Dieta in bianco (leggera): cosa significa realmente?

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 3 marzo 2018

Molto spesso capita che il dottore ci suggerisca di “mangiare in bianco”, soprattutto quando ci sono problemi intestinali che causano diarrea.

Ma cosa si intende esattamente?

In realtà non c’è una definizione oggettiva e univoca di come deve essere una dieta in bianco, si tratta invece di un approccio dietetico con l’obiettivo di evitare di appesantire l’apparato digerente e allo stesso tempo garantire i nutrienti minimi per non debilitare ulteriormente il fisico già provato dalla malattia.

Spesso infatti le persone tendono a saltare i pasti per inappetenza se non ci sono delle buone condizioni di salute, meglio invece puntare su un regime alimentare che risulti

  • sostenibile,
  • utile a recuperare le forze.

Allo stesso tempo può essere usato in caso ci si voglia ristabilire dopo un’abbuffata che fa sentire pesanti o gonfi, e riprendere quindi i normali ritmi alimentari.

Tipicamente “in bianco” significa

  • poco condito,
  • piatti leggeri e facili da digerire,
  • alimenti che non aumentino troppo la motilità intestinale,

in modo da contrastare i sintomi.

Ingredienti principi di questo tipo di alimentazione sono cereali, riso e pasta, ma anche patate, carne bianca, pesce e poca verdura e frutta.

Lo scopo principale del mangiare in bianco, quindi, è quello di evitare alcuni fastidi e favorire un completo recupero del benessere intestinale, per esempio a seguito di una gastroenterite virale (influenza intestinale).

Gli stessi sintomi possono essere legati alla sindrome dell’intestino irritabile che, spesso, causa episodi di diarrea. Pur essendo un disturbo che spesso è di carattere quasi esclusivamente psicologico, l’alimentazione può aiutare a lenire le manifestazioni della malattia, andando a ridurre o sopprimere l’assunzione di alcuni cibi, ad esempio:

  • cibi contenenti lattosio (latte, latticini, ma anche alcuni salumi), per evitare la possibilità di fermentazione di questo zucchero che può causare gas, gonfiore, dolore e diarrea;
  • cibi contenenti un alto quantitativo di fibre (verze, cavolfiori, broccoli, ceci, fagioli, piselli, fave), che sostanzialmente potrebbero avere lo stesso effetto del lattosio anche se con un tipo di reazione diversa;
  • cibi grassi (condimenti come olio e burro o alcuni tipi di carne), che facilitano la motilità intestinale, che in questo caso è un effetto non voluto;
  • cibi eccitanti (caffè o bevande zuccherate), che agiscono a livello nervoso stimolando la peristalsi.
Fotografia di un piatto di riso in bianco

iStock.com/kazoka30

Lo scopo è la costruzione di un menù ipocalorico, che può aiutare anche nell’eventualità in cui il giorno prima ci sia stata un’abbuffata, e allo stesso tempo risulti facile da digerire.

Purtroppo ne risente un po’ il sapore.

Un esempio pratica di dieta in bianco potrebbe essere costituito da:

  • Colazione: tè con un paio di fette biscottate integrali,
  • Metà mattina: una mela,
  • Pranzo: riso in bianco, petto di pollo, poca lattuga o verdura cotta tipo zucchine,
  • Merenda: una mela,
  • Cena: un uovo sodo e del purè.

Il riso può essere sostituito da un piatto di pasta o da una pastina in brodo; il pollo dal tacchino, da pesci magri o dall’uovo; al posto del purè si può mangiare del pane.

I condimenti vanno limitati al massimo: niente sale né olio, cottura preferibilmente al vapore, per aggiungere un po’ di sapore si possono utilizzare l’aceto o il limone. Ovviamente un regime del genere non può essere sostenuto a lungo e va concordato con il nutrizionista, in modo da verificare l’adeguatezza personale.

È importante sottolineare che quest’esempio non è l’ideale per tutti, alcuni potrebbero aver bisogno di una dieta più restrittiva che intervenga sugli zuccheri semplici che fermentano nell’intestino chiamata dieta low-FODMAP, (Fermentable, Oligo-, Di-, Mono-saccharides and Polyols, ovvero a basso contenuto di zuccheri fermentabili e polioli), altri di una dieta più blanda per gestire un disturbo meno fastidioso.

Rimane quindi fondamentale il consulto con il medico per la diagnosi e con il nutrizionista per la corretta alimentazione, evitando il fai-da-te che, nella migliore delle ipotesi, non serve a nulla.

Aderiamo allo .

Domande e risposte
  1. Anonimo

    Salve,

    io sono intollerante al glutammato, poiché in base alle quantità assunte aumentano i problemi. Se ne assumo poco e’ presente solo diarrea, altrimenti anche nausea e vomito. Ho mangiato della trippa al sugo condito con glutammato (e meno male che avevo detto al mio di non usarla), ma adesso sono tre giorni che ho stomaco e intestino sconquassato. Visto che soffro anche di digestione lenta, ahimè, avevo pensato di mangiare in bianco fino a domenica-lunedì, in modo da rimettermi un pochino in riga.

    Volevo sapere se in casi come questo, e’ utile mangiare in bianco per qualche giorno oppure non serve proprio a nulla.

    Grazie Mille
    Cordiali Saluti

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Sì, è utile.

  2. Anonimo

    Buon pomeriggio dottore. Volevo dirle ke io SN stata operata 16anni fà di colecisti. È da quando SN stata operata ho SMP avuto problemi CN lo stomaco. Un paio di giorni fà ho avuto una giornata stressante è nn solo ho mangiato anke cose ke io nn mangio mai di solito. Infatti ho tutt’oggi dolore al colon bocca amara è mal di testa. Cosa mi consiglia di fare? La ringrazio x la sua attenzione è spero ke mi dia una risposta al più presto. Grazie

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Serve purtroppo attenzione alla dieta, ma può concordare con il medico quali farmaci assumere quando le capita di sforare.

  3. Anonimo

    Anche io o cominciato una dieta in bianco, consigliata dalla dottoressa, anche delle iniezioni ce lo per la colica biliare, mi a chiesto di fare anche una ecografia al addome, non si può mangiare niente di fritto?

    1. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Si devono evitare i fritti, i cibi grassi, le uova perché scatenano le coliche.

  4. Anonimo

    La pediatra mi ha consigliato di dare a mio figlio tre fialette di Enterogermina al giorno, ma ha solo 5 anni e ho paura che tre siano troppe…

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      La dose di fermenti contenuta è relativamente ridotta, si fidi della pediatra e prosegua tranquillamente.