Intolleranze, allergie al cibo e peso: quale legame?

Ultimo Aggiornamento: 282 giorni

Introduzione

È ormai nota da tempo l’epidemia di obesità che ha colpito i Paesi occidentali e cresce quindi parallelamente da parte della popolazione la ricerca di soluzioni e strategie per dimagrire.

Prevedibilmente si è quindi sviluppato e affermato negli ultimi anni un florido e remunerativo mercato di approcci terapeutici proposti da numerose figure professionali per cercare di offrire risposte alle crescenti necessità di una sempre più numerosa popolazione in sovrappeso.

Molto spesso questa diet-industry ha finalità esclusivamente economiche, perchè costruita senza le necessarie e solide basi scientifiche richieste per approcciarsi all’argomento. È il caso quindi degli integratori per dimagrire, delle sempre più curiose diete e programmi alimentari che affollano Rete e riviste, dei sostitutivi del pasto e di tanto altro ancora.

Una recente ipotesi nata in modo imprecisato prevederebbe che l’aumento di peso e l’incapacità di perderlo siano legati ad allergie e/o intolleranze alimentari, ma quanto c’è di vero?

Nulla.

Ma facciamo un passo indietro per spiegare meglio questa affermazione.

Allergia o intolleranza?

Le allergie e le intolleranze alimentari sono definite come reazioni avverse agli alimenti, ovvero manifestazioni cliniche indesiderate e impreviste relative all’assunzione di un alimento.

Possono essere schematizzate come segue:

  • Tossiche (per contaminazione batterica, contaminazione da tossine, …)
  • Non tossiche
    • Reazioni immunomediate (con attivazione del sistema immunitario)
      • Allergie alimentari
      • Celiachia, sindrome sistemica da nichel
    • Reazioni NON immunomediate (intolleranze alimentari)

Allergia alimentare

Si stima che questo fenomeno interessi circa il 4-5% della popolazione.

L’allergia scatena una serie di sintomi a seguito dell’attivazione del sistema immunitario verso uno specifico alimento, spesso attraverso gli anticorpi IgE e il rilascio di istamina.

I sintomi causati da una reazione allergica al cibo possono variare per tipologia e gravità, ricordiamo per esempio:

  • reazioni cutanee, tra cui prurito e orticaria,
  • gonfiore,
  • vomito,
  • mal di pancia,
  • diarrea,
  • sintomi respiratori come naso chiuso o che cola, tosse e respiro affannoso.

Questi sintomi di solito si sviluppano rapidamente e talvolta è sufficiente il contatto cutaneo o l’inalazione per scatenare la reazione.

La maggior parte delle allergie alimentari si scatena solo dal secondo contatto in poi con l’allergene, in quanto la prima volta si verifica il cosiddetto processo di sensibilizzazione che non prevede la comparsa dei sintomi.

I casi più gravi (anafilassi) possono essere pericolosi per la vita e richiedono cure mediche immediate. I sintomi possono includere

  • gonfiore delle labbra, della lingua o del viso,
  • costrizione alla gola,
  • difficoltà respiratorie
  • aumento della frequenza cardiaca.

La perdita di coscienza può verificarsi in casi estremi.

Normalmente i sintomi iniziano possono avere inizio da pochi minuti dopo l’ingestione del cibo, fino a circa un paio d’ore dopo (in questi casi è ovviamente più difficile risalire alla causa).

Le allergie alimentari sono tutto sommato poco diffuse e i cibi a maggior rischio sono

  • arachidi,
  • noci,
  • uova,
  • latte,
  • pesce,
  • crostacei,
  • sesamo,
  • soia,
  • grano.

È importante essere consapevoli che qualsiasi cibo può potenzialmente causare una reazione allergica.

Intolleranza alimentare

L’intolleranza alimentare non è definibile in modo altrettanto preciso e spesso richiede diverso tempo per una corretta diagnosi. Non espone in genere al rischio per la vita, ma può avere un impatto molto grave sulla qualità di vita del paziente, con conseguenze anche psicologiche dovute al pensiero che non sarà possibile individuare la causa del profondo malessere.

Le reazioni di intolleranza alimentare non coinvolgono il sistema immunitario e il meccanismo della maggior parte delle intolleranze non è chiaro.

I sintomi compaiono in genere con un significativo ritardo rispetto al consumo del cibo, talvolta anche giorni dopo, e sono dose dipendenti (ossia maggiore è la quantità di cibo consumata e più severa sarà la reazione).

I sintomi causati da queste reazioni sono di solito

  • gonfiore,
  • diarrea,
  • stitichezza,
  • colon irritato
  • e problemi della pelle come eczema e dolori articolari.

I sintomi possono colpire persone diverse in modi diversi e possono durare per ore o giorni a seconda dei casi; alcuni soggetti lamentano poi problemi non specifici, come

  • confusione,
  • mal di testa,
  • stanchezza.

Le intolleranze alimentari includono:

  • reazioni enzimatiche (per esempio l’intolleranza al lattosio degli adulti è spesso legata alla carenza di produzione di lattasi, l’enzima deputato alla sua digestione),
  • reazioni farmacologiche (per esempio reazioni a sostanze come tiramina, istamina, caffeina, … contenute negli alimenti),
  • reazioni indefinite (risposte con cause psicologiche o neurologiche).

Sono spesso associate a condizioni cliniche del tratto gastrointestinale, primo fra tutti il colon irritabile.

A differenza dei soggetti allergici, che devono evitare qualsiasi contatto con l’alimento a rischio, i soggetti intolleranti possono cosumarne piccole quantità senza sviluppare alcun sintomo.

È bene sottolineare e ricordare che la maggior parte dei test oggi proposti per la diagnosi delle intolleranze non hanno alcun fondamento scientifico e il risultato è quindi considerato privo di qualsiasi utilità; fra questi ricordiamo:

  • Dosaggio Ig4
  • Test citotossico
  • Alcat test
  • Test elettrici
  • Test kinesiologico
  • DRIA test
  • Analisi del capello
  • Iridologia
  • Biorisonanza
  • Pulse Test
  • Riflesso cardiaco auricolare

I legami con sovrappeso e obesità

Analizzando la letteratura scientifica a disposizione non emerge alcun legame fra intolleranze alimentari e obesità, che sono quindi due problematiche del tutto indipendenti tra loro.

Posta questa importante premessa, se pensiamo alla diffusione dei test per intolleranze privi di validità scientifica, emerge una consistente preoccupazione sull’inutilità di ricorrere a diete ad eliminazione prescritte senza solide motivazioni, che possono avere ripercussioni anche importanti sulla salute e sulla qualità di vita:

  • Rischio di immotivate carenze nutrizionali, in quanto il soggetto viene invitato a eliminare dalla propria dieta uno o più alimenti senza precise indicazioni su come compensare eventuali carenze;
  • Ripercussioni psicologiche dovute alla (spesso inutile! ricordiamolo) rinuncia a determinati alimenti;
  • Assenza di risultati nei pazienti che puntano a perdere peso, oppure ottenimento di un calo del peso a causa di regimi non equilibrati e fortemente carenti;
  • Nei bambini esiste il concreto rischio di scarsa crescita e malnutrizione.

In ambienti medici controllati, per esempio con il supporto di gastroenterologi e dietologi, l’eventuale diagnosi di intolleranza viene poi sempre seguita da un attento follow-up del paziente, per provare nel tempo a reintrodurre eventualmente gli alimenti eliminati e verificare così modifiche della risposta per una possibile reintroduzione nella dieta.

Le principali associazioni mediche italiane ritengono, sulla base della più prestigiosa letteratura medica internazionale, che nei pazienti obesi sia possibile ottenere dei risultati concreti e duraturi solo attraverso un intervento a più livelli e senza caricare il paziente con obiettivi poco realistici; è ormai dimostrato che anche cali di peso modesti (nell’ordine del 15-20% del proprio peso) permettano grandi benefici dal punto di vista della prevenzione cardiovascolare, della fertilità, della percezione di benessere, …

Il trattamento per risultare efficace deve essere sempre teso a modificare in modo permanente lo stile di vita, attraverso l’acquisizione di una dieta sana, equilibrata, ma allo stesso tempo semplice da gestire e non eccessivamente restrittiva per evitare abbandoni nel tempo. Si sono rivelati efficaci per perdere peso diversi modelli alimentari, anche se il punto sui cui tutta la letteratura mondiale concorda è l’efficacia della dieta mediterranea, che a mio avviso dovrebbe costituire la base su cui costruire il proprio regime alimentare in collaborazione con lo specialista, che lo adatterà in base allo stato di salute, alle preferenze individuali, alle abitudini, …

Utile, se non indispensabile, è poi associare una moderata ma regolare attività fisica, quantificata in circa due ore e mezza ogni settimana.

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