Operazioni chirurgiche al cuore

Ultimo Aggiornamento: 183 giorni

Introduzione

Il termine cardiochirurgia indica gli interventi chirurgici eseguiti per correggere problemi cardiaci. Nelle società occidentali il ricorso alla cardiochirurgia è frequente per una varietà di patologie.

La cardiochirurgia viene utilizzata sia negli adulti che in ambito pediatrico. Questo articolo si riferisce alle procedure negli adulti.

Il tipo di cardiochirurgia più comune negli adulti è il ; l’intervento consiste nell’innesto di un vaso (arteria o vena) corporeo sano su un’arteria coronaria (arteria del cuore) ostruita.

L’innesto permette di evitare (bypassare o “girare intorno”) il tratto ostruito dell’arteria coronaria. Si crea così un nuovo percorso per il sangue ossigenato che deve arrivare al muscolo cardiaco. L’intervento può alleviare il dolore toracico ed eventualmente ridurre il rischio di un infarto cardiaco.

La cardiochirurgia viene anche usata anche per:

  • Riparare o sostituire valvole cardiache, ossia le valvole che controllano il passaggio del sangue attraverso il cuore.
  • Riparare strutture cardiache anomale o danneggiate.
  • Impiantare dispositivi medici che aiutano a controllare il battito cardiaco o a sostenere la funzionalità cardiaca e la circolazione.
  • Sostituire un cuore difettoso con il cuore sano di un donatore.

La cardiochirurgia tradizionale, spesso chiamata chirurgia a cuore aperto, viene eseguita aprendo la parete toracica per operare direttamente sul cuore. Il chirurgo incide lo sterno (o solo la parte superiore) per aprire il torace.

Una volta esposto il cuore, il paziente viene tenuto in circolazione extra corporea (CEC) tramite una macchina cuore-polmoni. Questa apparecchiatura sostituisce l’azione di pompa del cuore e spinge il sangue lontano dal cuore. In questo modo, il chirurgo riesce a intervenire sul cuore mentre l’organo è fermo e in assenza di passaggio di sangue.

Esiste un altro tipo di chirurgia, chiamata a cuore battente. Come la chirurgia tradizionale richiede l’apertura dello sterno per accedere al cuore, ma questo però non viene fermato e il paziente non viene collegato alla macchina cuore-polmone. La chirurgia a cuore battente si applica solo agli interventi di bypass.

Alcuni tipi di cardiochirurgia possono oggi essere effettuati attraverso piccole incisioni tra le costole. Il cuore viene raggiunto senza aprire lo sterno. Quest’approccio viene detto mini-invasivo. Può essere o meno associato alla CEC.

La frontiera è invece rappresentata dalla ; è possibile ad oggi sostituire per esempio una valvola cardiaca passando attraverso l’arteria femorale e un’unica piccola incisione.

Queste più recenti tecniche cardiochirurgiche (a cuore battente, mini-invasive) riducono potenzialmente i rischi e velocizzano i tempi di guarigione. Sono in corso studi comparativi tra queste tipologie di intervento e la chirurgia tradizionale a cuore aperto.

I risultati di questi studi permetteranno di stabilire quale tecnica adottare nel singolo paziente.

Prognosi

Negli adulti i risultati della cardiochirurgia sono spesso eccellenti. L’intervento può ridurre i sintomi, migliorare la qualità e la speranza di vita.

Bypass coronarico

Il bypass coronarico è il più frequente intervento cardiochirurgico ed è in grado di migliorare significativamente la circolazione del cuore. L’intervento viene eseguito in soggetti con cardiopatia coronarica grave.

La cardiopatia coronarica è una malattia contrassegnata dall’accumulo di una sostanza di consistenza cerea, la cosiddetta placca, all’interno delle arterie coronarie. Queste arterie portano il sangue ossigenato al muscolo cardiaco.

Nel tempo, la placca si può indurire o spaccare. Una volta indurita, la placca restringe le coronarie e riduce il flusso di sangue ossigenato al cuore. Ciò può determinare dolore o fastidio toracico, situazione nota come angina.

Se la placca si spacca, sulla sua superficie si può sviluppare un trombo. Un trombo di grosse dimensioni può ostacolare od ostruire completamente il flusso attraverso la coronaria. È la causa più frequente di infarto. Nel tempo, anche la placca spaccata si indurisce e restringe le arterie.

L’intervento consiste nell’innesto di un vaso (arteria o vena) corporeo sano su un’arteria coronaria ostruita. L’innesto permette di evitare (bypassare o “girare intorno”) il tratto ostruito dell’arteria coronaria. Si crea così un nuovo percorso per il sangue ossigenato che deve arrivare al muscolo cardiaco.

Con una singola sessione chirurgica, il chirurgo può impiantare bypass per più coronarie ostruite.

Questo non è l’unico trattamento della cardiopatia coronarica. Esiste una procedura non chirurgica, l’angioplastica coronarica, che apre arterie ostruite o ristrette per via percutanea.

Durante l’angioplastica percutanea, un tubicino con in punta un palloncino sgonfio viene diretto attraverso i vasi sanguigni fino al collo, in corrispondenza della coronaria ristretta o bloccata. Una volta in posizione, si gonfia il palloncino in modo da forzare la placca contro la parete del vaso. Si ripristina così il flusso di sangue attraverso l’arteria.

L’intervento può anche comportare l’impianto di uno stent nell’arteria coronaria in modo da aiutarla a rimanere aperta. Lo stent è un tubicino di rete che sostiene la parete interna del vaso.

Se ambedue gli interventi, bypass e angioplastica, sono perseguibili, il paziente deciderà con il proprio medico quale trattamento intraprendere.

Rivascolarizzazione transmiocardica con laser

La rivascolarizzazione transmiocardica con laser (TMR, dall’inglese Transmyocardial Laser Revascularization) è una tecnica chirurgica usata per il trattamento dell’angina.

Si ricorre a questa metodica perlopiù quando nessun altro trattamento è efficace. Per esempio, la TMR può essere un’opzione in un paziente che è già stato sottoposto a bypass, in cui l’intervento non possa essere ripetuto, oppure in associazione a esso.

Se come unico trattamento, la TMR può essere erogata attraverso una piccola apertura del torace.

La tecnica richiede l’impiego di laser per praticare dei forellini attraverso il muscolo cardiaco e nella camera inferiore sinistra (ventricolo sinistro) del cuore.

Non è completamente capito il meccanismo tramite cui la TMR allevia l’angina. L’intervento potrebbe stimolare lo sviluppo di nuovi vasellini sanguigni sul cuore. Questi vasi potrebbero portare sangue ossigenato al muscolo cardiaco, con possibile sollievo dei sintomi.

Riparazione o sostituzione di valvole

Per un corretto funzionamento del cuore, occorre che il flusso di sangue segua un’unica direzione. Questa è la funzione delle valvole cardiache. Quando sane, le valvole si aprono e chiudono secondo uno schema preciso, legato a come il cuore pompa il sangue.

Ciascuna valvola è costituita da un gruppo di lembi, noti come cuspidi o foglietti. Le cuspidi si aprono per lasciare passare il sangue da una camera cardiaca all’altra o alle arterie. Si chiudono quindi ermeticamente per impedire al sangue di tornare indietro.

La cardiochirurgia interviene per correggere cuspidi che non si aprono come dovrebbero. Ciò può succedere se le cuspidi si ispessiscono o irrigidiscono, oppure se si fondono insieme. Di conseguenza, la valvola non lascia passare abbastanza sangue.

La cardiochirurgia corregge anche cuspidi che non si chiudono ermeticamente. Quando questo avviene, il sangue può fluire all’indietro nelle camere cardiache, invece di scorrere solo in avanti nelle arterie.

In questi casi, la chirurgia provvede a riparare o sostituire la valvola, con una sostituzione (protesi) sintetizzata dall’uomo o di origine biologica. Queste ultime sono realizzate con tessuto cardiaco di origine animale (maiale, mucca o uomo) e possono incorporare anche parti sintetiche.

Per la riparazione di valvole mitrali o polmonari troppo strette, viene inserito in un ampio vaso sanguigno un catetere (un tubo sottile e flessibile) che viene guidato fino al cuore.

La punta del catetere viene quindi introdotta nella valvola ristretta. Il palloncino di cui è dotata la punta viene quindi gonfiato e sgonfiato. Questo allarga la valvola, consentendo il passaggio di più flusso. Si tratta di un approccio meno invasivo della chirurgia a cuore aperto.

Si stanno anche sperimentando altri modi di intervenire su valvole difettose tramite cateteri. Per esempio, tramite i cateteri si potrebbero inserire dei fermagli (clip) sui lembi della valvola mitrale per tenerli in posizione.

Sempre i cateteri potrebbero essere usati per sostituire valvole aortiche difettose. Per queste procedure, il catetere in genere viene inserito in un’arteria dell’inguine e guidata nel cuore.

In alcuni casi, l’introduzione può richiedere una piccola incisione chirurgica del torace e del ventricolo sinistro (la camera inferiore sinistra del cuore). Quest’incisione servirà a guidare il catetere nel cuore.

La punta del catetere è munita di un pallone sgonfio, con una protesi valvolare ripiegata intorno. Il pallone viene gonfiato per dispiegare questa nuova valvola e farla aderire all’interno della vecchia.

Attualmente, la sostituzione valvolare chirurgica è il trattamento tradizionale nei soggetti in condizioni di salute accettabili. Tuttavia, le procedure basate sui cateteri potrebbero rivelarsi opzioni più sicure in soggetti in condizioni tali da rendere la cardiochirurgia ad alto rischio.

Trattamento delle aritmie

Le aritmie sono alterazioni della frequenza o della ritmicità dei battiti cardiaci. Durante un’aritmia, il cuore può battere troppo in fretta, troppo lentamente, o in modo irregolare.

Molte aritmie sono innocue; alcune, però, possono essere gravi o addirittura mortali. Se il battito cardiaco è anomalo, il cuore può non pompare abbastanza sangue in circolo. La carenza di sangue può indurre danni al cervello, al cuore e ad altri organi.

In genere, il primo approccio terapeutico è farmacologico. Se i farmaci non sono efficaci, può essere indicata la chirurgia. Per esempio, la chirurgia può servire per impiantare un pacemaker o un defibrillatore cardiaco.

Il pacemaker è un piccolo dispositivo che viene posto sotto la pelle nel torace o nell’addome. Viene connesso alle camere cardiache tramite fili. Il dispositivo usa impulsi elettrici di bassa intensità per controllare il ritmo cardiaco. La maggior parte dei pacemaker dispone di un sensore che avvia lo strumento solo quando il ritmo cardiaco è anomalo.

Il defibrillatore cardiaco è un altro piccolo dispositivo, anch’esso da montare sotto la pelle nel torace o nell’addome e collegare al cuore tramite fili. Il defibrillatore controlla il battito cardiaco per intercettare aritmie pericolose. In tali casi, invia uno shock elettrico al cuore per ristabilire un ritmo cardiaco normale.

Un altro approccio chirurgico alle aritmie è la cosiddetta chirurgia ablativa. Consiste nel creare nuovi percorsi di propagazione per gli impulsi elettrici del cuore. Questo tipo di chirurgia è usato per trattare la fibrillazione atriale, il tipo più frequente di aritmia grave.

Per quest’aritmia, esistono anche procedure più semplici e meno invasive. Si basano sull’utilizzo di altissime o bassissime temperature per prevenire la propagazione di segnali elettrici anomali.

Riparazione di un aneurisma

L’aneurisma è una dilatazione a palloncino della parete di un’arteria o del muscolo cardiaco. È la conseguenza di un indebolimento della parete. La pressione del sangue circolante sull’arteria o sul cuore causa il cedimento dell’area indebolita.

Nel tempo, l’aneurisma può crescere e rompersi, provocando un’emorragia interna spesso mortale. Può anche andare incontro a dissecazione, cioè alla separazione di uno o più strati della parete arteriosa. Questa separazione causa sanguinamenti dentro e lungo gli strati della parete arteriosa.

Nel cuore, gli aneurismi si sviluppano soprattutto nella camera inferiore sinistra (ventricolo sinistro). La riparazione chirurgica di un aneurisma consiste nel sostituire con un impianto la sezione di arteria o parete cardiaca indebolita.

Trapianto cardiaco

Si tratta di un intervento chirurgico in cui un cuore malato viene rimosso e sostituito con un cuore sano, originante da un donatore deceduto. La maggior parte dei trapianti cardiaci viene eseguita in soggetti con insufficienza cardiaca all’ultimo stadio.

L’insufficienza cardiaca è una condizione in cui il cuore è danneggiato o debole. Di conseguenza, non riesce a pompare abbastanza sangue da rifornire tutti gli organi. “All’ultimo stadio” significa che la condizione è talmente grave da non rispondere più ad alcun trattamento, fuorché al trapianto.

I pazienti in lista di attesa per un donatore vengono tenuti sotto costante trattamento per l’insufficienza cardiaca e altre condizioni associate. Questi pazienti potrebbero richiedere anche dispositivi di assistenza ventricolare o cuori artificiali.

Inserimento chirurgico dei dispositivi di assistenza ventricolare o dei cuori artificiali

I dispositivi di assistenza ventricolare sono pompe meccaniche usate per sostenere la funzionalità cardiaca e la circolazione in soggetti con cuori deboli. Possono essere raccomandati in pazienti con insufficienza cardiaca che non risponde al trattamento o in lista di attesa per un trapianto. Possono essere adoperati per poco tempo o per mesi o anni, secondo la situazione.

Il cuore artificiale è un dispositivo che sostituisce le due camere inferiori del cuore (i ventricoli). Può essere utile nei casi in cui ambedue i ventricoli non funzionano bene a causa di un’insufficienza cardiaca all’ultimo stadio. Ambedue i dispositivi devono essere installati chirurgicamente.

Approcci chirurgici

I chirurghi possono operare il cuore con vari approcci, tra cui la chirurgia a cuore aperto, la chirurgia a cuore battente e la cardiochirurgia mini-invasiva.

La scelta dell’approccio dipende dal problema cardiaco del paziente, dalle sue condizioni di salute e da altri fattori.

Chirurgia a cuore aperto

Include qualunque intervento eseguito attraverso un’ampia incisione praticata sul petto per aprire la gabbia toracica e accedere al cuore. Quindi, in realtà il termine “aperto” si riferisce al torace più che al cuore. Secondo il tipo di chirurgia, il chirurgo può aprire anche il cuore.

Una volta esposto il cuore, il paziente viene tenuto in circolazione extra corporea (CEC) tramite una macchina cuore-polmoni. Questa apparecchiatura sostituisce l’azione di pompa del cuore e spinge il sangue lontano dal cuore. In questo modo, il chirurgo riesce a intervenire sul cuore mentre l’organo è fermo e in assenza di passaggio di sangue.

Questa chirurgia viene usata per eseguire bypass e riparazioni o sostituzioni valvolari, trattare fibrillazioni atriali, eseguire trapianti cardiaci, posizionare dispositivi di assistenza ventricolare e cuori artificiali.

Chirurgia a cuore battente

Anche questa chirurgia, non basata sulla CEC, può essere impiegata per il bypass. Come la chirurgia tradizionale, richiede l’apertura dello sterno per accedere al cuore. Il cuore, però, non viene fermato e il paziente non viene collegato alla macchina cuore-polmone.

Non è usabile in tutti i pazienti. Seguire le raccomandazioni del proprio medico per capire se questa chirurgia risulta un’opzione praticabile. Bisognerà prendere in considerazione il tipo di problema cardiaco, l’età, lo stato complessivo di salute e altri fattori che possono incidere sulla chirurgia.

Cardiochirurgia mini-invasiva

Per questo tipo di interventi, il chirurgo esegue piccole incisioni (tagli) sul lato del torace tra le costole. Questa chirurgia può essere o meno associata alla CEC.

Le tecniche mini-invasive vengono utilizzate in alcuni casi di bypass e di chirurgia ablativa. Vengono scelte anche per riparare o sostituire valvole cardiache, impiantare pacemaker o defibrillatori, prelevare la vena o l’arteria da usare per un bypass coronarico.

Un genere di cardiochirurgia mini-invasiva che si sta diffondendo è la chirurgia robotica. In quest’approccio, il chirurgo utilizza un computer per controllare strumenti chirurgici montati su sottili bracci robotici.

Gli strumenti vengono inseriti attraverso piccole incisione nel torace. Questa chirurgia consente di eseguire interventi complessi e di alta precisione. È sempre il chirurgo a comandare i bracci robotici, che non dispongono di autonomia di movimento.

Indicazioni alla cardiochirurgia

La cardiochirurgia viene usata per trattare molti problemi cardiaci. Per esempio, viene usata per:

  • Trattare l’insufficienza cardiaca e la cardiopatia coronarica,
  • Riparare valvole cardiache difettose,
  • Controllare ritmi cardiaci anomali,
  • Impiantare dispositivi medici,
  • Sostituire un cuore difettoso con un cuore sano.

Se altri trattamenti, come modifiche dello stile di vita, farmaci e procedure mediche, non sono efficaci o non possono essere adottati, si prenderà in considerazione il ricorso alla cardiochirurgia.

Specialisti coinvolti

La scelta verrà svolta con l’assistenza del medico curante, di un cardiologo e di un chirurgo cardiotoracico.

Il cardiologo è un medico specialista nella diagnosi e nel trattamento delle malattie cardiache. Il chirurgo cardiotoracico è un chirurgo specializzato negli interventi su cuore e polmoni.

Questo team medico prescriverà una serie di indagini per stabilire le condizioni generali di salute e il problema cardiaco. Saranno queste figure ad assistere il paziente nel prendere una decisione relativamente all’intervento.

Prima dell’intervento

Valutazione medica

Il medico rivedrà con il paziente:

  • Il tipo di problema cardiaco e i suoi sintomi. Verrà eventualmente considerata la durata di tali sintomi.
  • Precedenti trattamenti (interventi chirurgici, procedure mediche e farmaci) per i problemi cardiaci.
  • Anamnesi famigliare di cardiopatie.
  • Anamnesi personale, con particolare attenzione per il diabete o l’ipertensione.
  • Età e salute in generale.

Si verrà sottoposti a esami del sangue, come una conta completa delle cellule del sangue, un pannello lipidico (colesterolo) e altre analisi applicabili.

Analisi diagnostiche

Problema cardiaco e stato generale di salute verranno indagati a fondo. Questo aiuterà a stabilire la necessità di un intervento cardiochirurgico, il tipo di intervento più adeguato e quando eseguilo.

ECG (Elettrocardiogramma)

Si tratta di un esame non invasivo e indolore, che rileva e registra l’attività elettrica del cuore. “Non invasivo” indica che non occorrono né un approccio chirurgico né l’inserimento di strumenti nel corpo.

Mostra la velocità dei battiti e la loro ritmicità (costante o irregolare). L’ECG può anche registrare l’intensità e la trasmissione temporale dei segnali elettrici nel cuore.

Può evidenziare segni di danno cardiaco dovuto a cardiopatia coronarica, nonché segni di eventi in corso o pregressi.

Prova da sforzo

Alcuni problemi cardiaci sono più facili da diagnosticare se il cuore è sottoposto a un lavoro più intenso e batte più velocemente. Con una prova da sforzo, viene rilevata l’attività cardiaca durante l’esercizio, in modo da sollecitare e accelerare l’attività cardiaca. In soggetti che non possono sostenere un’attività fisica, il cuore verrà sollecitato tramite farmaci.

Fa parte del test controllare la pressione arteriosa e acquisire l’ECG. Potrebbero essere rilevati anche altri parametri cardiaci.

Ecocardiografia

Si tratta di un esame non doloroso e non invasivo. L’ecocardiografia usa gli ultrasuoni per generare immagini in movimento del cuore. Le immagini mostrano la dimensione e la forma del cuore, ma anche come stanno lavorando le cavità e le valvole cardiache.

L’ecocardiografia può anche mostrare aree scarsamente vascolarizzate del cuore, aree di muscolo cardiaco che non si contraggono normalmente e lesioni pregresse del muscolo causate da un insufficiente flusso sanguigno.

Angiografia coronarica

Questo esame si basa su un mezzo di contrasto e speciali raggi X per studiare l’interno delle coronarie.
Per erogare il mezzo all’interno delle coronarie, è necessario ricorrere a una procedura chiamata cateterismo cardiaco.
Consiste nell’inserimento di un catetere (tubicino flessibile) in un vaso sanguigno del braccio, dell’inguine o del collo. Il catetere viene diretto nelle arterie coronarie, dove viene iniettato il mezzo di contrasto.
Raggi X speciali permettono di visualizzare il contrasto mentre scorre lungo le coronarie. Queste radiografi particolari vengono dette angiogrammi.

Il medico può così studiare il flusso di sangue nel cuore e nei suoi vasi. L’esame aiuta a localizzare ostacoli al flusso che possono causare un infarto.

Aortogramma

L’aortogramma è un angiogramma dell’aorta. L’aorta è l’arteria principale che trasporta il sangue dal cuore al resto del corpo. L’aortogramma può mostrare sede e dimensione di un aneurisma aortico.

Radiografia del torace

La tecnica acquisisce immagini degli organi e delle strutture all’interno del torace, come cuore, polmoni e vasi sanguigni.

Fornisce informazioni su dimensione e forma del cuore. La radiografia mostra anche la sede e la forma dei grossi vasi intorno al cuore.

Tomografia computerizzata del cuore

La tomografia computerizzata del cuore, o TAC cardiaca, è un’analisi indolore che impiega un apparecchio radiografico per acquisire immagini nitide e dettagliate del cuore.

Talvolta, l’esame richiede l’iniezione endovenosa di un mezzo di contrasto a base di iodio. Il mezzo di contrasto evidenzia le arterie coronarie nelle immagini radiografiche. Questo tipo di TAC è detta angio TAC coronarica.

La TAC cardiaca può mostrare se le arterie coronarie sono ristrette da placche o la presenza di un aneurisma. Può anche identificare problemi funzionali del cuore e delle valvole.

Imaging a risonanza magnetica del cuore

La risonanza magnetica (RM) è un’indagine sicura e non invasiva che impiega magneti, onde radio e un computer per generare immagini degli organi e dei tessuti.
La RM cardiaca genera immagini del cuore in movimento. Il computer crea sia immagini statiche che in movimento del cuore e dei principali vasi sanguigni.
Questa tecnica mostra la struttura e la funzionalità del cuore. Può anche identificare sede e dimensione di un aneurisma.

Sensazioni e aspettative

Ci sono vari tipi di cardiochirurgia. L’atteggiamento prima dell’intervento può essere molto diverso tra soggetti.

Alcuni pazienti partecipano con cura alla pianificazione dell’intervento. Sanno esattamente quando e come si svolgerà l’intervento. Altri individui necessitano di cardiochirurgia di urgenza. Per esempio, potrebbero essere ricoverati d’urgenza per un intervento di disostruzione delle coronarie.

In caso di intervento pianificato, il team medico-sanitario avrà cura di incontrare e informare il paziente su cosa succederà. Spiegherà come prepararsi. Il ricovero in ospedale avverrà il pomeriggio o il mattino precedente l’intervento.

Verranno eventualmente condotti alcuni esami prima della chirurgia, per esempio un ECG, una radiografia del torace o un esame del sangue. Verrà predisposta una linea endovenosa in una vena del braccio o del torace per la somministrazione di liquidi e farmaci.

Il personale sanitario provvederà eventualmente alla rasatura dell’area in cui il chirurgo effettuerà l’incisione. La pelle potrebbe anche essere lavata con un sapone speciale per ridurre il rischio di infezione.

Subito prima della chirurgia, il paziente verrà trasferito in sala operatoria. Verrà quindi sedato e addormentato in modo da non sentire dolore durante l’intervento.

Cosa avviene durante l’intervento

L’intervento viene eseguito in ambito ospedaliero da un team di esperti. Questa chirurgia viene affidata a uno specialista, il chirurgo cardiotoracico, assistito da altri medici e infermieri.

La durata dell’operazione dipenderà dal tipo di intervento. Il tipo più comune, cioè il bypass, richiede da 3 a 6 ore circa.

Chirurgia tradizionale a cuore aperto

Per questo tipo di chirurgia, vengono somministrati farmaci per facilitare il sonno. Durante l’intervento, verranno monitorati il battito cardiaco, la pressione arteriosa, i livelli di ossigeno e il respiro.

Quest’ultimo verrà assicurato tramite l’inserimento di un tubo nelle vie respiratorie (tubo endotracheale). Il tubo è connesso a un ventilatore, ossia un apparecchio che provvede artificialmente alla respirazione.

Il chirurgo inizia con un’incisione centrale sulla parete toracica di circa 15 – 20 cm. Viene quindi tagliato lo sterno per aprire la gabbia toracica e accedere al cuore.

Intanto vengono somministrati farmaci che fluidificano il sangue e gli impediscono di coagulare. Il cuore viene collegato alla macchina cuore-polmone. Questa apparecchiatura sostituisce l’azione di pompa del cuore e spinge il sangue lontano dal cuore.

La macchina viene gestita da uno specialista ad hoc. Grazie alla CEC, il chirurgo riesce a intervenire sul cuore mentre l’organo è fermo e in assenza di passaggio di sangue.

Una volta collegata l’apparecchiatura, vengono somministrati farmaci per fermare l’attività del cuore. Viene posizionato un tubo di drenaggio nel cuore per portare il sangue alla macchina, che provvede a rimuovere il biossido di carbonio (l’anidride carbonica, un prodotto di scarto) dal sangue, ossigenarlo e quindi ripomparlo nell’organismo. Vengono inseriti anche tubi toracici di drenaggio dei liquidi.

Una volta avviata la CEC, inizia l’intervento correttivo sul cuore. Terminata l’operazione, viene ristabilita la circolazione normale. In genere, il cuore riprende a battere spontaneamente. Talvolta, vengono erogate piccole scosse elettriche per riavviarlo.

Una volta che il cuore ha ripreso a battere da solo, vengono rimossi i tubi e arrestata la macchina cuore-polmoni. Vengono anche somministrati farmaci per ristabilire l’attività coagulatoria del sangue.

Lo sterno viene richiuso tramite fili. Questi fili sono permanenti. Una volta guarito, lo sterno riacquista completamente la propria resistenza.

La pelle viene richiusa tramite graffette o punti di sutura. Una volta ripresa l’attività respiratoria spontanea, verrà rimosso anche il tubo endotracheale.

Chirurgia a cuore battente

Come la chirurgia tradizionale, anche l’intervento a cuore battente richiede l’apertura dello sterno per accedere al cuore. Il cuore, però, non viene fermato e il paziente non viene collegato alla macchina cuore-polmone.

Piuttosto, viene stabilizzata l’attività cardiaca con un dispositivo meccanico, in modo da poter operare sul cuore. Il cuore continuerà a pompare il sangue nel corpo.

Cardiochirurgia mini-invasiva

Per questo tipo di interventi, il chirurgo esegue piccole incisioni (tagli) sul lato del torace tra le costole. Questi tagli possono addirittura essere di soli 5 – 7 cm. Il chirurgo inserisce la strumentazione attraverso queste incisioni.

Viene introdotto anche uno strumento dotato in punta di una piccola videocamera, che consentirà al chirurgo di vedere all’interno del corpo.

Alcuni tipi di cardiochirurgia mini-invasiva richiedono la CEC, altri no.

Dopo l’intervento cardiochirurgico

Decorso ospedaliero

Secondo il tipo di intervento, saranno necessari uno o più giorni di degenza in terapia intensiva. Verrà probabilmente inserita una linea endovenosa nel braccio o nel torace per somministrare liquidi finché il paziente non è in grado di bere da solo.

Il paziente potrà ricevere un supplemento di ossigeno tramite una mascherina o una cannula nasale. Mascherina o cannula verranno rimosse quando non più necessarie.

Dopo la terapia intensiva, il paziente rimarrà in ambito ospedaliero per diversi giorni prima di poter andare a casa. Durante la degenza, frequenza cardiaca, pressione arteriosa, respirazione e ferite chirurgiche verranno attentamente sorvegliate.

Convalescenza a casa

I singoli individui rispondono differentemente agli interventi sul cuore. La durata della convalescenza dipenderà dal tipo di problema e di intervento subito. Si verrà istruiti su come:

  • Prendersi cura delle ferite chirurgiche,
  • Riconoscere i segni di infezione o altre complicanze,
  • Interagire con le conseguenze della chirurgia.

Si verrà anche muniti di un programma di appuntamenti, di una terapia e di un elenco di situazioni in cui contattare tempestivamente il proprio medico.

È normale che un intervento di cardiochirurgia abbia postumi. Questi possono consistere per esempio in dolori muscolari o toracici, gonfiore (specialmente in caso di incisioni nella gamba per l’esecuzione di un bypass).

Altre possibili conseguenze possono essere

  • mancanza di appetito,
  • problemi del sonno,
  • stipsi
  • e oscillazioni del tono dell’umore o depressione.

In genere, i postumi svaniscono nel tempo.

Il tempo di recupero dopo cardiochirurgia dipende dal tipo di intervento subito, dal precedente stato di salute generale e dall’insorgenza di eventuali complicanze.

Sarà il medico a stabilire quando riprendere le proprie attività giornaliere, come lavorare, guidare e fare attività fisica.

Cure e controlli

Dopo la chirurgia, sarà necessario sottoporsi a visite di controllo dal proprio medico. Queste visite potranno essere associate a esami del sangue, ECG, ecocardiografia o prova da sforzo. Questi esami servono a capire come sta lavorando il cuore dopo l’intervento.

Alcuni tipi di chirurgia richiederanno l’assunzione di farmaci anticoagulanti. Saranno necessari esami periodici di controllo per monitorare l’adeguatezza delle dosi.

Possono essere utili adattamenti dello stile di vita e medicinali di supporto. Le modifiche dello stile di vita potranno consistere nell’abolizione del fumo, variazioni della dieta, maggior attività fisica e riduzione o miglior gestione dello stress.

Il medico potrà raccomandare l’adesione a un programma di riabilitazione cardiaca. Si tratta di una riabilitazione con supervisione medica che può contribuire a migliorare la salute e il benessere di soggetti con problemi cardiaci.

Include allenamenti fisici, educazione sulle modalità di vita salubri per il cuore e sostegno per ridurre lo stress e favorire la guarigione. Il medico aiuterà a reperire i centri di riabilitazione più adatti al proprio caso.

Rischi della cardiochirurgia

Anche se spesso dà risultati eccellenti, la cardiochirurgia comporta dei rischi. I rischi includono:

  • Sanguinamento.
  • Infezioni, febbre, gonfiori e altri segni di infiammazione.
  • Reazione agli anestetici usati durante l’intervento.
  • Aritmie (battiti irregolari).
  • Danni ai tessuti di cuore, reni, fegato e polmoni.
  • Ictus, che può causare danni transitori o permanenti.
  • Morte. La cardiochirurgia è più rischiosa nei soggetti che affrontano l’intervento in condizioni di salute molto critiche.
  • Perdita di memoria e altri problemi, per esempio di concentrazione, possono insorgere in alcuni soggetti.

Sono più frequenti nelle persone anziane e nelle donne. Spesso, questi problemi migliorano nell’arco di 6 – 12 mesi dopo l’intervento.

In generale, il rischio di complicanze è maggiore se l’intervento viene effettuato in condizioni di emergenza (per esempio, durante un infarto). Il rischio è maggiore anche se coesistono altre patologie, come diabete, malattie renali, malattie polmonari o arteriopatie periferiche.

Fonte:

Articoli correlati

Leggi gli altri articoli delle seguenti categorie:

oppure cerca altri argomenti attraverso l'indice

oppure fai una ricerca tra le centinaia di articoli pubblicati

Domande, suggerimenti e segnalazioni

Gentile utente, per garantire maggiormente la tua privacy i tuoi contributi potrebbero essere mostrati sul sito in forma anonima.

Leggi le condizioni d'uso dei commenti.

  1. Anonimo

    E’ vero negli stati uniti usufruiscono di assistenza solo chi ha un reddito molto basso o un assicurazione sanitaria privata e purtroppo chi deve fare una prestazione di un certo costo e non rientra in quelle categorie, deve sostenere tutta la spesa, in effetti non è una cosa giusta.

  2. Anonimo

    Altro che assistenza se non ci riesci a pagare le fatture non ti danno neanche una aspirina! Se ai necessita ma non ai pagato sei morto questo e il brutto degli U.S.A

  3. Anonimo

    La salute negli USA è uno dei punti più critici, secondo me, l’assistenza è garantita soltanto per le persone che possono pagare e questo non mi sembra molto giusto. Questo articolo mi sembra molto interessante per chè riesce ad spiegare per bene alcuni passaggi degli interventi che non conoscevo. Sono sempre prezzi esagerati ma ora conosco il motivo.
    Sara di ortodonziainvisibile.tv

  4. Anonimo

    si ma anche un prezzo diciamo al incirca di tutta una operazione es fare una apendicetomia in laparoscopia quanto verreve a costare al lincirca in veneto

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Mi dispiace, ma non sono in grado di fare realmente precise (si parla comunque di qualche migliaio di euro, probabilmente) in quanto dipende dal tipo di tecnica usata, dal tipo di anestesia, …

  5. Anonimo

    non so’ io ho sofferto come un cane per 2 anni,per problemi cervicali, ho speso 10.000 euro, ero a letto, ho perso il lavoro, e sapete quando mi hanno operato?, quando non camminavo piu, e in verita’ io non vedevo l’ora di andare dall’altra parte, non mi vergogno dirlo, ma chi mi ha operato, ha visto tutte le innumerevoli carte e visite che ho fatto, 10.000 euro in 2 anni, senza calcolare che non ho piu un lavoro e ho 42 anni mentre scrivo questo. mi ha detto ma lei a 2 ernie!!! e io: come 2 ernie?? ma cosa mi hanno fatto fare fino adesso?? ma cosa vedevano??? mi ha risposto, lei non la operavano per 2 motivi: 1) perche siamo in pochi che sappiamo farlo 2) perche lei costa alla sanita’, sono rimasto basito, la mia vita pagando le tasse si basava su denaro che io versavo allo stato, ma al momento opportuno io potevo anche crepare!!! ora ho una seconda ernia, tra c3 e c2 ma non voglio rifare tutto quello che ho passato, mi dispiace, saranno i costi, ma e’ anche perche se una persona non ci passa anche studiando, non potra mai capire quanto ti annienta un’ernia cervicale e cosa ti causa proprio a chi la vive, purtroppo i dottori ne vedono 1000 di queste cause, ma non lo auguro a nessuno, io oggi pagherei per la mia seconda ernia senza pensarci, anche se non ho un lavoro e non dispongo di molto, e questo perche? perche non sapete ma solo immaginate anche studiando, quanto sia devastante, sono ritornato da santo domingo dove facevo il pescatore dopo essere stato licenziato e operato, e stavo da dio, ora ho la seconda ernia, ditemi dove andare e cosa costa perche ci vado subito! non riesco a rifare una vita simile tutti se ne fregano e me l’ha detto pure il chirurgo che mi ha salvato in tempo, non camminavo piu e non tenevo piu su la testa…. si puo’ far una cosa gel gnere a una persona??? 7 neurochirurghi ho girato da bergamo fino a genova. assurdo. ora son tornato ma con problema minore ma mi sto avvicinando, ormai so’ i comportamenti progressivi fino al non piu camminare, per ora soffro gia molto direi dolore, emicrania, 2 dita diventate insensibili per compressione di qualche nervo causa dell’ernia, braccio sx leggermente dolorante, a fare la spesa non riesco a tenere fisso lo sguardo sui prezzi devo abbassare la testa, mi sento dentro come se si gonfiasse, quanto costa e dove arrivo subito, ho una vita sola ho 42 anni e penso di essere gia abbastanza sfortunato, ho avuto pace per un anno 1/2 ma ora….

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non è stato possibile accedere all’intervento attraverso il Sistema Sanitario Nazionale (mutua)?

  6. Anonimo

    buongiorno,

    Purtroppo il nostro sistema non regge, paghiamo tasse altissime e abbiamo un servizio sanitario scadente.
    Ho effettuato una setto plastica e non ho risolto nulla, continuo a non respirare e i medici mi dicono che per operare “a regola d’arte” bisogna fare privatamente, in altri stati (USA) non ti chiedono neanche la differenza tra settoplastica e rinosettoplastica, operano in modo completo evitando al minimo rioperazioni.
    È vero si paga una assicurazione, ma si pagano anche poche tasse, come il mio caso c’è ne sono migliaia, dottori della mutua scazzati che neanche ti ascoltano, tempi di attesa di anni, inefficienze.
    [CUT], a noi non resta che pagare, ma se non si hanno soldi?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Non ero intervenuto perchè l’avevo intesa come riflessione.
      In effetti non c’è molto da aggiungere, anche se nonostante tutto il nostro sistema sanitario rimane uno dei migliori del mondo (anche se purtroppo la qualità non è uniforme sul territorio); in ogni caso credo che il ragionamento si possa estendere a tutti i servizi, non solo a quelli sanitari, ma ci spostiamo su un campo politico che esula dagli obiettivi del sito.

La sezione commenti è attualmente chiusa.