Cisti ovariche: sintomi, cause, pericoli, cura

Ultimo Aggiornamento: 66 giorni

Introduzione

Le sono piccole sacche piene di liquido che si trovano all’interno o sulla superficie delle ovaie, due strutture delle dimensioni e a forma di mandorla collocati simmetricamente rispetto all’utero. Gli ovuli destinati alla riproduzione si sviluppano e maturano proprio all’interno di queste ghiandole, per poi essere rilasciati ogni mese durante il periodo fertile della donna.

Le cisti ovariche colpiscono un’alta percentuale di donne, ma la maggior parte è causa di pochi problemi o addirittura nessuno e soprattutto non è pericolosa, scomparendo senza alcuna cura nel giro di pochi mesi. Possono invece diventare un problema soprattutto se si rompono, manifestandosi in questi casi attraverso la comparsa di sintomi anche molto gravi.

Sono raramente cancerose nelle donne sotto i 50 anni e, benché la loro scoperta provochi ansie notevoli per la paura di un cancro, l’assoluta maggioranza di queste lesioni è di fatto benigna.

Talvolta sono dolorose, ma non sempre. Spesso la diagnosi di una cisti viene formulata per caso, durante un esame ecografico effettuato per altri motivi.

Il modo migliore per salvaguardare la propria salute è quindi imparare a riconosce i sintomi e i diversi tipi di cisti ovariche che possono essere segnale di problemi più seri, oltre a recarsi periodicamente dal ginecologo per le visite di controllo.

Cause

Le cisti ovariche sono spesso il risultato del normale ciclo mestruale mensile, anche se in realtà ne esistono alcuni tipi che si possono formare anche durante la menopausa.

Distinguiamo principalmente due tipi di cisti ovariche:

  • funzionali,
  • patologiche.

Cisti ovariche funzionali

Le cisti ovariche funzionali sono strettamente legate al ciclo mestruale e quindi prerogativa delle donne in età fertile.

Ogni mese nelle ovaie si sviluppano fisiologicamente delle strutture cistiformi, dette follicoli, la cui funzione è portare a maturazione e rilasciare l’ovulo al momento dell’ovulazione.

A metà circa del ciclo mestruale l’ipofisi (una ghiandola situata alla base del cranio) rilascia un’ondata di ormone luteinizzante (LH) che segnala al follicolo di rilasciare l’ovulo in esso contenuto. Se tutto funziona correttamente si verifica lo scoppio del follicolo, con la liberazione dell’ovulo maturo che inizia il viaggio attraverso le tube di Falloppio alla ricerca di spermatozoi che lo fecondino.

A seguito dell’ovulazione il follicolo è programmato per trasformarsi in corpo luteo, una ghiandola temporanea in grado di produrre progesterone.

In alcuni casi tuttavia il follicolo

  • non riesce a rilasciare l’ovulo,
  • oppure non riesce a scaricare il fluido contenuto dopo l’uscita dell’ovulo

e può quindi diventare una cisti funzionale, ossia formatasi durante il normale funzionamento del ciclo mestruale. Si tratta di formazioni benigne (non cancerose) e di norma innocue, anche se talvolta possono essere causa di dolore pelvico.

Nella maggior parte dei casi tendono a sparire dopo qualche mese senza necessità di trattamento.

Esistono due tipi di cisti funzionali:

  1. La cisti follicolare si sviluppa se l’ipofisi non rilascia l’ondata di ormone LH e, di conseguenza, il follicolo non scoppia o comunque non rilascia l’ovulo. Anziché funzionare come dovrebbe, cresce e si trasforma in cisti. Le cisti follicolari di solito sono innocue, provocano raramente dolore e spesso scompaiono per conto proprio nel giro di due o tre cicli mestruali.
  2. La cisti luteale si forma se l’apertura del follicolo attraverso cui fuoriesce l’ovulo si richiude e i fluidi si accumulano all’interno del follicolo stesso, facendo sì che il corpo luteo si dilati fino a formare una cisti. Le cisti di questo tipo di solito scompaiono da sole entro alcune settimane, ma in rari casi possono raggiungere dimensioni notevoli (anche 10 cm di diametro) e diventare potenzialmente pericolose; se piena di sangue la cisti può rompersi, causando emorragie interne e dolore acuto che tende a scomparire entro qualche giorno dalla rottura. Raramente può arrivare a causare torsione dell’ovaio, una complicazione in grado di interrompere il flusso di sangue alla preziosa ghiandola. Tra i più importanti fattori di rischio troviamo il clomifene citrato (Clomid), un farmaco usato per curare l’infertilità che agisce inducendo l’ovulazione. Le cisti di questo tipo non impediscono il concepimento e non rappresentano un pericolo durante la gravidanza.

Cisti patologiche

Le cisti patologiche sono causate da una crescita cellulare anomala (tumore benigno) non legata al ciclo mestruale; sono meno comuni rispetto a quelle funzionali, ma si possono sviluppare sia prima che dopo la menopausa e possono derivare da cellule legate all’ovulo o da cellule che rivestono la parte esterna delle ovaie.

Sono spesso asintomatiche e scoperte per caso durante una visita ginecologica.

A volte possono scoppiare, o crescere a tal punto da bloccare l’afflusso di sangue alle ovaie.

Le cisti patologiche sono di norma benigne (non cancerose), ma esistono alcune eccezioni (soprattutto nelle donne in menopausa).

  • Cisti dermoidi. Le cisti di questo tipo derivano dalle stesse cellule usate per la produzione dell’ovulo, cellule speciali perchè in grado di trasformarsi in qualsiasi tipo di cellula dell’organismo. Proprio a causa di questa potenzialità si tratta di cisti in grado di contenere tessuti dello stesso tipo di quelli dei capelli, della pelle o dei denti. Non sono quasi mai di natura tumorale, ma possono ingrandirsi molto (fino a 15 cm di diametro) e per questo in genere richiedono di essere operate.
  • Endometriomi. Le cisti di questo tipo sono una conseguenza dell’endometriosi, una patologia in cui le cellule uterine si sviluppano fuori dall’utero. Parte del tessuto endometriale può attaccarsi all’ovaio e formare una cisti.
  • Cistoadenomi. Le cisti di questo tipo si sviluppano a partire dalle cellule che rivestono la parte esterna delle ovaie; in alcuni casi possono raggiungere i 30 cm di diametro e andare così a premere sugli organi adiacenti, causando difficoltà digestive e urgenza di minzione. Raramente sono di natura cancerosa, ma possono causare torsione dell’ovaio.

Altre cisti ovariche

Ricordiamo infine le cosiddette microcisti, piccole cisti ovariche tipiche della condizione di ovaio policistico.

Le cisti tumorali sono fortunatamente rare e più comuni in età avanzata.

Fattori di rischio

I principali fattori di rischio per lo sviluppo di cisti funzionali (le più comuni) sono:

  • età fertile,
  • uso di farmaci per la fertilità (sindrome da iperstimolazione ovarica),
  • gravidanza: nelle donne incinta, le cisti ovariche si possono formare nel secondo trimestre, quando l’ormone hCG (gonadotropina corionica, l’ormone della gravidanza) raggiunge la massima concentrazione nel sangue.
  • fumo di sigaretta: il rischio di cisti ovariche funzionali aumenta con il fumo di sigaretta;
  • endometriosi,
  • infiammazioni pelviche,
  • magrezza (ridotto indice di massa corporea, BMI).

I fattori di rischio per lo sviluppo di cisti maligne (tumorali) sono:

  • età (raro sotto i 40, mentre più della metà dei casi sono diagnosticati dopo i 63 anni),
  • famigliarità per tumori ovarici, tumori al seno o tumore al colon-retto,
  • prima gravidanza dopo i 35 anni o nessuna gravidanza,
  • utilizzo di farmaci per la fertilità (soprattutto se poi la ricerca di gravidanza non fosse andata a buon fine),
  • obesità e dieta ricca di grassi,
  • uso di estrogeni dopo la menopausa,
  • utilizzo di talco nella zona vaginale,

mentre sono fattori protettivi:

Sintomi

I sintomi delle cisti ovariche, se e quando presenti, possono comprendere:

  • dolore addominale, soprattutto durante i rapporti sessuali,
  • spotting (sanguinamento tra un ciclo e l’altro),
  • alterazioni del ciclo mestruale,
  • senso di pesantezza, pressione e gonfiore addominale,
  • aumento della frequenza di minzione (quando la cisti è di grandi dimensioni e preme sulla vescica) ed eventuali sintomi correlati (come ad esempio l’incapacità di svuotare completamente la vescica),
  • difficoltà durante l’evacuazione a causa della pressione sugli organi adiacenti,
  • stanchezza,
  • mal di testa,
  • nausea, vomito o difficoltà digestive,
  • aumento di peso.

In base a dimensione e tipologia della cisti i sintomi descritti sono più o meno comuni.

Una cisti ovarica ha maggiori probabilità di causare dolore se:

  • diventa grossa,
  • sanguina,
  • si rompe,
  • interferisce con l’apporto di sangue alle ovaie,
  • viene colpita durante i rapporti sessuali,
  • si torce o causa la torsione delle tube di Falloppio.

Rottura della cisti ovarica

Il sintomo caratteristico legato alla rottura è in genere un dolore improvviso e acuto su un lato del basso addome, anche se può essere del tutto asintomatica. Il dolore, quando presente, può durare da pochi giorni a diverse settimane.

Se la cisti va incontro a rottura, per esempio a causa di

  • traumi,
  • esercizio fisico,
  • rapporti sessuali,
  • o altro,

in genere la condizione è autolimitante e richiede solo una sorveglianza attiva ed eventualmente farmaci per il dolore.

Nel caso di cisti molto grandi si potrebbe andare incontro a sanguinamento nella cavità addominale e, in alcuni casi, shock e la situazione richiederebbe ovviamente assistenza specialistica.

Torsione ovarica

La presenza di cisti ovariche aumenta il rischio di torsione ovarica; una cisti di diametro superiore ai 4 cm è associata a un rischio pari al 17% dei casi. La torsione può causare un’ostruzione del flusso di sangue e portare a infarto della ghiandola. Il sintomo caratteristico è è un improvviso dolore particolarmente intenso, associato eventualmente a nausea e vomito.

Prognosi

Le cisti funzionali di solito si riassorbono da sole nel tempo, tipicamente in circa 1-3 mesi, quindi il ginecologo potrebbe voler verificare dopo questo tempo attraverso un controllo ecografico.

In caso di cisti ovarica dopo la menopausa il medico probabilmente ne consiglierà la rimozione chirurgica. Il cancro ovarico è raro, ma le donne tra i 50 e i 70 anni hanno un rischio maggiore. Diagnosi precoci permettono prognosi ben migliori rispetto alle scoperte tardive.

Complicazioni

Le complicanze sono legate alle condizioni che causano le cisti, il rischio aumenta se la cisti

  • sanguina,
  • si rompe (una cisti che si rompe può causare dolore intenso e sanguinamento interno),
  • mostra segni di variazioni indicative di cancro,
  • si torce (una cisti di grosse dimensioni può causare la dislocazione dell’ovaio dalla propria posizione pelvica abituale. Questo evento aumenta la probabilità di un attorcigliamento doloroso dell’ovaio, detto torsione ovarica).

Fertilità

Sono pochi i casi in cui le cisti ovariche possono essere associate ad una riduzione della fertilità:

  • Endometriomi; sono cisti causate dall’endometriosi, una condizione in cui il tessuto (endometrio) che normalmente riveste l’utero cresce al di fuori dell’utero. Queste cisti ovariche possono essere associate a problemi di fertilità.
  • Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS, dall’inglese); questa condizione è contrassegnata da numerose piccole cisti ovariche, mestruazioni irregolari e elevati livelli di alcuni ormoni. La PCOS contribuisce ai problemi di fertilità di alcune donne.

A meno di dimensioni particolarmente importanti, invece, non causano problemi di fertilità

  • cisti funzionali,
  • cistoadenomi,
  • cisti dermoidi.

Quando chiamare il medico

Chiamare il medico:

  • in caso di dolore intenso,
  • in caso di un sanguinamento anomalo.

Consultare il proprio medico anche se i sintomi seguenti compaiono la maggior parte dei giorni per almeno due settimane:

  • rapido senso di sazietà mangiando,
  • perdita di appetito,
  • perdita di peso senza seguire una dieta apposita.

Rivolgersi al Pronto Soccorso se

  • insorge dolore improvviso e intenso, addominale o pelvico,
  • si manifesta dolore accompagnato da febbre o vomito.

Questi segni e sintomi, o quelli di shock

  • pelle fredda e sudata,
  • respiro accelerato,
  • senso di stordimento o debolezza

indicano un’emergenza e richiedono l’immediato trasporto al Pronto Soccorso.

Diagnosi

Moltissime cisti ovariche compaiono e spariscono senza mai essere diagnosticate, perchè non causano sintomi e/o complicazioni per la paziente; la diagnosi avviene invece spesso attraverso l’ecografia o altro esame di imaging (risonanza, TAC, …) in modo casuale, durante accertamenti per altre cause.

L’ecografia è l’approccio di elezione per la diagnosi delle cisti, perchè poco costoso, non doloroso, ma efficace nel valutare

  • forma,
  • dimensione,
  • localizzazione
  • e tipo di contenuto (fluido, solido o misto)

della cisti ovarica.

Dopo la scoperta è molto probabile che il ginecologo consigli una vigile attesa, consigliano di ripetere l’indagine di lì a qualche settimana per monitorarne l’andamento.

Quando dovessero sorgere dei dubbi sulla natura della stessa è possibile approfondire attraverso ulteriori esami:

  • Test di gravidanza. Un test di gravidanza positivo può far pensare che la cisti sia luteale e probabilmente si sia sviluppata dopo il rilascio dell’ovulo, quando il follicolo si è richiuso e si è riempito di materia liquida.
  • Marker tumorali. Attraverso il dosaggio nel sangue di una proteina nota come CA 125 è possibile scoprire se la cisti sia di natura tumorale, anche se sono possibili falsi positivi soprattutto in donne in età fertile (ad esempio in caso di endometriosi, fibromi uterini e malattia infiammatoria pelvica).
  • Laparoscopia. Usando il laparoscopio (uno tubicino sottile con una fonte luminosa a un’estremità, inserito nell’addome attraverso una piccola incisione) il medico può vedere le ovaie ed eventualmente rimuovere la cisti. Si tratta di un approccio decisamente più invasivo rispetto all’ecografia.

Cura e terapia

Nella maggior parte dei casi non è necessario alcun trattamento, perchè la maggior parte delle cisti ovariche va incontro a spontanea risoluzione nell’arco di qualche mese.

Quando necessaria, la terapia dipende

  • dall’età (le donne in menopausa hanno un rischio leggermente aumento di tumore ovarico),
  • dal tipo e dalla dimensione della cisti
  • dai sintomi.

Vigile attesa

Spesso viene consigliata la cosiddetta vigile attesa (o sorveglianza attiva); questo approccio prevede di aspettare a trattare la cisti e procedere a periodiche ecografie di controllo per verificarne l’andamento.

Nelle donne in menopausa viene spesso consigliato di associare anche periodici esami del sangue per i marker tumorali.

Farmaci

Possono essere prescritti antidolorifici in caso di dolore ed eventualmente la pillola anticoncezionale (o contraccettivi ormonali analoghi, come cerotto o anello vaginale) per ridurre il rischio di sviluppare altre cisti durante i cicli mestruali successivi. I contraccettivi ormonali hanno anche un ulteriore vantaggio, riducono in maniera significativa il rischio di tumore alle ovaie, rischio che diminuisce proporzionalmente alla durata dell’assunzione.

Chirurgia

Potrebbe essere necessario ricorrere alla rimozione chirurgica in caso di donna in menopausa o se la cisti:

  • non sparisce dopo numerosi cicli mestruali,
  • diventa sempre più grande,
  • appare anomala all’ecografia o ci sono comunque dubbi sulla possibile natura maligna,
  • causa dolore.

L’intervento può avvenire in due modi:

  • Laparoscopia: La maggior parte delle cisti vengono rimosse attraverso questo approccio, che prevede solo piccole incisioni addominali e l’utilizzo del laparoscopio, uno strumento che permette al chirurgo di vedere e intervenire senza la necessità di tagli più invasivi. Quando possibile viene preferita perchè comporta meno fastidi per la paziente e un recupero molto più rapido.
  • Laparotomia: Quando la cisti è particolarmente grande o esiste la possibilità che sia di natura tumorale può non esserci scelta e il chirurgo si troverà a dover procedere attraverso una classica incisione addominale di dimensioni maggiori. Con questo approccio è possibile procedere anche alla rimozione delle ovaie, quando necessario.

A seguito dell’intervento è normale accusare un po’ di dolore per qualche giorno, nel caso di laparotomia sarà poi consigliata una convalescenza un po’ più lunga e attenta. Si raccomanda di contattare medico o chirurgo in caso di:

  • abbondante sanguinamento,
  • dolore o gonfiore particolarmente severo,
  • febbre,
  • perdite vaginali anomali.

Quando possibile per le donne in età fertile verrà fatto tutto il possibile per salvaguardare la fertilità futura, per esempio rimuovendo solo la cisti e lasciando intatto l’ovaio che l’accoglie.

Nel caso di rimozione di un ovaio quello rimasto permette in genere di progettare una gravidanza naturale, anche se potrebbe servire un po’ di pazienza in più.

Quando sia necessario rimuovere entrambe le ovaie in donne in età fertile questo purtroppo sarà causa di menopausa e impossibilità di gravidanza, impossibile anche attraverso tecniche di fecondazione assistita. Si potrà eventualmente valutare una fecondazione eterologa con il proprio ginecologo.

Prevenzione

Non c’è alcun modo sicuro per prevenire le cisti ovariche, ma con l’utilizzo regolare di un anticoncezionale ormonale e il conseguente blocco dell’ovulazione è spesso possibile ottenere buoni risultati.

Fonti principali:

  • , licensed under the

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  1. Anonimo

    Ho una ciste ovarica scoperta qualche settimana fa; ho fatto i marker tumorali (Ca125 e un altro) che sono risultati nella norma.

    Dite che è preoccupante? Dovrò operarmi?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Il fatto che siano nella norma è un’ottima notizia; a meno di dimensioni particolarmente rilevanti è possibile che il ginecologo opti per un approccio più conservativo, magari di vigile attesa (farmaci e periodiche verifiche, per esempio).

      Ovviamente è solo un’ipotesi.

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