Milza ingrossata e dolore alla milza: cause e rimedi

Ultimo Aggiornamento: 15 giorni

Introduzione

Il corpo umano è una macchina estremamente complessa che ormai da secoli è oggetto di analisi da parte di medici e anatomisti, ma la cui comprensione è da considerarsi tutt’oggi incompleta. E se il nostro organismo custodisce ancora alcuni dei suoi misteri a chi lo studia per mestiere, è facile immaginare che gran parte delle persone conosca solo a grandi linee le sue strutture e il suo funzionamento, soprattutto per quel che riguarda gli organi meno nobili.

In questo articolo ci dedicheremo proprio ad uno di questi: la milza.

È questa un organo solido, localizzato nell’addome, che ricopre un’importante funzione all’interno del sistema immunitario e che si occupa della distruzione dei globuli rossi che hanno terminato il loro ciclo vitale.

Come tutte le componenti del corpo umano anch’essa può essere interessata da malattia: in molte condizioni patologiche va incontro ad un ingrossamento, detto splenomegalia. Un altro sintomo comune è il dolore, che può essere evocato in situazioni del tutto normali come durante l’allenamento o gli sforzi fisici eccessivi, ma anche da alcune malattie.

Il presente articolo non rappresenta in nessuno modo un’alternativa all’assistenza del medico curante.

Anatomia e fisiologica

La milza

  • è un organo parenchimatoso, cioè solido (al contrario degli organi come lo stomaco o l’intestino, che sono cavi),
  • ha forma ovoidale,
  • colore rosso scuro.

La milza si trova nella parte sinistra dell’addome, in alto, appena sotto il diaframma (un muscolo a forma di cupola che separa la cavità toracica da quella addominale), e le sue dimensioni sono normalmente di circa 13 cm di lunghezza e di 7 cm di larghezza.

In genere è completamente ricoperta dalle coste, quindi non è possibile palpare la milza attraverso la parete addominale (anche se, come vedremo, è possibile apprezzarla quando le sue dimensioni sono aumentate).

Ricostruzione della posizione anatomica della milza

La milza si trova sul fianco sinistro (Photo: iStock.com/Ingram Publishing)

L’interno dell’organo è costituito da due parti ben distinte: la polpa rossa e la polpa bianca, a seconda della prevalenza di cellule immunitarie (globuli bianchi) o eritrociti (globuli rossi). All’esterno, invece, è circondato da una capsula di tessuto connettivo, una struttura che ha essenzialmente uno scopo di sostegno e protezione.

Nella milza stazionano tutte le componenti del sangue:

  • globuli rossi,
  • globuli bianchi,
  • piastrine,

oltre ai batteri quando vi sia un’infezione in corso. Le funzioni di tale organo riguardano proprio questi elementi. Vediamo quindi quali sono le principali:

  • Eliminazione dei globuli rossi senescenti: L’eliminazione dei globuli rossi avviene all’interno della polpa rossa, la parte preponderante della milza, che presenta una ricchissima irrorazione (vale a dire che è raggiunta da moltissimi vasi sanguigni). All’interno di tale zona avviene il controllo dei globuli rossi: queste cellule (dette anche eritrociti) sono quelle che trasportano l’ossigeno nel sangue, rilasciandolo nei tessuti periferici. Sono cellule temporanee che vengono prodotte in maniera continuativa dal midollo osseo e la cui vita dura circa 120 giorni (quattro mesi). Se vi sono globuli rossi troppo vecchi (senescenti) o difettosi questi vengono eliminati proprio all’interno della polpa rossa, che in questo modo si assicura di mantenere in circolo solo le cellule qualitativamente migliori.
  • Produzione di anticorpi: Gli anticorpi sono proteine del sistema immunitario che difendono l’organismo dalle infezioni. Essi vengono prodotti dai globuli bianchi, in particolar modo da un sottotipo di queste cellule, cioè i linfociti; è facile dunque intuire che questa funzione venga svolta all’interno della polpa bianca che è particolarmente ricca di questi componenti. Anche se i globuli bianchi vengono prodotti all’interno del midollo osseo (come tutte le cellule del sangue) per iniziare la produzione degli anticorpi essi devono essere attivati, un processo che avviene principalmente all’interno della milza.
  • Protezione dalle infezioni: Questa funzione viene svolta attraverso due meccanismi separati; oltre a facilitare la produzione di anticorpi (che abbiamo già esplorato nel punto precedente), la milza rimuove dalla circolazione i batteri una volta che questi sono stati individuati dal sistema immunitario.
  • Produzione di cellule del sangue: La creazione di nuove cellule del sangue è normalmente una prerogativa del midollo osseo: qui, in condizioni fisiologiche, nascono infatti tutti i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine che possediamo. Se però il midollo osseo è vittima di un processo patologico e diventa incapace di far fronte alle necessità dell’organismo, la milza può parzialmente vicariare questa funzione cominciando a produrre cellule ematiche.
  • Immagazzinare cellule del sangue: Nella polpa della milza sono contenute normalmente grandi quantità di cellule del sangue, cioè globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Per quanto riguarda questi ultimi due elementi (globuli bianchi e piastrine), sembra che l’organo svolga una funzione di “magazzino”: tali cellule vengono infatti sequestrate al suo interno per essere poi rese disponibili nel momento del bisogno (ovvero quando vi sia rispettivamente un’infezione o un’emorragia in atto).

Quando la milza è ingrossata (splenomegalia)

Si definisce splenomegalia l’ingrossamento abnorme della milza, che ricordiamo dovrebbe misurare al massimo circa 13 centimetri di lunghezza e 7 di larghezza. Questa condizione è asintomatica nella maggior parte dei casi, ma può provocare

  • dolore in corrispondenza della sede dell’organo (cioè la parte superiore e sinistra dell’addome),
  • senso di tensione,
  • sazietà precoce.

L’ingrossamento della milza può essere rilevato dal medico curante grazie a semplici manovre semeiologiche come la palpazione o la percussione dell’addome; la conferma può poi arrivare da esami radiologici come l’ecografia addominale, la Tomografia Computerizzata (TC o TAC) e la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN). Gli esami del sangue, inoltre, possono rilevare valori alterati nella conta delle cellule ematiche e talvolta identificare la causa della splenomegalia.

Spesso l’ingrossamento della milza si associa ad ipersplenismo, cioè un eccesso delle normali funzioni della milza che provoca la diminuzione delle cellule circolanti nel sangue poiché esse vengono demolite o sequestrate in maggiore quantità. Una complicanza grave di questa condizione è la rottura della milza, che si manifesta con dolore intenso e gravissima emorragia interna (cioè sanguinamento all’interno dell’addome), tale che può risultare fatale se non viene trattata tempestivamente.

Normalmente la rottura di milza si verifica esclusivamente in seguito a importanti traumi addominali, ma quando l’organo è ingrossato e disteso la sua parete diviene meno resistente, cosicché può bastare una minima contusione per provocarne la rottura.

Di seguito elenchiamo alcune delle principali patologie che possono provocare splenomegalia:

  • Anomalie dei globuli rossi: Rientrano in questa categoria malattie come le talassemie, la sferocitosi e l’ellissocitosi. In tutti questi casi vi è un aumento di globuli rossi difettosi e, per eliminarli, la milza aumenta di dimensione.
  • Malattie infettive: Anche in corso di malattie infettive la milza è chiamata a svolgere un carico di lavoro più elevato del normale, dunque aumenta di dimensioni per riuscire a fronteggiare l’infezione.
  • Malattie del sistema immunitario: Si tratta di malattie in cui il sistema immunitario funziona in maniera anomala e sregolata, talvolta aggredendo l’organismo stesso (come ad esempio l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico e la sarcoidosi). In questo caso, pur non essendoci nessuna infezione in corso, il sistema immunitario risulta iperfunzionante e di conseguenza provoca l’aumento di dimensioni della milza.
  • Malattie del midollo osseo: Come già accennato prima la milza è in grado di sostituire le funzioni del midollo osseo (cioè la produzione di cellule del sangue) quando questo è interessato da un processo patologico. Quando si fa carico di questa funzione, ovviamente, l’organo aumenta di dimensioni.
  • Infiltrazione della milza da parte di malattie sistemiche: In questo caso l’ingrossamento non è dovuto ad un aumento del normale tessuto che compone l’organo, ma al sopraggiungere di cellule malate o fibrosi. Fra le patologie che possono infiltrate la milza ci sono, ad esempio, leucemie, linfomi, metastasi e malattie da accumulo.
  • Congestione sanguigna: La milza può anche ingrandirsi a causa del ristagno di sangue al suo interno. Nella maggior parte dei casi questa condizione è provocata da malattie gravi e croniche, come ad esempio la cirrosi epatica e l’insufficienza cardiaca.

Di norma l’ingrossamento della milza regredisce una volta trattata la patologia scatenante, come accade ad esempio nel caso delle infezioni. Purtroppo però non tutte le condizioni sono trattabili; quando la splenomegalia è dovuta ad una patologia incurabile ed è molto fastidiosa per il paziente è possibile ricorrere ad un’altra opzione terapeutica: la splenectomia.

Si tratta di un intervento chirurgico volto a togliere l’organo nella sua totalità (operazione che si rende necessaria anche nel caso della rottura della milza). La milza infatti, pur svolgendo una serie di funzioni importanti, non è indispensabile alla sopravvivenza dell’individuo. Una volta rimossa, comunque, il paziente andrà incontro a problematiche come l’aumento della suscettibilità ad alcuni tipi di infezioni, dovuta ovviamente al venir meno delle funzioni immunitarie dell’organo. Sono quindi raccomandante in coloro che non hanno più la milza delle vaccinazioni aggiuntive, in particolar modo quelle rivolte allo Streptococcus pneumoniae (o pneumococco).

Dolore alla milza

Il dolore alla milza è un sintomo piuttosto comune che ha carattere trafittivo e viene normalmente avvertito nella parte superiore sinistra dell’addome, in corrispondenza delle ultime coste.

La sua comparsa segue solitamente gli sforzi fisici intensi e le attività sportive, soprattutto in condizione di scarso allenamento, e scompare dopo pochi minuti di riposo. Il dolore alla milza che si presenta in queste circostanze non è dovuto a situazioni patologiche e non deve allarmare: generalmente è sufficiente l’allenamento per prevenirne la ricomparsa.

Quando invece il sintomo si manifesta a riposo è possibile che esso sia causato dal rapido ingrandimento dell’organo, che provoca lo stiramento della capsula che lo circonda. In questo caso è consigliabile rivolgersi al proprio medico per appurare l’effettiva presenza di splenomegalia ed eventualmente ricercarne la causa (vide supra) attraverso gli esami più opportuni.

Il dolore alla milza, tuttavia, può presentarsi anche in assenza di splenomegalia. Un esempio è l’infarto splenico, cioè l’occlusione di un vaso arterioso che trasporta sangue all’interno dell’organo; si tratta fortunatamente di un’evenienza rara, tipica delle persone affette da anemia falciforme (una malattia genetica che rende i globuli rossi deformi e può causare l’occlusione dei vasi sanguigni).

Bibliografia

  • Longo et al. Harrison – Principi di medicina interna. Milano, Casa editrice Ambrosiana; 2016.
  • Ranuccio Nuti. Semeiotica Medica. Edizioni Minerva Medica, Torino; 2010.
  • AIMS, Concorso Nazionale SSM. Manuale teorico. Milano, Edra; 2015.

 

A cura del dottor Daniele Busatta

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