Glucosamina e condroitina: funzionano davvero?

Ultimo Aggiornamento: 131 giorni

Che cos’è il GAIT?

Il (Glucosamine/chondroitin Arthritis Intervention Trial) è il primo esperimento clinico su larga scala effettuato negli Stati Uniti per capire quali sono gli effetti degli integratori alimentari

  • glucosamina (glucosamina idrocloridrato)
  • e solfato di condroitina (condroitin solfato sodico)

per la terapia dell’osteoartrite del ginocchio.

La ricerca ha messo alla prova l’efficacia della glucosamina e del solfato di condroitina, usati separatamente o combinati, per la diminuzione del dolore nei pazienti affetti da osteoartrite del ginocchio.

Lo studio è stato condotto dal Dipartimento di Medicina dell’Università dello Utah, in 16 centri di ricerca reumatologica in tutti gli Stati Uniti e finanziata dal (NCCAM) e dal (NIAMS), entrambi facenti parte del National Institutes of Health (NIH).

La ricerca GAIT principale è costata poco più di 12,5 milioni di dollari (pari a circa 9,5 milioni di euro).

Obiettivi

Le precedenti ricerche nella letteratura medica hanno ottenuto risultati contraddittori sull’efficacia della glucosamina e del solfato di condroitina come terapie per l’osteoartrite.

Il GAIT è stato progettato per verificare l’efficacia sul breve periodo (6 mesi) della glucosamina e del solfato di condroitina per la diminuzione del dolore in un ampio gruppo di partecipanti affetti da osteoartrite ossea.

Progetto

Nel GAIT i partecipanti sono stati assegnati casualmente a uno di cinque gruppi:

  • terapia con sola glucosamina,
  • terapia con solo solfato di condroitina,
  • terapia combinata,
  • celecoxib,
  • placebo (sostanza inattiva che assomiglia al principio attivo impiegato nella ricerca).

La glucosamina, il solfato di condroitina e la loro combinazione sono stati messi a confronto con un placebo, per valutare se riescono ad alleviare in modo significativo il dolore articolare.

Infine il celecoxib, un farmaco antinfiammatorio con obbligo di ricetta efficace per gestire il dolore dell’osteoartrite, è stato a sua volta messo a confronto con il placebo per validare la ricerca.

Per diminuire la probabilità di ottenere risultati distorti, la ricerca è stata effettuata in doppio cieco, cioè né i ricercatori né i partecipanti sapevano a quale dei cinque gruppi erano assegnati i pazienti.

Ai pazienti è stata somministrata la terapia per 24 settimane e la valutazione è avvenuta

  • all’inizio della ricerca,
  • alla quarta settimana,
  • all’ottava settimana,
  • alla sedicesima settimana
  • e alla ventiquattresima settimana,

per valutare eventuali miglioramenti nei sintomi ed eventuali reazioni avverse ai principi attivi.

A tutti i partecipanti era stata diagnosticata l’osteoartrite, documentata tramite radiografia.

I partecipanti, inoltre, sono stati segmentati in due sottogruppi a seconda del grado di dolore riferito:

  • 1.229 partecipanti (il 78%) riferivano un dolore lieve,
  • 354 pazienti (22%) lamentavano un dolore da moderato a grave.

Al termine della ventiquattresima settimana è stata misurata la riduzione del dolore: se è stata di almeno il 20 per cento rispetto all’inizio dell’esperimento, si può parlare di risposta positiva alla terapia.

Per tutta la durata della ricerca (tranne che nelle 24 ore prima dell’esame del ginocchio), tutti i partecipanti hanno avuto la possibilità di usare fino a 4.000 mg di paracetamolo (Tachipirina) per alleviare l’eventuale dolore dovuto all’osteoartrite.

Il ricorso al paracetamolo, però, è stato molto limitato: in media i partecipanti hanno usato meno di due compresse da 500 mg al giorno.

Fondamenti della ricerca

Che cos’è l’osteoartite?

Si stima che negli Stati Uniti circa 27 milioni di adulti debbano convivere con l’osteoartrite, il tipo di artrite più diffuso.

L’osteoartite, anche detta malattia articolare degenerativa, è causata dalla lacerazione della cartilagine, cioè del tessuto connettivo che fa da cuscinetto tra l’estremità delle ossa all’interno dell’articolazione.

È caratterizzata da

  • dolore,
  • lesioni all’articolazione
  • e limitazione della mobilità.

Questa patologia di norma compare in età avanzata e nella maggior parte dei casi colpisce le mani e le articolazioni più grandi su cui si scarica il peso corporeo, ad esempio quelle delle ginocchia.

I fattori di rischio principali per questo disturbo sono

  • l’età avanzata,
  • il sesso femminile
  • e l’obesità.

Che cosa sono la glucosamina e il solfato di condroitina?

La glucosamina e il solfato di condroitina sono sostanze naturali che si trovano all’interno e intorno alle cellule delle cartilagini.

La glucosamina è uno zucchero amminico che l’organismo produce e distribuisce nelle cartilagini e negli altri tessuti connettivi, mentre il solfato di condroitina è un carboidrato complesso che aiuta le cartilagini ad assorbire l’acqua.

Negli Stati Uniti, come in Italia, la glucosamina e il solfato di condroitina sono in commercio come integratori alimentari, e sono quindi sottoposti alla legislazione alimentare anziché a quella riguardante i farmaci.

Che cos’è il celecoxib?

Il celecoxib (nome commerciale: Celebrex®) è un farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS), inibitore della COX-2.

Esattamente come i FANS tradizionali, il celecoxib inibisce l’enzima COX-2 che stimola l’infiammazione, ma senza inibire l’azione dell’enzima COX-1, che protegge le pareti gastriche: quindi questo farmaco è in grado di diminuire il dolore articolare e l’infiammazione, con un rischio ridotto di ulcere e sanguinamenti gastrointestinali.

Ricerche recenti hanno sottolineato che ci potrebbe essere un legame tra i COX-2 inibitori ed effetti collaterali di natura cardiovascolare e, anche se il GAIT non è stato progettato per studiare la sicurezza del celecoxib, i suoi partecipanti sono stati tenuti sotto controllo per possibili effetti collaterali, che però non sono aumentati in modo significativo.

Dosaggi

I dosaggi usati nel corso del GAIT erano basati sui dosaggi comuni nella letteratura scientifica.

  • Sola glucosamina: 1.500 mg/dì, in tre dosi da 500 mg
  • Solo solfato di condroitina: 1.200 mg/dì, in tre dosi da 400 mg
  • Glucosamina e solfato di condroitina combinati: rispettivamente 1.500 mg e 1.200 mg/dì.
  • Celecoxib: 200 mg/dì.
  • Paracetamolo: i partecipanti potevano assumere fino a 4.000 mg (in compresse da 500 mg) al giorno per tenere sotto controllo il dolore, tranne nelle 24 precedenti l’esame

Soggetti, materiali e luoghi

Alla ricerca hanno partecipato 1.583 persone in totale.

I requisiti per la partecipazione erano

  • l’età pari o superiore ai 40 anni,
  • precedenti personali di osteoartrite al ginocchio, documentati con le radiografie.

I partecipanti non dovevano aver usato la glucosamina nei 3 mesi precedenti e il solfato di condroitina nei 6 mesi precedenti.

I soggetti selezionati, in media, avevano 59 anni e circa i due terzi erano di sesso femminile. Dei 1.583 partecipanti alla ricerca, il 78 per cento (1.229) apparteneva al sottogruppo con dolore lieve e il 22 per cento (354) al sottogruppo con dolore da moderato a grave.

  • La glucosamina è stata in parte donata dai Ferro Pfanstiehl Laboratories, Inc, di Waukegan (Illinois) mediante Wilke Resources.
  • Il solfato di condroitina è stata donato dalla Bioiberica S.A. di Barcellona.
  • I principi attivi usati nella ricerca sono state prodotti dal Programma cooperativo di ricerche cliniche farmacologiche del Dipartimento per gli affari dei veterani di Albuquerque.
  • Il paracetamolo è stato donato dalla McNeil Consumer and Specialty Pharmaceuticals di Fort Washington.
  • Il celecoxib è stato acquistato dalla Pfizer.

Il Dipartimento di medicina dell’Università dello Utah di Salt Lake City è stato il centro di coordinamento, con funzioni di supervisione sulla ricerca e sul reclutamento dei 16 centri.

  • Il responsabile della ricerca è il dott. Daniel O. Clegg, Professore di Medicina e reumatologia presso il reparto di Reumatologia del dipartimento di Medicina dell’Università dello Utah.
  • Il biostatistico del GAIT è il dott. Domenic J. Reda, del programma di studio cooperativo del Dipartimento per gli affari dei veterani, che si è occupato della gestione e dell’analisi dei dati.
  • Il farmacista clinico del GAIT è la dott.ssa Crystal L. Harris (programma di studio cooperativo, sezione di farmacia clinica, del Dipartimento per gli affari dei veterani di Albuquerque) che ha fabbricato, confezionato, distribuito e fornito i test analitici delle sostanze coinvolte nella ricerca, sotto la supervisione del GAIT.

Elenchiamo infine i 16 centri di ricerca, con i relativi responsabili:

  • Università dell’Alabama di Birmingham (dott. Larry W. Moreland)
  • Università dell’Arizona di Tucson (dott. David Yocum)
  • Centro medico Cedars-Sinai di Los Angeles (dott. Michael Weisman)
  • Università della California di Los Angeles (dott. Daniel Furst)
  • Università della California di San Francisco (dott.ssa Nancy Lane)
  • Northwestern University di Chicago (dott. Thomas J. Schnitzer)
  • Indiana University di Indianapolis (dott. John Bradley)
  • Centri clinici e di ricerca per l’artrite di Wichita (dott. Frederick Wolfe)
  • Centro medico dell’università del Nebraska di Omaha (dott. James O’Dell)
  • Clinica per le patologie articolari di New York (dott. Clifton Bingham)
  • Case Western Reserve University di Cleveland (dott. Michele Hooper)
  • Università della Pennsylvania di Philadelphia (dott. Ralph Schumacher)
  • Università di Pittsburgh (dott. Chester Oddis)
  • Ospedale presbiteriano di Dallas (dott. John J. Cush)
  • Università dello Utah di Salt Lake City (dott. Christopher G. Jackson)
  • Virginia Mason Medical Center di Seattle (dott. Jerry Molitor)

Risultati

Risultati principali

I ricercatori hanno scoperto che:

  • I soggetti facenti parte del gruppo di controllo positivo (cioè chi ha assunto celecoxib) hanno riferito una diminuzione significativa del dolore rispetto ai soggetti che hanno assunto il placebo: il 70 per cento circa di coloro che ha assunto il celecoxib ha riportato una diminuzione del dolore di almeno il 20 per cento, contro il 60 per cento circa del placebo.
  • In generale non sono state registrate differenze significative tra le altre terapie sperimentate e il placebo.
  • Per un sottoinsieme di partecipanti con dolore da moderato a grave, la glucosamina combinata con il solfato di condroitina è riuscita ad alleviare il dolore in modo significativo rispetto al placebo: il 79 per cento circa presentava una riduzione del dolore di minimo il 20 per cento, contro il 54 per cento riferito dai pazienti trattati con il placebo. Secondo i ricercatori, questi risultati sono da considerarsi provvisori perché i sottogruppi erano troppo piccoli: i risultati, quindi, dovranno essere confermati da ulteriori ricerche.
  • Per i pazienti compresi nel sottogruppo del dolore lieve, la glucosamina e il solfato di condroitina, da soli o in combinazione, non hanno dimostrato un effetto analgesico statisticamente significativo.

Le terapie hanno provocato effetti collaterali?

Durante la ricerca sono stati riportati 77 casi di effetti collaterali gravi, tra di essi solo 3 sono stati attribuiti alle terapie sperimentate durante la ricerca.

La maggior parte degli effetti collaterali è stata di lieve entità, ad esempio semplici mal di stomaco, e ha colpito con percentuali uguali i diversi gruppi.

Inoltre, anche se il GAIT non è stato progettato per la valutazione di questi rischi, non è stata riportata alcuna alterazione della tolleranza al glucosio per la glucosamina né una maggior incidenza di eventi cardiovascolari con la somministrazione del celecoxib.

Conclusioni

Chi soffre di osteoartrite potrà usare senza rischi la glucosamina e il solfato di condroitina?

Chi soffre di osteoartrite dovrebbe parlare con il proprio medico per elaborare un piano di controllo del dolore: è opportuno

  • seguire una dieta sana,
  • perdere il peso in eccesso
  • e usare antidolorifici efficaci e sicuri.

Se il dolore è da moderato a grave il paziente dovrebbe chiedere al medico se la combinazione di glucosamina e solfato di condroitina è un’opzione terapeutica corretta.

I responsabili del GAIT hanno condotto altre ricerche sulla glucosamina e sul solfato di condroitina?

Sì: la ricerca GAIT originaria comprende una ricerca addizionale o secondaria che mira a comprendere se i due integratori alimentari sono in grado di diminuire i danni strutturali derivanti dall’osteoartrite del ginocchio.

Durante la ricerca secondaria i pazienti interessati e già coinvolti nel GAIT hanno avuto la possibilità di continuare la terapia della ricerca originaria per ulteriori 18 mesi, per un totale di 2 anni.

Al termine di questo periodo l’équipe di sperimentatori ha raccolto i dati relativi a 581 pazienti.

Dopo aver verificato le radiografie, i ricercatori hanno concluso che la glucosamina e il solfato di condroitina, in combinazione o singolarmente, in apparenza non sembrano comportarsi meglio del placebo quando si trattava di rallentare il deterioramento della cartilagine nell’osteoartrite del ginocchio.

L’interpretazione dei risultati della è tuttavia difficile, poiché i partecipanti che hanno assunto il placebo presentano un deterioramento della cartilagine o dello spazio intra-articolare minore del previsto.

Fonte: (adattamento a cura di Elisa Bruno)

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  1. Anonimo

    Ne ho provati un sacco di integratori a base di glucosamina, condroitina, cartilagine di squalo, MSM, … la verità è che purtroppo non c’è nulla che funzioni…

  2. Anonimo

    dopo 20 anni di terapie e quantaltro per tendiniti achileo sono uno sportivo,lo stò prendendo inserito in un integratore di aloe e glucosamina della xxxxxxx e i risultati sono ottimi.Perchè dovete sempre denigrare?

  3. Anonimo

    Buongiorno. Ho letto con interesse la sperimentazione sui condroprotettori (si dice così?); ho quasi 60 anni e ho sempre praticato tanto sport, soprattutto corsa, anche agonistica. Ho iniziato ad assumere Cartijoint forte con l’idea di aiutare le mie articolazioni a reggere meglio gli stress da sport (è ovvio: anche il riposo).
    In sostanza: il Cartijoint veramente serve? O vi sono altre cose da poter prendere? Non accuso, per ora, particolari dolori, salvo a volte qualche subitaneo cedimento di un ginocchio durante la fase di carico (tipo salire un gradino o scenderlo), che si risolve da sé.
    Grazie per la cortese risposta che riterrete darmi.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non ci sono alternative particolari (ovviamente Cartijoint è uno dei tanti integratori a base di glucosamina, ci sono poi molti prodotti più o meno equivalenti)

      Funzionano? Come ha letto nell’articolo è difficile dare una risposta esatta, gli studi fatti non permettono ancora di trarre conclusioni definitive.

  4. Anonimo

    Sto usando la glucosamina cloridrato con boswella e omega 3, perché soffro di lieve coxartrosi bilaterale. Dopo due mesi di questa cura, posso dire che i dolori sono molto diminuiti e complessivamente mi sento meglio.

  5. Anonimo

    Ops….dimenticato di segnalare che soffro di osteoartrite al ginocchio 🙂

    1. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Salve, assolutamente la terapia con le suddette sostanze è molto efficace, perchè vanno a reintegrare i deficit cartilaginei articolari causati dall’infiammazione, per cui è naturale che si senta meglio.

  6. Anonimo

    Sono arrivata all’ utilizzo di condroitina e glucosamina combinati grazie al consiglio del mio medico di base, e devo dire di avere riscontrato un notevole miglioramento. Nn sto più usando antinfiammator,i se nn in casi di sporadici e il dolore è pressoché scomparso….. Faccio presente che mesi fa avevo spesso difficoltà a stare in piedi e camminare dopo ore di immobilità (x motivi di lavoro), ho abbinato anche antinfiammatori di origine vegetale (artiglio del diavolo e uncaria) che però da soli erano risultati inefficaci….Nn so se possa essere un caso di suggestione, ma il mio giudizio e’ assolutamente positivo…..

  7. Anonimo

    Premetto che l’ ortopedico che mi ha in cura ( ho gia’ le ginocchia da protesi ) mi ha prescritto infiltrazioni acido ialuronico ad alto indice molecolare piu’ glucosamina a cicli alterni ed io sono 8 anni che mi curo cosi e posso solo dire che per fortuna ci sono queste cure non invasive ( per le protesi totali si aspetta che il paziente arrivi ad una qualita’ di vita inaccettabile ) e poi la soglia del dolore non e’ uguale per tutti .tanti saluti lucy

  8. Anonimo

    salve mi chiamo Ines,soffro da diversi mesi di attrosi al braccio destro compreso spallae collo,ho fatto infiltrazioni a base di cortisone ma nessun risultato,cosa fare?vorrei provare Il painart o la glucosamina,mi potreste consigliare,grazie!

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Eviterei l’automedicazione in questi casi, meglio affidarsi a un ortopedico.

  9. Anonimo

    La curiosità é quella di sapere quale tra Condroitina e Glucosamina sia più efficace se utilizzate separatamente e qual’e il loro singolo beneficio

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      La glucosammina è in genere più usata, per le differenze in termini di efficacia la rimando all’articolo e rimango comunque a disposizione.

  10. Anonimo

    E’ stato prescritto per il mio cane, che soffre di Displasia, ( pastore tedesco – 9 mesi – peso 29 kg. – diagnosi radiografica ) un farmaco contenente le dette sostanze. Desidero sapere se è corretta la prescrizione e se posso usare farmaci per ” umani ” prescrivibili, dato l’elevato costo del farmaco da banco. Grazie e cordiali saluti. Claudio Carminati.

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Sì, sono sostanze che si usano anche nel cane; nessuna formulazione ad uso umano con questi principi attivi è mutuabile.

  11. Anonimo

    Ottimo articolo per stimolare la gente all’uso dei farmaci .. Se notate, è scritto in maniera da rendere il farmaco una specie di miracolo. Penoso ..

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Rispetto la sua opinione, ma vorrei chiederle come valuterebbe un qualsiasi rimedio (sia esso farmacologico, naturale od alternativo) se non attraverso studi scientifici rigorosi.

    2. Anonimo

      In realtà ,se posso permettermi, non mi pare che la ricerca abbia portato a risultati così univoci da correre ad acquistare gli integratori.
      Nella fattispecie mi pare che non ci siano grossissime differenze dal
      placebo.
      Mi viene più da pensare che le persone hanno bisogno di ingoiare qualcosa per sentirsi meglio.
      Comunque personalmente cerco di capire se un integratore può essere utile, e comunque non è un farmaco.

    3. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      “le persone hanno bisogno di ingoiare qualcosa per sentirsi meglio”

      Condivido e lo trovo profondamente sbagliato.

    4. Anonimo

      In pratica volevo chiedere come mai così tante persone dicono di sentirsi meglio pur prendendo un placebo?
      Io ho acquistato un prodotto con glucosamina e condroitina per mia suocera che dice di sentirsi meglio, ma dalla ricerca non mi pare che
      ciò sia stato provato.
      Poi non capisco il commento “per stimolare la gente all’uso dei farmaci”
      quando in realtà l’articolo sembra essere molto neutro ed obbiettivo.
      Cordiali saluti

    5. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      1. Questo è proprio il cuore dell’effetto placebo, un meccanismo non ancora del tutto spiegato, ma sulla cui esistenza non ci sono dubbi:

      Mi stupisce ancora oggi leggere l’incredibile potenza di questo effetto.

      2. Apprezzo il suo giudizio sull’articolo, perchè l’obiettivo era esattamente dare un quadro sulle conoscenze attuali (personalmente sono molto critico verso gli integratori, a volte anche troppo forse).

  12. Anonimo

    Articoli esaustivi ed interessanti anche x favorire uso farmaci con maggior serenità in primis gli inibitori coxib 2

    1. Anonimo

      spero di essermi iscritto correttamente in caso contrario fatemelo sapere perche ci tengo grazie.

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