Anticorpi monoclonali per la terapia del tumore

Ultimo Aggiornamento: 180 giorni

Introduzione

Gli  sono molecole di sintesi progettate per sfruttare particolari debolezze delle cellule tumorali; imitano gli anticorpi che l’organismo produce naturalmente come parte della risposta immunitaria ai germi, ai vaccini e ad altre sostanze o corpi estranei.

Quando una qualche entità esterna (sia esso un virus, un batterio, un fungo o altro) penetra nel corpo, specifiche cellule presenti nel sangue lo riconoscono come estraneo e:

  • se già incontrata in passato vengono attivati immediatamente anticorpi specifici in grado di contrastare la minaccia,
  • se invece si tratta di un primo contatto la risposta può essere leggermente più lenta perchè serve tempo per produrre un anticorpo nuovo ad hoc, calibrato sul questa specifica entità.

Da un punto di vista biochimico un anticorpo è una proteina, che è in grado di riconoscere e attaccarsi all’ospite sgradito in modo molto specifico; si attacca come se fosse una piccola bandierina, che funge da bersaglio per le vere e proprie armi di cui dispone l’organismo. Possiamo immaginarlo come in un dispositivo localizzatore che permette ai cecchini del sistema immunitario di colpire in modo estremamente mirato.

Una delle maggiori difficoltà che incontrano i ricercatori che si occupano di tumori è quella di creare farmaci sufficientemente specifici, che distruggano idealmente solo e soltanto le cellule tumorali senza avere ripercussioni sulle cellule sane, ma è esperienza comune che purtroppo spesso non è così, ne sono testimonianza i numerosi effetti collaterali causati dalla chemioterapia.

Sulla base di questi ragionamenti si è pensato di provare a disegnare a tavolino anticorpi in grado di riconoscere specifici bersagli, come le cellule tumorali, e sono così nati gli anticorpi monoclonali.

In realtà questo approccio è stato poi esteso a numerose altre malattie, oltre al cancro vengono oggi utilizzati per curare:

  • malattie autoimmuni,
  • malattie infettive come l’epatite C,
  • colesterolo alto
  • e altro.

A cosa servono

Se inizialmente si è partiti dall’idea di contrassegnare i bersagli da colpire, ad oggi la costruzione di anticorpi monoclonali permette nuovi e ambiziosi traguardi.

Test diagnostici

Una volta prodotto un anticorpo monoclonale per una specifica sostanza, questo può essere utilizzato per cercarla per esempio in un campione di sangue, di tessuto o altro, è quindi può essere usato per mettere a punto sofisticati esami del sangue.

Per esempio il test Western Blot fa uso di anticorpi per evidenziare la presenza di:

  • virus HIV,
  • malattia di Lyme,
  • epatite B,
  • immunodeficienza felina,

Ovviamente gli utilizzi in clinica e in campo di ricerca sono molto più numerosi e sofisticati.

Chimica analitica e purificazione

Attraverso la tecnica dell’immunoprecipitazione è possibile usare specifici anticorpi monoclonali per individuare una specifica sostanza in una miscela liquida ed estrarla, provocandone la precipitazione (ossia la trasformazione in una sostanza solida che andrà a posarsi sul fondo, rendendo semplice filtrarla dal liquido di partenza).

Uso terapeutico

L’utilizzo in terapia è sicuramente l’applicazione più conosciuta e sono ormai negli anni. Quando tali anticorpi vengono utilizzati in campo terapeutico, il nome dell’anticorpo termina con il suffisso -mab.

Nel caso di tumori è possibile disegnare anticorpi in grado di legarsi a cellule tumorali per favorire la naturale risposta immunitaria di difesa, ma negli anni sono state progettate sofisticate modifiche in grado di rendere questi farmaci ancora più versatili, ad esempio per:

  • Rendere la cellula tumorale più visibile al sistema immunitario. Il sistema immunitario attacca i corpi estranei che entrano nell’organismo, ma di solito non riconosce le cellule tumorali come “nemiche”. L’anticorpo monoclonale può essere progettato per attaccarsi a determinate parti delle cellule tumorali. In questo modo l’anticorpo contrassegna le cellule tumorali, e le rende più visibili al sistema immunitario. Ad esempio l’anticorpo monoclonale rituximab (Rituxan®) si attacca a una proteina specifica (CD20) presente solo sui linfociti B, un tipo di globuli bianchi. Alcuni tipi di linfomi nascono proprio da questi linfociti B. Quando il rituximab si attacca a questa proteina sui linfociti B, li rende più visibili al sistema immunitario che quindi le attacca. Il rituximab fa diminuire il numero di linfociti B, compresi quelli sani, ma l’organismo ne produce di nuovi per sostituirli. In questo modo diminuisce la probabilità di avere dei linfociti B malati.
  • Bloccare i fattori di crescita. I fattori di crescita sono sostanze chimiche che si attaccano ai recettori delle cellule normali e di quelle tumorali, segnalando alla cellula di crescere. Alcune cellule tumorali hanno molte copie dei recettori del fattore di crescita, e quindi crescono più velocemente delle cellule sane. Gli anticorpi monoclonali sono in grado di bloccare i recettori e impedire ai segnali di crescita di raggiungere la cellula. Il cetuximab (Erbitux®), un anticorpo monoclonale approvato per la terapia del tumore al colon e dei tumori della testa e del collo, si attacca ai recettori sulle cellule tumorali che accettano un certo segnale di crescita (il fattore di crescita dell’epidermide, o EGF). Le cellule tumorali e alcune cellule sane si basano su questo segnale per iniziare a dividersi e moltiplicarsi. Impedendo al segnale di raggiungere il bersaglio sulle cellule tumorali si rallenta o si interrompe la crescita del tumore.
  • Impedire la formazione di nuovi vasi sanguigni. Le cellule tumorali proliferano anche grazie ai vasi sanguigni che le riforniscono dell’ossigeno e delle sostanze nutritive necessarie per la loro crescita. Per attrarre i vasi sanguigni, le cellule tumorali emettono dei segnali di crescita. Gli anticorpi monoclonali che bloccano questi segnali di crescita possono impedire al tumore di essere rifornito dai vasi sanguigni, e quindi impedirgli di crescere. Se invece il tumore è già inserito in una rete di vasi sanguigni e si bloccano i segnali di crescita, i vasi sanguigni possono morire e il tumore può rimpicciolirsi. Il bevacizumab (Avastin®) è un anticorpo monoclonale approvato per la terapia di diversi tipi di tumore, ma non di quello al seno. Il bevacizumab inibisce un segnale di crescita detto fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF) inviato dalle cellule tumorali per attrarre nuovi vasi sanguigni. Il bevacizumab intercetta i segnali VEGF del tumore e impedisce loro di collegarsi ai loro obiettivi.
  • Somministrare radiazioni alle cellule tumorali (radioimmunoterapia). Combinando una particella radioattiva con un anticorpo monoclonale i medici riescono a somministrare le radiazioni direttamente alle cellule malate. In questo modo la maggior parte delle cellule sane circostanti rimane intatta. Gli anticorpi monoclonali con particelle radioattive somministrano una quantità minima di radiazioni per un periodo di tempo maggiore rispetto alle terapie tradizionali: i ricercatori ritengono che questa terapia sia efficace come la radioterapia convenzionale ad alti dosaggi. L’ibritumomab (Zevalin®), approvato per il linfoma non Hodgkin, è una combinazione di un anticorpo monoclonale e di particelle radioattive. L’anticorpo monoclonale si attacca ai recettori delle cellule tumorali presenti nel sangue e somministra la radiazione.

ma anche per:

  • provocare la distruzione della membrana cellulare,
  • attaccare direttamente la cellula malata per causarne l’autodistruzione,
  • e molto altro.

Nel caso delle malattie autoimmuni come:

si usano anticorpi monoclonali (per esempio infliximab and adalimumab) in grado di inibire l’attacco del sistema immunitario verso le cellule del proprio organismo.

A dimostrazione della grande versatilità di questo approccio è la recente commercializzazione del primo anticorpo in grado di abbassare i livelli di colesterolo; il farmaco si chiama Repatha® (evolocumab) e agisce bloccando i recettori del fegato responsabilità di una diminuita estrazione di colesterolo LDL dal sangue.

Effetti collaterali

Anticorpi antitumorali

La somministrazione avviene in genere in ambiente ospedaliero direttamente in vena; anche se sono in genere ben tollerati, soprattutto rispetto alla chemioterapia classica, sono purtroppo possibili alcuni effetti collaterali tra cui ricordiamo:

  • reazioni allergiche,
  • febbre,
  • brividi,
  • debolezza,
  • mal di testa,
  • nausea,
  • vomito,
  • diarrea,
  • abbassamento della pressione.
  • rash cutanei.

Gli anticorpi monoclonali coniugati, ossia legati a farmaci in grado di agire direttamente sulle cellule bersaglio, possono avere ulteriori effetti collaterali.

Malattie autoimmuni

Gli effetti collaterali più comuni di Humira® (Adalimumab) sono:

  • infezioni dell’apparato respiratorio,
  • riduzione del numero dei globuli bianchi,
  • mal di testa,
  • dolore addominale,
  • nausea e vomito,
  • eruzione cutanea,
  • dolori muscolo scheletrici.

Gli effetti collaterali più comuni di Remicade® (Infliximab) sono:

  • dolore allo stomaco,
  • malessere,
  • infezioni virali,
  • infezioni dell’apparato respiratorio,
  • mal di testa,
  • dolore

Sono purtroppo possibili in entrambi i casi anche numerosi altri effetti collaterali, che si raccomanda di segnalare sempre al medico prescrittore.

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Domande, suggerimenti e segnalazioni

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  1. Anonimo

    Salve dottore, una terapia con anticorpi monoclonali per il trattamento di tumori potrebbe essere applicata anche al caso di carcinoma ormonoresponsivo al seno per una paziente che ha affettuato l’intervento chirurgico e la radioterapia ma non ha potuto fare l’ormonoterapia ? La ringrazio

  2. Anonimo

    Come si può avere accesso a queste cure inovative e sperimentali in modo sicuro?
    Ogni giorno si scoprono sempre nuove cure, ma prima che che che siano adottate e diventino uno standard medico passano anni.
    Giustamente le nuove cure devono essere testate e convalidate, ma nel frattempo c’è gente con malattie gravi pronta a rischiare piuttosto che andare incontro a morte certa.
    Il problema è che spesso quando un paziente cerca di affidarsi a cure alternative finisce nelle mani di ciarlatani e speculatori sulla salute.
    Quindi mi chiedo, perchè non viene garantito un modo semplice e sicuro per accedere alle cure sperimentali?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      In genere si accede attraverso ospedali specializzati e/o universitari, dove viene fatta ricerca; per quanto riguarda i tumori la cosa più semplice è in genere fare riferimento a strutture come il Centro Europeo Antitumori di Milano o simili.

  3. Anonimo

    Buongiorno, ho 33 anni mi è stato diagnosticato il pemfigo foliaceo,
    il medico mi vorrebbe far fare la cura con mabthera antiCD20 invece che la cura con cortisone…
    ma è un farmaco tossico? ci sono delle reazioni importanti all’infusione?
    Grazie

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma non sento di avere le competenze per rispondere.

  4. Anonimo

    E’ stato diagnosticato a mio padre, 86 anni, tumore a intestino, stomaco e pancreas con milza e appendice compromesse. Operato all’intestino gli è stato fatto un bypass. Inoltre gli hanno tolto l’appendice in quanto compromessa.
    Come curarlo?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma è una situazione di esclusiva competenza di centri oncologici.

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