i farmaci antitiroidei possono avere effetti collaterali, in particolare:

  • reazioni allergiche, come eruzioni cutanee e prurito,
  • riduzione del numero dei leucociti ematici, con possibile minor resistenza alle infezioni,
  • insufficienza epatica (molto raramente).

La comparsa di uno qualunque tra i seguenti sintomi deve far interrompere il trattamento e contattare il medico:

  • stanchezza,
  • debolezza,
  • vaga dolenzia addominale,
  • perdita di appetito,
  • eruzione cutanea o prurito,
  • facilità ai lividi,
  • pelle e bianco degli occhi ingialliti (ittero),
  • mal di gola persistente,
  • febbre.

Negli Stati Uniti, la maggior parte dei tipi di ipertiroidismo viene trattata con il metimazolo, farmaco non disponibile in Italia, dove la molecole più simile è il tiamazolo (Tapazole).

Esiste tuttavia un diffuso consenso sul fatto che durante il primo trimestre di gravidanza questo farmaco vada evitato, per possibili, anche se rari, danni fetali; è invece spesso preferito il propiltiouracile (Propycil) in assenza di alternative terapeutiche, che tuttavia deve in genere essere ordinato attraverso farmacie internazionali.

In caso di problemi al fegato materno dovuti al PTU (0.1% di adulti trattati) è possibile passare a partire dal secondo trimestre al Metimazolo (MMI)/Carbimazolo (CMZ); se necessario può inoltre essere somministrato il beta-bloccante Propranololo

Alcune donne possono fare a meno di terapia antitiroidea nelle ultime 4 – 8 settimane di gravidanza, periodo in cui l’ipertiroidismo può andare in remissione. Queste donne devono però continuare a monitorare l’attività della ghiandola dopo il parto.

È stato dimostrato che i farmaci antitiroidei possono essere assunti con sicurezza durante l’allattamento al seno. Vanno però assunti solo a dosi moderate (meno di 10 – 20 milligrammi al giorno per il metimazolo). Le dosi devono essere frazionate e assunte dopo le poppate, così come è necessario tenere sotto controllo eventuali effetti collaterali nel lattante.

Nel caso siano necessarie dosi più alte di farmaci antitiroidei, occorre evitare l’allattamento al seno.

Fonte principale: 

Adattamento a cura della Dr.ssa Greppi Barbara

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