Endometriosi: sintomi, cura, infertilità

Introduzione

L’endometriosi è una malattia ancora poco conosciuta che colpisce le donne in età fertile: si stima che solo in Italia ne siano interessate 3 milioni di donne, addirittura 1 su 2 nella fascia di età che va dai 29 ai 39 anni.

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L’utero è l’organo femminile che accoglie embrione e feto durante la gravidanza; l’endometriosi è una malattia in cui il tessuto che normalmente cresce all’interno dell’utero si trova a crescere anche in distretti diversi, come ad esempio ovaie, sulle tube di Falloppio, sulla vescica o su altri organi.

I sintomi principali dell’endometriosi comprendono

Molte donne non manifestano invece alcun sintomo e la malattia viene diagnosticata a seguito di indagini prescritte a causa di difficoltà nella ricerca di gravidanza.

La causa della malattia non è tuttora nota e la chirurgia, di solito laparoscopica, è attualmente l’unico modo per la formulazione di una diagnosi certa.

Uno dei principali problemi relativi all’endometriosi è purtroppo proprio la difficoltà di diagnosi: molto, troppo spesso, si giunge alla diagnosi corretta dopo innumerevoli approfondimenti e interminabili visite. I crescenti dolori associati al ciclo mestruale vengono spesso considerati fisiologici e per questo gli approfondimenti terapeutici vengono posticipati.

Non esiste alcuna cura definitiva, ma abbiamo a disposizione efficaci trattamenti che aiutano a gestire dolore e infertilità:

iStock.com/sasapanchenko

Ciclo mestruale

Per comprendere meglio il problema è però necessario fare un passo indietro per ricordare alcuni dei principi che sono alla base del : durante il ciclo il corpo della donna sessualmente matura fa aumentare le dimensioni dell’ (la mucosa che riveste internamente l’utero) per accogliere l’ovulo in caso di fecondazione. Se non avviene fecondazione o se la gravidanza non procede per qualche motivo, l’utero si libera del rivestimento attraverso le mestruazioni, un meccanismo di pulizia che permette di eliminare i tessuti prodotti e non più necessari.

L’intero processo è finemente regolato dagli ormoni femminili, le cui quantità relative fungono da interruttori per le diverse fasi del processo:

  1. aumento delle dimensioni dell’endometrio,
  2. cambiamento del rivestimento in preparazione ad un’eventuale gravidanza,
  3. eliminazione dei tessuti e del sangue in eccesso non più necessario poiché non è avvenuta la fecondazione.

Ogni singola cellula dell’utero obbedisce quindi ai segnali ormonali modificando sè stessa, compresi gli impianti cellulari uterini che si trovano in altri distretti dell’organismo: se i tessuti all’interno dell’utero vengono eliminati attraverso il flusso mestruale, lo stesso non può accadere all’esterno dell’utero, provocando quindi ciclo dopo ciclo un continuo ingrossamento degli impianti ed un contemporaneo aumento del dolore.

Il risultato è un ristagno interno di sangue, con decomposizione del tessuto sfaldato a partire dalle lesioni, infiammazione delle aree circostanti e formazione di tessuto cicatriziale associati a comparsa di infiammazione e quindi dolore.

La risposta dell’organismo a questi danni tissutali è la cicatrizzazione, cioè la produzione di tessuto fibroso meno elastico e meno funzionale di quello originario. Spesso questo meccanismo di riparazione produce aderenze tra i diversi organi della cavità addominale, ostacolandone i movimenti e la corretta funzionalità.

Cause

Le cause dell’endometriosi sono ancora poco conosciute: alcuni fattori di rischio sembrano essere la giovane età e la famigliarità con la malattia (altri casi verificatisi in famiglia).

Una delle teorie più accreditate riconosce parte delle cause dell’endometriosi nelle mestruazioni retrograde, è infatti accertato che il flusso mestruale possa talvolta percorrere il percorso inverso a quello corretto, risalendo attraverso le tube e disperdendo quindi cellule uterine al di fuori dei consueti tessuti; qualcuno ipotizza che questo avvenga più o meno spesso in tutte le donne ma, solo nei soggetti predisposti, evolva in malattia.

Una seconda ipotesi prevede che le cellule responsabili vengano disperse in alcune regioni dell’organismo trasportate dai vasi linfatici e dal torrente circolatorio.

C’è infine chi ipotizza che alcune donne possiedano fin dalla nascita degli impianti di cellule uterine esternamente all’utero.

Alcuni studi sembrano dimostrare che alcuni fattori possono ridurre il rischio di sviluppare la malattia, in particolare:

Fattori di rischio

Sintomi

I principali sintomi dell’endometriosi sono forti dolori addominali o pelvici, continui o discontinui, spesso associati al ciclo mestruale: è difficile valutare con esattezza la severità di un dolore fisiologico del ciclo, sicuramente in presenza di sintomi debilitanti e causa di assenza da scuola/lavoro potrebbe valere la pena approfondire il problema.

L’intensità del dolore non è in rapporto né all’estensione e/o alle dimensioni delle lesioni né alla gravità della malattia.

Ulteriori sintomi che possono essere segno di patologia sono:

Diagnosi e laparoscopia

Diagnosticare l’endometriosi non è facile, perché i sintomi possono essere facilmente scambiati con altre patologie.

L’unico accertamento diagnostico che permette di stabilire con certezza il problema è la laparoscopia, un intervento effettuato in anestesia totale che permette di diagnosticare l’endometriosi, valutarne la gravità ed eventualmente intervenire per la risoluzione.

La laparoscopia, di cui è possibile visionare filmati reali su , è una operazione chirurgica addominale effettuata esclusivamente attraverso piccole incisioni (da 0.5 cm a 1.5 cm) attraverso l’uso del laparoscopio, uno strumento che possiamo immaginare come un tubo rigido sottile dotato due canali ottici: un canale porta la luce all’interno, mentre l’altro trasmette all’esterno l’immagine degli organi addominali.

Nel caso dell’endometriosi, grazie alla pratica di tre o quattro piccoli fori,

viene inserito uno strumento a fibre ottiche che permette al chirurgo di vedere, ingrandita sullo schermo di un monitor, la cavità peritoneale. Per poter lavorare meglio, è necessario che sia insufflata dell’anidride carbonica, un gas che tiene disteso l’addome e permette una migliore esplorazione degli organi ed eventuale rimozione degli impianti.

Seppur poco invasiva, la laparoscopia richiede comunque l’anestesia totale, sono quindi stati messi a punto alternative diagnostiche, seppure associate ad una certezza di diagnosi inferiore: ricordiamo in particolare l’ecografia ovarica trans-vaginale, dosaggio del e visita manuale.

Pericoli

La sterilità colpisce il 30-40% circa delle donne con endometriosi ed è un esito comune con il progredire della malattia.

Sono stati segnalati casi di tumore ovarico (fino al 3%) o di da HPV.

Cura e terapia

L’endometriosi non può essere definitivamente curata, tuttavia è possibile raggiungere un soddisfacente controllo dei sintomi: la prima terapia di supporto è spesso il ricorso all’utilizzo della pillola contraccettiva che, prevenendo l’ovulazione, riduce l’ingrossamento dell’endometrio e contemporaneamente il dolore associato al ciclo. In alcuni casi la pillola viene prescritta in continuo, ossia eliminando i 7 giorni di sospensione.

In alternativa a questa possono essere prescritti altri farmaci ormonali con il medesimo obiettivo.

Il ricorso all’operazione chiururgica, attraverso la laparoscopia o tramite operazione tradizionale, è di norma seguito quando i farmaci assunti per via orale non si rivelano sufficienti, ma anche in questo caso potrebbe non essere una soluzione definitiva.

Alimentazione ed endometriosi

Recentemente è stato suggerito che una corretta alimentazione possa ridurre il rischio di sviluppo della malattia e l’entità dei sintomi, anche se in realtà ad oggi ancora evidenze certe in proposito.

Si consiglia in ogni caso un abbondante consumo di frutta e verdura, mentre sono da ridurre:

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