Ragadi anali: sintomi, cura e intervento

Ultimo Aggiornamento: 125 giorni

Introduzione

La è un’ulcerazione (ferita) che si forma sull’ano, di lunghezza pari a qualche millimetro, generalmente nella parte posteriore.

La sua presenza è spesso causa di fastidio e dolore ed è causata prevalentemente da alterazioni dell’alvo protratte nel tempo (diarrea e/o stitichezza), eventualmente sintomo di condizioni croniche (come il morbo di Crohn); nei casi più gravi può essere così profonda da raggiungere la muscolatura sottostante.

Si parla di ragade cronica nel caso di mancata guarigione dopo 6-8 settimane.

Può colpire a tutte le età, compresi i neonati, ma in genere la prognosi è buona e la guarigione spontanea nell’arco di qualche settimana.

Tra i trattamenti utili a dare sollievo ai sintomi ricordiamo lassativi osmotici in grado di ammorbidire le feci e preparazioni semisolide (creme, geli, unguenti) in grado di favorire la cicatrizzazione e la riduzione del dolore.

Cause

Le cause non ancora del tutto chiarite, ma la stitichezza è spesso la ragione più comune.

Altre possibili cause conosciute alla base della formazione di ragadi sono:

Di fatto tuttavia in molti casi non è possibile individuare una causa chiara, anche se molti specialisti ritengono che l’area posteriore sia di per sé dotata di scarsa irrorazione sanguigna, che diminuisce ulteriormente in caso di sforzi prolungati durante la defecazione.

Fattori di rischio

Si tratta di un disturbo relativamente comune che colpisce entrambi i sessi a tutte le età, neonati compresi, anche se statisticamente sembra essere più comune tra i 10 e i 30 anni.

Il fattore di rischio principale, per adulti e bambini, è la stitichezza; la difficoltà ad evacuare e l’emissione di feci dure e voluminose può favorirne la comparsa e ritardarne la guarigione.

La gravidanza e soprattutto il parto possono predisporre alla formazione di ragadi.

Alcuni pazienti hanno naturalmente uno sfintere anale particolarmente stretto, che causa un aumento di tensione che predispone alla comparsa di ragadi.

Sintomi

Più del 90% delle ragadi anali si sviluppa nella posteriore dell’ano e, posizioni diverse, sono altamente indicative di patologie sottostanti (Crohn, altre malattie infiammatorie intestinali, sifilide, tubercolosi, …).

Il sintomo più caratteristico è il dolore, particolarmente violento e urente (cioè che causa sensazione di bruciore); il paziente lo descrive spesso con aggettivi come “tremendo”, “lacerante”, “tagliente” e si presenta a ogni evacuazione, per durare poi sotto forma di spasmi di bruciore per diverse ore. Può essere così forte da indurre il paziente a defecare il meno possibile per provare a ridurre i fastidi.

In molti casi si presenta anche la comparsa di sangue rosso vivo nelle feci o più spesso sulla carta igienica.

Ultimo sintomo da ricordare è poi la presenza di un taglio visibile ad occhio nudo nei pressi dell’ano.

Quando contattare il medico

È necessario contattare il medico in caso di dolore durante l’evacuazione, o in presenza di qualunque altro sintomo dubbio; anche se in molti casi le ragadi anali guariscono senza trattamento, è necessario prima di tutto essere sicuri della diagnosi (per distinguerle per esempio da disturbi con sintomi comuni, come le emorroidi).

Diagnosi

Le ragadi anali possono essere diagnosticate attraverso l’anamnesi (raccolta di informazioni come sintomi, storia clinica, altri disturbi, …) e l’esame obiettivo (valutazione visiva); la presenza della ragade è in genere facilmente rilevabile ad occhio sulla mucosa che circonda l’ano ed eventualmente si può verificare anche con l’esplorazione digitale rettale.

In molti pazienti l’esame non è praticabile senza una preventiva applicazione di anestesia locale.

In questa fase è molto importante, soprattutto in presenza di altri fattori di rischio, procedere a un’accurata diagnosi differenziale con polipi, tumori o malattie infiammatorie intestinali.

Cura e rimedi

Stile di vita

Il principale obiettivo comune a tutti i casi di ragade anale è quello di ottenere sempre una facile emissione di feci morbide e ricche di acqua, che si ottiene attraverso il consumo di fibra e di molta acqua.

In circa la metà dei casi le ragadi tendono a guarire spontaneamente come qualsiasi altro taglio, nell’arco di al massimo 8 settimane circa, ma soprattutto nei casi di frequenti recidive l’aiuto medico è essenziale.

Oltre a fare il possibile per prevenire la stitichezza può essere utile praticare impacchi tiepidi dopo ogni movimento intestinale e comunque più volte al giorno per rilassare la muscolatura dello sfintere anale (ossia i muscoli che circondano l’ano). La durata deve essere di almeno 10-15 minuti e l’acqua NON deve essere bollente. Indispensabile procedere poi a un’accurata asciugatura della mucosa tamponando delicatamente, senza sfregare. L’impacco deve avvenire con il paziente seduto in posizione rilassata e l’ano a contatto con l’acqua.

Farmaci

In base alla situazione il medico ha a disposizione diversi approcci per affrontare dal punto di vista farmacologico un problema di ragadi anali.

  • Lassativi: Spesso vengono prescritti lassativi osmotici o integratori a base di fibra, due soluzioni per favorire la formazione di feci morbide e ricche di acqua, riducendone così la consistenza; questo permette di ridurre lo sforzo necessario ad evacuare (favorendo la cicatrizzazione della ferita) e il dolore associato alla defecazione.
  • Antidolorifici: Nel caso di dolore severo e prolungato è possibile ricorrere alla somministrazione di antidolorifici per qualche giorno.
  • Unguenti: Sono numerosi i principi attivi utili al trattamento topico delle ragadi anali, tra cui:
    • principi attivi che rilassano lo sfintere e/o aumentano l’afflusso di sangue (nitroglicerina, nifedipina, diltiazem),
    • anestetici (spesso associati ad altri principi attivi) per ridurre la sensazione di dolore.
  • Tossina botulinica: Si tratta di un approccio relativamente recente e utile in assenza di risultati con quanto visto finora; viene somministrata con un’iniezione locale e serve a indurre una debole paralisi dello sfintere, riducendo il dolore e gli spasmi che contrastano la guarigione.

Chirugia

Si tratta di un approccio riservato ai pazienti in cui il trattamento conservativo o l’approccio topico non abbiano dato i risultati sperati, soprattutto perchè esiste il rischio di andare incontro a incontinenza anale (anche se raramente è permanente e/o grave).

L’intervento viene eseguito in anestesia generale e prevede due possibili approcci:

  • dilatazione del tratto anale,
  • sfinterotomia laterale (più comune).

L’obiettivo comune è quello di ridurre gli spasmi e ripristinare la normale circolazione, che permette la cicatrizzazione della ragade.

La chirurgia è sicuramente il rimedio più efficace fra quelli disponibili, ma i benefici vanno sempre rapportati alla gravità dei sintomi e ai possibili rischi.

Prevenzione

Nel paziente adulto la strategia preventiva più utile è la prevenzione della stitichezza, attraverso:

  • consumo di abbondante fibra (frutta, verdura, cereali integrali),
  • bere molta acqua,
  • pratica regolare di attività fisica,
  • evitare di posticipare l’evacuazione all’insorgenza dello stimolo,
  • eventuale ricorso occasionale a lassativi osmotici o integratori di fibra.

Di grande importanza è la pratica di una corretta igiene intima, per mantenere la mucosa anale sempre pulita e priva di batteri e residui fecali; altrettanto importante è il trattamento della diarrea che, pur con meccanismi diversi, può predisporre ugualmente alla comparsa di ragadi.

Nel caso dei neonati le indicazioni sono simili, ma adattate all’età:

  • frequente cambio del pannolino,
  • attenta igiene intima,
  • idratazione sufficiente.

Fonti:

  • (wikipedia)

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    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      No, prima di arrivare a questa decisione si provano quando possibile strade alternative e meno invasive.

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