Rimedi naturali per problemi dell’apparato gastrointestinale

Introduzione

L’interesse per i rimedi naturali è andato in crescendo a partire dagli anni ’70 e, parallelamente, anche la ricerca ha registrato enormi progressi nella valutazione e nella selezione dei principi attivi fitoterapici.

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La , disciplina che prevede “l’utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere psicofisico”, dispone di numerosi rimedi per i più comuni problemi dell’apparato gastrointestinale, anche se è bene chiarire che la reale efficacia di questi principi attivi non trova sempre dimostrazioni inequivocabili in letteratura.

Con il ricorso a rimedi erboristici si possono trattare diversi malesseri, a partire dall’acidità e dalla pesantezza dopo-pranzo, sino ad arrivare a problemi intestinali di media gravità.

Con l’obiettivo di aumentare l’efficacia e lo spettro d’azione, spesso si trovano in commercio formulazioni che miscelano più sostanze diverse tra loro, con azione sinergica, in diverse forme farmaceutiche (capsule, bustine, preparati liquidi, …).

L’utilizzo di rimedi naturali mirati non può prescindere dall’azione di comportamenti igienici e dietetici adeguati, ma può essere un’utile forma di automedicazione per disturbi minori, ad esempio per:

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Acidità di stomaco e bruciore

Di solito le persone colpite da questi disturbi lamentano sensazione di acidità o senso di bruciore e pesantezza alla bocca dello stomaco e, molto spesso, questi sintomi derivano dalla presenza di una gastrite o un’ulcera gastrica.

Principalmente questi malesseri hanno origine da una alimentazione sbagliata o inadeguata rispetto a quelle che sono le esigenze del proprio organismo:

sono tutte abitudini che favoriscono il fenomeno dell’acidità. L’alimentazione, tuttavia, non è l’unica possibile causa, ma possono intervenire anche fattori legati alla tensione nervosa, a stati di agitazione che si ripercuotono a livello somatico proprio sull’apparato gastrointestinale. Anche i farmaci, in particolar modo l’aspirina o gli antinfiammatori possono favorire la comparsa di questi disturbi.

Prima di vedere in dettaglio le singole piante adatte a combattere questi malesseri è opportuno ricordare che, alla comparsa dei primi disturbi, è necessario correggere le cattive abitudini alimentari, limitando quei cibi che contribuiscono ad aumentare il grado di acidità; oltre a quelli già citati nell’introduzione possiamo ricordare i pomodori, la frutta secca ed i latticini (è possibile trovare l’argomento dieta e disturbi di stomaco approfondito in questo articolo).

Il Ficus carica, il nostro comune fico, è un antiacido naturale con potere antiinfiammatorio molto indicato in caso di iperacidità, ma anche in caso di gastrite o ulcera gastrica e/o duodenale. È preferibile ricorrere all’estratto liquido ricavato dalle gemme fresche della pianta, da assumersi al mattino a digiuno (dose consigliata 50 gocce in acqua) e alla sera dopo cena (dose consigliata 35 gocce in acqua). Sembra che i principi attivi del fico riescano a inibire la produzione di gastrina e di acido cloridrico agendo direttamente a livello centrale e, precisamente, sui punti che presiedono alla regolazione della produzione dei succhi gastrici. Per aumentare l’efficacia del fico spesso si associa il Ribes nigrum, anch’esso dalle proprietà antiinfiammatorie, nella forma gemmoderivata che sembrerebbe essere maggiormente attiva.

La Melissa Officinalis, dalle cui foglie si estrae l’olio essenziale, ha proprietà antiinfiammatorie e rilassanti. Insieme alla Camomilla è indicata per trattare i casi di acidità dovute a forme nervose e di stress. Agisce in particolare sulle mucose, sia dello stomaco sia dell’intestino ed è possibile assumerla come tintura madre in poca acqua (dose consigliata 30 gocce dopo i pasti principali) o come tisana (consigliata insieme alla camomilla) nella dose di due cucchiai da tè in una tazza di acqua bollente da lasciare in infusione per circa 10 minuti (assumerne almeno due o tre volte al giorno).

Nel nord della Cina cresce una pianta perenne, nota ed usata dalla Medicina Tradizionale Cinese (MTC) da 2000 anni per curare problemi al fegato e allo stomaco, il cui nome è Bupleurum falcatum L. (di seguito nominata semplicemente Bupleurum). Questa pianta ha suscitato l’interesse del mondo occidentale per la sua azione sull’apparato gastrointestinale. La parte utilizzata della pianta è costituita dalle radici, ricche di principi attivi:

Questa pianta possiede una buona attività antiulcera, come dimostrano alcuni studi in vitro ed in dovuta probabilmente alla frazione polisaccaridica che, essendo simile alla pectina, agisce sulle mucose aumentando la barriera protettiva nei confronti degli acidi. L’attività antiulcera sembra sia simile a quella del sucralfato, sostanza viscosa in grado di inibire l’azione della pepsina, che in caso di ulcera può idrolizzare anche la mucosa stessa e non solo le proteine ingerite. In generale quindi l’utilizzo di questa pianta è indicato per trattare

È commercializzata sotto forma di sciroppo o di soluzioni, che di solito sono miscele di estratti: oltre al bupleurum è possibile trovare liquirizia, camomilla, spirea ulmaria, … al fine di rafforzare la sua attività antiinfiammatoria. L’assunzione avviene in genere al bisogno, durante la giornata. I possibili effetti collaterali del bupleurum possono essere meteorismo e flatulenza, in quanto stimolante del movimento peristaltico; questo avviene comunque solo in soggetti particolarmente sensibili.

Oltre alle piante è possibile usufruire di minerali per tamponare istantaneamente l’acidità di stomaco, dovuta nella maggior parte dei casi ad iperproduzione di acido cloridrico. È per esempio noto che il bicarbonato di sodio è in grado di dare sollievo immediato alla sensazione di acidità e di bruciore; il sale, essendo alcalino, è in grado di contrastare, neutralizzandolo, l’eccesso di acido. Il sale viene commercializzato in compresse o in granuli da sciogliere in acqua. Una buona fonte naturale di bicarbonato di sodio è la nahcolite, minerale costituito dal 99% di carbonato di sodio, che si trova in giacimenti e dai quali si estrae solo tramite vapore acqueo senza impiego di solventi.

Un altro minerale molto usato e costituito da bicarbonato di calcio (puro al 92%) è il limestone. Costituisce un’ottima fonte di calcio oltre ad avere un potere tamponante notevole.

Anche il corallo è ricco di carbonati di calcio e di magnesio; in effetti si trova molto spesso in commercio come integratore. Essendo un microorganismo protetto, il corallo si ricava dai giacimenti fossili ormai emersi in cui il corallo si è accumulato nel corso di milioni di anni.

Dolori, spasmi e coliche

Molto spesso alla base di dolori, spasmi e coliche intestinali c’è un’infiammazione delle mucose dello stomaco o dell’intestino tenue. In presenza di una infiammazione è opportuno intervenire per ripristinare la funzionalità delle mucose, cioè la loro azione protettiva dei tessuti sottostanti nei confronti degli acidi.

La Glycirrhiza glabra, la comune liquirizia, negli ultimi anni è stata presa in considerazione per le sue proprietà antiulcera, confermate anche da . La pianta è da sempre utilizzata per le sue proprietà

Della liquirizia si utilizzano le radici e i rametti delle gemme che risultano ricchi di principi attivi:

La sua attività antiulcera sembra sia dovuta all’intero fitocomplesso, sebbene il meccanismo d’azione preciso non sia ancora stato individuato; probabilmente tutte queste sostanze agiscono in modo sinergico contribuendo all’effetto protettivo (gli stessi flavonoidi hanno dimostrato anche un alto potere antiinfiammatorio e spasmolitico).

La liquirizia è particolarmente indicata anche per le infiammazioni della mucosa gastrica derivanti dall’uso di acido acetilsalicilico e antinfiammatori in genere, inoltre favorisce

Le ulcere di origine peptica sono quelle meglio trattabili con la liquirizia. Non sono tuttavia da sottovalutare alcuni effetti collaterali che potrebbero presentarsi dopo un uso prolungato, quali

per queste ragioni il consumo di liquirizia è sconsigliato nelle persone ipertese e con problemi degli equilibri salini riguardanti potassio e sodio, in caso di epatite cronica o insufficienza renale.

La liquirizia si trova in commercio sotto forma di capsule, tintura madre o estratto secco, ma l’aspetto importante è l’assunzione, che deve avvenire poco prima dei pasti principali.

La Malva sylvestris, l’Altea officinalis, così come l’Aloe vera, la Piantaggine, la Calendula, il lino e molte alghe sono ricche di mucillagini, sostanze che a contatto con l’acqua si gonfiano e formano delle sostanze viscose che aderiscono alle pareti gastrointestinali proteggendole dai succhi gastrici. Molto utili in caso di ulcere, possono essere utilizzate in tutta sicurezza perché in genere prive di effetti collaterali e interazioni farmacodinamiche.

Nel proteggere la mucosa indirettamente inducono una diminuzione di produzione di gastrina da parte dello stomaco, sostanza prodotta automaticamente dal contatto del cibo con la mucosa stessa, e quindi minore quantità di succhi gastrici. Per questa loro azione protettiva sono indicate nel trattamento di patologie gastriche di carattere infiammatorio ed ulceroso, ma il loro uso è anche consigliato in caso di iperacidità, reflusso, enteriti e coliti oltreché a gastriti.

Di solito vengono assunte come infuso (2 cucchiai da tè in una tazza di acqua calda non bollente) 3 o 4 volte al giorno lontano dai pasti. In commercio si trovano anche preparati granulari in bustine o in capsule.

Si devono assumere ingerendo una notevole quantità di liquidi

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