Dieta in bianco (leggera): cosa significa realmente?

Molto spesso capita che il dottore ci suggerisca di “mangiare in bianco”, soprattutto quando ci sono problemi intestinali che causano diarrea.

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Ma cosa si intende esattamente?

In realtà non c’è una definizione oggettiva e univoca di come deve essere una dieta in bianco, si tratta invece di un approccio dietetico con l’obiettivo di evitare di appesantire l’apparato digerente e allo stesso tempo garantire i nutrienti minimi per non debilitare ulteriormente il fisico già provato dalla malattia.

Spesso infatti le persone tendono a saltare i pasti per inappetenza se non ci sono delle buone condizioni di salute, meglio invece puntare su un regime alimentare che risulti

Allo stesso tempo può essere usato in caso ci si voglia ristabilire dopo un’abbuffata che fa sentire pesanti o gonfi, e riprendere quindi i normali ritmi alimentari.

Tipicamente “in bianco” significa

in modo da contrastare i sintomi.

Ingredienti principi di questo tipo di alimentazione sono cereali, riso e pasta, ma anche patate, carne bianca, pesce e poca verdura e frutta.

Lo scopo principale del mangiare in bianco, quindi, è quello di evitare alcuni fastidi e favorire un completo recupero del benessere intestinale, per esempio a seguito di una gastroenterite virale (influenza intestinale).

Gli stessi sintomi possono essere legati alla sindrome dell’intestino irritabile che, spesso, causa episodi di diarrea. Pur essendo un disturbo che spesso è di carattere quasi esclusivamente psicologico, l’alimentazione può aiutare a lenire le manifestazioni della malattia, andando a ridurre o sopprimere l’assunzione di alcuni cibi, ad esempio:

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Lo scopo è la costruzione di un menù ipocalorico, che può aiutare anche nell’eventualità in cui il giorno prima ci sia stata un’abbuffata, e allo stesso tempo risulti facile da digerire.

Purtroppo ne risente un po’ il sapore.

Un esempio pratica di dieta in bianco potrebbe essere costituito da:

Il riso può essere sostituito da un piatto di pasta o da una pastina in brodo; il pollo dal tacchino, da pesci magri o dall’uovo; al posto del purè si può mangiare del pane.

I condimenti vanno limitati al massimo: niente sale né olio, cottura preferibilmente al vapore, per aggiungere un po’ di sapore si possono utilizzare l’aceto o il limone. Ovviamente un regime del genere non può essere sostenuto a lungo e va concordato con il nutrizionista, in modo da verificare l’adeguatezza personale.

È importante sottolineare che quest’esempio non è l’ideale per tutti, alcuni potrebbero aver bisogno di una dieta più restrittiva che intervenga sugli zuccheri semplici che fermentano nell’intestino chiamata dieta low-FODMAP, (Fermentable, Oligo-, Di-, Mono-saccharides and Polyols, ovvero a basso contenuto di zuccheri fermentabili e polioli), altri di una dieta più blanda per gestire un disturbo meno fastidioso.

Rimane quindi fondamentale il consulto con il medico per la diagnosi e con il nutrizionista per la corretta alimentazione, evitando il fai-da-te che, nella migliore delle ipotesi, non serve a nulla.

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